NAZIABORTISTE, PECORELLE SMARRITE E LUPI TRAVESTITI DA AGNELLI

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AGGRESSIONE ALLA FAMIGLIA NATURALE
A VERONA MARCE DELLE CONTRADDIZIONI
E DELLE FRAMMENTAZIONI CATTOLICHE
DALL’INTOLLERANZA DELLE TRANSFEMMINISTE
ALL’INDIGESTO BOICOTTAGGIO DI ADINOLFI 
COL POPOLO DELLA FAMIGLIA PUR PRESENTE
ENCOMI PER FAMILY DAY E MINISTRO FONTANA

«Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi»
(Vangelo secondo Matteo 7, 15-17)

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

A qualche giorno dal Congresso Internazionale della Famiglia di Verona posso sottoscrivere che gli encomi vanno solo agli organizzatori Brian Brown (World Congress of Families) e Massimo Gandolfini (Family Day), al ministro Lorenzo Fontana che lo ha patrocinato senza remore ed ai tanti cristiani autentici che da vicino o da lontano lo hanno seguito. In precedenza ho voluto evitare riflessioni in mezzo ad una ridda d’inutili polemiche accennando all’evento solo in un precedente editoriale sul Governo arcobaleno alla deriva su migranti e famiglia. Lì ho evidenziato le contrapposizioni più marcate tra quattro linee, declinate in differenti sfumature di colori, che variano dalla posizione dei globalisti neri (perché cospiratori occulti) dell’esecutivo, all’ambiguità dei verdi leghisti su alcuni valori umani ritenuti non negoziabili dalla cultura cristiana, alla confusione dei gialli cinquestelle su alcuni temi etici ed infine alla riottosità dei pentastellati rossi in merito. E’ indubbio che i giornali hanno dato fin troppa spudorata enfasi alla marcia degli antagonisti della famiglia naturale: un’istituzione millenaria oggi contrastata da lobby Lgbt, gaypriders, transfemministe abortiste e fregnare liberiste, in quanto culla della difesa delle virtù umane tradizionali nei quali confluiscono le questioni scottanti sulla teoria gender, sugli uteri in affitto, sulle adozioni gay e sulla propaganda anti-abortista. I media mainstream hanno gongolato a più non posso nel far rimbalzare i cinguettii su Twitter del premier Giuseppe Conte e dei suoi vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini, talmente esacerbati nelle distanze sulle loro convinzioni morali da avvalorare sempre più il sospetto che questo Governo sia tenuto insieme, per momentaneo opportunismo, dai mondialisti: gli infiltrati ufficiali, ovvero Enzo Moavero, già esponente e ministro del partito dei banchieri Scelta Civica di Mario Monti, e Giovanni Tria, già direttore della fondazione Ceis, emanazione dell’Ateneo romano di Tor Vergata partecipata da Finmeccanica (la multinazionale a capitale misto pubblico-statale tra i leader mondiali nelle tecnologie aerospaziali e militari oggi chiamata Leonardo, dopo lo scandalo delle tangenti per gli elicotteri in India); e gli infiltrati occulti, cioè i sottosegretari Guglielmo Picchi e Michele Geraci, rispettivamente dirigente Barclays (galassia Rotchschild) in aspettativa, ed ex funzionario Merrill Lynch e Bank of America a New York.

 

LA SPIRALE DELLA DISUMANIZZAZIONE

Questa teoria – che mi riservo di sviscerare in altre riflessioni – spiegherebbe la continuità governativa nonostante le asperrime litigiosità su questioni come la sessualità e la procreazione che sono fondanti non solo nella vita umana, al di là delle loro individuali implicazioni edonistiche o affettive, ma rappresentano il nodo cruciale per la sopravvivenza della specie secondo un ordine naturale. Basti pensare che i 5.814.635 aborti registrati in Italia fino al 2018 dall’entrata in vigore della legge 194 del 22 maggio 1978 rappresentano la falla demografica nel ricambio generazionale.

Un feto alla nona settimana pesa un grammo ed è lungo 13-17 ed ha già gomiti e prime articolazioni

Si potrebbe già allargare il discorso al sospetto che ci siano i cospiratori del Nuovo Ordine Mondiale pronti a farci scordare la riproduzione naturale lasciata nelle mani di Dio, per chi crede, o del destino, per chi non crede, per spingerci alle fecondazioni assistite, magari taroccate secondo la filosofia scientista del Transumanesimo come le due gemelline cinesi dai presunti super-poteri cerebrali (ma non si sa quali danni…). Non è arduo ipotizzare che la macroeconomia dell’alta finanza trasnazionale, come ci ha disabituati a bere l’acqua del rubinetto per i rischi dei vari inquinamenti causati dalle stesse industrie da lei controllate, voglia distoglierci dalla pericolosa abitudine di avere figli inattesi o affetti da patologie incurabili per creare un business sostituendosi al Creatore divino. In questo senso la cultura dell’aborto, della pillola del giorno dopo, dell’utero in affitto non è solo un liberalismo partorito dai più istintuali egoismi umani ma appare come il deliberato meccanismo perverso in una spirale di disumanizzazione e denaturalizzazione dell’evoluzione della specie che si conclude nelle leggi sull’eutanasia anche infantile (già in vigore in Belgio e Olanda): una sorta di assicurazione su un eventuale prodotto difettoso della catena procreativa artificiale o peggio ancora geneticamente modificata. Concludo qui gli esempi sulle potenziali degenerazioni di interventi invasivi nel ciclo riproduttivo o nella sfera sessuale e torno ad una riflessione su Verona

 

L’ORDA INDIAVOLATA DI NAZIABORTISTE E GAYPRIDERS

A Vernona un manifesto contro la tutela dell’obiezione di coscienza dei medici sull’aborto

Nella marcia trasnfemminista, che riunisce nella stessa marcia abortiste contrarie persino alla tutela del diritto all’obiezione di coscienza per i medici e le coppie di uomini omosessuali con passeggino di neonato adottato tramite utero in affitto, è un duro colpo al cuore vedere i tre bimbi che sorreggono un cartello arcobaleno con la scritta “La famiglia naturale non esiste”. Fin da piccoli sono già educati a diventare burattini ideologici di un liberismo sessuale sfrontato, sbandierato come conquista di libertà politica dai fantasmi sociali, che è diventato così ossessivo, indemoniato e oltranzista da diventare esso stesso una forma di estremismo nazionalsocialista o nazista che dir si voglia. L’orda infoiata dei naziabortisti e dei gayprider che sono sfilati in contrapposizione al Congresso Internazionale della Famiglia lo scorso weekend a Verona non fa paura per la sua aggressività che è fatta solo di urla sguaiate, bestemmie indiavolate, cartelli e abbigliamenti sconci ma sconcerta per l’ignorante intolleranza.

Anche alcuni bambini ovviamente ancora privi di discernimento vengono già usati come testimonial dai sostenitori delle famiglie arcobaleno

Pur vantandomi di essere cristiano integralista sono il primo a riconoscere che ogni individuo adulto ha la libertà di scegliere e per lo stesso libero arbirtrio a noi tutti concesso da Dio – anche ai biblici sodomiti poi castigati – ognuno possa optare per il partner sessuale che preferisce: in Danimarca la trasgressione è tanto degenerata da indurre il governo ad inaprire le leggi che vietano i rapporti con gli animali! A riprova che quando a fomentare un istinto complesso come quello sessuale c’è solo il desiderio di piacere, curiosità ed esperienze alternative al peggio non ci può essere limite. Ma c’è un limite ai diritti individuali che fu ben delineato già dagli illuminanti ragionamenti di una femminista ante litteram come Oriana Fallaci, fiera di essere antibortista vedendo già in ogni feto la dignità umana, per la quale il problema non erano i gay ma le lobby gay, oggi diventate LGBT con l’aggiunta dei Queer, i randagi cacciatori di nuove emozioni nel sesso. «Come i musulmani vorrebbero che tutti diventassimo musulmani, loro vorrebbero che tutti diventassimo omosessuali» scrisse Oriana. E lo stesso vale per i naziabortisti per i quali soltanto parlare di aborto, spiegarne le conseguenze psicologiche irreparabili, dare tutela al sempre maggior numero di medici obiettori ostracizzati o descrivere la vitalità di un embrione fin dal concepimento, è un attentato alla libertà invididuale che loro rivendicano facendo sfoggio di schizofrenica blasfemia in modo talmente ossessivo da indurre inevitabilmente a porsi la domanda se non siano davvero vittima di un’infestazione satanica. Per rispetto alla Santa Vergine non pubblichiamo le immagini di alcuni inverecondi cartelli che chiunque avrà comunque visto su vari network d’informazione.

Manifestanti a Verona nella marcia di contestazione a Congresso sulla Famiglia

Chi chiede, o peggio ancora esige, tolleranza incondizionata, anche in virtù di leggi sempre più faziosamente favorevoli e del compiacimento dei media foraggiati dai mecenati delle logge omosessuali, dovrebbe prima di tutto garantirla democraticamente agli altri. Concedendo il sacrosanto diritto di fare un Congresso sulla famiglia senza doversi preoccupare dei contestatori organizzati. Altrimenti davvero diventano naziabortisti e quindi ideologicamente ben più pericolosi di qualche puttanella buonista, per sua stessa autodefinizione, come quelle che in varie occasioni hanno spudoratamente ostentato il loro liberismo sessuale. Ma se tutto ciò accade la colpa non è soltanto di qualche transfemminista che pare ricondurre tutta l’esistenza umana all’orgasmo forse mai incontrato o al sodomita caprone che vuole sfilare in tanga sfidando vecchiaia e ciccia per ostentare falli di gomma oltre ad un evidente fallocefalia acuta. La colpa è anche delle pecorelle smarrite…

 

LE PECORELLE SMARRITE DEL MONDO CATTOLICO

Alcuni dei cartelli della manifestazione dei cattolici parallela al XIII Congresso Internazionale delle Famiglie tenutosi a Verona dal 29 al 31 marzo 2019

Mi riferisco al mondo cattolico e cristiano in genere che a Verona ha palesato debolezza, contraddizione e frammentazione. Se ciò è accaduto non è sicuramente solo a causa del Vaticano, oggi colpevolmente troppo prudente dinnanzi al debordante strapotere mediatico delle lobby Lgbtq, e tantomeno di Papa Francesco; il quale, per bontà di cuore e umiltà d’animo, accetta di buon grado i consigli porporali a volte quantomeno ambigui per non dire fraudolenti. Il Primate della Chiesa Cattolica Apostolica Jorge Maria Bergoglio ha ripetutamente ribadito che non ci sono alternative alla famiglia naturale e che l’aborto è un crimine che grida vendetta a Dio: «La famiglia, immagine di Dio, uomo e donna, è una sola – ha detto in diffferenti occasioni sui due temi – Non si può, non è giusto fare fuori un essere umano, perché piccolo, per risolvere un problema: è come affittare un sicario per risolvere un problema». Il Vicario di Cristo sulla terra ha le idee chiare in tema di famiglia anche quando non dà la sua benedizione al XIII WCF di Verona per non contraddire il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin il quale ha farraginosamente dichiarato: «Io credo che siamo d’accordo sulla sostanza. Le differenze ci sono sulle modalità». Giustificabile che il buon pastore Francesco I non abbia voluto eccepire nulla al n. 2 dello Stato Pontificio reduce dello smacco dell’invito ad un incontro al presidente cinese Xi Jinping, rimasto senza esito. Ed è anche comprensibile che il cardinale fosse in imbarazzo nel vedere arrivare in Italia un quacchero convertito come l’avvocato americano Brian Brown, già studente a Oxford e Ucla, presidente dell’Organizzazione internazionale per la famiglia (IOF), a tenere sermoni sull’etica cristiana in merito a tematiche spinose come sessualità, matrimonio, procreazione, adozione, educazione infantile. L’albagia ecclesiatica può andare in tilt dinnanzi a entusiasmi spirituali autentici e travolgenti: come accadde quando i suntuosi prelati videro papa Innocenzo III scendere dal trono e chinarsi a baciare i piedi scalzi e luridi del poverello d’Assisi che sarebbe poi divenuto San Francesco. Ecco perché se è digeribile il distacco e la prudenza del Clero lo è molto meno l’ambiguità del segretario federale della Lega Matteo Salvini, assai tracotante nell’ostentare Rosario e Vangelo prima delle elezioni e troppo premuroso a Verona nel rimarcare l’ovvia circostanza che la Legge 194 non si tocca: sebbene non sia in discussione una riforma normativa ma un’adeguata campagna preventiva sull’aborto, omicidio a tutti gli effetti, per quanto legalizzato come quello del piccolo Alfie Evans in Inghilterra. Ma non voglio soffermarmi su un’analisi attenta dei chiacchiericci politici riportati con risalto dai giornali; i quali, avendo ordine di non scrivere dei sabotaggi elettrici in Venezuela, con un popolo per giorni senz’acqua potabile, devono riempire portali e pagine rubate all’Amazzonia con sterili battibecchi. Ho già scritto nella precedente riflessione, e meriterebbe pagine di filippiche, della squallida decisione del premier Conte di ritirare il patrocinio della Presidenza del Consiglio al WCF: come se tale congresso fosse qualcosa di infamante o compromettente. Un gesto che ha smascherato la sua vera natura cerchiobottista e che i veri cristiani si sono legati al dito…

 

GLI INDIGESTI PROCLAMI DEL POPOLO DELLA FAMIGLIA

Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia

Quel che fa male è assistere alla continua frammentazione del popolo cristiano che dinnanzi all’evento di Verona avrebbe dovuto presentarsi compatto senza minimamente dare peso al frangente che fosse stato ovviamente e giustamente patrocinato dal Ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana. Se le parole di Salvini sono oziose e vacue, sono invece indigesti i proclami di un sedicente attivista cattolico come Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia che ha così motivato il boicottaggio formale dell’evento: «Perché tante persone autorevoli, sinceramente e da sempre impegnate nella promozione della cultura della famiglia naturale e della vita, non vanno al congresso e alla marcia di Verona? Perché rispetto al programma iniziale e persino rispetto al programma ufficiale diramato ieri dagli organizzatori, alcuni dei nomi più autorevoli si sono defilati? Credo che rispondere a questa domanda aiuti a comprendere come quello che si apre nella città scaligera sia un convegno davvero controproducente per la concreta crescita di una consapevolezza profamily e prolife, perché l’ha spinta in un angolo al confine tra l’estremismo politico e il trash, disperdendo completamente la bellezza dello straordinario trasversalismo apartitico dei Family Day del 2015 e 2016, non a caso partecipati da centinaia di migliaia di persone, mentre a Verona quel popolo sarà ridotto a poche migliaia di filoleghisti. Come Popolo della Famiglia noi lo sappiamo bene: le analisi dei flussi dei 220mila voti ottenuti il 4 marzo evidenziavano lo splendido trasversalismo di provenienza dei consensi arrivati al PdF. Ha ragione Costanza Miriano: i temi della famiglia non sono di destra, devono poter essere patrimonio di tutti». In queste poche frasi è condensato il flop della politica cristiana su Verona. Che non è quello di Verona. Perché nella città scaligera hanno sfilato più di 10mila persone per chiedere innanzitutto un’immediata moratoria alla pratica dell’utero in affitto, di fatto legittimata attraverso le adozioni gay fatte all’estero da coppie italiane come quella dell’ex parlamentare, e baby pensionato d’oro, Nicky Vendola.

 

I LUPI TRAVESTITI DA AGNELLI

E’ il fallimento di un’opportunità di coalizzazione cristiana all’insegna di valori pregnanti che travalicano ogni colorazione politica. Adinolfi si è a lungo pasciuto, fin troppo vista la corpulenza, nelle greppie del Partito Democratico in cui è stato deputato dal 2008 al 2013. Ed è comprensibile che chi fugge da un recinto della sinistra, magari per mera velleità di sopravvivenza parlamentare, può diventare una pecorella ancora smarrita anche a causa di esiti elettorali fallimentari alle Politiche 2018 (0,67 % alla Camera e 0,7 al Senato). Esiti che indussero la vera anima cristiana del movimento, l’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, a dimettersi da segretario scrivendo una dura lettera di autocritica che di fatto chiamava in causa anche l’esuberante e bolso protagonismo di Adinolfi. L’ex deputato piddino ha biasimato il Congresso di Verona nonostante sia poi stato sfruttato dalla sezione cittadina del Popolo della Famiglia per raccogliere firme per il reddito di maternità e nonostante abbia visto l’indubbia presenza di molti attivisti del Pdf. Ma il movimento ufficialmente aveva preso le distanze creando ovvia confusione, nella mente dei suoi aderenti, sulle verità buone dei valori cristiani: che diventano meno buone se godono del patrocinio di un ministro leghista. Che doveva fare Fontana? Dimettersi dalla Lega prima del WCF oppure non concedere il patrocinio per non marchiare di verde l’evento? Ma siamo seri per cortesia! Nel momento in cui la cristianità lotta nella trincea in cui è stata confinata da un progetto ateista dei mondialisti della finanza sionista-massonica (leggere l’articolo Massoneria e Satanismo al link sotto) è il caso di polemizzare sul colore della bandiera su cui sventolano i sacrosanti principi evangelici? Il caso più eclatante è quello dello schieramento di cui è presidente Adinolfi ma sono molteplici le strofe stonate cantate da presunti paladini del Cattolicesimo nella settimana antecedente al Congresso. Sono state proiezioni impulsive di livorosa iattanza politica dal sapore vetero-cattocomunista che hanno soltanto adombrato un bellissimo evento di dignità umana e cristiana, palesando quelle frammentazioni individualiste che sono la vera zavorra di un autentico Rinascimento Cristiano. Chi si è dissociato dal Congresso in buona fede per eccesso di prudenza dovrebbe rileggersi il manuale Enchiridion Militis Christiani, scritto da Erasmo da Rotterdam quale sintesi dell’umanesimo fattivo della Devotio Moderna, per capire cosa significa essere militanti in nome di Gesù Cristo: senza bisogno di attendere ogni volta il placet del Pontefice. Si esige una Chiesa Santa senza prima cercare di essere noi per primi santi. Chi ha snobbato Verona perché pecorella smarrita merita solo preghiere affinchè trovi la fonte pura cui abbeverarsi nella luce dello Spirito Santo: senza il quale nulla è senza colpa. Ma l’amaro in bocca per questa occasione parzialmente sprecata rimane per la certezza che a boicottarlo siano stati anche molti lupi travestiti da agnelli…

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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