ASIA BIBI: LIBERAZIONE SOSPESA

IL GOVERNO PAKISTANO CEDE
ALLE PROTESTE DEI MUSULMANI
E VIOLENTA OGNI DIRITTO UMANO:
LA MAMMA CRISTIANA ASSOLTA
DALL’ACCUSA DI BLASFEMIA
RESTERA’ CHIUSA IN CARCERE.
L’AVVOCATO IN FUGA DOPO LE MINACCE

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Il fanatismo musulmano schiaccia la giustizia, il torvo odio pseudoreligioso acceca menti e cuori ed alla fine l’integralismo della Sharia dei Maomettisti (per San Giovanni Bosco l’Islam non è una religione ma una spudorata invenzione del falso profeta Maometto) trionfa sulla speranza e sulle preghiere dei cristiani. Alla fine le bestiali urla “impiccate Asia” della folla inferocita aizzata dai partiti musulmani radicali hanno avuto la meglio su tutto: sull’innocenza di una cristiana madre di famiglia condannata a morte per un’assurda accusa di blasfemia, sulla sentenza della Suprema Corte che l’ha prosciolta, sull’appello del premier pakistano ai suoi connazionali perché non si facessero condizionare dagli estremisti sobillatori. Asia resterà in carcere non si sa fino a quando… Il 2 novembre, nel giorno in cui il mondo cristiano onora il ricordo dei Morti, in Pakistan muore la speranza che un paese teocratico islamico possa fare qualche timido passo verso una democrazia. E’ tra i cinque paesi del mondo dove si eseguono più sentenze capitali: anche perché l’integralismo musulmano va spesso a braccetto con gli istinti barbarici ed i fatti di sangue, da stupri di gruppo ad omicidi d’onore, sono frequenti come le mattanze compiute da Maometto, dai suoi predoni e dai suoi sicari, nei momenti in cui doveva ancora essere riconosciuto come profeta ed imporre Allah sulle religioni israelitiche e del paganesimo tribale della penisola arabica.

Poco dopo le 12 di ieri dalla Reuters Us, poco dopo le 20 dall’Ansa in Italia è giunta la drammatica tremenda notizia, crudele, scarna, senza commenti e pure senza risalto mediatico, confinata nelle brevi della giornata: «ISLAMABAD – E’ stato rimandato il rilascio di Asia Bibi, la donna cristiana assolta in Pakistan otto anni dopo essere stata condannata a morte per blasfemia. Le autorità le impediranno anche di lasciare il Paese. E’ l’esito di un negoziato con gli islamisti radicali che da tre giorni hanno paralizzato le città e la vorrebbero vedere impiccata.
L’accordo è stato raggiunto tra il governo e il partito musulmano sunnita Tehreek-e-Labbaik. Asia Bibi non potrà lasciare il Paese fino a quando la Corte Suprema non avrà effettuato un riesame definitivo della sua sentenza, ha spiegato il ministro agli Affari Religiosi Noorul Haq Qadri».

Svanisce in tre giorni il sogno di libertà della bracciante agricola finita sotto processo per una discussione con le lavoratrici musulmane che volevano impedirle di bere un bicchiere d’acqua ad un pozzo per non contaminarlo in quanto come cristiana era da ritenersi causa di impurità. Le chiesero di convertirsi è lei rispose con la semplice verità della sua fede: «Non ho intenzione di convertirmi. Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, che morì sulla croce per i peccati dell’umanità – rispose la donna cristiana – Che cosa ha mai fatto il tuo profeta Maometto per salvare l’umanità? E perché dovrei essere io che mi converto al posto tuo?».

A nulla è valso l’intervento del premier pakistano Imran Khan che aveva fatto un appello alla nazione per invitare alla calma chiedendo alla popolazione di tenersi lontana dall’influenza degli estremisti islamici, rimarcando che solo un piccolo segmento della società è contro la sentenza e sta creando disordini che potrebbero danneggiare il Paese: «Non permettete loro (i mullah religiosi) di istigarvi alla violenza» ha proferito il premier. Ma le sue parole dinanzi decine di migliaia di integralisti che hanno portato in piazza anche i bambini coi cartelli “impiccate Asia” sono diventate acqua fresca per lo stesso Governo: che ha dovuto cedere ad un accordo coi partito Tehreek-e-Labbaik per il quale la blasfemia contro l’Islam ed il Profeta va punita con l’impiccagione. Nel paese non se ne sono mai eseguite perché alcuni condannati sono stati prosciolti oppure, nella maggior parte dei casi, ammazzati in carcere in attesa di giudizio o al momento della liberazione dopo il processo da parte di fanatici assassini.

Proprio a causa di tutti questi pericoli incombenti il marito di Asia,  Ashiq Masih, in un video messaggio, ha avanzato una richiesta di asilo a Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada per lui e tutta la famiglia. “La situazione attuale è molto pericolosa per noi – ha dichiarato alla BBC – Non siamo sicuri e ci nascondiamo qua e là, cambiando posto di frequente. Mia moglie ha già sofferto abbastanza”. Intanto Saiful Malook, l’avvocato di Asia Bibi, ha lasciato il Pakistan affermando che la sua vita è in pericolo. Il legale è atterrato all’aeroporto di Fiumicino, con un aereo di linea della compagnia aerea Turkish Airlines.

Il caso di Asia è ormai divenuto una questione di orgoglio musulmano soprattutto dopo l’impiccagione dell’integralista che uccise il governatore del Punjab, Salmaan Taseer. Quest’ultimo, avendo preso a cuore il caso della donna cristiana, si stava attivando per la revisione della pena capitale per il reato di blasfemia. La Corte Suprema era giunta ad un verdetto per Asia Bibi l’8 di ottobre ma ne aveva tenuto riservato il contenuto: e già solo questa avvisaglia di una probabile assoluzione aveva scatenato le ire degli estremisti della Sharia, scesi in piazza a migliaia nel venerdì successivo. Esattamente come avvenuto tre giorni fa, dopo che i giudici hanno letto il verdetto di proscioglimento per prove testimoniali contradditorie.

Adesso ecco che giunge la mazzata di una nuova revisione del processo decisa per volontà politica in un’ottica di sicurezza nazionale. Una decisione che rimanda a chissà quale data la speranza di un rilascio della donna visto che ci sono voluti 8 anni e 3420 giorni di carcere duro per ottenere la tanto agognata assoluzione ora annullata per le proteste dei fanatici religiosi. Asia resta nella sua microscopica cella, isolata per paura di avvelenamenti dopo che un imam aveva messo una taglia sulla sua testa.

Il Pakistan, come temeva il suo premier, si presenta al mondo come una nazione primitiva che non riconosce i più basilari diritti umani e democratici come quello elementare del rispetto di una sentenza giudiziaria. Ma tutto ciò avviene nel silenzio del mondo, dei media che paiono sedati dalla rassegnazione agli estremismi musulmani, di Amnesty International che non ha seguito il caso con grande attenzione, dell’Alto commissario Onu Michelle Bachelet che accusa di razzismo l’Italia ma non si cura del razzismo religioso pakistano, delle Ong che si dicono paladine dell’umanità, di Papa Francesco che sulle questioni spinose concernenti conflitti religiosi si muove coi piedi di piombo arrivando sempre in ritardo. Quando arriva…

A noi che crediamo in Gesù Cristo non resta che pregare.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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per conoscere la storia di Asia Bibi leggi il precedente articolo sotto

CRISTIANI PERSEGUITATI – 1: ASIA BIBI

 

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