IL CALVARIO DI CRISTO – L’ORTO DEI GETSEMANI

IL CALVARIO DI CRISTO – L’ORTO DEI GETSEMANI
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DAL VANGELO DEL TESTIMONE OCULARE
L’AMATO APOSTOLO SAN GIOVANNI 
AI QUADERNI DI MARIA VALTORTA
LA MISTICA ISPIRATA DA GESU’

In ottemperanza allo spirito cristiano che anima questo sito d’informazione riteniamo opportuno sospendere fino alla Domenica della Pasqua di Resurrezione di Gesù Cristo ogni cronaca contemporanea e ritornare ad alcune pagine di storia di duemila anni fa che più di altre hanno narrato ogni dettaglio, anche i più atroci e scabrosi, della Passione di Nostro Signore. Al fine di rimanere il più fedeli possibili ad una ricostruzione di valenza storica ci affideremo al Vangelo scritto dall’unico Apostolo che seguì il Maestro fin sotto alla Croce: San Giovanni, premiato dalla Grazia di Dio già in vita in quanto fu il solo a non morire martire per divenire anche autore del Libro dell’Apocalisse. Al fine di riportare ulteriori particolari aggiungeremo anche le mistiche visioni avute dalla fervente cattolica lombardo-toscana Maria Valtorta (1897-1961) che nei suoi Quaderni del 1944 scrisse, come una reale spettatrice degli eventi che ebbe la grazia di rivivere col suo spirito, l’opera sulla vita di Gesù “Il poema dell’uomo-Dio” o come è stato rititolato “L’Evangelo come mi è stato rivelato”. 

 

I QUADERNI DI MARIA VALTORTA

GESU’ NELL’ORTO DEI GETSEMANI

Ferdinando Ragni – Gesù nell’orto degli olivi – Mostra Passio et Resurrectio, 2013 Alba – collezione privata

Gesù dice ai discepoli di attenderlo nella piazzola erbosa, ma poi chiama Pietro, Giovanni e Giacomo come fosse pentito di inoltrarsi solo o temesse qualcosa; e si inoltra con essi inerpicandosi per la prima balza. Qui giunto dice ai tre: “Attendetemi qui voi, mentre Io prego. Ma non dormite. Potrei avere bisogno di voi. E, ve lo chiedo per carità, pregate. Il vostro Maestro è molto accasciato nello spirito…”. Calca molto sulla parola “molto” e dice le ultime due frasi con tono di profonda mestizia. Ha la voce come resa più profonda e afona da una pena interna. Una voce stanca. E triste. Pietro, che ha preso la torcia da uno degli altri lasciati prima, risponde: “Stai tranquillo. Maestro. Vigileremo e pregheremo, Non hai che chiamarci che verremo”. E Gesù li lascia. Cammina volgendo loro le spalle. Sale lentamente a testa china cercando il posto dove mettere i piedi al lume della luna che ora è più alta e chiara… Dopo pochi metri vi è un dislivello di qualche centimetro più alto di Gesù. Lì vi è anche un masso che sembra essere stato collocato lì o dalla natura stessa o dall’uomo per sorreggere la costicella. Contro questo si ferma Gesù. Ha quasi sotto ai suoi piedi la chioma argentea di un ulivo… Gesù prega. Ritto in piedi contro il sasso, col volto levato al cielo e le braccia aperte a croce. La sua preghiera è intensa. Lo odo sospirare e sussurrare le parole con pressante anelito.

Poi si volge appoggiando le spalle al macigno e guarda… Oltre le chiome spettinate degli ulivi digradanti ai suoi piedi seguendo i dislivelli del luogo collinoso, si vede Gerusalemme. Tutta bianca nel chiaro di luna. Tutta calma, all’apparenza, tutta buona, tutta dormente. Gesù, con le braccia incrociate sul petto, la guarda intensamente. Sospira con maggiore affanno. Poi si incammina di nuovo. Torna ai tre discepoli. Questi hanno acceso un focherello, forse per sentire meno la frescura notturna, forse per resistere meglio al sonno. Ma in realtà dormicchiano già. Le teste, specie quella di Pietro, ciondolano sul petto. “Dormite? Non avete saputo vegliare un’ora sola? Ed Io ho tanto bisogno del vostro conforto e della vostra preghiera!”. I tre si scuotono e si sfregano gli occhi. “Pregate e vigilate. Anche per voi ne avete bisogno”. E li lascia nuovamente tornando al suo posto. Al lume della luna, che gli batte in voltò facendogli parere bianca anche la veste mentre si dirige verso il sentiero, vedo che ha un volto stanchissimo. Un volto martirizzato da un dolore interno. Sembra invecchiato. Lo sguardo non ha fulgori. La bocca cade con piega triste.

Torna al suo masso e si inginocchia con più intensa preghiera. Prega e medita. E nel meditare si abbatte. Lo vedo sussultare, lo odo gemere. Lo vedo che porta le mani congiunte oltre il capo e appoggia queste al masso e la fronte ai polsi e sta così, supplicando. Quando alza il volto, la luna, ora a perpendicolo su di Li mi fa vedere un volto lavato dal pianto. Si alza. Fa qualche passo avanti e indietro mormorando parole che non afferro, sollevando gli occhi al cielo e le mani, riabbassando queste e quelli con sconforto. Soffre. Piange. È agitato.

Torna ai tre che dormono anche meglio di prima. Anche il fuocherello sonnecchia. “Ma dunque? Dormite ancora? Pregate. La carne non vi vinca. Non vinca la carne, in nessuno. Se lo spirito è pronto, la carne è debole. Aiutatemi”. I tre si scusano. Lasciano le pose comode che avevano preso, cercano dei rametti, e per farlo si alzano e si sgranchiscono, ravvivano il fuoco. La vampa mostra un volto così torturato che avrebbe dovuto tener desto anche un moribondo. Ma i tre hanno sonno… Gesù li guarda, scuote il capo. Toma via. Torna al suo masso. Prega da capo. Prima a mani levate e aperte a croce, poi in ginocchio come prima a mani congiunte. Poi tace. Pensa. E deve soffrire atrocemente perché ora singhiozza apertamente, accasciandosi sulle calcagna. E invoca il Padre… Con tanto affanno Sembra un bambino torturato che chiami l’unico che lo può salvare. Ma si riprende e, dopo aver gemuto: “No, no. Troppo amaro è questo calice. Padre, allontanalo dal tuo Figlio”, si riprende e dice: “Però non ascoltare la mia voce. Padre, se essa chiede cosa contraria alla tua volontà. Non ricordarti che ti son Figlio, ma solo servo tuo. Non la mia, ma la tua volontà sia fatta!”.

Vasilij Grigor’evič Perov (1833–1882) – I Getsemani

E dopo questa preghiera la marea di tutto il dolore del mondo si rovescia su Lui, lo preme, lo schiaccia, lo abbatte. Materialmente è una povera cosa curvata al suolo, col volto contro terra, sull’erba fresca, unica pietosa alla sua febbre: sembra uno che muoia. Spiritualmente è un’anima torturata, un pensiero esterrefatto, un cuore schiacciato dall’abbandono del Padre, dal suo rigore, dalla cognizione della tortura che l’aspetta. Da tante, tante cose. Sta così lungamente. Quando una gran luce si mostra sul capo – non vedo altro che una luce candidissima – Gesù alza il capo. La luce lunare e quella angelica mi mostrano un viso rosso di sangue. Le lacrime fanno due righe bianche nella maschera rossa. Anche le mani sono rosse, le braccia che Egli alza verso la luce. Si leva il mantello rosso scuro e si asciuga con esso il volto, le mani, il collo, le braccia. Ma il sudore sanguigno continua. Ogni poro ha la sua goccia che si forma, cresce e cade. L’erba appare più scura là dove Egli ha tenuto il volto, tinta come è di sangue.

Gesù affanna come uno preso da malessere. Si pone seduto contro il masso. Si appoggia. Si abbandona, col capo chino in avanti, le braccia stese ai lati del corpo. La luce angelica è sopra di Lui. Poi scompare fondendosi al raggio lunare. Gesù è da capo solo. Ma è più confortato. Si asciuga nuovamente, accuratamente, volto e mani nel mantello, che ripiega poi, mettendolo contro il masso e appoggiando su questo il capo e le mani in un’ultima preghiera. Poi si alza e si avvia verso i discepoli lasciando il mantello là dove è. La sua tunica rosso pallido appare macchiata come fosse bagnata di un liquido scuro. Ma il volto ha ripreso il suo aspetto maestoso per quanto sia immensamente triste e pallido più del consueto. I tre, comodamente sdraiati, dormono, tutti avvolti nei loro mantelli, presso il fuoco definitivamente morto. Gesù li scuote: “Alzatevi. Andiamo. Chi mi tradisce è vicino”.

Tratto da “I quaderni del 1944” di Maria Valtorta pag.131 – Centro Editoriale Valtortiano. Ulteriori info qui.

 


VANGELO DI SAN GIOVANNI APOSTOLO

GESU’ TRADITO E ARRESTATO

Giotto – Il bacio di Giuda – XIV scec. Cappella degli Scrovegni – Padova

1 Dopo aver detto queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. 2Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. 3Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. 4Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». 5Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. 6Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. 7Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». 8Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», 9perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». 10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

 

GESU’ DAVANTI AL SOMMO SACERDOTE

12Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono 13e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. 14Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo». 15Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. 17E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». 18Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. 19Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. 20Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. 21Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». 22Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». 23Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». 24Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote. 25Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». 26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». 27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

 

GESU’ DAVANTI A PILATO

28Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». 30Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». 31Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». 32Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». 34Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». 35Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 36Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».
E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. 39Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». 40Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

Dal Vangelo secondo Giovanni – 18

 

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Redazione Gospa News

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