GESU’ CRISTO E’ RISORTO! IL MISTERO DELLA PASQUA

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IL VANGELO DI SAN GIOVANNI APOSTOLO
L’INNO SACRO DI ALESSANDRO MANZONI
LE MUSICHE DI MARCO FRISINA E GEN ROSSO
BEATO CHI CREDE NELLA RISURREZIONE 
PER UN VERO RINASCIMENTO CRISTIANO

“No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi”
Vangelo di Luca 16,30-31

Lazzaro non è soltanto l’amico resuscitato da Gesù davanti a decine di testimoni increduli: è anche il nome del mendicante di questa Evangelica parabola ambientata tra il Regno dei Cieli e gli Inferi. Dall’inferno – a dispetto di ogni revisionismo teologico contemporaneo sulla sua inesistenza – il ricco vede il miserabile Lazzaro “portato dagli angeli nel seno di Abramo” e chiede che venga inviato a lenire con acqua la fiamma che lo tortura, ma ciò non è possibile perché tra i due “c’è un grande abisso” non otrepassabile. Allora il facoltoso defunto, dannato per l’eternità, supplica Abramo perché almeno avverta i suoi figli ancora in vita di cosa li attende se come lui vivranno solo per gli agi ed i piaceri. La risposta è senza appello: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi”. In una frase è racchiuso il senso della Pasqua: la vittoria sulla morte, sul dolore, sulla violenza, sull’ingiustizia. E’ un mistero che può essere colto soltanto nella Luce di Cristo Dio: “chi volge le spalle al sole vede soltanto la sua ombra” scrisse saggiamente il poeta cristiano Gibran Kahlil Gibran. “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!” dice Gesù all’incredulo Tommaso. L’apostolo in realtà non avrebbe avuto motivo di dubitare perché già aveva assistito al risveglio miracoloso della figlia di Giairo, uno dei capi della Sinagoga, ed a quello di Lazzaro.

Ma le tenebre del cuore possono costruire un’oscurità della mente così pervicace da indurla a negare anche l’evidenza; sovente ciò avviene per luciferina superbia intellettuale e per nascondere un errore di giudizio come quello dei Giudei e del Sinedrio: costoro, dopo aver condannato il Cristo ad una tremenda morte di croce, nemmeno davanti alla Risurrezione vollero credere e cominciarono lo sterminio dei testimoni oculari cominciando da Santo Stefano. Si rammenti che gli stessi discendenti del popolo salvato dalla prigonia d’Egitto nel celebrare la Pasqua ebraica dell’Esodo commemoravano qualcosa di altrettanto inverosimile vissuto dai loro avi: la divisione delle acque del Mar Rosso operata da Mosè. Ma proprio costui sul monte Sinai insieme alle tavole della Legge ricevette dall’Onnipotente Dio un ammonimento: “Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice”. La gente israelita fu risparmiata solo per compassione verso Mosè. Ma alcuni secoli dopo la stessa “mente catta” (chiusa), refrattaria ad accettare l’avvento del Messia nei panni di un falegname nazareno, perfino dissennatamente accusato di guarire nel nome di quegli stessi demoni che cacciava, diede così compimento alla Scrittura: “Dice il Signore Dio: «Ecco io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà»” scrisse il profeta Isaia (28,16).

Beati i tanti martiri, santi e semplici devoti che pur non avendo visto credettero! Beati noi che pur non avendo visto crediamo! In Duemila anni di storia cristiana da San Francesco d’Assisi a San Pio da Pietrelcina, da Lourdes a Medjugorie, da Kathryn Kuhlman a Benny Hinn, il prodigio si è fatto vestigia terrena del Verbo incarnato, è divenuto abito di ogni fervido credente che ha saputo e voluto riconoscerlo. Per riconoscerlo è fondamentale aprire non solo l’anima ma anche tutto il cuore e tutto l’intelletto alla Verità sfavillante della Pasqua di Risurrezione che già dimora in ogni umano spirito in virtù della scintilla di Dio e della Grazia di Salvezza conquistata dal Risorto. Un miracolo facile da comprendere, in ogni riverbero di luminosa energia divina, con l’aiuto di sapienza, intelligenza, consiglio, fortezza, scienza, pietà ed amor di Dio: i sette doni dello Spirito Santo, lasciato da Gesù in eredità ai suoi apostoli ed a chiunque abbia voluto e voglia rendersi degno di riceverne non solo la benedizione e l’illuminazione ma anche l’unzione e la potenza. Soltanto da qui si può attingere il benedetto viatico, per Cristo, con Cristo e in Cristo via-verità-vita, per un profondo rinnovamento pasquale nelle promesse del battesimo, per un autentico Rinascimento Cristiano individuale, sociale ed ecumenico. In sublime trascendenza al di là di ogni schematismo e appartenenza confessionale.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio

 

 


VANGELO SECONDO GIOVANNI – 20

IL GIORNO DELLA RISURREZIONE

Resurrezione Piero della Francesca – 1450 – 1463 – Museo Civico Sansepolcro

LA TOMBA VUOTA

1Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 7e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. 10I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.

 

L’APPARIZIONE A MARIA DI MAGDALA

11Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». 14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». 16Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! 17Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». 18Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

 

APPARIZIONE AI DISCEPOLI

19La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». 22Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». 24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». 26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

PRIMA CONCLUSIONE

30Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 


LA RISURREZIONE DI ALESSANDRO MANZONI

[Aprile-23 giugno 1812]

Cristo risorto – Peter Paul Rubens, 1577-1640), Firenze, Galleria Palatina.

È risorto: or come a morte
La sua preda fu ritolta?
Come ha vinte l’atre porte,
Come è salvo un’altra volta
Quei che giacque in forza altrui?
Io lo giuro per Colui
Che da’ morti il suscitò.

È risorto: il capo santo
Più non posa nel sudario
È risorto: dall’un canto
Dell’avello solitario
Sta il coperchio rovesciato:
Come un forte inebbriato
Il Signor si risvegliò.

Come a mezzo del cammino,
Riposato alla foresta,
Si risente il pellegrino,
E si scote dalla testa
Una foglia inaridita,
Che dal ramo dipartita,
Lenta lenta vi risté:

Tale il marmo inoperoso,
Che premea l’arca scavata,
Gittò via quel Vigoroso,
Quando l’anima tornata
Dalla squallida vallea,
Al Divino che tacea:
Sorgi, disse, io son con Te.

Che parola si diffuse
Tra i sopiti d’Israele!
Il Signor le porte ha schiuse!
Il Signor, I’Emmanuele!
O sopiti in aspettando,
È finito il vostro bando:
Egli è desso, il Redentor.

Pria di Lui nel regno eterno
Che mortal sarebbe asceso?
A rapirvi al muto inferno,
Vecchi padri, Egli è disceso;
Il sospir del tempo antico,
Il terror dell’inimico,
Il promesso Vincitor.

Ai mirabili Veggenti,
Che narrarono il futuro
Come il padre ai figli intenti
Narra i casi che già furo,
Si mostrò quel sommo Sole
Che, parlando in lor parole,
Alla terra Iddio giurò;

Quando Aggeo, quando Isaia
Mallevaro al mondo intero
Che il Bramato un dì verria,
Quando, assorto in suo pensiero,
Lesse i giorni numerati,
E degli anni ancor non nati
Daniel si ricordò.

Era l’alba; e molli il viso
Maddalena e l’altre donne
Fean lamento sull’Ucciso;
Ecco tutta di Sionne
Si commosse la pendice,
E la scolta insultatrice
Di spavento tramortì.

Un estranio giovinetto
Si posò sul monumento:
Era folgore l’aspetto,
Era neve il vestimento:
Alla mesta che ‘l richiese
Diè risposta quel cortese:
E risorto; non è qui.

Via co’ palii disadorni
Lo squallor della viola:
L’oro usato a splender torni:
Sacerdote, in bianca stola,
Esci ai grandi ministeri,
Tra la luce de’ doppieri,
Il Risorto ad annunziar.

Dall’altar si mosse un grido:
Godi, o Donna alma del cielo;
Godi; il Dio cui fosti nido
A vestirsi il nostro velo,
È risorto, come il disse:
Per noi prega: Egli prescrisse,
Che sia legge il tuo pregar.

O fratelli, il santo rito
Sol di gaudio oggi ragiona;
Oggi è giorno di convito;
Oggi esulta ogni persona:
Non è madre che sia schiva
Della spoglia più festiva
I suoi bamboli vestir.

Sia frugal del ricco il pasto;
Ogni mensa abbia i suoi doni;
E il tesor negato al fasto
Di superbe imbandigioni,
Scorra amico all’umil tetto,
Faccia il desco poveretto
Più ridente oggi apparir.

Lunge il grido e la tempesta
De’ tripudi inverecondi:
L’allegrezza non è questa
Di che i giusti son giocondi;
Ma pacata in suo contegno,
Ma celeste, come segno
Della gioia che verrà.

Oh beati! a lor più bello
Spunta il sol de’ giorni santi;
Ma che fia di chi rubello
Torse, ahi stolto! i passi erranti
Nel sentier che a morte guida?
Nel Signor chi si confida
Col Signor risorgerà.

Alessandro Manzoni

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