MIGRANTI A RIACE: SCONTRO TRA TOGHE

MIGRANTI A RIACE: SCONTRO TRA TOGHE
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ASSOLTO IL “SISTEMA RIACE”
ANCOR PRIMA DEL PROCESSO:
DUE REATI PER IL SINDACO
MA IL GIP RIFIUTA 13 ARRESTI
E RESPINGE 19 CAPI D’ACCUSA DEI PM
TRA CUI TRUFFA, CONCUSSIONE
E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE.
STAMPARE MONETA NON E’ ILLECITO!

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

All’indomani del clamoroso arresto del Sindaco di Riace ecco emergere i contorni di un procedimento penale che odora già di assoluzione e giustificazione dei comportamenti “buonisti” di Domenico Lucano. Emerge anche la vecchia storia che vede conflitti tra magistrati quando a finire nei guai sono politici di sinistra che fanno sventolare le nuove bandiere rosse dell’accoglienza a tutti i costi. Anche al di là della legge. Ci ha messo solo 132 pagine il Gip del Tribunale di Locri a smontare le circa 1000 pagine di conclusioni della Procura in cui è stato sintetizzato un anno di minuziose indagini della Guardia di Finanza.

E così dei 21 capi di imputazione in cui figuravano anche l’associazione a delinquere e la truffa aggravata ne sono rimasti solo due: per il Giudice delle Indagini Preliminari non c’è stato nessun “ingiusto vantaggio patrimoniale” nei confronti delle associazioni che gestiscono i progetti e “nessun indebito arrichimento” da parte del Sindaco nonostante una girandola di gravi irregolarità rilevata dagli inquirenti nella girandola dei milioni di euro di contributi per i centri di accoglienza. Non solo. E’ caduto anche il pesantissimo reato di concussione (l’estorsione commessa da un pubblico ufficiale come è il sindaco) perché la vittima, sempre secondo il Gip, non sarebbe attendibile.

Praticamente il giudice, andando ben oltre i suoi doveri di verifica della sussistenza di indizi gravi, precisi e concordanti necessari alla concessione degli arresti domiciliari richiesti dal procuratore di Locri, ha già celebrato un processo senza dibattimento e contraddittorio con i pm, smontando gran parte dell’impianto accusatorio e lasciando in piedi soltanto i due reati più lievi: il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per i matrimoni combinati e l’illecito affidamento a due cooperative da parte del comune di servizi di pulizia della spiaggia e di raccolta e trasporto di rifiuti, per un valore annuo di un milione di euro e quindi ben superiore alla soglia consentita dalla legge per gli appalti diretti pari a 40mila euro. Ed anche l’utilizzo arbitrario del bonus dei 35 euro giornalieri, sostituito da una cartamoneta stampata da Riace e da altri comuni della Locride non sarebbe un illecito…

IL RICORSO DEI PM AL TRIBUNALE DEL RIESAME

Nonostante il “grave quadro indiziario” e la “gestione tutt’altro che trasparente” questo “malcostume” rimarca il Gip “non si è tradotto in alcune delle ipotesi delittuose delineate dagli inquirenti”. Il Giudice delle Indagini Preliminari ha disposto il divieto di dimora a Riace per Tesfahun Lemlem, la compagna straniera del Sindaco, ma ha rigettato le richieste di arresti domiciliari per altre 13 persone dei 31 indagati proprio inerenti la gestione illecita dei fondi pubblici per l’accoglienza.

Una decisione che ha indotto i pm titolari del fascicolo ad annunciare un ricorso al Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ma che di fatto già depotenzia l’inchiesta sebbene lo stesso Gip abbia stigmatizzato gli illeciti del Sindaco asserendo che “L’indagato vive oltre le regole, che ritiene d’altronde di poter impunemente violare nell’ottica del ‘fine giustifica i mezzi’; dimentica, però, che quando i ‘mezzi’ sono persone il ‘fine’ raggiunto tradisce, tanto paradossalmente quanto inevitabilmente, questi stessi scopi umanitari, che hanno sorretto le proprie azioni…”. Per le gravi irregolarità in materia finanziaria nella gestione dei contributi del Ministero dell’Interno i magistrati hanno già inviato il fascicolo anche “alla Procura Regionale della Corte dei Conti ai fini dell’accertamento del connesso danno erariale”. Ma tutti i reati più pesanti concernenti malversazione, truffa aggravata sono stati ritenuti infondati dal Gip che di fatto annienta 18 mesi di meticoloso lavoro di ricostruzione contabile effettuato dalla Guardia di Finanza di Locri.

SPARISCONO CONCUSSIONE E TRUFFA AGGRAVATA
La Guardia di Finanza ha effettuato le indagini su Riace ravvisando 21 reati

Oltre alla cancellazione del gravissimo reato di associazione a delinquere nella sua ordinanza per gli arresti domiciliari disposti nei confronti di Domenico Lucano, il Gip ritiene infondati ben altri 18 capi di imputazione tra cui la concussione, la truffa aggravata e la malversazione. Per il giudice Lucano con la sua gestione “poco trasparente” dei contributi non ha arricchito né le associazioni che ricevevano i soldi destinati alla gestione dei migranti che arrivano in Italia e diventano ospiti di Sprar (servizio per i richiedenti asilo gestito dai comuni) e Cas (centri di accoglienza straordinaria), né ha preso soldi lui. Ma secondo i pm, le indagini della Guardia di Finanza hanno accertato “numerosi e diversificati profili relativi alla gestione dei rilevanti flussi di denaro pubblico destinati alla gestione dell’accoglienza dei migranti al cui esito sono emerse e riscontrate diffuse e gravi irregolarità”.

Le irregolarità, secondo la Procura, riguardano, “altre e diverse procedure di affidamento diretto alle associazioni operanti nel settore dell’accoglienza; la rendicontazione dei criteri riguardanti la lungo permanenza dei rifugiati; l’utilizzo di fatture false tramite le quali venivano attestati fraudolentemente costi gonfiati e/o fittizi; il prelevamento, dai conti accesi ed esclusivamente dedicati alla gestione dell’accoglienza dei migranti, di ingentissime somme di denaro cui è stata impressa una difforme destinazione, atteso che di tali somme non vi è riscontro in termini di corrispondenti finalità”.

Elementi evidenziati nelle mille pagine della richiesta di misure cautelari ma che il Gip ha liquidato definendo “vaghezza e genericità del capo di imputazione” che lo “rendono inidoneo a rappresentare contestazione provvisoria alla quale validamente ‘agganciare’ un qualsivoglia provvedimento custodiale”. Viene contestata alla Procura la mancanza di “visure camerali (o documenti equipollenti relativi alle cooperative coinvolte” e “sia degli atti con i quali tali affidamenti diretti venivano decisi sia dalle convenzioni che agli stessi facevano seguito” che non renderebbero possibile “capire né quali motivazioni sorreggevano tale ipotetico modus operandi, né quale sarebbe il corrispettivo dei servizi affidati”.

Per quanto riguarda l’accusa di truffa aggravata, il Gip afferma che il contenuto delle intercettazioni “lascia trasparire una modalità quando meno opaca delle somme destinate agli operatori privati” ma contesta come “errore tanto grossolano da pregiudicare irrimediabilmente la validità dell’assunto accusatorio” il fatto di aver individuato l’ingiusto profitto nel totale delle somme incassate dalle cooperative, quando invece avrebbe dovuto essere individuato nella differenza tra il totale e le spese realmente sostenute.

 

SPARITI GLI ILLECITI GIA’ ACCERTATI DALLA PREFETTURA

Va però evidenziato che i funzionari ispettivi della Prefettura di Reggio Calabria inviati ad ispezionare lo Sprar di Riace avevano accertato quantomeno una gravissima violazione: «un terzo dei 150 richiedenti asilo risulta essere illegalmente ospite in termini di durata massima di permanenza (due anni anziché 6 mesi)» determinando così «uno spreco pari a oltre 600 mila euro annui». Inoltre «superano abbondantemente i 500 mila euro», le spese senza «pezze d’appoggio», o con giustificazioni poco chiare o raddoppiate. A scriverlo furono gli ispettori prefettizi facendo così partire l’indagine: possibile che la Guardia di Finanza non abbia saputo nemmeno riportare esattamente contestazioni di illeciti amministrativi contabilmente già acclarate???

Insomma un’inchiesta di mille pagine che secondo il Gip si reggerebbe su presupposti infondati anche in merito alla presunta concussione che, secondo la Procura, Lucano avrebbe commesso costringendo un commerciante a emettere fatture false; il giudice ritiene il presunto concusso “non attendibile”, inoltre non sarebbe stato sentito con le garanzie previste dalla legge e quindi le sue dichiarazioni sarebbeo state comunque inutilizzabili.

 

LA MONETA DEL “CHE” E LA TRUFFA CHE NON C’E’…
La cartamoneta stampata a Riace per i migranti quale anticipo sui 35 euro giornalieri

In merito al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina anche per il tramite di matrimoni combinati “Generano poi stupore la dimistichezza e la spregiudicatezza dimostrate dall’uomo nella commissione di tale ultima categoria di illeciti: il Lucano, che già sapeva di essere indagato, non faceva mistero neanche di fronte a persone estranee al suo entourage di trasgredire intenziolmente quelle norme civili e amministrative delle quali proprio lui era in realtà tenuto per primo a garantire il rispetto”.

Una conferma di tutto ciò giunge anche dal fatto che il Sindaco aveva inventato persino una sua cartamoneta da spendere solo nelle botteghe del paese. Sulle banconote ci sono i volti di Che Guevara per i 10 euro, Martin Luther King per i 20, Gandhi per i 50 ed i negozianti le ritirano dai migranti alla stregua di un ticket mensa e la riconvertono in euro quando arrivano i fondi al comune. Sulla scia dell’esperienza di Riace, altri comuni della Locride quali Gioiosa Jonica, Stignano, Benestare, Africo avevano aperto le porte al mondo: nel 2017 erano 194 i Comuni che in tutta la Calabria avevano aderito al sistema di accoglienza dei migranti Sprar ed anche alla moneta complementare ideata da Riace e utilizzata dalla Re.Co.Sol., la Rete dei Comuni Solidali nata nel 2003.

«Per ricevere i finanziamenti ci vogliono sei o sette mesi – spiegò in un’intervista del 2011 Lucano – Usiamo questo sistema per incentivare l’economia locale, così rendiamo autonomi i beneficiari e questo è importantissimo per le relazioni umane in paese. Inoltre la nostra spesa diventa molto trasparente e verificabile». Ma il sistema si inceppò per irregolarità nella restituzione e nei tempi della conversione da cartamoneta a euro, tanto che il ministero degli Interni arrivò a bloccare i nuovi finanziamenti, oltre a una parte dei rimborsi. Non solo. La Procura di Locri contestò a Lucano proprio «il sistema dei bonus» e delle borse lavoro, i due strumenti con cui a Riace si utilizzavano in modo diverso i 35 euro giornalieri concessi dallo Stato per la gestione dei richiedenti asilo, ipotizzando il reato di truffa che ora però il Gip del Tribunale ha ritenuto non configurabile. Pertanto stampare  una cartamoneta alternativa a Riace non sarebbe un illecito!

 

IL SILENZIO DELLA ‘NDRAGHETA E I BANCOMAT MAFIOSI

In queste anomale vicende di gestione dei migranti e dei contributi pubblici nella Locride desta stupore il silenzio e la totale assenza della ‘ndrangheta che altrove, proprio in Calabria, si era inventata un vero e proprio “bancomat” grazie all’immigrazione. Così il comandante del Ros dei Carabinieri, Giuseppe Governale, aveva definito “Il flusso di denaro pubblico percepito dalle imprese riconducibili alla cosca nell’arco temporale 2006 – 2015 per la gestione del Cara di Isola Capo Rizzuto (Kr)  pari a 103 milioni di euro, dei quali almeno 36 utilizzati per finalità diverse da quelle previste, quelle cioè di assicurare il vitto ai migranti ospiti nel centro, e riversati invece, nella disponibilità della cosca”. Sia attraverso ripetuti prelievi in contante dal conto della “Misericordia” e delle societa’ riconducibili agli indagati, sia attraverso l’erogazione di ingenti somme a fini di prestito, sia, ancora, attraverso pagamenti di inesistenti forniture, false fatturazioni, acquisto di beni immobili “per immotivate – scrivono gli inquirenti – finalita’ aziendali”. Tutto ciò era emerso dall’operazione “Jonny” eseguita il 15 maggio 2017 da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, che aveva smantellato la cosca Arena di Isola con il fermo di 68 persone. I soldi destinati ai migranti finivano nella “bacinella” del clan per le esigenze di mantenimento degli affiliati, anche detenuti, o erano reimpiegati per l’acquisto di beni immobili, partecipazioni societarie e altre forme di investimento in favore del sodalizio.

Questa inchiesta non ha ovviamente nulla a che fare con quella su Riace. Differenti sono i protagonisti e assai diverso il contesto anche per le dimensioni del fenomeno che a Isola Capo Rizzuto aveva proporzioni gigantesche. Ma è davvero curioso che un Sindaco della Locride abbia potuto fare tutto ciò che ha voluto coi contributi per i migranti senza che organizzazioni malavitose abbiano voluto metterci becco… E per rammentare quanto sia più che mai attiva la ‘Ndrangheta nella penisola calabrese basti ricordare che nella vicina Locri nel 2005 furono arrestati quattro affiliati alla cosca Cordì per traffico di armi anche da guerra tra cui un bazooka e nel giugno scorso nell’operazione “Arma Cunctis” gli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di P.S. di Siderno, sotto il coordinamento della Dda reggina, hanno sequestrato fucili e pistole con numeri di matricola cancellati. Quest’ultima inchiesta ha svelato i legami tra la cosca Commisso di Siderno (RC) e quella Cataldo di Locri (RC), strutturati in una temibile consorteria criminale con la capacità di gestire il traffico di centinaia di armi micidiali di ogni genere e calibro, fra cui i famigerati fucili mitragliatori AK 47 Kalashnikov, pistole calibro 9 Luger, Walter PPK, 44 Magnum.

Un episodio nella lotta alla mafia accadde anche a Riace: nel 2008 il Consiglio Comunale fu chiamato a pronunciarsi sulla modifica dello Statuto finalizzata alla costituzione del Comune come parte civile al processo per il delitto di Gianluca Congiusta, il commerciante della vicina Siderno ucciso per aver denunciato un tentativo di estorsione ai danni del suocero: anche il suo volto è stato stampato sulle monete bonus di Riace in virtù dell’amicizia tra il padre della vittima Mario e il sindaco Mimmo Lucano di cui condivide la filosofia di accoglienza; ma Riace non potè costituirsi al processo perché in Consiglio non fu raggiunta la maggioranza di 2/3 necessaria e l’unico presunto colpevole, Tommaso Costa dell’omonimo clan, nell’aprile scorso è stato assolto in Cassazione dopo la condanna all’ergastolo da parte della Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Appare quindi evidente che Riace, già famosa per il ritrovamento dei celebri bronzi, rappresenti un’isola felice affacciata sulle splendide acque dello Ionio ed al momento estranea a fenomeni mafiosi: dove il progetto multiculturale europeo, proprio grazie al sindaco Lucano giunto al suo terzo mandato, è divenuto di esempio per tutto il mondo visto che su 1700 abitanti ben 600 sono stranieri provenienti da oltre 15 nazioni africane o asiatiche. Saranno però i magistrati a dover appurare quanti e quali reati abbia commesso il primo cittadino per realizzare questa straordinaria integrazione. Per il Gip ce ne sono almeno due, per la Procura ben 21. Toccherà ad altri giudici accertare la sussistenza degli addebiti.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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per leggere il precedente articolo sull’inchiesta Riace clicca qui

FONTI

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/02/domenico-lucano-il-gip-sul-sindaco-di-riace-su-flussi-di-denaro-non-ce-reato-ipotizzato/4663245/ http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2018/10/02/ADqMgTxB-complementare_funziona_moneta.shtml http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Le-mani-della-Ndrangheta-sul-centro-migranti-36-milioni-finiti-nella-bacinella-degli-Arena-26233ba0-9cd6-4b92-9194-cf8df710ab1f.html

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