BEATO ROLANDO: A 14 ANNI MARTIRE CRISTIANO DEI PARTIGIANI ROSSI

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L’ULTIMO DESIDERIO DEL SEMINARISTA
DAVANTI AGLI SPIETATI ASSASSINI ATEI:
“POSSO PREGARE PER MAMMA E PAPA’?»
PROCLAMATO BEATO DA PAPA FRANCESCO

MA I COMUNISTI BOICOTTARONO LA MOSTRA

Venerdì 13 aprile 1945  il ragazzo innocente, a soli 14 anni, spogliato a forza della sua veste talare, viene trascinato in un bosco di Piane di Monchio e ucciso con due colpi di pistola. Quando Rolando capisce che i carnefici non avrebbero avuto pietà, chiede solo di poter pregare per la sua mamma e per il suo papà. Anche in quest’ultimo istante, nella preghiera, Rolando riafferma la sua appartenenza all’amico Gesù, al suo amore e alla sua misericordia. Sarà proclamato Beato della Chiesa Cattolica da Papa Francesco il 5 ottobre 2013 con il riconoscimento del suo martirio in odium fidei

Da circa due anni mi riprometto di dedicare un approfondito reportage a questo giovanissimo martire della Cristianità, ucciso solo perchè seminarista da spietati assassini accecati dal fanatismo ateista, diretta conseguenza del comunismo e bieco ideale di troppi partigiani rossi protetti dalla storia. Purtroppo anche oggi sono giunto impreparato nel giorno dell’anniversario della sua morte e nascita al Cielo. Per questo mi scuso con lui che da lassù osserva la deriva di una società che sempre più si nutre delle stesse aberrazioni miscredenti ed anticristiane dei suoi carnefici: molto simili ai jihadisti conteporanei. Il suo sacrificio mite, umile ma comunque eroico – gli sarebbe bastata una parola di abiura della sua fede per salvarsi – merita di essere ricordato meglio: anche a dispetto di chi ancora nel 2013 volle boicottare una mostra itinerante in suo onore per “non infangare la Resistenza”. Mi limito per ora a riportare e rielaborare in modo sintetico alcune notizie essenziali in buona parte attinte dal sito ufficiale a lui dedicato e da altri link sul processo ai suoi assassini di cui non esito a pubblicare nomi e fotografia, anche di fronte ai continui tentativi negazionisti della sinistra sui crimini partigiani. Un frammento cruciale della storia d’Italia che invece merita proprio di essere riscritto attraverso le storie delle tante vittime innocenti di molti brutali terroristi emuli degli assatanati giabobini della Rivoluzione Francese, nemici di Cristo per perversa devianza demoniaca ancor prima che della Chiesa e del messaggio d’amore cristiano.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio

 


UN EROE CRISTIANO NEL TRIANGOLO DELLA MORTE

Il beato Rolando Rivi
La piccola edicola votiva nel luogo del martirio del seminarista Rolando Rivi nel bosco di Piane di Monchio nel Modenese

Rolando Rivi nasce il 7 gennaio 1931, figlio di contadini cristiani, nella casa del Poggiolo, a San Valentino, nel Comune di Castellarano (Reggio Emilia). Il padre si chiama Roberto Rivi e la madre Albertina Canovi. Ragazzo intelligente e vivace, “il più scatenato nei giochi, il più assorto nella preghiera”, Rolando matura presto un’autentica vocazione al sacerdozio. A soli 11 anni, nel 1942, mentre l’Italia è già in guerra, il ragazzo entra nel seminario di Marola nel Comune di Carpineti (Reggio Emilia) e veste per la prima volta l’abito talare che non lascerà più sino al martirio. Il desiderio di diventare “sacerdote e missionario” cresce guardando alla figura del suo parroco, don Olinto Marzocchini, “uomo di ricchissima vita interiore, attento alle cose che veramente contano”, che fu per il ragazzo una guida e un maestro. Ma la sua scelta si rivela fatale abitando lui in quelle aree emiliane che poi gli storici denominarono il Triangolo della morte per i numerosi massacri, spesso impuniti, commessi dai partigiani rossi, «Nell’estate del 1944 il seminario di Marola viene occupato dai soldati tedeschi. Rolando, tornato a casa, continua gli studi da seminarista, sotto la guida del parroco, e porta nel suo paese un’ardente testimonianza di fede e di carità, vestendo sempre l’abito talare – si legge sulla biografia sul sito ufficiale – Per questa sua testimonianza di amore a Gesù, così intensa da attirare gli altri ragazzi verso l’esperienza cristiana, Rolando, nel clima di odio contro i sacerdoti diffusosi in quel periodo, finisce nel mirino di un gruppo di partigiani comunisti. Il 10 aprile 1945, il seminarista viene sequestrato, portato prigioniero a Piane di Monchio, nel Comune di Palagano sull’Appennino modenese, rinchiuso in un casolare per tre giorni, brutalmente picchiato e torturato». 

 

L’ESECUZIONE ED IL PROCESSO

Venerdì 13 aprile 1945, alle tre del pomeriggio esattamente come nel giorno e nell’ora della morte di Gesù Cristo, il ragazzo innocente, a soli 14 anni, spogliato a forza della sua veste talare, viene trascinato in un bosco di Piane di Monchio e ucciso con due colpi di pistola. Quando Rolando capisce che i carnefici non avrebbero avuto pietà, chiede solo di poter pregare per il suo papà e per la sua mamma. Anche in quest’ultimo istante, nella preghiera, Rolando riafferma la sua appartenenza all’amico Gesù, al suo amore e alla sua misericordia. 

L’ex commissario partigiano Giuseppe Corghi condannato per l’omicidio di Rolando Rivi

Nel 1951 la Corte di Assise di Lucca condannò i responsabili partigiani: il commissario Giuseppe Corghi, che materialmente sparò, 31enne all’epoca dei fatti, e il capitano Delciso “Narciso” Rioli, 38, comandante della Brigata Garibaldi, appartenenti al battaglione Frittelli della divisione Modena Montagna (Armando)ritendendoli responsabili dell’efferato omicidio. «Domani un prete di meno» fu uno dei commenti dopo l’esecuzione. La sentenza fu confermata nel 1952 dalla Corte di Assise di Appello di Firenze e diventò definitiva in Cassazione per una pena a 22 anni defalcata di 16 anni per l’amnistia Togliatti che fece trascorrere ai condannati solo 6 anni di carcere. Nonostante ciò l’Anpi prese le distanze dai combattenti etichettandoli come criminali comuni. Ma come dimostrano gli atti processuali la sinistra si diede molto da fare per difenderli ed in particolare l’avvocato bolognese Leonida Casali, esponente di spicco sia del Partito Comunista Italiano, sia del Comitato di Solidarietà Democratica nel secondo dopoguerra.

 

LE GUARIGIONI MIRACOLOSE E LA BEATIFICAZIONE

La beatificazione di Rolando Rivi il 3 ottobre 2013 al Palazzetto dello Sport di Modena

Dopo una serie di guarigioni riconosciute come miracolose dalla Chiesa cattolica, in quanto ottenute con la sua intercessione, il 7 gennaio 2006 è stata aperta dall’arcidiocesi di Modena la sua causa di canonizzazione. Nel maggio 2012, la competente commissione vaticana dei teologi “censori” ha approvato la validità del suo martirio in odium fidei. Il 28 marzo 2013 papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto che ne riconosce il martirio.

Il 5 ottobre 2013 si è celebrata la cerimonia di beatificazione davanti a migliaia di persone riunite nel Palazzetto dello Sport di Modena alla presenza del cardinale Angelo Amatoin rappresentanza di Papa Francesco, del vescovo della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla Massimo Camisasca, l’arcivescovo di Modena-Nonantola Antonio Lanfranchi, il cardinale Carlo Caffarra arcivescovo di Bologna, monsignor Lorenzo Ghizzoni arcivescovo di Ravenna – Cervia, monsignor Enrico Solmi vescovo di Parma, monsignor Luigi Negri arcivescovo di Ferrara – Comacchio e i vescovi emeriti Adriano Caprioli (Reggio Emilia – Guastalla), Paolo Rabitti (Ferrara-Comacchio) e Germano Bernardini (vescovo emerito di Smirne in Turchia).

La folla di fedeli presenti alla proclamazione della beatificazione nel Palasport di Modena

Nell’autunno 2013 fu inoltre approntata una mostra itinerante intitolata “Io sono di Gesù” composta di venti pannelli. In alcune realtà come a Rio Saliceto la mostra fu boicottata dai genitori della locale scuola “Anna Frankche, con la motivazione che la mostra “infanga la memoria della Resistenza“, ottennero la sospensione delle visite didattiche. Il vescovo della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla Massimo Camisasca replicò allo stop alle visite: «La beatificazione di Rolando Rivi è stata presentata dalla Chiesa diocesana come un grande momento di riconciliazione. Questo è il significato del riconoscimento che la Chiesa ha dato del martirio. La riconciliazione non può avvenire attraverso la negazione della verità storica. Nessuno deve avere paura della verità storica – dichiarò monsignor Camisasca – Se c’è un male che è stato compiuto dobbiamo denunciarlo: dobbiamo perdonare coloro che l’hanno compiuto, ma non nascondere ciò che è accaduto.»

Il 15 aprile 2018, nel 73º anniversario del martirio, la signora Meris Corghi, figlia dell’assassino, in presenza dello stesso vescovo Massimo Camisasca ha ammesso l’efferato delitto commesso da suo padre, e ha chiesto perdono alla sorella e agli altri parenti ancora in vita del Martire. La memoria liturgica del beato Rolando si celebra il 29 maggio, giorno della sua traslazione nel cimitero di San Valentino nel 1945.

 

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