YEMEN: BAMBINA SCHELETRO E PIANO NUCLEARE USA-ARABIA

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FATIMA, LA DODICENNE CHE PESA SOLO 10 CHILI:
VIDEO SHOCK SUGLI ORRORI DI GUERRA E FAME
NEL PAESE BOMBARDATO DA ANNI DAI SAUDITI.
CONGRESSO BLOCCA TRUMP SUGLI AIUTI MILITARI
MA SVELA L’ALLARME ATOMICO WASHINGTON-RIAD

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

Deserto, carestia, fame… Sotto le bombe fratricide che si scagliano reciprocamente i musulmani sunniti, sciiti e jihadisti nell’inferno dello Yemen crepano di stenti e persino di disidratazione tante piccole anime nate con l’unica colpa di aver visto la luce sotto la mezzaluna che nasconde nel sottosuolo il maledetto oro nero. Non vengono solo assassinati gli innocenti di una strage terribile ed invereconda in cui i monarchi di turno della storia si contendono il potere terreno, viene uccisa ogni minima credibilità religiosa dello stesso Islam, dilaniato da faziosità sanguinarie fin dai suoi albori e dagli ultimi giorni di vita del profeta-sterminatore Maometto. Gli occhioni scuri di Fatima Qoba sono persi nel vuoto come se la loro essenza fosse già volata in cielo per i troppi strazi ed orrori cui hanno dovuto assistere. E’ lei oggi la disperata attrice involontaria dell’ultima immane tragedia della penisola araba, ricompensata solo con una tazza di qualche bevanda nutriente che non consentirà rapidamente al suo scheletro inerme di pelle e ossa, alle sue vene a vista sul ventre digiuno per troppo tempo, ai suoi zigomi e rotule sporgenti al di là di ogni dignità umana, di riavere energie e salute. Il suo emunto viso è spettrale: ciondola su un esile corpo di 10 chili, ha solo 12 primavere ma è specchio avvizzito di un interminabile inverno di logoranti sofferenze, tetro ambasciatore di quella morte che ha inghiottito a novembre l’altra bimba martire di fame ed icona dell’olocausto yemenita: Amal Hussein di soli 7 anni. Una donna col niqab assiste Fatima soffiando un alito di speranza sulla faccia della disperazione.

La dodicenne Fatima Qoba abbandonata dalla famiglia profuga che non sapeva come sfamarla

Nei giorni in cui la popolazione yemenita è falcidiata dall’inedia per l’annoso embargo degli aiuti umanitari imposto dall’Arabia Saudita, in quelli in cui la Camera Usa boccia ogni altra assistenza militare agli alleati di Riad ed il Congresso svela un inquietante piano nucleare del presidente americano Donald Trump, ormai schizofrenico ostaggio di lobbies mondialiste guerrafondaie e sempre più gemello di sterminii del suo predecessore Barack Obama, è lei il volto della vera emergenza umanitaria. Molto più di quelli dei bambini venezuelani che proprio l’impudente inquilino della Casa Bianca per cercare di aiutare sembra disposto a scatenare l’ennesima assurda, evitabile guerra in un paese dove la crisi, procurata dalle sanzioni statunitensi – e non dal socialismo bolivariano cristiano – non è ancora grave come quella di Haiti, della Grecia, e di alcune province della Cina e del Messico. Almeno davanti all’accecante marasmatico dramma di Fatima, di cui sono aiuto-registi gli Stati Uniti d’America, è impossibile non pensare alle foto dei ristoranti per San Valentino a Caracas, dove certamente la povertà sta diventando dilagante ma ancora non si muore davvero di fame. Immagini ben diverse da quelle delle macerie dei bombardamenti che negli ultimi anni hanno colpito e parzialmente devastato persino il centro storico patrimonio Unesco della capitale yemenita Sana’a, facendo raffiche di decine di vittime civili.

 

Una foto di repertorio di uno dei tanti bombardamenti della coalizione saudita sostenuta dagli Usa  che hanno devastato il centro storico di Sana’a uccidendo decine di civili

 

IL VIDEO INQUIETANTE DI FATIMA INA CASA DI CURA

«Un video inquietante di una ragazza dodicenne gravemente malnutrita nello Yemen mette in evidenza la continua devastazione della brutale guerra che sta distruggendo il paese da quattro anni, mentre la popolazione continua a barcollare sull’orlo della carestia – riferisce il network Russia Today all’inizio di questa storia di ordinaria crudeltà – Fatima Qoba pesa solo 10 chilogrammi (22 libbre) e soffre di grave malnutrizione. Viene curata in una struttura sanitaria di Hajjah, dove il suo piccolo corpo è sminuito dal letto su cui giace. Il capo della clinica, Makiah al-Aslami, ha detto che Fatima è “pelle e ossa a causa della vita dura della sua famiglia”, che sono “sfollati dalla zona di Al-Sha’ab che non ricevono riparo, cibo o medicine “. La famiglia di undici figli e il loro padre sono fuggiti dalla casa vicino al confine con l’Arabia Saudita e ora vivono sotto un albero. Sua sorella, che si chiama anche Fatima, ha detto a Ruptly: “Non so se possiamo prenderci cura di lei o se sarà di nuovo malnutrita a causa delle dure condizioni di cui soffriamo. Non abbiamo niente da darle da mangiare”. Aslami ha detto che molte donne incinte soffrono di malnutrizione acuta e si aspetta di vedere ancora più devastazione. Ora parla non solo di bambini al di sotto dei cinque anni che non hanno i tre pasti minimi al giorno, ma anche della prossima generazione «che sarà malnutrita perché le loro madri hanno sofferto di malnutrizione mentre erano incinta». In poche righe emerge anche l’aspetto sentimentale più raccapricciante: quello di una famiglia costretta a scegliere la figlia più macilenta da abbandonare in un luogo di cura quale unica via per la sua ultima speranza di sopravvivenza. Una sfida persa dalla piccola Amal Hussein che lo scorso novembre è morta a soli sette anni facendo piangere il mondo intero perché diventata il simbolo della guerra e dell’atroce embargo saudita sugli aiuti umanitari. Nella monarchia assoluta teocratica wahabita del re Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd d’altronde i bambini non hanno minima importanza nella società, esattamente come le donne e i diritti umani…

 

IL CONFLITTO TRA ETNIE RELIGIOSE NELLO YEMEN

La mappa della guerra nello Yemen aggiornata al gennaio 2019

Il conflitto nello Yemen si è intensificato da quando una coalizione guidata dai sauditi ha iniziato a bombardare il paese nel marzo 2015 per reintegrare il presidente in esilio Abd Rabu Mansur Hadi, dopo che i ribelli Huthi lo avevano destituito in un golpe in alleanza con l’ex presidente Ali Abdullah Saleh, ed avevano assunto il controllo della capitale, Sanaa. L’articolato e complesso scenario di guerra è esploso a causa di una miscellanea di rivalità storiche tra musulmani sunniti, sostenuti dai wahabiti della famiglia reale del Regno dell’Arabia Saudita, e sciiti, appoggiati prima velatamente e più apertamente durante la guerra civile dagli islamici della stessa confessione dell’Iran, quindi tra etnie tribali come in Libia ed infine tra gruppi jihadisti che mirano ad estendere il loro potere in ogni conflitto sviluppatosi con le rivoluzioni delle Primavere Arabe: essendo sunniti rappresentano un occasionale alleato del fronte anti-sciita saudita. Per comprendere l’instabilità del paese basti solo rammentare che uomini di Saleh, leader militare del partito nazionalista arabo GPC e primo storico presidente dello Yemen unificato, nel 2004 uccisero Husayn al-Huthi, fondatore nonché leader di Ansarullah, il movimento degli insorti Huthi che dal loro del feudo settentrionale di Sa’da rivendicano l’autonomia territoriale e religiosa sciita. Nel 2011 Saleh fu prima ferito in un attentato al palazzo presidenziale che lo costrinse a far posto al suo vice Hadi quale presidente ad interim fino al 2012 quando quest’ultimo, unico candidato, fu acclamato Capo di Stato dal primo suffragio universale nella storia dello Yemen. Ma le sue politiche filo-saudite suscitarono le proteste degli Huthi che si allearono con lo storico rivale prima di ucciderlo nel 2017 quando assunse posizioni più morbide verso l’Arabia.

La strage di 137 sciiti Huthi negli attentati del marzo 2015 a Sana’a

In tutto questo scenario di rivalità ataviche, religiose e tribali ha sguazzato la monarchia saudita, sostenuta dai suoi alleati statunitensi, che non tollera la possibilità di una presenza marcata di sciiti filo-iraniani ai propri confini. Da qui, dopo il golpe contro Hadi, nel marzo 2015 scoppiò la guerra civile coi bombardamenti di una coalizione sunnita di alcuni paesi della Lega Araba guidati dall’Arabia Saudita comprendente anche Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain e Qatar, sostenuta dagli aiuti militari degli Usa e di alcuni paesi Nato (Turchia, Francia, Regno Unito e Canada). A costoro si sono affiancati i teroristi sunniti di Al Qaida e i jihadisti delll’Isis, della medesima confessione islamista, che pur avendo una scarsissima presenza hanno subito evidenziato la loro cruenta ferocia con numerosi attentati contro gli Huthi e con il massacro nelle moschee sciite di Sana’a che nel marzo 2015 fece 137 morti.

 

LA STRAGE DI CIVILI BOMBARDATI E BAMBINI MALNUTRITI

Amal Hussain, denutrita e infine morta di stenti, l’immagine della fame nello Yemen devastato dalle bombe, alcune delkle quali prodotte in Sardegna. CLICCA SULL’IMMAGINE PER LEGGERE L’ARTICOLO

Nei quasi quattro anni di conflitto si sono contate migliaia di morti mai esattamente quantificati anche tra i civili (stime Onu variano tra le 4mila e le 10mila vittime), due terzi dei quali causati proprio dai raid aerei dell’alleanza saudita nonostante le bombe intelligenti a fabbricazione Usa (e purtroppo anche Italia, vedi link articolo a fondo pagina Altre stragi in Siria). Secondo l’Unicef 1,8 milioni di bambini sono in stato di malnutrizione e 400mila di essi nelle forme più gravi come quelle di Fatima e della scomparsa Amal. Nei giorni scorsi l’Onu ha annunciato che le due parti avrebbero accettato di iniziare il ritiro delle forze dal porto di Hodeidah, punto nevralgico di sbocco sul golfo di Aden dove entrano la maggior parte delle importazioni alimentari del paese ma dove gli scontri armati sono i più aspri. Il Programma Alimentare Mondiale sostiene che ogni giorno 15,9 milioni di persone si svegliano affamate nello Yemen e la malnutrizione infantile è tra le peggiori al mondo.

 

IL CONGRESSO STOPPA GLI AIUTI MILITARI USA ALL’ARABIA

Il principe ereditario del Regno dell’Arabia Saudita Mohammed Bin Salman, vicepremier e ministro della Difesa, con il presidente Usa Donald Trump

In questo clima di infernale terrore e belligeranza il coinvolgimento degli Stati Uniti assume grande rilevanza per gli aiuti militari e l’assistenza tecnica fornita ai sauditi. Un appoggio smaccatamente quanto cinicamente ammesso dallo stesso presidente Trump che alcuni mesi orsono cercò di discolparsi dalle accuse internazionali per le vittime civili dei bombardamenti criticando l’esercito arabo in quanto incapace di gestire i missili teleguidati a produzione Usa (leggi Altre stragi in Siria delle bombe Usa, link a fondo pagina). Nei giorni scorsi la Camera del Congresso statunitense ha votato una risoluzione per porre fine all’assistenza bellica di Washington all’Arabia Saudita nello Yemen. L’esito del voto di 248 contro 177, come riportato da Veterans Today che cita il New York Times, è stato sostenuto anche diciotto repubblicani hanno votato con i democratici per “limitare i poteri di guerra presidenziali”. Ora la decisione dovrà essere approvata dal Senato che nel dicembre scorso aveva deliberato (56 a 41) un analogo ma meno vincolante orientamento. Le decisioni giungono quale rappresaglia politica all’uccisione dell’editorialista del Washington Post Jamal Khashoggi, trucidato e fatto a pezzi nel consolato saudita di Istanbul alla fine dell’anno scorso. L’Arabia Saudita ha sempre negato un coinvolgimento con la morte del giornalista, ma l’intelligence americana ha riferito che il principe ereditario e ministro della Difesa Mohammed Bin Salman,  avrebbe ordinato l’omicidio dell’ottobre 2018. Nel fine settimana, però, la Casa Bianca avrebbe già minacciato di bloccare una simile risoluzione se fosse finita sulla scrivania del presidente, sostenendo che «la premessa della risoluzione congiunta è viziata perché gli Stati Uniti offrono sostegno limitato ai paesi membri dell’Arabia Saudita». Ma mentre resta ancora alta la tensione politica su questo pronunciamento del Congresso ecco affiorare un nuovo rapporto da cui emergerebbe che gli Usa si stanno affrettando a trasferire tecnologia nucleare sofisticata agli alleati sauditi.

 

IL PIANO NUCLEARE DI TRUMP CON IL REGNO SAUDITA

Una delle centrali nucleari negli Usa EPA/ERIK S. LESSER

«Un gruppo della Camera a guida Democratica ha avviato un’indagine sulle preoccupazioni riguardo al piano della Casa Bianca di costruire reattori nucleari in tutto il regno. Gli informatori hanno riferito che potrebbe destabilizzare il Medio Oriente aumentando la proliferazione delle armi nucleari. Secondo quanto riferito, le imprese collegate al presidente hanno spinto per questi trasferimenti» scrive la Bbc News in un dettagliato articolo da cui emerge che il presidente Donald Trump ha incontrato gli sviluppatori di energia nucleare alla Casa Bianca il 12 febbraio per discutere di impianti edilizi nelle nazioni del Medio Oriente, compresa l’Arabia Saudita. E il genero del presidente Trump, il consigliere della Casa Bianca Jared Kushner, visiterà il Medio Oriente questo mese per discutere l’economia del piano di pace dell’amministrazione Trump. I deputati a stelle e strisce sono stati critici nei confronti del piano in quanto violerebbero le leggi statunitensi a guardia del trasferimento della tecnologia nucleare che potrebbe essere utilizzato per sostenere un programma di armamenti. Credono anche che dare l’accesso all’Arabia Saudita alla tecnologia nucleare possa innescare una pericolosa corsa agli armamenti nell’instabile regione. Il regno della penisola arabica ha dichiatato di volere l’energia nucleare per diversificare le sue fonti energetiche ma secondo i media statunitensi, sono in gioco le preoccupazioni la tecnologia nucleare che sta sviluppando l’acerrima antagonista Iran. «I precedenti negoziati per la tecnologia nucleare degli Stati Uniti si erano conclusi dopo che l’Arabia Saudita aveva rifiutato di accettare le misure di salvaguardia contro l’uso della tecnologia per le armi, ma l’amministrazione Trump potrebbe non vedere queste misure come restrittive» ha riferito ProPublica alla Bbc.

 

IL DOSSIER DELLA CAMERA SULL’INQUIETANTE PROGETTO

Il palazzo del Campidoglio sede del Congresso degli Stati Uniti d’America

«La relazione della Camera si basa sui conti e sui documenti degli informatori che mostrano le comunicazioni tra i funzionari dell’amministrazione Trump e le compagnie nucleari. Afferma che “all’interno degli Stati Uniti, forti interessi commerciali privati sono stati fortemente aggressivi per il trasferimento di tecnologia nucleare altamente sensibile in Arabia Saudita“. Queste entità commerciali potrebbero “raccogliere miliardi di dollari attraverso contratti associati alla costruzione e alla gestione di impianti nucleari». Riferisce ancora il network britannico in una delle top news di oggi, martedì 20 febbraio rimarcando che il signor Trump sarebbe direttamente interessato dal progetto. La Casa Bianca deve ancora commentare il dossier che include una cronologia di eventi e nomi altri funzionari dell’amministrazione coinvolti nella questione, tra cui il ministro dell’Energia Rick Perry, il signor Kushner, il presidente della commissione inaugurale del presidente Trump Tom Barrack e l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, quello dichiarato colpevole di aver mentito all’FBI in merito ai contatti russi come parte della consulenza del consulente speciale Robert Mueller sulla presunta ingerenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016. Le entità commerciali menzionate nella relazione riportata dalla BBc sono: IP3 International, una società privata guidata da ex ufficiali militari e funzionari della sicurezza che ha organizzato un gruppo di società statunitensi per costruire “dozzine di centrali nucleari” in Arabia Saudita; ACU Strategic Partners, una società di consulenza per l’energia nucleare guidata dal britannico-americano Alex CopsonColonia NorthStar, la società di investimenti immobiliari del signor Barrack; Flynn Intel Group, una società di consulenza e lobby creata dallo stesso Michael Flynn.

E’ davvero inquietante che questa notizia emerga proprio all’indomani del voto del Congresso per il disimpegno dell’assistenza militare nello Yemen devastato da bombardamenti e dalla fame causata dal blocco degli aiuti umanitari imposto dalla coalizione a guida saudita. E ancor più che ciò avvenga negli stessi giorni in cui Trump sta conducendo la sua campagna intimidatoria contro il presidente eletto del Venezuela Nicolas Maduro per attuare un golpe di stato in risposta ad una crisi economica causata dalle stesse sanzioni americane. Ma ancor più sconvolgente è il doppio gioco che sta facendo lo “sceriffo internazionale” della Casa Bianca con l’Isis in Afghanistan, Irak e Siria di cui parleremo in un imminente reportage incentrato anche sui numerosissimi e iperprotetti giovani Foreign Fighters sauditi devoti alla bandiera nera Daesh

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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FONTI ORIGINALI

RUSSIA TODAY: FATIMA 12 ANNI, 10 CHILI

ISPIO: LA GUERRA NELLO YEMEN

VETERANS TODAY: CONGRESSO BLOCCA TRUMP

BBC: ALLARME PIANO NUCLEARE USA-ARABIA

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