MANETTE PER GENOVA

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DISASTRO DEL PONTE MORANDI:
AUTOSTRADE GIOCA A MONOPOLI
E SI APPELLA AI CONTRATTI.
IN PRIGIONE SENZA PASSARE DAL VIA!

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Mentre sotto le macerie del Ponte Morandi, crollato con le auto che lo stavano percorrendo, i sempre eroici Vigili del Fuoco, bandiera dell’Italia che funziona, scavano alla ricerca dei dispersi nella speranza che il bilancio di 39 morti non si aggravi come si teme, ecco il Governo unito, prima per bocca dei vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ora per quella dei politici direttamente competenti, il premier Giuseppe Conte ed il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli, schierato e pronto a dare battaglia per togliere le faraoniche concessioni ad Autostrade per l’Italia spa (Aspi), la società controllata da Atlantia dei Benetton, quale immediata risposta a questo disastro annunciato da troppi allarmi, dai progetti di demolizione rimasti sulla carta, dai tacconi materiali sul calcestruzzo degli stralli e dei piloni e sulle beghe politiche-burocratiche che hanno portato alle lungaggini mortali. Tutto perché il ciclopico progetto alternativo al ponte è stato usato da Aspi come escamotage per ottenere ulteriori proroghe delle concessioni sull’intera reste autostradale gestita (dal 2018 al 2042, si legga precedente articolo).

Mentre il Governo in coro rivendica un’energica immediata risposta che prospetta di non voler attendere i tempi, a volte pachidermici, della magistratura perchè dal 2009 tutti sapevano che quel ponte andava abbattuto; mentre ancora famiglie cercano i dispersi sperando che i loro cari fossero altrove, mentre madri e figli piangono i cadaveri straziati estratti da quegli ammassi di calcestruzzo marcio, ecco che Autostrade per l’Italia gioca la sua partita sulla plancia di un Risiko che  preannuncia sprezzanti belligeranze  legali, sul tavolo di una partita che sembra la sfida a Monopoli per difendere i diritti di edificazione sulla lucrosa casella di Parco della Vittoria.

Mentre tutta l’Italia guarda a quello scempio di cattiva gestione delle opere pubbliche e della programmazione delle infrastrutture che oggi ha assunto l’unico nome tremendo di disastro, ecco che la linea difensiva dell’Aspi si muove sul crinale già cinico delle note leguleie: «Autostrade per l’Italia sta lavorando alacremente alla definizione del progetto di ricostruzione del viadotto, che completerebbe in cinque mesi dalla piena disponibilità delle aree – si legge in un comunicato ufficiale in cui si annuncia che  – continuerà a collaborare con le istituzioni locali per ridurre il più possibile i disagi causati dal crollo». Una frase che non cita nemmeno le vittime, ma solo i disagi alla circolazione viaria che tradotti in soldoni significano per i signori Benetton una valanga di pedaggi in meno. Affermazioni che, per difendere la linea proterva del ponte sempiterno, che tutti sapevano sarebbe caduto per carenze strutturali riparate a colpi di tacconi come toppe di un paio di jeans da lavoro, ipotizzano addirittura la scellerata ipotesi di una ricostruzione dello stesso maledetto viadotto Polcevera che fior di ingegneri da sempre hanno ritenuto pericoloso come quello crollato a Maracaibo e progettato dallo stesso Riccardo Morandi.

I tacconi di rinforzo piazzati nel 1993 ai giunti degli stralli (tiranti) del ponte Morandi

Dichiarazioni che irrompono tetragone sul palcoscenico della tragedia respingendo ogni pur minima timida corresponsabilità: «Autostrade per l’Italia si dichiara fiduciosa di poter dimostrare di aver sempre correttamente adempiuto ai propri obblighi di concessionario, nell’ambito del contraddittorio previsto dalle regole contrattuali che si svolgerà nei prossimi mesi». Un contraddittorio contrattuale che sa di beffa laddove sulle macerie di Genova sgorga ancora vivo e caldo il sangue degli evitabili innocenti morti.

A questo punto non è solo il Governo a doversi ergere a paladino oltrechè dell’incolumità pubblica prossima ventura anche della dignità dei cittadini, in particolare di vittime e parenti.

A questo punto è la magistratura che deve dare una risposta energica quanto la supponenza dei concessionari che si vogliono velare dietro lo schermo di dichiarazioni di circostanza e cavilli contrattuali per occultare di fatto l’atrocità del disastro.

A questo punto è qualche giudice con senso di coscienza che, rispondendo con gli articoli del Codice Penale a chi  già si sente pronto a giocare con le stesse regole del Monopoli sulla pelle degli italiani, dovrebbe intervenire perentorio vista la dovizia di indizi gravi e concordanti in un disastro tanto tremendamente colposo: tutti in prigione, senza passare dal via!

Dalle patrie galere i responsabili del concessionario deputati alla sicurezza e alla manutenzione ordinaria e straordinaria avranno tutto il tempo per dimostrare di aver adempiuto agli obblighi con «una fiducia che si fonda sulle attività di monitoraggio e manutenzione svolte sulla base dei migliori standard internazionali».

Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

Un pensiero su “MANETTE PER GENOVA

  1. PER ANDARE A CASA DEVO USARE UN PONTICELLO IN CEMENTO ARMATO CHE E’ STATO OGGETTO DI ESPOSTI DA PARTE MIA PERCHE’ MESSO IN PERICOLO TRAMITE SABOTAGGI . ANCHE AI FERRI CHE SONO STATI TIRATI FUORI CON ARMI ELETTRONICHE . 3 ANNI FA FU OGGETTO DI VERIFICHE . IL CEMENTO ARMATO ERA PERFETTO . ORA SONO STATE FATTE DA UN GIORNO AD UN ALTRO SCALPELLATURE SILENZIOSE ( GRAZIE AGLI STRUMENTI APPOSITI ) . LO GUARDANO , MA NESSUNO DICE O FA NULLA . CI SONO PERSONE MALATE CHE , AL PARI DI CIO’ CHE AVVENNE AI TEMPI DELLE STRAGI, SONO ATTRATTE DAL PROVOCARE DISHRAZIE IMMANI ……. !!!

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