PEDOFILIA: VERGOGNE ED ORRORI

PEDOFILIA… CIAK SI GIRA! 
DALLE DENUNCE A WOODY ALLEN
AL FILM RAI SU MARIO MIELI.
DALLA BANDIERA DEI PEDOFILI
AI MUSULMANI CHE SPOSANO BIMBE
FINO AGLI STUPRATORI ’GRAZIATI”
ED ALLE ORRIDE VIOLENZE SUI NEONATI

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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«Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro». A scriverlo fu Mario “Maria” Mieli, icona omosessuale degli anni ’70 che elaborò non solo le teorie di rivendicazione della libertà sessuale ma fu tra i primi sostenitori italiani della cultura transgender e, come si evince da questa frase espunta dal libro Elementi di critica omosessuale (pubblicato nel 1977 e poi ristampato da Feltrinelli), la difesa della pedofilia. A raccontare la sua controversa storia umana terminata con un suicidio ed il suo pensiero di attivista gay e no-gender ci penserà la pellicola del regista Adriano Adriatico: tra gli sceneggiatori della trama e già noto per il docufilm “Torri, checche e tortellini”, presentato al Torino Gay&Lesbian Film Festival. Una produzione cinematografica promossa, purtroppo, anche da Rai Cinema con l’Altra Cinemare, in collaborazione con Pavarotti International 23 srl, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Direzione Generale Cinema) ed il contributo di Emilia-Romagna Film Commission e Apulia Film Commission.

Se in Italia un apologeta del sesso coi bambini trova chi gli dedica un film con tanto di contributi pubblici che hanno già suscitato forti polemiche tra i politici, nel mondo sono tornate a fare scalpore le denunce di violenza della figlia adottiva di Woody Allen, lasciato dall’ex moglie Mia Farrow per la sua relazione con l’altra figlia adottiva coreana che poi lui sposò; in Olanda l’associazione di un pedofilo finito in manette fu per qualche tempo autorizzata dai giudici a propagandare la cultura della sessualità coi minori, in Germania un’università ospita una conferenza in cui si spiegano le ragioni per cambiare il giudizio verso la pedofilia; in Finlandia fa scandalo la vicenda di un giovane che possiede una bambina di 10 anni ed è condannato a pena lieve perché la piccola non avrebbe espresso suo diniego. Dagli Usa sono riecheggiati fino in Europa gli appelli di un opinionista su un giornale e di un candidato al Congresso per equiparare i diritti dei pedofili a quelli degli omosessuali secondo una visione che fu già degli anni Settanta. Nei paesi arabi ed asiatici il fenomeno delle spose bambine è in calo, ma registra pur sempre 12 milioni di casi l’anno. Mentre nella sola Europa ogni anno vengono compiute violenze sessuali su 18 milioni di minori. A rivelare quest’ultimo dato è don Fortunato Noto, sacerdote alla guida dell’organizzazione Meter che da decenni collabora con le forze dell’ordine nella lotta a questo inverecondo crimine, attraverso una lettera accorata a Papa Francesco: «La pedofilia, gli abusi, la implacabile e diffusa pedopornografia è il vero flagello nel e del mondo. Non solo nella Chiesa. E’ l’umanità disumana che deve cambiare, dove la perversione sui piccoli ha preso il sopravvento sotto gli occhi di tutti – scrive il religioso – Non comprendiamo perchè non se ne vuol parlare. Impressionante questo connivente silenzio, dai media, e non solo, ma anche dalle autorità preposte a vigilare e tutelare le ormai troppe e numerose vittime minori di abusi sessuali. Una vera e propria tragedia sotto i nostri occhi, basti pensare alla rimozione del materiale effettuate da un colosso del web, mettendo a disposizione i dati alle forze di Polizia, per individuare gli autori dell’abuso su centinaia di neonati. Abusati i neonati, ecco siamo arrivati a questo orrore nell’orrore». Mentre tutti puntano il dito contro i casi avvenuti nella chiesa pochi si stracciano le vesti per le spose bambine o per la nascita del Map, Minor Attracted Persons, ovvero una scuola di pensiero che mette al bando il termine pedofilo per sostituirlo con il più blando e politicamente corretto “persone attratte da minori”. Una comunità internazionale in parte fantasma che però si è già inventata persino la sua bandiera…
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LE PEN E SALVINI NEL MIRINO DEI PM

L’INQUISIZIONE DELLE TOGHE ROSSE
DOPO AVER INDAGATO IL MINISTRO
DISPONE LA PERIZIA PSICHIATRICA
PER MARINE LE PEN:
“UN REGIME DEL TERRORE”
IN VISTA DELLE EUROPEE 2019

In Italia nientepocodimeno che il Ministero dell’Interno finisce indagato da ben due Procure della Repubblica solo per aver impedito lo sbarco ad un gruppo di immigrati illegali dopo aver subito soccorso i minori e più fragili (caso nave Diciotti). In Francia la magistratura di Nanterre dopo aver aperto un’inchiesta per “diffusione di immagini violente” a carico di Marine Le Pen, presidente di Rassemblement National (ex Front National), e deputata dell’Assemblée National (il Parlamento francese), ha ora disposto una perizia psichiatrica nei confronti della leader della destra transalpina. Ormai le azioni giudiziarie che sconfinano gravemente in ambiti politici piovono come chicci di grandine sulla testa dei politici che sono stati capaci di conquistare un consenso popolare in contrasto con i progetti della Nomenklatura dei Mondialisti e dell’Unione Europea. Si sta tornando ai tempi degli inquisitori del Regime del Terrore della Rivoluzione Francese con una caccia agli avversari ideologici che prende le mosse da qualsiasi scusa di attività di propaganda in contrasto con la visione del Nuovo Ordine Mondiale che rifiuta categoricamente di accettare le leadership di politici e partiti orientati a tutelare il benessere della popolazione e del bene comune; mondialisti che vogliono imporre anche con la forza della legge rigorismi ideologici che ogni giorno si traducono in deflagrazioni di emergenze sociali come la diffusione della sharia e della cultura estremista islamica in Europa e le migrazioni di massa soprattutto di immigrati che non hanno requisiti per l’asilo politico ma sono perlopiù musulmani e quindi possono dar manforte al progetto laicista di usare l’Islam per distruggere la cultura cristiana. Un progetto di distruzione della Cristianità che risale al XVIII secolo proprio con la Rivoluzione Francese progettata dalla massoneria (vedi link a fondo pagina) ed oggi vuole avvalersi dei fanatici della teocrazia islamica perché adusi a vivere in regimi di dittatura nei quali le popolazioni sono più facili da corrompere e coartare.

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Bersaglio Mobile – ROULETTE RUSSA

ANCORA SANGUE SULLA SIRIA:
LE PROVOCAZIONI DELL’OCCIDENTE 

ALLO ZAR VLADIMIR PUTIN,
IL GRANDE TEMPOREGGIATORE

La Rubrica BERSAGLIO MOBILE sulla pagina Facebook di IN Punta di Matita

«Aveva deciso di non esporsi al rischio e di non venire a battaglia. Inizialmente tutti lo consideravano un incapace, e che non aveva per nulla coraggio ma col tempo costrinse tutti a dargli ragione e ad ammettere che nessuno sarebbe stato in grado di affrontare quel momento delicato in modo più avveduto e intelligente. Poi i fatti gli diedero ragione della sua tattica». Così scrisse Polibio nel ricordo delle gesta del politico e militare romano Quinto Fabio Massimo detto Cunctator ovvero Temporeggiatore perché, rimarca Cicerone, «snervò la Seconda Guerra Punica» e «temporeggiando ripristinò lo Stato» rammentò Ennio in riferimento alla Roma insidiata dal conquistatore fenicio Annibale, poi sconfitto nella sua stessa Cartagine e costretto all’esilio in Siria prima di morire suicida.

E proprio in Siria oggi opera un altro grande temporeggiatore che come il dittatore Fabio sta conducendo una guerra di attesa e difesa per gli stessi motivi di allora: il controllo del Mediterraneo. E’ Vladimir Putin, nuovo zar della Russia e ormai divenuto un mito in Oriente come in Occidente proprio per la sua tenacia mista alla sua umanità, per la sua determinazione politica dosata con la pazienza per i compromessi, per il suo rigore militare animato da un buonsenso di giustizia, per il rispetto dei valori tradizionali ispirati dalla devozione alla fede cristiana. Ed anche lui, come l’antico stratega romano, ha stravinto la sua guerra contro uno scuro rivale: Barack Obama, sconfitto nel folle tentativo di rovesciare il governo di Assad e scippare alla Russia l’unico porto sul Mediterraneo. Purtroppo, però, oggi, a differenza di due secoli avanti Cristo, il nemico non è uno solo e le risorse energetiche della Siria fanno gola a tutti: soprattutto ai colonialisti francesi e britannici, aviti esperti nel saccheggiare Asia e Africa con spargimenti di sangue occultati con manovre democratiche.

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ANCORA GUERRA IN SIRIA

NEL GIORNO IN CUI RUSSIA E TURCHIA
SI ACCORDANO PER LA PACE IN SIRIA
PIOGGIA DI MISSILI SU LATAKIA:
SPARATI DA FRANCIA E ISRAELE
SICARIO OCCULTO DELL’OCCIDENTE.
AEREO RUSSO CON 15 MILITARI
ABBATTUTO PER ERRORE DAI SIRIANI

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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«Consideriamo queste azioni provocatorie di Israele come ostili. Quindici membri del servizio militare russo sono morti a causa delle azioni irresponsabili dell’esercito israeliano. Questo è assolutamente contrario allo spirito della partnership russo-israeliano. Ci riserviamo il diritto di una risposta adeguata» è la dichiarazione ufficiale dell’Esercito Russo a poche ore dall’ultimo scontro a fuoco nei cieli sopra la Siria. Proprio nel giorno in cui Russia e Turchia si sono accordati per garantire la pace nella provincia di Idlib, l’altra sera, intorno alle 22 di lunedì 17 settembre, sono ripresi i bombardamenti veri e propri combattimenti aerei. A darne notizia in anteprima in nottata i reporters dell’agenzia Reuters in Medioriente. «Missili sono stati lanciati dal mare in diverse località della città costiera siriana di Latakia lunedì, ma sono stati intercettati dalle difese aeree, hanno detto i media statali siriani. L’agenzia di stampa ufficiale siriana SANA ha dichiarato che è stato preso di mira l’istituto tecnico industriale nella città controllata dallo Stato ed ha aggiunto che non è stato al momento identificato chi ha sparato i missili» scrivono i giornalisti Dahlia Nehme da Beirut, Kinda Makieh da Damasco, Ali Abdelaty dal Cairo, Dan Williams da Gerusalemme e Phil Stewart da Washington, in merito ai bombardamenti che colpiscono questa città della costa vicina alla base russa di Khmeimim. Ancora non si ha la certezza di chi abbia lanciato i missili ma i sospetti ricadono fortemente su Israele che da tempo sta effettuando periodici attacchi sulla Siria; soprattutto per colpire le postazioni dell’organizzazione libanese Hezbollah (izb Allāh, ossia Partito di Dio), militari filoiraniani che fiancheggiano l’esercito di Assad nella lotta contro i rivoltosi e per intimidire lo stesso governo siriano nel tentativo di dissuaderlo dal proseguire l’alleanza con l’Iran, ritenuto pericoloso dagli israeliani. Secondo un sito italiano filo russo, sakeritalia.it, proprio il Ministero della Difesa della Federazione Russa avrebbe confermato già ieri sera le responsabilità di Tel Aviv asserendo che «che quattro caccia F-16 israeliani hanno partecipato all’attacco su Latakia». Dell’aggressione militare aerea e del lancio di missili sarebbe responsabile anche la Francia. Disperso un aereo di ricognizione russo con 15 militari a bordo probabilmente abbattuto dal “fuoco amico” della contraerea siriana.

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MIGRANTI E MAFIA NIGERIANA

MAFIOSI NIGERIANI TRA I MIGRANTI:
IL SOSPETTO DIVENTA SENTENZA
NELLE PAROLE DI UN GIUDICE:
“DA LAMPEDUSA I NUOVI BOSS”
CHE PER VENDETTA FANNO A PEZZI
LE MADRI DAVANTI AI FIGLI.

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Già nel 2011 l’ambasciata nigeriana in Italia lanciò l’allarme sull’immigrazione di violenti criminali  appartenenti a vere bande configurabili come associazioni a delinquere; nel 2016 e 2017 la Direzione Investigativa Antimafia nelle sue relazioni semestrali ha più volte segnalato la pericolosità della mafia nera Black Axe, tanto potente perché ramificata su scala internazionale dalla Nigeria al Sudafrica, dal Canada al Giappone; adesso è un giudice a mettere nero su bianco l’emergenza mafia nigeriana in stretta connessione con gli sbarchi dei migranti. In dieci anni a Torino, Brescia e Palermo ci sono state rigorose sentenze di condanna per molteplici reati, dal traffico di esseri umani a quello di droga, dagli omicidi alle violenze sessuali, nei confronti di immigrati centroafricani accusati di associazione di stampo mafioso: la cosiddetta Cosa Nera.

Come spesso accade, da quando la ventata di scriteriato buonismo spinge i barconi degli immigrati in Italia, il fenomeno dell’inflitrazione di frange malavitose tra gli africani che giungono sulla penisola è assolutamente sottovalutato per non dire volutamente occultato. Ma sono le parole del Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Torino ad emettere una sentenza che sul piano sociale è senza appello: «I moduli operativi delle associazioni criminali nigeriane sono stati trasferiti in Italia in coincidenza con i flussi migratori massivi cui assistiamo in questi anni».

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EURO COME I SOLDI DEL MONOPOLI

PER CAPIRE L’EURO BASTA TOTO’…
LA SUA BANDA DEGLI ONESTI 
POTREBBE STAMPARE QUESTA MONETA
CHE NON E’ PROTETTA DA UNO STATO
MA DAL COPYRIGHT COMMERCIALE

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Per capire l’Euro non serve Oscar Giannino con le sue due fasulle lauree che ne è diventato ormai un fan sfegatato su Radio 24 – Il Sole 24 Ore (e si spera almeno lautamente pagato da Confindustria) al punto da ululare come un lupo mannaro nella notte buia e farraginosa dei conti italiani contro chi, come Paolo Savona, vorebbe mostrare la stella cometa da seguire per la rinascita. Per capire ma soprattutto sbugiardare l’Euro basterebbe Totò… Perché se Antonio De Curtis fosse ancora vivo sicuramente avrebbe voluto girare il sequel di un suo film di strepitoso successo del 1956 intitolandolo “La Banda Degli Onesti 2 – La vendetta dei falsari” e probabilmente il bravo regista Camillo Mastrocinque avrebbe reso memorabile il finale degli sceneggiatori Age & Scarpelli (il duo formato da Agenore Incrocci e Furio Scarpelli). La pellicola, vista da 2,6 milioni di persone, e riprodotta in versione portoghese e tedesca, narra la storia del solito napoletano truffaldino Totò che per sopravvivere alla povertà si inventa di stampare moneta grazie al clichè delle banconote da 10mila lire conservato da un dipendente della Banca d’Italia in pensione che abita nel palazzo di cui è portiere… Non voglio togliere la sorpresa della visione a chi non l’avesse mai visto rivelando altro della trama ma voglio provare a scrivere l’ipotetica sceneggiatura per un Totò del terzo millennio alle prese con il famigerato euro che ha trasformato l’Italia del benessere degli anni Novanta in un paese quasi da terzo mondo dove gli ospedali chiudono, ci sono 5 milioni di abitanti che vivono grazie alla Caritas ed alle mense dei poveri ed altri 18 milioni a rischio di povertà assoluta: lo sentenzia l’Istat ma Sergio Mattarella, presidente di molti sproloqui, stavolta preferisce non commentare.

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MAFIA CAPITALE, BAOBAB & MIGRANTI

LA REPUBBLICA DEL BAOBAB
NATA CON BUZZI E MAFIA CAPITALE
DOVE I MIGRANTI AFRICANI
FANNO CAUSA AL GOVERNO
PUR ESSENDO FUGGIASCHI

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Se non fossimo nel paese delle toghe rosse dove l’Uomo Nero Massimo Carminati, sfuggito agli ergastoli pur avendo militato nei Nar e nella Banda della Magliana, pur essendo stato imputato ed assolto per il delitto di Mino Pecorelli dopo aver svaligiato il caveau della Banca di Roma nel Palazzo della Giustizia romano per ricattare giudici e avvocati, è diventato capo della Mafia Capitale col benestare di politici neri e rossi e perciò condannato a 14 anni di reclusione (dopo un’altra pena di medesima entità scontata in minima parte per l’indulto) ci sarebbe da stupirsi che 42 migranti fuggiaschi (e perciò presunti clandestini non avendo atteso l’esito delle richieste di asilo politico) possano valutare di costituirsi parti offese in un procedimento giudiziario contro il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, reo, agli occhi di un magistrato in gioventù attivista del Pci, di aver sequestrato gli immigrati della nave Diciotti. Un membro del Governo indagato a prescindere da ogni valutazione circa una legittima azione per ragioni di sicurezza nazionale, laddove l’Unione Europea non ha risposto agli appelli di condivisione delle emergenze migratorie.

Ma siamo in questa Repubblica, di cui è arbitro un presidente votato dalla sinistra e di essa ultimo baluardo di resistenza, che da oggi non è più delle Banane ma del Baobab! Perché se quei 42 migranti fuggiacchi possono ponderare di sporgere querela contro un Ministro è solo grazie ad un’associazione borderline che fu fondata, come ricorda Il Giornale, proprio dal compare di Carminati, ovvero Salvatore Buzzi, re delle cooperative dell’accoglienza e sponsor della giunta di destra di Gianni Alemanno – come evidenzia la sconcertante foto di una cena al Baobab che lo ritrae insieme a Luciano Casamonica (imparentato con  l’omonima clan malavitoso e già arrestato nel 2009 per spaccio di droga insieme alla moglie Annunziata Spada, altra famiglia nota agli inquirenti), quanto dell’amministrazione capitolina del piddino Ignazio Marino e sovvenzionatore – a suo stesso dire – persino del premier Matteo Renzi. Quel Buzzi condannato nei giorni scorsi in Appello a 18 anni con l’aggravante di associazione di stampo mafioso, ovvero del 416 bis come l’Uomo Nero Carminati che pure dal carcere minaccia i giornalisti che fanno inchieste su di lui come Lirio Abbate (libro La lista sui misteri dell’assalto al caveau, link in fondo all’articolo).

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I COSPIRATORI CONTRO ASSAD

IDLIB, ULTIMO COVO DELL’ISIS
NELLA SIRIA MARTORIATA
DA COSPIRAZIONI OCCIDENTALI:
DALLA RIBELLE PAGATA DA SOROS
E SOSTENUTA DAL BILDERBERG,
ALL’EX 007 BRITANNICO
A CAPO DEGLI ELMETTI BIANCHI

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Il rischio di una tragedia umanitaria ad Idlib lamentato in questi giorni da un presidente di quegli Usa che nell’ultimo secolo hanno sparso carneficine e bombe in mezzo mondo dichiarando di esportare democrazia e liberare nazioni dai dittatori, salvo a volte dare l’investitura ad altri peggiori, è la fasulla giustificazione propalata a lettori spurficiali dai media troppe volte schierati secondo il mainstream occidentale. Il “veto” all’attacco congiunto di Siria, Russia ed Iran alla provincia che nasconde l’ultima sacca di ribelli e jihadisti non giunge affatto per preoccupazioni filantropiche bensì per una tremenda circostanza: quel baluardo della resistenza rivoluzionaria è l’unica estrema scusa che ha l’occidente per continuare a tenere i piedi in Siria dopo aver investito centinaia di milioni di euro nel vano tentativo di far cadere il governo di Bashar al Assad, riconfermato alla presidenza nel 2014 con un consenso dell’88 %. Qualora fosse liberata dai terroristi-ribelli l’ultima provincia ostile ogni ingerenza sulla Siria di Usa, Inghilterra e Francia, la triplice alleanza che da sempre sostiene il Consiglio Nazionale Siriano (Cns: gli antagonisti di Assad in esilio) favorendo il dilagare del Daesh – Isis e contribuendo in modo determinate a provocare 500mila vittime, risulterebbe come un vero e proprio attacco alla sovranità nazionale senza la minima scusante internazionale. Gli attacchi dell’Esercito regolare siriano sono cominciati l’altro giorno con i primi bombardamenti alle postazioni militari dei ribelli preparando il terreno all’avanzata. Oggi a Tabriz (Iran) si terrà una riunione tra Russia, Iran e Turchia per valutare l’operazione in quanto il presidente turco Erdogan è fortemente contrario all’iniziativa temendo un rafforzamento degli Hezbollah libanesi, filoiraniani, in Siria, alla stessa stregua di Israele che solo per assurda prevenzione ha più volte lanciato missili sui soldati di Teheran alleati di Assad: anche in questi giorni. Intanto i ribelli hanno preparato la difesa facendo saltare tutti i punti sul fiume Oronte, che tra Hama e Idlib costituisce la linea del fronte tra lealisti e rivoltosi, interrompendo così i collegamenti con l’esterno nonostante la già grave penuria di cibo e acqua che affligge la popolazione. Ciò che sconcerta è che nessuna delle potenze internazionali che paventano la tragedia umanitaria abbia fatto il minimo passo per cercare di convincere i ribelli-terroristi ad arrendersi evitando una certa sconfitta.

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BLACK AXE: MAFIA NERA

LA MAFIA AFRICANA
AMICA DI COSA NOSTRA
BEVE SANGUE UMANO,
TRAFFICA IN DROGA E PERSONE
PROSPERA DOPO L’INVASIONE
DEI MIGRANTI NIGERIANI
ANCHE CON LA MAGIA NERA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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«Vorrei attirare la vostra attenzione sulla nuova attività criminale di un gruppo di nigeriani appartenente a sette segrete, proibite dal governo a causa di violenti atti di teppismo: purtroppo gli ex membri di queste sette che sono riusciti ad entrare in Italia hanno fondato nuovamente l’organizzazione qui, principalmente con scopi criminali». L’allarme non giunge dalle dichiarazioni di un politico della Lega ma fu scritto nero su bianco in un’informativa ufficiale dell’Ambasciata della Nigeria a Roma nel lontano 2011. Nonostante ciò proprio i Governi italiani successivi dei premier Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, benedetti dai presidenti Napolitano e Mattarella, non solo non hanno prestato attenzione a questa segnalazione di pericolo criminale ma hanno incentivato gli sbarchi con l’accoglienza indiscriminata di migranti centroafricani, potenziali clandestini per la mancanza di requisiti necessari all’asilo politico e quindi reclute ideali della malavita nigeriana. La setta segreta cui fa riferimento l’ambasciatore dello stato centroafricano è la famigerata Black Axe ovvero “ascia nera”. Nel maggio scorso il Tribunale di Palermo ha inflitto a 14 esponenti di tale sodalizio malavitoso 87 anni di carcere con la contestazione agli imputati del reato di associazione di stampo mafioso. I nigeriani sono stati condannati con le accuse di aver controllato il mercato della prostituzione e lo spaccio di droga tra i loro connazionali nel capoluogo siciliano. Secondo il rapporto semestrale della Direzione Investigativa Antimafia, redatto a fine 2016 e riportato allora da Il Giornale, l’organizzazione africana ha stretto tali rapporti con le cosche di Cosa Nostra in Sicilia da consentire ad alcuni nigeriani di sedere nei mandamenti, ovvero le riunioni dei capifamiglia di un territorio, tanto da essere ribattezzata dai reportage de Il Fatto Quotidiano “Cosa Nera”. Ad alcuni degli imputati nel processo di Palermo vengono contestati anche le lesioni e la violenza sessuale: una circostanza che riporta alla memoria la tragica e macabra vicenda di Pamela Mastropietro ed i troppi misteri che si nascondono nelle pieghe dei verbali con le confessioni a metà del 29enne nigeriano Innocent Oseghale: il principale indagato accusato dalla Procura di Macerata di omicidio volontario aggravato – in quanto commesso nell’ambito una violenza sessuale – vilipendio, distruzione, occultamento di cadavere e violenza sessuale ai danni di una persona in condizioni di inferiorità psichica o fisica.

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FEMMINICIDI PARTIGIANI

STORIE DI STUPRI E MATTANZE 
DEI LIBERATORI D’ITALIA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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fonte bibliografica: Il Sangue dei vinti di Giampaolo Pansa

Il femminicidio è una grave piaga della società contemporanea, epifenomeno di un retaggio culturale che nei secoli legittimò gli abusi maschilisti ma anche, o forse soprattutto, di una generale inaudita deflagrazione di violenza sociale che miete vittime tra genitori anziani come tra bambini in culla. Se ne discute ogni giorno in Parlamento alla ricerca di risposte legislative che spesso si rivelano solo un vacuo tentativo di smorzare gli effetti più che una reale soluzione per affrontare le cause. Se diamo uno sguardo alla nostra storia, però, scopriamo che il femminicidio è antico quanto la libertà d’Italia.

Tutti oggi si scandalizzano per episodi che balzano sulle prime pagine, a volte senza nemmeno conoscere il vortice di tensioni e violenze psicofisiche reciproche che ha portato ad un aggressione o peggio ad un omicidio, ma pochi s’indignano per le stragi di donne civili compiute dopo il 25 aprile 1945 dai partigiani liberatori e rimaste quasi tutte senza giustizia. Si tratta di uno dei femminicidi più vergognosi d’Italia: un ricordo che, certamente, crea un po’ d’imbarazzo tra le stesse femministe, nella maggior parte dei casi di vocazione comunista e quindi magari figlie, sorelle, nipoti di coloro che quei crimini li perpetrarono con efferatezza: aggiungendo alla sanguinaria violenza omicida anche la sevizia e l’onta eterna dello stupro.

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