IN CARCERE I NEMICI DI ASIA BIBI

ARRESTATI IMAM E MANIFESTANTI
DEL PARTITO ESTREMISTA TLP
PER STRONCARE LE PROTESTE
CONTRO L’ASSOLUZIONE DELLA CRISTIANA
PERSEGUITATA IN PAKISTAN

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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La teocrazia pakistana ispirata alla Sharia vacilla dopo le assurde persecuzioni contro Asia Bibi, la madre di famiglia cristiana detenuta per 8 anni e poi assolta dall’accusa di blasfemia che aveva determinato la sua condanna a morte. Divenuta simbolo mondiale della lotta per la libertà religiosa e la persecuzione dei cristiani nei paesi musulmani continua ad essere nel suo paese motivo di protesta da parte degli estremisti che la vogliono vedere giustiziata per un’inoffensiva frase su Maometto e proprio per questo, dopo il proscioglimento da parte della Corte Suprema, è stata scarcerata e nascosta dalla polizia in un rifugio segreto. Le autorità pakistane non ci stanno ad accettare le continue piazzate violente dei fondamentalisti e stavolta passano al contrattacco: gli istigatori dei disordini e delle adunate sediziose in piazza, due imam del movimento islamici sunnita ultra–integralista Tlp, i principali nemici di Asia Bibi, sono finiti in manette insieme a decine di manifestanti. Lo riferisce il corrispondente dell’agenzia Reuters da Lahore, Saad Sayeed.

SCONTRI TRA ESTREMISTI E POLIZIA: DECINE DI ARRESTI

La cristiana pakistana Asia Bibi condannata a morte per blasfemia e accanto un bambino musulmano in piazza con il cartello in inglese con cui chiede di impiccarla

«Il Pakistan ha arrestato decine di manifestanti in una continua repressione contro i seguaci di un religioso islamico che ha guidato tre giorni di proteste contro le leggi sulla blasfemia e il cui arresto ha provocato violenti scontri con la polizia durante la notte» scrive il corrispondente pakistano della Reuters. I membri del partito estremista Tehreek-e-Labbaik (TLP), guidato dall’imam Khadim Hussain Rizvi, già all’inizio del mese avevano bloccato principali città per protestare contro l’assoluzione della contadina cristiana Asia Bibi, madre di cinque figli, che aveva trascorso otto anni nel braccio della morte per accuse di blasfemia dopo una discussione con altre braccianti agricole musulmane per poter bere un bicchiere d’acqua in un pozzo: le era stato impedito perché considerata impura e le era stato intimato di convertirsi all’Islam ma la donna aveva risposto testimoniando la sua fede: «Non ho intenzione di convertirmi. Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, che morì sulla croce per i peccati dell’umanità – rispose la donna cristiana – Che cosa ha mai fatto il tuo profeta Maometto per salvare l’umanità? E perché dovrei essere io che mi converto al posto tuo?». Da qui il processo per blasfemia e le condanne a morte per impiccagione inflitte in primo e secondo grado fino all’assoluzione finale nel mese scorso da parte della Corte Suprema di Islamabad. Un proscioglimento che non ha messo la parola fine ma anzi suscitato le ire dei fondamentalisti che per giorni hanno occupato le piazze con proteste selvagge anche bruciando cassonetti dei rifiuti e panchine. Le contestazioni si erano placate per intervento del Governo che aveva preso tempo promettendo di impedire l’espatrio alla donna e di valutare una revisione del processo. La sua successiva scarcerazione aveva però riacceso le violente manifestazioni in varie città riprese ciclicamente ogni settimana dopo la preghiera del venerdì.

L’ARRESTO DEGLI IMAM SOBILLATORI

L’imam Khadim Hussain Rizvi,

Ma proprio nella note tra giovedì e venerdì la polizia ha arrestato l’imam Hussain Rizvi ed il suo vice Afzal Qadri, come confermato dal portavoce dell’ufficio del Primo ministro del Punjab: «Afzal Qadri e Khadim Rizvi sono stati mandati in prigione. Qadri è stato ricoverato all’ospedale della prigione. Un giro di vite è in corso in tutto il Punjab contro attivisti TLP» ha detto Shahbaz Gill a Reuters. Gli arresti dei due leader religiosi hanno però fatto divampare ancora più aspre le proteste tanto che almeno cinque persone sono rimaste ferite a Lahore negli scontri della notte scorsa tra i sostenitori e la polizia. Il ministro delle informazioni, Fawwad Chaudhry, ha dichiarato su Twitter che Rizvi è stato posto sotto custodia cautelare dopo che ha rifiutato di ritirare un incitamento per ulteriori proteste nella giornata di domenica: «È per salvaguardare la vita pubblica, la proprietà e l’ordine» ha detto. Come spiega Reuters: «Rizvi aveva esortato i suoi sostenitori a scendere in strada se fosse stato arrestato. Venerdì scorso suo figlio ha detto che era stato portato via in un’incursione nella sua scuola religiosa, o Madrasa, a Lahore. Un documento della polizia segnala altri 10 leader del gruppo di Rizvi, anch’essi detenuti». I leader del TLP hanno infatti minacciato anche i giudici della Corte Suprema che hanno assolto Asia Bibi, esortando i loro accoliti a ucciderli. «Non è chiaro se Rizvi comparirà davanti a un Tribunale per rispondere delle accuse – evidenzia il corrispondente Saad Sayeed – Il Pakistan ha detenuto leader islamici anche in passato ma non è mai riuscito a tenerli in carcere». Nel 2011, una guardia del corpo aveva assassinato il governatore provinciale del Punjab Salman Taseer che si era impegnato a sostenere l’assoluzione di Bibi e ad avviare una riforma politica della legge sulla blasfemia che prevede la pena capitale (mai eseguita anche perché spesso gli imputati sono stati uccisi in carcere o al momento del loro proscioglimento da fanatici religiosi). Il partito estremista TLP è nato proprio dal movimento che aveva sostenuto l’assassino, Mumtaz Qadri, prima che fosse giustiziato per impiccagione suscitando fortissime proteste da parte degli estremistiu musulmani. Gli arresti degli imam rappresentano un segnale forte da parte delle autorità pakistane che fan ben sperare per un rapido espatrio di Asia Bibi e della sua famiglia che hanno chiesto asilo politico in molti paesi occidentali senza peraltro ricevere i necessari documenti diplomatici per lasciare il Pakistan come denunciato dal suo avvocato (vedi la videointervista in Best Video dal menù del sito).

LA STRAGE SI SCIITI AL MERCATO

Comprensibile il pugno di ferro della polizia pakistana dato che gli episodi di violenza nel paese sono all’ordine del giorno. Venerdì una bomba nascosta tra le verdure è esplosa in un mercato all’aperto nel nord-ovest del Pakistan, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, provocando almeno 25 morti e 35 feriti. L’attacco è stato compiuto al confine con l’Afghanistan in un momento in cui il bazar era pieno di gente e la maggior parte delle vittime sono della minoranza sciita.. Da ciò è facile evincere che sia stato ordito da terroristi di matrice sunnita (lo stesso orientamento degli estremisti del Tlp). Nello stesso giorno anche a Karachi si era verificato un grave fatto di sangue: due agenti sono rimasti uccisi ed una guardia di sicurezza ferita nel corso di un attacco armato alla sede del Consolato cinese in Pakistan. Tre assalitori sono stati uccisi nel corso dello scontro a fuoco con la polizia. L’assalto è stato rivendicato da un gruppo separatista della provincia del Balochistan, come evidenziato dalla Bbc, dove la Cina sta attualmente investendo in un importante progetto. Mentre l’attentato esplosivo al mercato non avrebbe ancora ricevuto rivendicazioni e potrebbe rientrare nelle strategie del terrore dei fondamentalisti. Non va infatti dimenticato che l’imam Abdul Aziz, capo dell’ultra estremista Moschea rossa di Islamabad, colui che pose una taglia di 50 milioni di rupie (circa 430 mila euro) sulla testa di Asia Bibi dopo l’impiccagione dell’assassino del governatore del Punjab, è stato arrestato in passato in quanto ritenuto in contatto con gruppi terroristi islamici.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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ASIA BIBI LIBERA IN LUOGO SEGRETO

FONTI

https://www.reuters.com/article/us-pakistan-politics-blasphemy/clashes-follow-detention-of-ultra-right-pakistani-cleric-idUSKCN1NT098

https://www.repubblica.it/esteri/2018/11/23/news/pakistan_bomba_in_un_mercato_almeno_25_morti-212372847/

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