GRETA NEL MULINO BIANCO DELLA FAMIGLIA ADDAMS

GRETA NEL MULINO BIANCO DELLA FAMIGLIA ADDAMS
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DA RIBELLE ECOLOGISTA DI PIAZZA
CON LAUTI GUADAGNI DEL SUO STAFF
A CONFERENZIERA DEL QUALUNQUISMO
ALLA CORTE DEI MAESTRI DELL’IPOCRISIA

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

C’era una volta una paffutella bambina svedese che qualche dotto dottore riteneva essere affetta da una delle tante patologie psicologiche di cui si conosce appena l’etologia (la scienza che studia i comportamenti) e per nulla l’eziologia (la causa) scoperte dalla psichiatria contemporanea che ha invece di recente liberato dalla gabbia delle malattia spontanee espressioni umane come la ninfomania, la satiriasi e l’omosessualità. Per farla breve qualsiasi cosa faccia un adulto nel sesso è sano – per musulmani, induisti e capitalisti, purtroppo, anche la pedofilia impunita – mentre qualsiasi manifestazione espressiva o relazionale, catatonica o ipertonica, di un fanciullo non è una probabile carenza affettiva o educativa da curare con amore, tanti gelati e una gita al mare (sia mai che il giardino zoologico per quanto naturalistico dia cattivo esempio sulla cattività felina) bensì una preoccupante devianza pronta ad ingrassare i conti correnti degli analisti. Nel 90 % dei casi senza trovare soluzioni, nell’5 % di essi facendo entrare bambini o adolescenti nella drammatica esperienza degli psicofarmaci: in Italia sono infatti ben 20mila i bambini in cura con antidepressivi o affini su 400mila ad essere ritenuti soggetti patologici. Questo inciso spalancherebbe le porte ad un’interminabile riflessione sull’effettiva utilità della scienza psichiatrica al di là di una diagnosi comportamentale che fino a 50anni fa era affidata alle cure dei genitori, della maestra, della catechista e del parroco: non sono certo cento mele marce ad oscurare la bontà di milioni di altre che hanno cresciuto generazioni ricche di valori etici ed umani essenziali. Sovvertito l’ordine del sistema famiglia, al fine di dimostrarne l’inutilità nell’era contemporanea e giustificare le coppie arcobaleno e i singoli cactus (chi non riesce a relazionarsi sentimentalmente con un altro essere umano per la propria aridità o spinosità perché dovrebbe riuscire ad avere la capacità di educare un bimbo in adozione?) ecco il presente ed il futuro della società nelle mani dei guru delle scienze psicologiche. Curiosamente questi esperti dei più profondi recessi dell’essere umano si affibbiano l’ampolloso titolo accademico di psichiatri, ovvero curatori dell’anima secondo l’etimologia greca, ma per prima cosa, in ossequio al scientismo massonico, comunista, laicista ed ateista, la maggior parte di loro ha cancellato dagli strumenti terapeutici una delle più antiche, rodate ed efficaci medicine: la dottrina cristiana. Quella che ha consentito alle Comunità di Suor Elvira a Medjugorie, giusto per citare una delle più famose, di recuperare ragazzi e ragazzini comprensibilmente sbandati, scioccati e imprigionati da varie tossicodipendenze dopo le atrocità della guerra nei Balcani, e farne uomini, mariti, mogli, padri e madri davvero felici. Pochi sono gli psichiatri che hanno compiuto studi scientifici su questo tema perché le grandi fondazioni umanitarie internazionali non li finanziano: devono sovvenzionare ricerche che poi conducano ad una prescrizione medica altrimenti come farebbero a permettere di lucrare alle aziende farmaceutiche di cui loro stessi sono azionisti? Se la risposta a molti dei problemi psicoemotivi umani fosse la preghiera a Gesù Cristo – nel più impegnativo dei casi costa i 70 centesimi di una corona del Rosario – dove sarebbe il business?

 

LA PREOCCUPAZIONE ECOLOGISTA NELLA CITTA’ PIU’ PULITA D’EUROPA

Il tanto verde che circonda il Palazzo Reale di Stoccolma

C’era una volta a Stoccolma una bambina pensierosa e malinconica di nome Greta Eleonora Thunberg Ernman (3 gennaio 2003). Avrebbe avuto solo 8 anni quando la sua fervida sensibilità ed intelligenza, secondo alcuni connaturata alla sua presunta e misteriosa Sindrome di Asperger, cominciò a preoccuparsi per l’intero pianeta rendendola triste e malinconica.  Probabilmente a causa del freddo scandinavo nessuno la portò mai a prendere dei terapeutici gelati dopo un giro in giostra. E così, sebbene fosse figlia di un star dell’opera di fama internazionale e vivesse in una famiglia benestante nella quarta città più pulita d’Europa (Europan City Ranking 2015 – Soot Free for the Climate), comincia ad angosciarsi per l’inquinamento in una delle capitali mondiali più verdi. Una preoccupazione quantomeno eccessiva visto il luogo e l’età: è come se la mitica Heidi tra monti svizzeri e caprette alpine avesse iniziato ad inquietarsi per il formaggio fatto col latte in polvere… Pur ammessa (ma non concessa) la buona fede dell’ispirazione iniziale, evidentemente dopata da un gran tempo trascorso su internet magari a causa della mamma in tournèe, la bimba dal cruccio infantile passa al disagio psicologico adolescenziale. Non è chiaro se la presunta sindrome psichiatrica le sia stata diagnostica prima o dopo l’insorgenza delle sue paranoie ecologiche: o se sia una tara appicicata addosso alla sua storia per renderla più commovente. Di certo nessuno le avrà mai consigliato di telefonare alle 20,15 a Radio Maria per pregare insieme ad altre centinaia di bambini del mondo che, ancor prima di scendere in strada per giusti ideali, pongono nelle mani di Dio i propri cari defunti, i genitori in galera, i destini dell’umanità o del pianeta. Resta il fatto che la piccola cresce e, secondo la storia propalata ai giornalisti dalla famiglia, ed in particolare dall’intraprendenza mediatica della mamma, un bel giorno le sue angustie per un cielo sempre più blu diventano così soffocanti che non regge al rovello di doverle covare nel suo piccolo cuoricino durante le lezioni di scuola: sente il bisogno di gridarle ai politici svedesi. Poco importa se proprio loro, forti di un superlativo 80 % di rating nella statistica ecologista citata prima, fanno già ben più di tutti i loro colleghi europei: un risultato influenzato anche dai Reali di Svezia, incuranti di titolo ed agiatezza quando si muovono in bicicletta e coi mezzi pubblici per dare il buon esempio. Tale moda appare in contrasto con la parata di auto blu del presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, tra i primi ad adottare la fanciulla ma a tenersi ben stretti i suoi agi politici. Opportuna o no la protesta della ragazzina comincia. Ma tra tante curiose coincidenze…

 

LA PROTESTA DI GRETA: PUBBLICA GRAZIE A UN GURU DEI MEDIA

La prime proteste di Greta a Stoccolma rimbalzate con grande risalto sui social

Quando le rimostranze della fanciulla Greta diventano pubbliche? Ce lo racconta il giornalista Roberto Vivaldelli nella rubirca de Il Giornale “Gli occhi della guerra” specializzata nei reportages internazionali non solo bellici: «Secondo Andreas Henriksson, giornalista d’inchiesta svedese, c’è chi sull’immagine di questa ragazza adorabile ci ha marciato, eccome. Secondo la sua ricostruzione, lo sciopero scolastico altro non era che parte di una strategia pubblicitaria più ampia per lanciare il nuovo libro della madre di Greta, la celebre cantante Malena Ernman – che nel 2009 partecipò anche all’Eurovision e vanta diverse apparizioni televisive. E il grande stratega mente di questa campagna sarebbe Ingmar Rentzhog, esperto di marketing e pubblicità, che ha sfruttato a sua volta l’immagine della ragazza per lanciare la sua start up. “Ora posso dire che la persona che sta dietro al lancio del libro e lo sciopero scolastico, e la successiva campagna di pubbliche relazioni sul problema del clima, è il Pr professionista Ingmar Rentzhog” scrive il giornalista Andreas Henriksson sul suo profilo Facebook. La bella storia di Greta Thunberg inizia il 20 agosto 2018. Rentzhog, che è fondatore della start-up We Do not Have Time, incontra Greta di fronte al Parlamento svedese e pubblica un post commovente sulla sua pagina Facebook. Siamo al primo giorno dello sciopero iniziato da Greta. Curiosamente, quattro giorni più tardi, il 24 agosto, esce il libro dei genitori di Greta, Scenes from the Heartche racconta i dettagli della vita privata della coppia e della figlia. Una banale coincidenza? Forse».

 

IN POSA COME PER UNO SPOT TELEVISIVO…

Una foto di Greta che ricorda proprio quella di una pubblicità degli anni Ottanta

Non è da ritenere una coincidenza, invece, quel che succede alla neonata organizzazione non appena l’adolescente quindicenne dalle treccine fin troppo smaccatamente puerili entra nel circuito della stessa. Anzi. Viene pure messo il suo nome nel board. E così Rentzhog e soci nel giro di tre giorni lanciano una campagna di crowfunding capace di raccogliere 2 milioni di euro in breve tempo. Il marketing internazionale è perfetto perché la bimba non indossa i panni dell’Alice nel Paese delle Meraviglie che tra sconcertanti scoperte ed allegre amicizie si risveglia dal sogno tra le braccia della sorella.. No. Greta è la nuova star di una fiction multimediale calibrata sull’idillio possibile del Mulino Bianco e della favola della famiglia felice soprattutto perché ha sempre biscotti buoni ma genuini da mangiare. Un’icona della promozione commerciale della fine del Secondo Millennio capace di struggere i cuori per la semplicità di diffondere un messaggio etico ed ecologico talmente banale da essere ovviamente gradito a tutti. La macina dei sogni fu resa mondiale dall’entrata in scena del mugnaio Antonio Banderas a sgranocchiare Pan di Stelle che però faticò non poco a far dimenticare il Babbo Natale del 1993 della Barilla in cui brillavano gli occhi azzurri dell’inarrivabile Paul Newman: ma nonostante questi grandi divi nel cuore di ogni sentimentale rimane soprattutto la bimba con le treccine di rigore che nel 1987 salvava il gattino dalla pioggia prima di tornare a casa a mangiare le penne con mamma e papà. Ed è davvero simpatico vedere che anche Greta indossa per una foto ufficiale quell’indimenticabile impermeabile giallo…

A differenza di Greta quella bambina a scuola ci era andata! Il gattino l’aveva trovato all’uscita. Non aveva disertato le lezioni per andare a caccia di randagetti come ha fatto la ragazzina per puntare il dito contro i grandi: «Scioperiamo perché noi abbiamo fatto i nostri compiti a casa e i politici no». Quando si è giovani, si sa, ogni scusa è buona per marinare la scuola; ecco quindi che la giovincella svedese ha cominciato ad incitare i suoi coetanei ad abdicare ai propri doveri per ricordare agli uomini della politica i loro. E’ decisamente bello sentire una fanciulla parlare di biosfera, un po’ meno vederla guidare via social un esercito di scolaretti ribelli in vari paesi del mondo allo sciopero del venerdì, in sfregio all’appello a rinunciare del Primo ministro australiano Scott Morrison: «ciò che vogliamo è l’apprendimento nelle scuole e meno attivismo». Ma fin qui l’allegoria millennials della fiaba del Mulino Bianco avrebbe potuto anche essere credibile. Con l’ovvia considerazione che Greta si è cimentata sul campo facile della critica qualunquistica per la buona causa dell’ambiente con la stessa facilità con cui l’industria dolciaria promuoveva ottimi biscotti. Se da una parte ha indotto i genitori a dare un segno di responsabilità etica facendoili diventare vegani – un settarismo vegetariano che rifiuta persino uno dei più sani e naturali alimenti della terra come le uova – dall’altra non pare aver condotto un manipolo di compagni di classe a manifestare davanti ai Mc Donald’s contro gli hamburger, posto che rappresentano la criticità più drammnatica e taciuta sull’inquinamento atmosferico: «L’intero settore dei trasporti produce solo il 13% dei gas ad effetto serra attuali. Agli allevamenti intensivi è imputabile una percentuale pari al 18% – scrive il sito Animal Equality evidenziando come incida la filiera carnivora che ha sempre più sostituito, per questioni di affari e cattive abitudini, quella onnivora – In più, oltre alla CO2 ed al metano, gli allevamenti intensivi sono responsabili del 65% di tutte le emissioni di ossido di azoto prodotte dall’uomo – un gas serra con 296 volte il potenziale di riscaldamento globale dell’anidride carbonica e che rimane nell’atmosfera per oltre 150 anni».

 

A KATOVICE SUL PALCO MA NON TRA I VERI ECOLOGISTI

Le fondate quanto banali lagnanze della fanciulla sono state così prese in prestito dai mondialisti che pur essendo i primi registi del suicidio del pianeta sfilano nelle passerelle delle conferenze ambientaliste. Il 4 dicembre 2018 Greta ha parlato alla COP24, vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutosi a Katowice, in Polonia. A dire la verità tutti i veri paladini dell’ambiente avrebbero preferito vederla sfilare in prima fila in una delle tante marce organizzate in quei giorni dai veri ecologisti  nonostante i blocchi della frontiera severamente imposti per evitare l’arrivo di un numero eccessivo di attivisti.

La marcia per il clima a Katowice in Polonia. EPA/ANDRZEJ GRYGIEL POLAND OUT

Da ragazzina ribelle si è subito trasformata in una star da palcoscenico in cerca della claque dei potenti che concedendole spazio e riflettori per un vago e vacuo appello ecologico umanitario possono lavarsi la coscienza e soprattutto sfuggire alle domande mirate dei giornalisti sugli impegni tangibili assunti. La sua stretta di mano con il supertecnocrate Jean Claude Juncker, Presidente della Commissione Ue, durante la sua apparizione al Parlamento Europeo ha sancito il suo ingresso in quel clan di prepotenti internazionali che coltivano ossessivi obiettivi macroeconomici disumani, ancor prima che antiecologici, solo per lo spregiudicato lucro delle banche private azioniste della Bce.

 

LE TRECCINE NELLA CASA DEI MACABRI INTERESSI

La quindicennte Greta con il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker

Perché stupirsi se oggi viene candidata al Nobel per la Pace, assegnato alla Letteratura ad un teatrante sgrammaticato come Dario Fo solo perché di sinistra, e per la Pace ad un presidente Usa come Barack Obama solo per conferirgli la licenza di caccia in tutte le guerre del mondo? Fino al primo scandalo, rimane l’icona acqua e sapone (ovviamente ecologico) di un’adolescenza ribelle per attivismo, assai etica nel qualunquismo, ma purtroppo ben lontana dal preoccuparsi del futuro dell’umanità per le stragi abortiste, le eutanasie infantili, i neonati geneticamente modificati come in Cina o i bambini uccisi dai droni killer democratici di Usa o dai missili etici di Israele. Queste crude tematiche avrebbero certamente minato sul nascere la sua carriera di promotrice dei diritti ecologici e quindi umani. La sua piccola eroica missione, ammesso e non concesso che sia spontanea e solo aiutata dalla famiglia, anzichè pilotata come pare, sta già però naufragando nella metamorfosi delle sue treccine che ricordano sempre meno le storie farlocche ma genuine del Mulino Bianco, sempre meno la bimba col gattino sotto l’impermeabile giallo della Barilla e sempre più la fanciulla maliziosetta e tenebrosa di un serial tv di qualche decennio fa. Sotto il calore dei riflettori il suo faccino di bambola sta perdendo un po’ lo smalto della sincerità; nel tourbillon dei congressi internazionali è già diventata meno simbolo dei suoi stessi Venerdì di protesta e sempre più simile a Mercoledì, la malmostosa protagonista della matriarcale Famiglia Addams: una bambina ubbidiente solo alla mamma Morticia, mezza vamp e mezza fattucchiera, in una casa di mostri dai macabri interessi: decidete voi, a piacimento, quali lo siano tra coloro che l’hanno voluta costruire, incontrare, sfruttare e ora vorrebbero incoronarla reginetta della conquista del nulla. E dopo fate come me: dite una preghierina per Greta. Chissà che non venga illuminata dall’Altissimo e non si guadagni davvero il Nobel per la Pace parlando delle bombe che uccidono i suoi coetanei innocenti in Medioriente e in tante altre parti del mondo.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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La macabra famiglia Addams: in prima fila a sinistra la piccola Mercoledì

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