ABOLITO IL NATALE IN CINA

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DECORAZIONI NATALIZIE PROIBITE
E CATTEDRALE DELL’IMMACOLATA
CHIUSA DAI COMUNISTI ATEI
CHE INVITANO A DENUNCIARE
CHI PREDICA IL CRISTIANESIMO

Potrebbe sembrare uno dei film fantastici della Disney in cui un orco cattivo salito al potere in una comunità decide di sopprimere tutto ciò che è bello e buono a cominciare dal Natale: ma alla fine la favola finisce col bimbo di turno che riesce a restituire ai suoi amici ed a tutte le famiglie la festa più amata dell’anno, adottata dal capitalismo proprio perché espressione dell’aspetto più felice e meno impegnativo del Cristianesimo. Invece è quanto accade nel Terzo Millennio in alcune città della Cina dove il rigore del comunismo anti-occidentale ma soprattutto ateo induce alcuni amministratori cittadini a gesti estremi.  Riportiamo integralmente un articolo pubblicato il 19 dicembre scorso dal sito online del mensile Tempi. Nel giorno di Santo Stefano, discepolo di Cristo e primo martire della storia lapidato per blasfemia dagli ebrei a Gerusalemme, a Dio piacendo, pubblicheremo il drammatico resoconto delle aggressioni avvenute nel 2018 contro i cristiani in tutto il mondo ad opera dei suoi principali persecutori sempre più determinati, comunisti e islamisti, in barba ai tanto declamati diritti umani dell’Onu che non si cura di queste problematiche quando attengono i devoti a Gesù.

Quest’anno Babbo Natale non visiterà la cittadina la città di Langfang. Tanto meno i cristiani potranno gioire per la nascita di Gesù il 25 dicembre. I funzionari comunisti di questa città settentrionale di quattro milioni di abitanti, nella provincia dell’Hebei, hanno infatti ordinato che tutte le decorazioni natalizie vengano rimosse dalle strade e dalle case, avvertendo i negozi di non vendere oggetti che richiamino al Natale. Allo stesso modo è stato chiesto ai residenti di denunciare chiunque tenti di «diffondere la religione». Il tutto per «mantenere la stabilità». Il Natale non è una festività riconosciuta in Cina, retta dal partito comunista che è ufficialmente ateo, e la sua celebrazione viene scoraggiata dalle autorità perché «di importazione occidentale». L’anno scorso, ricorda il South China Morning Post, la Lega della gioventù comunista cinese ha chiesto ai suoi membri dell’università della Cina meridionale di firmare un codice di condotta che imponeva loro di non partecipare a celebrazione legate al Natale.

LA RELIGIONE FAREBBE «CROLLARE TUTTO»

La chiesa Nantang di Pechino dedicata all’Immacolata Concezione davanti alla quale c’è una statua de missionario gesuita italiano Matteo Ricci, Servo di Dio

L’avviso è stato diramato in un periodo di forte repressione della religione cristiana. Oltre alla persecuzione dei cattolici nell’Henan, l’arresto di oltre cento fedeli della Chiesa della prima pioggia dell’alleanza, la chiusura dell’influente chiesa di Sion a Pechino e di quella di Rongguili a Giangzhou, il governo cinese ha annunciato che la cattedrale dell’Immacolata a Pechino sarà chiusa per Natale, ufficialmente per «riparazioni». Come riporta AsiaNews, è quanto meno strano che le «riparazioni» vengano varate proprio alla vigilia di una festività così importante per i cristiani.

Il governo cinese vuole che tutti i cattolici aderiscano all’Associazione patriottica e che i protestanti entrino nel Movimento delle tre autonomie, organizzazioni guidate dal partito comunista. Ma come dichiarato alla Bbc da un membro anonimo della Chiesa della prima pioggia dell’alleanza, fino ad ora sfuggito all’arresto, «queste associazioni sono ridicole, non diffondono il vero vangelo, ma il principio: “Ama il partito, ama il paese”. Sono contro Gesù e il vangelo. Anche se la mia chiesa è stata chiusa festeggerò il Natale con pochi altri fedeli».I motivi per cui il partito comunista teme il cristianesimo sono sempre gli stessi. Come ha scritto in un articolo per il Global Times, quotidiano molto vicino al Pcc, Zhu Weiqun, ex capo della commissione Affari etnici e religiosi del “Parlamento” cinese, «se i membri del partito comunista» aderissero al cristianesimo, «non potremmo più chiamarci “partito comunista cinese”. Crollerebbe tutto. Un membro del partito comunista non può assolutamente aderire a una religione. Questo è un principio ideologico e organizzativo che il partito ha sempre sostenuto fin dalla sua nascita. Non ci possono essere dubbi su questo».

L’ARTICOLO SULLA PAGINA DI TEMPI

LA VENDETTA DEL CREATO SUI MUSULMANI

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