GOVERNO: SALVINI STACCHI LA SPINA

IN LOTTA CON L’EUROPA
PER PAGARE I DEBITI DEL PD
SUI FINANZIAMENTI ALLE BANCHE
E I CONTI DROGATI DA DRAGHI
LA LEGA TRADITA IN TRINCEA
DAI PENTASTELLATI ROSSI

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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L’Italia è ormai in trincea contro l’Unione Europea che pur di affossare il governo gialloverde è pronta a respingere qualsiasi manovra finanziaria che non sia lacrime e sangue: un ultimatum affidato alle missive ufficiali che non lascia scampo a Lega e M5S. I tecnocrati di Bruxelles, concentrati solo sul denaro e non sulla crescita sociale di un paese, i plutocrati del claudicante Juncker, servi delle banche proprietarie della Bce più che dei cittadini europei, dopo aver distrutto il sistema sociosanitario della Grecia costriungendola alla fame per rispettare i diktat della Troika e metterla in condizione di svendere i gioielli paesaggistici e artistici, si preparano a fare lo stesso con l’Italia. Ed hanno predisposto un duplice alternativa che non è altro che l’aspetto differente della medesima trappola per sottrarre al nostro Bel Paese ogni bellezza d’arte, ogni risorsa agroalimentare per arrivare a rapinare anche la riserva aurea che, non va dimenticato, con oltre 2.451 tonellate di lingotti d’oro è la quarta mondiale. In questo viaggio la nave del governo procede a singhiozzo per i continui ammutinamenti tra i pentastellati: il capitano Salvini farebbe bene a salire sulla scialuppa delle elezioni anticipate e staccare la spina al malato terminale…

IL PROGETTO DI BRUXELLES PER DISTRUGGERE I POPULISTI

Da una parte c’è la minaccia di intervenire con tutti i mezzi possibili consentiti dal contratto capestro di adesione all’Unione Europea tra cui la Troika che bloccò la liquiidità bancaria in Grecia e mise il paese sul lastrico; dall’altra c’è l’offerta di contenere il deficit all’1,8 % Pil come concordato dall’ormai decadente governo del Pd di Paolo Gentiloni, strozzando risparmi, investimenti e manovre di sussidio sociale ai 18 milioni di italiani a rischio di povertà assoluta. Una proposta, quest’ultima che significa la sconfitta dei populisti uniti e, quindi, la ridistribuzione dei voti tra tutti i partiti per il fallimento della rivoluzione voluta dagli elettori. Nel mezzo di queste forche caudine c’è il governo di Matteo Salvini e Luigi Di Maio che sebbene ormai corso ai ripari in una trincea dove ci si può aspettare ogni bordata degli eurocrati ecco che continua a scricchiolare per le fronde interne e le sirene rosse che fanno sentire Fico qualsiasi deputato pentastellato. Posto che come emerso da un reportage riportato anche da questo sito d’informazione il sotterraneo plutarca dell’occidente, al secolo George Soros, può contare su circa 226 eurodeputati vicini alla sua Open Society Foundation, non desterebbe stupore apprendere che qualche esponente del M5S ideologicamente confuso da spettri sinistroidi si sia lasciato avvicinare dal magnate della finanza e dalle sue generose profferte: se è stato capace di regalare 500 milioni di euro a Mastercard per donare carte di credito (anonime) ai migranti, non oso immaginare quando potrebbe donare per la causa politica di qualche pentastellato in crisi di identità.

LA MISSION UE: NASCONDERE I BILANCI DOPATI DI RENZI

L’Unione Europea ha oggi la preoccupazione primaria di nascondere dietro il rigore sullo sforamento del deficit al massimo allo 1,8 % le trame dei complotti finanziari ordite con i governi del Pd di Matteo Renzi, novello Rodespierre calato in Italia da Barack Obama per creare un bel regime del terrore economico e regalare l’Italia ai mondialisti sostenuti dai Dem americani: progetto naufragato solo per l’inattesa sconfitta di Hillary Clinton alla Casa Bianca e l’ascesa di Donald Trump. Ma vediamo quali sono i motivi di questa farsa economica ben architettata. Bruxelles ha concesso a Renzi prima e Gentiloni poi ampi sforamenti del deficit fondamentalmente per giustificare quei 20 miliardi regalati dal governo italiano al sistema bancario che è il vero padrone dell’Euro e della Bce. Senza quella sfrontata regalia il deficit si sarebbe contenuto già negli anni addietro con una graduale stabilizzazione: ora quindi Salvini, Tria e Savona devono riparare ai danni del passato e far saltare fuori quei 20 miliardi che rappresentano all’incirca la differenza tra il deficit previsto dal governo Conte del 2,4 % e il ribasso dello 0,6 % chiesto dall’Unione Europea. Ma a ciò si aggiungono altre due concause gravi. I tecnocrati dell’Ue sanno benissimo che i bilanci di Renzi e Gentiloni sono stati drogati falsando i reali rapporti deficit e Pil per consentire al Governo amico del Pd di durare più possibile. Gli interventi da “falso in bilancio”, che sarebbe reato se si trattasse di una società privata e non di uno Stato, sono stati essenzialmente due: la maggiore flessibilità concessa a Renzi per accogliere più migranti possibili senza fiatare; il famoso bazooka del presidente Bce Mario Draghi, ovvero il Quantative Easing che ha a dopato il mercato di Bot italiani con l’acquisto di emergenza da parte della stessa Bce. Una manovra che da una parte ha occultato le incapacità economico-finanziarie dei governi Pd dall’altra ha consentito alla Banca Centrale Europea, spa costituita da banche private, di mettersi in pancia crediti nei confronti della Repubblica Italiana e del Ministero del Tesoro.

L’ARMATA BRANCALEONE ALLA RESA DEL CONTE

Ecco quindi che oggi i burocrati finanziari di Bruxelles sanno benissimo che il deficit italiano è stato drogato e pertanto il 2,4 % nella realtà è molto di più. Ma lo sa anche un economista esperto come Paolo Savona che quindi ha posto un braccio di ferro per rinegoziare nuove condizioni finanziarie per l’Italia onde evitarci di finire come la Grecia. In mezzo a tutta questa tempesta di complottismi e duelli politico-economici c’è la forzosa alleanza gialloverde che al di là dei sorrisi smaglianti postati dopo ogni baruffa interna è nata claudicante e sta procedendo deambulando con più approsimazione di Juncker dopo uno dei suoi banchetti abbondanti di libagioni enoiche. In un momento in cui serve la massima coesione nell’armata Brancaleone improvvisata dal premier Giuseppe Conte (con alcuni ministri cinquestelle che difficilmente in un altro paese potrebbero insegnare in una scuola elementare), partono le fronde interne alla trincea sul fondamentale Decreto sicurezza e il governo viene battuto durante gli scrutinii segreti come la peggior Democrazia Cristiana quando era manipolata dagli interessi dei mafiosi siciliani.

Orbene a questo punto per il capitano Salvini si profilano due soluzioni: cercare di salvare la nave che sta gia andando alla deriva per i primi casi di ammutinamento tra i pentastellati accontentando il premier Conte (per il quale la prosecuzione del connubio Lega-M5S è motivo di sopravvivenza politica personale) oppure abbandonare la nave al suo destino, salire sulla scialuppa delle prossime elezioni e, alleato in Italia con i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, fulgido esempio di coerenza e trasparenza politica, e in Europa con il Rassemblement National di Marine, presentarsi alle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento per la nuova Primavera Europea dove, accanto ai populisti veri, e non quelli eredi di Rifondazione Comunista come Roberto Fico, sbaragliare ogni avversario politico internazionale appioppando lo stesso sonoro schiaffo che gli Usa hanno tirato alla Clinton, espressione di Bilderberg, Trilaterale e varie componenti del Nuovo Ordine Mondiale.

Sarebbe grave se Salvini accudisse questo governo ormai malato terminale fino alla sua lenta agonia perché lui stesso sarebbe tacciato di essere un cattivo medico. Perciò, per il bene dell’Italia, forte dei risultati conseguiti con il contenimento dell’emergenza migranti e del rafforzamento della sicurezza in Italia, forte del crescente consenso alla sua leadership, forte delle proiezioni elettorali che oggi danno la Lega al 32 %, forte delle ottime relazioni con Usa e Russia, non indugi oltre con i torbidi pentastellati e stacchi la spina imponendo al Colle elezioni a maggio con la forza dei voti leghisti. E lo faccia da signore offrendo al futuro disoccupato Luigi Di Maio un piccolo posto di lavoro nel partito del Carroccio perché possa dedicarsi al Sud come tanto desidera.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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