GOVERNO CONTE: LE PAGELLE DEL I SEMESTRE

104 Views

RADIOGRAFIA DEI 18 MINISTRI IN PILLOLE
PROMOSSI: SALVINI, DI MAIO, FONTANA, TRENTA
BOCCIATI: BONAFEDE, FRACCARO, GRILLO, MOAVERO
RIMANDATI: TRIA, SAVONA, TONINELLI

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

A distanza di 6 mesi dall’insediamento del 1 giugno 2018 (non calcolando le due pause estive) non si può certo tracciare un bilancio esaustivo dell’attività di un Governo varato tra mille complicazioni ed incognite ed ancora a galla nonostante molteplici mareggiate pilotate ad arte dagli antipopulisti: da una parte la Gestapo reggente dell’Unione Europea che rivendica ogni diritto ad investigare e reprimere qualsiasi indirizzo politico-economico orientato verso un maggiore sovranismo, dall’altra gli occulti finanziatori delle Ong che non appena splende l’arcobaleno sulla penisola dopo una tempesta intestina al Consiglio dei Ministri vanno apposta a caccia di migranti per mettere in difficoltà l’esecutivo come avvenuto per l’ultima emergenza natalizia dei 49 migranti delle navi Sea Watch e Sea Eye.

In questo difficile contesto internazionale si meritano tutte le attenuanti del caso i ministri direttamente coinvolti in queste problematiche. Se non si può stilare un concreto bilancio sul lavoro dei singoli ministeri e relativi ministri si può certo dare una prima pagella quantomeno alle intenzioni manifestate dagli stessi ed alla coerenza nei comportamenti e negli impegni assunti finora. Ecco quindi le prime pagelle sui componenti del Governo Conte sostenuto da Lega e Movimento 5 Stelle. Dopo presidente del Consiglio e vicepremier analizzeremo i ministri in ordine rigorosamente alfabetico onde evitare una brutale classifica migliori-peggiori. Ad ognuno sarà dato un voto da 2 a 10 con la definizione promossi (sopra il 6), rimandati (sopra il 5) e bocciati (sotto il 5).

 

GIUSEPPE CONTE – PRESIDENTE DEL CONSIGLIO – 6,5 PROMOSSO

Giuseppe Conte – indipendente – Presidente del Consiglio

Sappiamo tutti benissimo che è stato nominato per essere il garante del garante. Ovvero l’uomo del Quirinale infiltrato nel Governo per evitare derive populiste ed apertamente antieuropeiste. Ma anche perché, in quanto indipendente vicino però al Movimento 5 Stelle, rappresenta la tutela del partito degli inesperti di fronte ad uno schieramento come la Lega che è assolutamente più rodato ai meccanismi amministrativi e governativi sebbene abbia espresso volti nuovi in tale esperienza. Nelle questioni più delicate come la percentuale del deficit del Def (documento economico finanziario) è venuta fuori la sua missione istituzionale di calmiere degli euroscettici; e sui migranti, pure di far felice Mattarella, si è preso il rischio di far saltare il Governo. Compensa i suoi strappi dialettici con abile capacità mediatoria nei vertici. Compensa la sua congenita servitù al Quirinale con un’eccezionale verve nei summit internazionali ed ha saputo riavvicinare l’Italia alla Russia ed agli Usa in una posizione non più esclusivamente genuflessa agli interessi Nato. Sembra pronto a sganciarsi dalle briglie del Colle per proiettarsi ad un ruolo politico egemonico autonomo. Ma nel concreto ha sempre indotto il Governo gialloverde a piegarsi alle volontà dell’Europa più che il contrario. Esempio lampante è la riconferma delle sanzioni alla Russia. Meriterebbe di essere rimandato col 5,5 ma in virtù della pazienza dimostrata nel gestire due galli cedroni nello stesso pollao come Salvini e Di Maio ottiene un punto in più. Da rivalutare e da controllare a vista: il richiamo del Quirinale può renderlo kamikaze dell’esecutivo in qualsiasi istante!

 

MATTEO SALVINI – VICEPREMIER – MINISTRO INTERNO – 9,5 PROMOSSO

Matteo Salvini – Lega – Ministro dell’Interno

Voleva il Ministero dell’Interno e ben sapeva che avrebbe dovuto tenere in mano la patata bollente del caos immigrazioni, infilitrazioni jihadisti e mafiosi nigeriani con guanto di ferro ma in alcuni casi anche di velluto onde evitare una raffica di persecuzioni istituzionali da parte dei fans sfegatati dei diritti umani a migranti ed affini, che guardacaso in Italia girano tutti con la scorta armata. Ci è riuscito in modo egregio, imponendo la chiusura dei porti come già da anni facevano tutte le altre nazioni Ue del Mediterraneo, cedendo alla riapertura occasionale solo dopo lunghissimi bracci di ferro che hanno fatto penare le navi delle Ong ed i loro coccolati viaggiatori ma gli hanno consentito di guadagnarsi anche la stima di chi, come il sottoscritto, pur essendo contrario all’immigrazione indiscriminata e favorevole alla blindatura dei confini, non augura a nessuno di restare naufrago tra le onde o peggio ancora di morirvi come desiderato da alcuni suoi social.  Si è beccato anche le denunce da qualche toga rossa ma non ha accettato il duello istituzionale ed ha atteso che la giustizia gli donasse l’inevitabile patente di onestà e correttezza. Esemplare in ogni azione e mediazione di governo come un vero leader sa fare, si è giocato il 10 in pagella con battute infelici su tematiche scottanti come il conflitto Israele-Hezbollah e a causa dei troppi twitter su pane e nutella, manicaretti vari e operazioni di polizia. Se qualcuno gli sequestra lo smartphone diventa Presidente del Consiglio nel giro di sei mesi! E’ proprio questa l’unica tentazione che può distrarlo dalla sua attuale mission: sapere che se fa cadere il Governo ora, prima che altri nodi politici giungano al pettine, sbanca le prossime elezioni vincendo da solo (o con Giorgia Meloni) eventuali elezioni anticipate a maggio. Ha seppellito lo spettro del cavaliere dimezzato Silvio Berlusconi ammalatosi di renzite acuta dopo lo scellerato patto del Nazareno. Nel farlo è stato più efficace, sbrigativo, meno costoso e più onesto di tanti magistrati.

 

LUIGI DI MAIO – VICEPREMIER – MINISTRO LAVORO – 8,5 PROMOSSO

Luigi Di Maio – (M5S) – vicepremier – Ministro Lavoro e Politiche Sociali

Chi lo sfotte sui social pubblicando la sua foto mentre bacia l’ampolla del sangue di San Gennaro gridando al miracolo per uno steward da stadio frequentemente disoccupato poi trasformatosi in Ministro del Lavoro è certamente un uomo di poca fede. Perché la storia cristiana insegna proprio che i devoti possono diventare condottieri anche se non particolarmente intelligenti o colti. Anzi è proprio in malafede perché non sa cogliere quale sia stato il lungo e macchinoso processo di raffinazione con cui gli iperpopulisti pentastellati hanno partorito un leader capace di avere guizzi da Solidarnosc ma anche conciliaboli da democristiano. Ammetto di essere il primo a dover riconoscere la tempra politica del guappo napoletano, capace di essere umile anche quando giornalisti sciacalli e prezzolati, gli sventrano la storia familiare per mettere a nudo una sua foto in una piscina di plastica vicino a qualche baracca abusiva. Un fairplay da vero ministro che lo sta premiando con la realizzazione di quel progetto sul reddito di cittadinanza che non rappresenta un’istigazione alla disoccupazione ma semplicemente l’adeguamento di un paese incivilito e impoverito dal Pd con gli standard di tutti i paesi europei: forse pochi risiconi e criticoni lo sanno ma solo Italia e Grecia non hanno questo provvedimento. Ben venga in questa sua mission che consacrerà ai posteri il successo di giggino per ciò in cui nessun comunista era riuscito. Encomio per come ha affrontato anche le questioni Ilva e similari. Biasimo per qualche uscita di troppo populistoide e anarchica per far contenti i suoi compagni di partito ed i suoi elettori. Ma chissenefrega se non sa i congiuntivi che sbagliano ormai anche numerosi giornalisti che lo celiano! Il suo unico vero limite è quello di dover scendere a continui compromessi con l’anima sinistra ed atea del suo movimento. Appena capirà che i voti sono ormai “solo suoi” traghetterà M5S verso un’ulteriore purificazione dagli infiltrati paleocomunisti come Roberto Fico oppure si fonderà la sua Lega del Sud in un’equa distribuzione di potere con Salvini, per un governo così potente che potrà persino chiedere l’impeachement dell’attuale preisdente Sergio Mattarella e liberare l’Italia dagli scheletri della storia della peggiore Dc.

 

MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO

GIULIA BONGIORNO – MINISTRO PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – 7 PROMOSSO

Giulia Bongiorno – Lega – Ministro della Pubblica Amministrazione

Fare il ministro senza portafoglio, ovvero senza Dicastero, solo per coordinare e orientare è di per sè un ruolo difficile quanto impopolare. Qualsiasi idea di riforma, infatti, deve poi pietire eventuali finanziamenti ad altri dicasteri.  Giulia Bongiorno, alla stregua di Salvini, si è beccata quel Dicastero che deve mettere le mani tra le ortiche delle annose deficienze della Pubblica Amministrazione incrostatesi in Italia per la melassa disgustosa in cui sono confluite idiozie di iperburocrati e privilegi di raccomandati politici e sindacali. Un ginepraio di leggi e codicilli spesso confliggenti che legittimano anche i più onesti dirigenti ed impiegati ad allargare le braccia e ad invidiare il collega disonesto che grazie ad una modesta artrite passa più tempo in mutua che sulla scrivania, o addirittura invidiare quello delinquente che si fa timbrare il badge dall’amico e se ne va al mare. Non bastano sei mesi per capire cosa vorrà, ma soprattutto potrà, fare questo buon avvocato penalista; si guadagna il 7 solo per aver urlato in faccia ai giustizialisti a cinquestelle che il blocco delle prescrizioni, per dirla alla Fantozzi, è una boiata pazzesca! Solo chi non sa nulla delle lentezze dei procedimenti penali e delle aberrazioni dell’apparato di giustizia, complici accidiosi funzionari e magistrati, può ipotizzare la follia di ottenere le giuste pene per i malfattori lasciando migliaia o milioni di innocenti per anni sulla gogna e sotto la spada di Damocle di un’inchiesta.

 

LORENZO FONTANA – MINISTRO FAMIGLIA E DISABILITA’ – 9 PROMOSSO

Lorenzo Fontana – Lega – Ministro alla Famiglia e alla Disabilità

E’ il politico di trincea della Lega, impegnato in una battaglia epocale ancor più difficile di quella di Salvini perché scorre tutta in quel fiume dell’etica che può essere limpido, torbido o vorticoso a seconda de venti che soffiano dall’Unione Europea, dall’Onu, dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità, dalla Corte Europea per i Diritti Umani. Nell’anno 2019 difendere la famiglia intesa come naturale combinazione di uomo e donna aperti alla spontanea procreazione è più arduo che difendere i confini dalle invasioni di migranti. Molti di coloro che hanno ben chiaro il pericolo di un’immigrazione indiscriminata non comprendono affatto o non vogliono nemmeno riflettere sulle aberrazioni che la cultura gender, studiata a tavoli da scienziati atei e folli, e quella Lgbt possono arrecare al pianeta, sovvertendo non solo la congenita tendenza psicofisica di ogni essere umano ma addirittura il futuro dell’umanità proiettata verso il mercato dei bimbi in provetta, magari usa e getta, se passeranno anche le leggi sull’eutanasia per i minori. Fontana lo sa e come un novello Davide ha iniziato la sua lotta contro il mainstreaming Golia di media e istituzione genuflesse alle logiche degli estremisti pro Lgbt ed Eugenitica; per i quali in Bioetica e nelle relazioni umane qualunque sperimentazione è ben accetta. Con determinazione porta avanti i valori fondanti dell’etica umana elaborati da oltre duemila anni di cultura cristiana che sono una delle più limpide e brillanti bandiere della Lega. Festeggia con le associazioni quando, come contro il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, vincono il diritto a diffondere manifesti contro l’adozione alle coppie gay che acquistano il bimbo con l’aberrante ed illegale pratica dell’utero in affitto (leggi qui). E’ deciso contro l’aborto per ridimensionarne la strage che nel 2018 ha ucciso 49milioni di bambini nel mondo. Cosa potrà fare per i disabili lo si saprà soltanto col tempo e i soldi degli altri ministeri.

 

RICCARDO FRACCARO – MINISTRO RAPPORTI COL PARLAMENTO – 4,5 BOCCIATO

Riccardo Fraccaro – M5S – Ministro dei Rapporti col Parlamento

Ci sono ministeri che politici abili possono rendere davvero strategici ed importanti ma che si ribaltano come boomerang su coloro che non hanno particolari carismi, talenti ed esperienze. Forte di una laurea in giurisprudenza ne ha fatto uso più nelle battaglie in difesa dell’ambiente (contro l’inceneritore di Trento) che nel campo di un vero lavoro. E’ stato infatti subito catapultato alla Camera nel 2013, a soli 32 anni, dove ha fatto il compitino di portavoce delle veline di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Distintosi tra i cinquestelle forse soprattutto per la padronanza dei congiuntivi si è ritrovato ministro ma non sembra aver avuto grandi ruoli nelle molteplici votazioni del Parlamento sulle tematiche spinose, perdurate, in virtù dei personalismi di parte, tanto quanto capitava con democristiani e socialisti. Si vanta della ben poca cosa di aver fatto eliminare il balzello di 32 euro per l’occupazione di suolo pubblico finalizzata alle accolte firme a sostegno del referendum. La sua riforma si regge infatti sull’adozione di un referendum propositivo che consenta alla gente di proporre leggi al Parlamento laddove su alcune tematiche quest’ultimo sia latitante. Tolto il costo per i banchetti, se si abbasserà il quorum di firme come vogliono i refendaristi sfegatati si tornerà all’Agorà ateniese dove ogni decisione importante sarà presa in piazza. Per Fraccaro la democrazia diretta è il futuro e i costosi referendum la sua arma. Mah… Forse avrebbe fatto più bella figura ad impegnarsi perché il Parlamento si adeguasse a tutti i referendum abrogativi votati dagli italiani e mai attuati. Un ministro di cui l’Italia può anche fare a meno.

BARBARA LEZZI – MINISTRO PER IL SUD – 6.5 PROMOSSO

Barbara Lezzi – M5S – Ministro per il Sud

Fare una campagna elettorale contro il gasdotto transnazionale Tap e doversi poi ritrovare a parlare con i pugliesi in protesta per spiegare loro che purtroppo i vincoli pregressi impediranno al Governo dei passi indietro sul progetto, è davvero una sfida da Wonder Woman. Sorriso sulle labbra, pur manifestando una certa impreparazione, ha mostrato coraggio, capacità dialettica sia nel chetare le folle inferocite che le giornaliste punzecchianti in tv su alcune dichiarazioni sul Pil divenute argomento di dileggio da parte di un collega piddino. In entrambi i frangenti ha mostrato sangue freddo, intelligenza e determinazione. Come ministro del Sud le toccherà di fare da comparsa come ministro ombra di Di Maio perché chiunque sa che ogni questione meridionale sarà decisa dal vicepremier. A lei non resta altro che ostentare la sua avvenenza quando ci sarà da parlare delle buone novelle sul reddito di cittadinanza e riuscire a salvarsi i lineamenti quando discuterà per strada della Tap. I suoi compiti molto semplici li sta portando avanti con bravura.

 

ERIKA STEFANI – MINISTRO PER LE AUTONOMIE – 7,5 PROMOSSO

Erika Stefani – Lega – Ministro per le Autonomie

Ha il gravoso compito di gestire le problematiche sulle autonomie regionali post-referendarie di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, già oggetto di tre preintese col precedente governo, e delle nuove istanze a lei formalizzate da Piemonte, Toscana, Umbria e Marche. Sembra sufficientemente preparata per affrontare il confronto con i governatori apertamente e coglierne le necessità. E’ un percorso nuovo e complesso nel quale la sua appartenenza alla Lega, da decenni promotrice del federalismo, sarà una dote importante. Sarebbe da giudicare con una semplice sufficienza o poco più perchè nel concreto non ha ancora fatto niente più che analizzare la situazione e partecipare ad un incontro assai interlocutorio della Conferenza delle Regioni. Si merita un punto e mezzo in più per la lucidità e determinazione con cui ha difeso nell’aula del Senato il diritto alla legittima difesa di chi viene assalito in casa o in negozio da malintenzionati col volto travisato ed armati. Due condizioni per cui secondo la senatrice e il testo di legge la difesa è sempre legittima. Impossibile darle torto, indispensabile complimentarsi per la sua verve oratoria.

 

PAOLO SAVONA – MINISTRO PER GLI AFFARI EUROPEI – 5 RIMANDATO

Paolo Savona – indipendente – Ministro per gli Affari Europei

Se il professor Paolo Savona non si guadagna una solenne bocciatura da 4 è solo per due motivi: in virtù della sua grande statura di economista euroscettico e per il ruolo secondario cui è stato relegato dalle trattative tra Roma e Bruxelles sul deficit fatte solo di crudi numeri più che di orientamenti politici. Dopo sei mesi, però il temuto Rambo della finanza anti Ue si è già ridimensionato in un Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento. La sua voce all’interno al Governo si è andata via via spegnendosi man mano che si è alzata quella di Conte per bacchettare il ministro dell’Economia Tria affinché facesse il compitino come lo voleva la Commissione Europea. Un personaggio del suo spessore, anche nel momento in cui è stato un po’ bersagliato da vane ed aggressive polemiche mediatiche sul fondo Euklid (dalla cui direzione si era dimesso prima dell’incarico ministeriale), anche nel momento in cui ha dovuto digerire la bocciatura della sua candidatura a Ministro dell’Economia operata faziosamente dal Quirinale, anche se il suo parere è diventato acqua fresca nella trattativa Italia-Ue sul deficit, avrebbe dovuto farsi sentire anche solo per sbugiardare i tecnocrati europei nel doppiopesismo tra Italia e Francia. La sua deferenza sarà da galantuomo ma a questo governo non produce altro che il costo della sua poltrona. Pertanto così come sta agendo ora è un ministro completamente inutile.

 

MINISTRI CON DICASTERO

ALFONSO BONAFEDE – MINISTRO DELLA GIUSTIZIA – 4 BOCCIATO

Alfonso Bonafede – (M5S) – Ministro della Giustizia

Appare poco, parla poco ma quando lo fa, magari in preda ad un raptus da socialmaniaco su Facebook forse dimentico di essere il Guardasigilli della Repubblica, se ne esce con elucubrazioni e commenti che gli fanno perdere l’occasione di tacere. Non so se abbia vinto il Dicastero alla Giustizia per sorteggio o per noncuranza della Lega all’importanza strategica di tale settore di governo. I suoi sostenitori gongolano per l’approvazione della legge “spazzacorrotti” per estromettere i pregiudicati dalla pubblica amministrazioni che rappresenta però soltanto un’arma spuntata nelle mani di un sistema giudiziario elefantiaco aggrovigliato su se stesso in cui spesso i corrotti di alcune aree politiche non finiscono nemmeno sul banco degli imputati e perciò tantomeno condannati. In merito alla Riforma Penale annunciata da lui (e Giulia Buongiorno, Ministro Pa) per il dicembre 2019 si dovrà aspettare per capire se e come diventerà legge. Ma soprattutto se e come entrerà la norma per la prescrizione illimitata che ha già fatto insorgere le Camere Penali degli avvocati italiani. Se su tale fronte, quindi, il giudizio rimane sospeso con allarmata preoccupazione per l’idea grillina sulla prescrizione, non può che essere feroce il giudizio sui primi suoi fallimenti diplomatici. Non ha infatti avuto la capacità nè dialettica nè politica per imporre il candidato laico alla vicepresidenza del Csm (Consiglio Superiore della Magistratura) Alberto Maria Benedetti, sostenuto dal suo partito e persino dalla corrente di Piercamillo Davigo, battuto dall’avvocato renziano Davide Ermini (leggi qui). I suoi sommessi borbottii contro l’incarico ad un deputato Pd (primo caso della nomina di un vicepresidente politico e non laico) si sono spenti nel nulla. Impietoso è stato il suo silenzio sugli scontri tra magistrati a Locri per le indagini sul Sindaco di Riace e sulla incriminazione del suo collega di governo Matteo Salvini per la Nave Diciotti. Da sostituire al più presto come ho motivato in un precedente articolo (leggi qui).

 

MARCO BUSETTI – MINISTRO ISTRUZIONE E RICERCA – 8 PROMOSSO

Marco Busetti – indip. Lega – Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca

Troppo pochi sei mesi per giudicare un ministro che deve gestire tre ambiti fondamentali della formazione come Istruzione, Università e Ricerca. Il fatto che abbia già annunciato l’intenzione di effettuare modifiche con gradualità depone a favore della prudenza che è sempre ottima consigliera soprattutto in quell’ambito scolastico spesso oggetto in passato di riforme a metà che ne hanno reso caotico il funzionamento e gli orientamenti dell’etica formativa assaltata da teorie gender assurte a programmi a macchia di leopardo senza provvedimenti che li sostenessero. Busetti, estremamente esplicito nell’affermare la sua intenzione a vigilare sulla normale consuetudine di festeggiare il Natale nelle scuole, messa a rischio dal multiculturalismo estremista, ha subito stoppato la deriva gender con un provvedimento del Miur volto a vincolare al “consenso informato” dei genitori l’eventuale propalazione di materiale informativo gender nelle scuole ottenendo il plauso pubblico dei sostenitori del Family Day. La cultura tradizionale e naturale ritorna ad essere al centro del percorso didattico grazie a questo ministro finito tra le polemiche per aver rimosso il presidente dell’Associazione Spaziale Italiana. Era nelle sue legittime e sacrosante facoltà farlo, dunque perché recriminare? Promosso a pieni voti in attesa della riforma.

 

ALBERTO BONISOLI – MINISTRI DEI BENI CULTURALI – 7 PROMOSSO

Alberto Bonisol – M5S – Ministro dei Beni Culturali

Giunge al Dicastero dei Beni Culturali con un’esperienza specifica tecnica nel campo museale. E’ senza ombra di dubbio il ministro della squadra pentastellata più preparato ad affrontare il compito di rilancio dell’appeal delle incredibili risorse artistiche che può vantare il nostro paese, mai appieno sfruttate. Bene ha fatto a disporre la cancellazione delle domeniche gratuite nei musei lanciate da governo Pd: la gratuità museale è ottima come iniziativa promozionale ma non può essere la norma. Meno bene parla quando si interessa delle problematiche del Circo con l’approccio tranchant degli animalisti che vogliono la soppressione di una realtà culturale radicata nella storia. La sua annunciata riforma del Mibac è soprattutto indirizzata ad ‘un’ottimizzazione organizzativa concertata con i funzionari ed i referenti delle varie strutture. L’intenzione è ottima, bisognerà vederne l’attuazione ma anche quali saranno le strategie di valorizzazione culturale delle città d’arte. I beni culturali non vanno solo gestiti ma anche valorizzati.

 

GIANMARCO CENTINAIO – MINISTRI POLITICHE AGRICOLE – 6 PROMOSSO

Gian Marco Centinaio – Lega – Ministro alle Politiche Agricole alimentari e del Turismo

Mezzo punto se l’è giocato con le dichiarazioni sulla strage di Corinaldo in difesa del rap. Un ministro, anche se con delega al Turismo, dovrebbe essere più cauto nell’esprimersi quando al centro dello spettacolo c’è un protagonista trasgressivo che inneggia a sesso di gruppo e droga davanti ad una schiera di ragazzini anche solo dodicenni. Per il resto sta facendo il suo onesto dovere rispondendo con tempestività alle ripetute emergenze agricole dovute alle calamità naturali e promettendo i necessari sostegni finanziari di emergenza agli agricoltori. Ci pare però normale amministrazione. Mi avrebbe fatto sicuramente più piacere battersi più energicamente nella battaglia per revocare le sanzioni alla Russia che dal 2013 hanno falcidiato con miliardi di euro di perdita annui le esportazioni del sistema agroalimentare italiano. Le dichiarazioni di circostanza sui giornali non bastano a farne n paladino dei coltivatori. In questa pagellina la sufficienza la conquista ma se tra sei mesi non avrà trovato soluzioni per aggirare questo ormai annoso e critico problema dell’export significa che ha più numeri per recensire rapper che per fare il ministro delle Politiche Agricole alimentari.

 

SERGIO COSTA – MINISTRI DEL’AMBIENTE – 7 PROMOSSO

Sergio Costa – indip. M5S – Ministro dell’Ambiente e della tutela de Mare

“La norma sui fanghi da depurazione punta a proteggere i cittadini e bloccare chi fino ad oggi ha sparso veleno nei campi”. Comincia con la lotta ai residui della depurazione di acque reflue derivanti da scarichi civili e da insediamenti produttivi dell’agroalimentare la missione del generale imprestato alla politica. Sa dove mirare e come ottenerlo. Ed ha già manifestato le sue intenzioni a sostenere la battaglia plastic free per contenere l’inquinamento dei mari. Un’iniziativa nobilissima anche se abbastanza superflua visto che l’Italia, in virtù di precedenti normative su sacchetti, cotton fioc e microplastiche nei cosmetici (in vigore dal 2019 e dal 202o) è un paese all’avanguardia nel Mediterraneo e sul pianeta. Come evidenziato da Legambiente il vero problema è quello di indurre altri paesi del mediterraneo a fare lo stesso Altrimenti l’impegno è del tutto vano come attesta il fatto che l’inquinamento degli oceani è prodotto al 90 % da 10 paesi di Asia e Africa. Ha competenza ed idee chiare che fanno ben sperare.

 

GIULIA GRILLO – MINISTRI DELLA SALUTE – 4,5 BOCCIATA

Giulia Grillo – M5S – Ministro della Salute

Non gliel’ha certo prescritto il medico di fare il Ministro della Salute, ruolo tra i più esposti soprattutto dopo il golpe del suo predecessore Beatrice Lorenzin che per accontentare il Gotha mondiale della farmaceutica acconsentì a varare il progetto pilota che vede l’Italia come cavia nei 12 vaccini obligatori. Una scelta che ha fatto sparire Lorenzin dal pianeta politico ed ha probabilmente avuto un peso nelle dimissioni di Walter Ricciardi dalla presidenza dell’Istituto Superiore della Sanità, per le ripetute polemiche sui suoi ruoli di consulente proprio per le case farmaceutiche produttrici dei vaccini. Ebbene Grillo, invece di prendere il toro per le corna e ridiscutere il concetto abnorme dei 12 vaccini obbligatori, ha varato la proposta dell’obbligo flessibile, ovvero variabile regione per regione. E’ così riuscita nell’ardua impresa di scontentare tutti: presidi delle scuole, medici pediatri e popolo no-vax. Riprova che su certe tematiche non si può ragionare col cerchiobottismo. E’ stata invece bersagliata per la rimozione dei membri del Consiglio Superiore della Sanità, organo ministeriale su cui aveva pieno titolo di valutazione. Sulle emergenze quotidiane reagisce indignata come una cittadina qualunque invece di prospettare idee di risoluzione, dispensando ispezioni ministeriali a destra e a manca quali fossero l’unica panacea. Non sembra all’altezza di un così delicato incarico.

 

ENZO MOAVERO MILANESI – MINISTRI DEGLI ESTERI – 3 BOCCIATO

Enzo Moavero Milanesi- indipendente – Ministro degli Affari Eseri

“Non dimentichiamo che i nostri padri e nonni erano migranti”. Questa sua frase alla commemorazione della strage di Marcinelle dove morirono 262 minatori tra cui 136 italiani è bastata a confermare alla Lega che il ministro degli Esteri è un infiltrato imposto dal Quirinale. Con il ritornello buonista tanto caro agli amici di George Soros che sta favorendo la deportazione di massa degli africani in Europa palesa le sue ideologie politiche cresciute all’ombra di Mario Monti e di Enrico Letta nei governi tecnici di cui fu ministro. Non è solo l’intruso nel Governo del Cambiamento giallo-verde: è la spia dei mondialisti, la cimice del presidente della Repubblica, il corvo gracchiante del mainstreaming. E come ogni corvo porta con sè una dote di jella dato che proprio durante il suo mandato è stata rapita la giovane italiana Silvia Romano in Kenya, dove non avvenivano sequestri da 6 anni. Ed il titolare del Dicaster non è ancora stato capace di stringere accordi diplomatici per mandare l’esercito italiano a rintracciarla battendo palmo a palmo la foresta. Il suo ruolo di rappresentanza estera è risibile, surclassato da Conte, Salvini e persino da Di Maio. Un ministro che rappresenta solo gli europeisti e la classica poltrona di sè stesso secondo le vergognose logiche andreottiane che Sergio Mattarella pare aver imparato a dovere. Quindi anche costoso, non solo inutile.

 

ELISABETTA TRENTA – MINISTRO DELLA DIFESA – 7,5 PROMOSSO

Elisaetta Trenta – M5S – Ministro della Difesa

Ha fatto la sua entrata in scena procedendo al trasferimento del marito capitano dal ruolo di ufficiale addetto alla segreteria del vice direttore nazionale degli armamenti all’ufficio Affari Generali. Una scelta motivata a suo dire proprio con ragioni di opportunità che non ha convinto i suoi detrattori. E’ stata contestata per essere stata manager della società Sudgest Ad che recluta contractor, ovvero guardie del corpo per le zone di guerra, spesso paravento di soldati mercenari. Una duplice polemica che se da una parte getta ombre sul profilo morale del ministro dall’altra ne palesa effettive competenze in campo strategico e militare. In dote al Dicastero porta soprattutto la sua esperienza al Centro militare di studi strategici (Cemiss) culminata nella ricerca dal titolo «L’utilizzo duale delle capacità della Difesa per scopi non militari». Tra i suoi obiettivi, oltre ad essere primaria una ridefinizione del ruolo dell’Italia nell’ambito della Nato e delle forze armate europee, c’è proprio quello del Dual Use: termine già operativo come le attività svolte dalle Forze Armate in ambito non prettamente militare: dalla 46ª Aerobrigata dell’A.M. di Pisa impiegata nei trasporti a carattere sanitario, alle Navi della Marina Militare con compiti in campo ambientale, geofisico e sanitario, ai reparti dell’Esercito utilizzati per l’operazione strade sicure e per operazioni antincendio. Se non è un’infiltrata di Arabia Saudita o Ucraina può davvero rinnovare il sistema Difesa. Ma i pacifisti dovranno fare molta attenzione al punto 4 del suo programma: rilanciare l’industria italiana nel settore della Difesa, con impulso alla progettazione e alla costruzione dei necessari sistemi militari. Brava. Forse pericolosa!

 

GIOVANNI TRIA – MINISTRO DELL’ECONOMIA – 5,5 RIMANDATO

Giovanni Tria – indipendente -Ministro dell’Economia

Se dovessimo votarlo per come ha retto allo stress psicofisico di fare la spola tra Roma e Bruxelles per sistemare i conti del Documento Economico Finanziario 2019 meriterebbe certamente un bell’8! Se dovessimo giudicarlo per tute le clausole di salvaguardia che scatteranno nel 2020 se si dovesse sforare il deficit meriterebbe un 4… Se dovessimo giudicare la manovra di bilancio in se e per sè non potrebbe che guadagnarsi un 7, perché, piaccia o non piaccia, appare come la meno invasiva degli ultimi dieci anni sebbene porti con sè rivoluzioni fin troppo violente come la fatturazione elettronica. Ma tutti questi sono metri di giudizio idonei a valutare l’operato di un commercialista, di un ragioniere, di un presidente di banca, di un amministratore delegato. Nel giudicare un ministro bisogna invece anche soppesare la sua intraprendenza e determinazione politica. Ebbene l’economista Tria, benedetto al Dicastero dell’Economia dal presidente Mattarella quale alternativa più malleabile di Savona, si è dimostrato competente sulla materia ma assolutamente impreparato ad affrontare l’agone politico E’ stato subito pronto a calare le braghe dinnanzi al tremendo commissario europeo Pierre Moscovici che, se avesse potuto, avrebbe spremuto l’Italia come un limone di Sorrento per donare flessibilità alla sua patria Francia. Non ci siamo caro ministro. In un Governo del Cambiamento non basta la bravura tecnica serve anche il coraggio umano. Rimandato nella speranza che lo trovi..

 

DARIO TONINELLI – MINISTRO DEI TRASPORTI – 5 RIMANDATO

Dario Toninelli – M5S – Ministro alle Infrastrutture e Trasporti

Se non lo boccio subito ma lo rimando ad una verifica tra sei mesi è soltanto perché questo baldanzoso, esuberante ed energico giovane politico di buone speranze si è ritrovato addosso due dei peggiori disastri della recente storia d’Italia: il crollo del ponte Morandi di Genova e le contestazioni alla Tav. Alla fine, per il momento sembra essere sopravvissuto ad entrambi anche se con scelte politiche, sicuramente in gran parte condivise col Governo e col partito vista la rilevanza dei temi, per nulla adamantine. I suoi proclami per la revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia, acclamate dall’Italia intera per un micron di giustizia contro gli speculatori Benetton e la loro società finanziaria Atlantia, si sono schiantati contro la presenza in tale holding del fondo americano BlackRock (leggi qui): presenza che per quieto vivere con Trump ha indotto tutti a desistere nella rescissione del contratto. La sua solidarietà ai manifestanti No Tav, un tifo da stadio che non si addice ad un ministro chiamato ad esprimersi sulla necessità del progetto più che sulle opposizioni ad esso, è stata in alcuni momenti imbarazzante. La sua decisione di incaricare una commissione di esperti guidata da Mario Ponti, che ha convinto Toninelli a nominare colleghi tutti legati alla sua azienda di consulenza privata, per valutare i rapporti costi-benefici della Tav Torino-Lione sembra soltanto il tentativo di costruirsi un pilotato alibi per sostenere la linea del No. Non è credibile un ministro che si muove sull’onda di simili influenze populiste in un campo strategico qual è quello delle Infrastrutture e Trasporti. O cambia rotta o rischia di saltare. Magari insieme al governo se i pentastellati dovessero erigere le barricate in sua difesa.

Conclusione finale. Queste analisi in pillola non pretendono di descrivere verità ma semplici impressioni. Su 18 ministri 11 sono a mio giudizio da promuovere (6 Lega e 5 M5S), 3 da rimandare e 4 da bocciare. Ciò significa che questo primo semestre del Governo può ritenersi più positivo che negativo. Ovviamente non credo che il premier Conte terrà in grande le mie considerazioni… Pertanto ci rivediamo tra sei mesi per capire se i rimandati hanno datto segni di ravvedimento e se e quali danni avranno fatto i bocciati.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
© COPYRIGHT GOSPA NEWS
divieto di riproduzione senza autorizzazione

ORLANDO: IL NEMICO DI FALCONE CONTRO SALVINI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Visited 25 times, 1 visits today)

Lascia un commento