DRAGHI CONTRO I MINIBOT, TRIA OBBEDISCE E TRADISCE L’ITALIA

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IL PRESIDENTE BCE FINANZIO’ I PREMIER PD
MA ORA BOICOTTA L’INTESA LEGA – 5STELLE
PER RIDURRE I DEBITI PUBBLICI E PAGARE I CREDITORI
IL MINISTRO SCELTO DA MATTARELLA LO APPOGGIA
DURA REAZIONE DEI VICEPREMIER SALVINI E DI MAIO
Il bazooka dei Qe consentì alla Banca Centrale di Francoforte
d’impadronirsi di 2600 miliardi di euro in titoli di Stato italiani
che ora possono diventare un’arma di ricatto finanziario

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

I minibot fanno paura. Fanno molta paura agli europeisti-mondialisti che attraverso mille sofisticati tecnicismi non vogliono che l’Italia ritrovi uno slancio economico sotto l’egida di partiti sovranisti e populisti come la Lega e il Movimento 5 Stelle. Per una volta i rissosi alleati del Governo Conte sono d’accordo sulla linea di riqualificazione del debito pubblico nel pagamento dei crediti ai fornitori della pubblica amministrazione attraverso un nuovo strumento finanziario, ma il ministro all’Economia e Finanza Giovanni Tria getta la maschera di tecnico al servizio degli Italiani e indossa la livrea di paggio mondialista. Si rivela quindi servo del Nuovo Ordine Mondiale agli occhi di chi conosce l’architettura virtuale dell’alta finanza e il funzionamento del Fondo Monetario Internazionale (FMI), ancorati al dollaro e pertanto al signoraggio bancario sionista-massonico.

Il terrore malcelato è che il minibot possa rivelarsi uno strumento utile, avere successo tra i creditori dello Stato ed essere la via di fuga per l’Italia dalle anguste gabbie delle regole economiche dell’Unione Europea. E magari domani diventare un’esperienza pilota per altre nazioni.

 

DRAGHI BOCCIA I MINIBOT, IL MINISTRO TRIA LO APPOGGIA

Il presidente della Bce Mario Draghi con il ministro dell’Economia Giovanni Tria

Il presidente della Bce Mario Draghi che sostenne i piani economici dei Governi Renzi e Gentiloni fino a “doparli” con il bazooka dei Quantative Easing (acquisto straordinario di ti titoli di stato) boccia subito il progetto minibot e Tria si accoda: ancor prima di discuterne in Consiglio dei Ministri. Non va dimenticato che il responsabile del Dicastero Mef fu indicato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quale garanzia di sudditanza ai desiderata dell’Unione Europea, al posto del leghista Paolo Savona.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indicato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte la nomina di Giovanni Tria a ministro dell’Economia

«Questa è una cosa che sta nel loro programma: il ministero dell’Economia ha girato un parere negativo: in un’interpretazione, quella del debito, non servono» ha affermato Tria, a margine del G20 finanziario di Fukuoka, come se il suo incarico fosse di garante del Quirinale e della Commissione Europea più che dell’alleanza politica di rilancio dell’Italia. Lo si sapeva ma sentirlo dichiarato così spudoratamente suscita disagio, soprattutto tra i leader dell’esecutivo gialloverde.

«Se lo strumento per pagare le imprese non è il minibot – replica il vicepremier Luigi Di Maio per i 5Stelle – il Mef ne trovi un altro. Ma lo trovi, perché il punto sono le soluzioni, non le polemiche. Questa storia dei minibot sta diventando paradossale. Se c’è una proposta per accelerare il pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione si discuta. Ci sono migliaia di aziende che aspettano ancora di essere pagate dallo Stato e non è accettabile. Il Mef dice che sono inutili e che è sufficiente pagare le imprese, allora lo faccia».

I vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Più pacata la replica del vicepremier Matteo Salvini della Lega: «Sullo strumento dei minibot si può discutere, è una proposta, ma il fatto che sia urgente pagare le decine di miliardi di euro di arretrati e di debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti di imprese e famiglie (debiti risalenti a governi e anni precedenti) deve essere chiaro a tutti, in primis al ministro dell’economia. È una questione di giustizia».

Tria, in fondo, adempie solo al suo mandato: senza curarsi di tradire la maggioranza che sostiene il Governo Conte sposa la linea della Bce ostile ai minibot. Non bisogna dimenticare che la Banca Centrale Europea è una società di banche private – fotocopia della Federal Reserve americana che controlla l’emissione del dollaro – ed emette la moneta Euro in virtù della convenzione con gli stati dell’Unione Europea, in minima parte garantita dalle riserve auree fornite come garanzia da paesi sovrani che detengono tonnellate d’oro come Germania 3.483, Italia 2.534 e Francia 2.518.

Tali fondi per la Republica Italiana rappresentano il 70 % di riserve estere, considerate tali in quanto oggetto di un valore internazionale internazionalmente riconosciuto e definito ogni giorno con la quotazione dell’oro dalla London Bullion Market Association (LBMA) e dalla società di “clearing (compensazione)” London Precious Metal Clearing Limited (LPMCL), altri enti costituiti tra banche per iniziativa della N M Rothschild & Sons Limited di Londra.

Se domani mattina lo Stato Italiano decidesse di vendere tutti i suoi lingotti aurei al prezzo corrente di 38,032 euro al grammo potrebbe incassare poco più di 96miliardi e 373milioni di euro: una bazzecola rispetto ai 2.360 miliardi di debito pubblico nazionale. Un piccolo esempio per dimostrare come l’Euro sia fondato su convenzioni internazionali (ed erogazioni del FMI) più che su garanzie concrete…

 

MINIBOT “SOLDI DEL MONOPOLI”: COME L’EURO…

«I minibot sono un surrogato di titolo di stato che non viene assegnato in un’asta del Tesoro con un rendimento deciso dal mercato ma si tratta di un titolo infruttifero e privo di scadenza. Inoltre mentre i titoli di stato sono oramai dematerializzati, il minibot, nelle intenzioni dei suoi fautori, è destinato alla circolazione cartacea, con una imitazione cromatica e di formato delle regolari banconote in euro. Anche per questo gli operatori di mercato lo hanno definito un passo verso l’uscita dell’Italia dall’euro specie dopo che una mozione approvata in maniera bipartisan dalla Camera (ma ripudiata poi dal Pd) li ha indicati come possibilità per pagare i debiti della P.A. La Banca d’Italia e poi la Bce, hanno avvisato dei rischi della creazione di una ‘moneta parallela».

Ha scritto l’Ansa dando ennesima conferma di essere l’agenzia dei mondialisti in Italia in quanto si guarda bene dal dire che la Bce è una spa privata aderente a normative di diritto pubblico mentre la Banca d’Italia, istituto di diritto pubblico, è partecipata da azionisti privati in quanto non è mai stata attuata la legge 262 del 2005 che prevedeva il trasferimento allo Stato dell’ente.

I principali azionisti della Banca d’Italia – fonte wikipedia

«Pensare che il problema del debito pubblico sia risolvibile con i minibot è come provarci con i soldi del Monopoli». Confindustria ha lasciato al presidente dei Giovani Imprenditori, Alessio Rossi, il compito di commentare sarcasticamente, dal meeting di Rapallo, l’idea dei minibot cara al leghista Claudio Borghi, presidente della commissione bilancio della Camera, con cui far fronte ai debiti della Pubblica Amministrazione.

Il simbolo del copyright commerciale su una banconota da 20 euro

I vertici degli industriali italiani hanno lasciato al rampollo l’onore e l’onere di fare un’allusione pericolosa perché evoca una riflessione sull’Euro stesso, moneta coperta da un copyright Bce esattamente come i soldi del Monopoli (come spiegato in altro articolo), ed oggi di valore solo grazie ad una convenzione: esattamente come quella pensata per i minibot.

EURO COME I SOLDI DEL MONOPOLI

Con l’unica differenza che la prima è una valuta trasnazionale, i secondi sarebbero nazionali, destinati a diventare però internazionali qualora fossero riconosciuti da altri paesi, come ad esempio gli Usa, la Cina o la Russia, oggi nuovamente minacciata dalla volontà del Consiglio Ue di rinnovare le sanzioni per la questione Crimea che hanno penalizzato gravemente sugli scambi commerciali tra Roma e Mosca.

Potremmo scrivere fiumi di parole per evidenziare l’analogia intrinseca al progetto minibot della Lega, sposato dai 5Stelle, con altri tentativi di rivoluzione del sistema finanziario come il greenback del presidente Abramo Lincoln in alternativa ai dollari emessi dalla Fed, progetto riconsiderato anche da John Fitzgerald Kennedy, il dinaro d’oro di Muhammar Gheddafi quale valuta panafricana per lo svincolamento dei paesi dipendenti dal Franco francese, ed infine il Petrocoin ancorato alle riserve petrolifere ed auree del Venezuela ideato dal presidente Nicolas Maduro per tentare di difendersi dalle sanzioni americane. Sappiamo bene che fine hanno fatto Lincoln, Kennedy e Gheddafi e vediamo in quali condizioni di emergenza alimentare e sanitaria è stata ridotta la Repubblica Bolivariana.

MADURO: L’ASSAD LATINO FA PAURA COL PETROCOIN

MASSONERIA & COSPIRAZIONI

 

IL GIAPPONE ESEMPIO DI MINIBOT ANTI-DEBITO FMI

Cerchiamo invece di capire due passaggi fondamentali della questione senza addentrarci troppo nei tecnicismi finanziari di Bce, Ue e FMI, il Fondo Monetario Internazionale controllato dagli Usa a loro volta nelle mani delle banche sioniste proprietarie della Federal Reserve. Il 7 febbraio scorso Gospa News ha dedicato un approfondimento sul tema del Terrorismo Economico pilotato dai poteri mondialisti che applicano le leggi alla stessa stregua di molti magistrati italiani oggi nell’occhio del ciclone: rigorosi coi nemici, flessibili e corruttibili con gli amici.

Ecco le banche che controllano la Federal Reserve americana che a sua volta detiene il 70 % del debito pubblico di 21mila miliardi di dollari degli Usa, socio di maggioranza relativa con il 16 % del Fondo Monetario Internazionale che ha sede a Washington

La prima questione che bisogna porsi è quella illustrata da innumerevoli quotidiani e portali di economia riguardante il confronto tra il debito pubblico italiano e quello giapponese. Perché il Giappone che ha un’esposizione finanziaria pari a 8mila miliardi di euro, ovvero quasi quattro volte quella italiana, ha un giudizio positivo nelle agenzie di rating e sul mercato internazionale? Grazie ad un progetto esattamente analogo a quello leghista sui minibot, attuato da Tokyo senza remore perché la loro nazione non è vincolata dai molti trattati capestro dell’Ue.

«Qual è il segreto alla base della solidità finanziaria giapponese? Il meccanismo è all’apparenza semplice: il governo giapponese emette obbligazioni (Japanese Government Bonds – JGB) a tasso zero/negativo per rifinanziare il debito e la Bank of Japan (BoJ) e gli investitori istituzionali le comprano titoli a prescindere dal rendimento offerto – scrive in un articolo Il Sole24Ore (link a fondo pagina) – Il debito è detenuto all’88% nelle mani di istituzioni pubbliche o semi-pubbliche (banche, fondi pensione ed assicurazioni) che non sono prone a rivenderli sul mercato secondario».

«Infatti gli scambi sui titoli giapponesi sono relativamente scarsi, con dei prezzi estremamente stabili nel tempo che rendono il mercato per nulla appetibile ai trader speculativi. I rendimenti sono così bassi su tutte le scadenze perché determinati dalla BoJ, che controlla il livello dei tassi di interesse a lungo termine – evidenzia ancora il quotidiano di Confindustria – Quindi il servizio del debito resta economico per il governo: la spesa per interessi è al 12,6% delle entrate, il valore più basso da 40 anni. Inoltre il governo detiene per sé una larga quota di attività finanziarie che in parte compensano il debito in crescita».

TERRORISMO ECONOMICO USA: ORA TOCCA A SIRIA E ITALIA

 

SPECULAZIONI SULL’ITALIA: 1371 MILIARDI DI EURO FERMI SUI CONTI

George Soros ricevuto a Bruxelles dal presidente del Parlamento Europeo Masrtin Schultz il 10 aprile 2012

Perché l’Italia non può ancora imitare l’esempio giapponese? Per il rigorismo Ue ma soprattutto per le continue speculazioni finanziarie iniziate nel 1992 con la svalutazione della lira da parte del magnate della finanza George Soros, proprio nell’imminenza dell’arrivo dell’Euro, e per altre analoghe iniziative che, con l’appoggio di media fortemente critici sulla stabilità politica nazionale, hanno creato una dilagante sfiducia degli italiani stessi nello Stato. Un’inchiesta di alcuni anni fa rivelò che anche i parlamentari della cosiddetta Seconda Repubblica detenevano più azioni di società straniere che Bot, Cct o investimenti in industrie leader italiane, spesso erose piano piano dagli investitori esteri fino a diventarne loro i proprietari tramite grosse holdings.

La lobby trasnazionale del dollaro, una sorta di mafia economica in combutta con il Deep International State che condiziona i paesi attraverso azioni politiche ma anche finanziarie e qualche volta persino stragiste (come emerso dall’inchiesta della Commisisone parlamentare sul Delitto Moro e la strage di Via Fani), non vuole che gli stessi investitori italiani scommettano sull’Italia perché ricca di risorse artistiche e paesaggistiche appetibili e di una posizione geografica strategica sotto il profilo militare essendo diventata dal XX secolo la portaerei Usa del Mediterraneo.

DELITTO MORO: MENZOGNE DI STATO

Un interessante reportage di Milena Gabanelli per il Corriere della Sera nel marzo scorso ha rivelato un dato inquietante: 1.371 miliardi di euro nelle mani di pochi milioni di fortunati italiani arrichitisi nel boom economico degli anni Ottanta sono fermi, stantii, inchiodati sui conti correnti bancari o sui libretti di deposito perché i detentori di tali ricchezze non si arrischiano ad investirli.

Preferiscono che siano erosi dai tassi bancari ormai negativi o svalutati dall’inflazione piuttosto che usarli per scommettere sull’Italia, sulle obbligazioni o sulle azioni italiane. I drammi dei Bond Cirio e Parmalat, i default di Etruria e banche venete, la crisi di Monte dei Paschi di Siena e di altre banche hanno allontanato i risparmiatori dagli investimenti.

MATTARELLA PROTEGGE I BANCHIERI PIRANHA DEI RISPARMIATORI

Ciò ha creato una circostanza paradossale. Perché quei 1.371 miliardi di euro rappresentanto ben più della metà dell’intero debito pubblico italiano il quale è diventato pericoloso soprattutto per un motivo: al 32 % è detentuto da investitori esteri che possono quindi speculare sulle obbligazioni statali decidendo di svenderle in blocco anche a rischio di deprezzamente pur di sbarazzarnese o per condizionare le politiche economiche della nazione.

Un grafico della primavera 2018 sulla distribuzione del debito pubblico in Italia

Si tratta della stessa strategia finanziaria oggi allo studio in Cina per rispondere alle sanzioni su Huawei e ai dazi sui prodotti di esportazioni. Pechino detiene infatti il 17,7 % del debito pubblico americano in Treasuries ed ha cominciato a lanciare segnali disertando le aste pubbliche di questi bond Usa, vendendone per 20,45 miliardi di dollari a maggio e riducendo così di 10 miliardi il loro investimento che rimane comunque pari a 1.121 miiardi di dollari e pertanto non mette al momento a rischio la politica economica di Washington, la borsa di New York ed il dollaro. Ma la stessa Cina da anni sta acquistando tonnellate di oro come la Russia, divenuta in pochi anni la quinta potenza aurea del mondo nel timore di un crack della valuta statunitense e nella speranza di ridurre al minimo i suoi investimenti residui su tale moneta.

 

IL RISCHIO INFRAZIONE UE PER I DEBITI DI RENZI E GENTILONI

I due ex premier Paolo Gentiloni e Matteo Renzi

I minibot potrebbero essere una soluzione concreta per dare respiro all’economia in attesa che le semine delle politiche economiche del nuovo governo Lega – 5Stelle diano i loro frutti. In parte essi ci sono già stati. Come si può vedere nel grafico di Mazziero Research il debito pubblico, calato fortemente a dicembre e poi risalito dopo gli spauracchi delle sanzioni Ue all’Italia, è tornato a scendere a marzo e a maggio, confermando che le oscillazioni dello Spread, fomentate dalle intimidazioni di infrazioni dell’Unione Europea per il deficit conseguente al calo delle previsioni del Pil, sono il vero grosso problema e sono diretta conseguenza di politiche economiche che scelgono l’arma del terrorismo finanziario come strumento di controllo di un paese.

L’andamento del debito pubblico italiano negli ultimi mesi

Ma se oggi l’Italia rischia la procedura d’infrazione dell’Unione Europea è soltanto perché il Governo Gentiloni, asservito alle logiche europeiste-mondialiste con la benedizione di Mattarella, aveva promesso una riduzione del debito pubblico fino all’1,8 % nel rapporto col Pil (Prodotto Interno Lordo) già nel 2019 sebbene le previsioni analitiche economiche dimostrassero che, come ben spiega un articolo dell’anno scorso de Il Fatto Quotidiano (link a fondo pagina), mancasse una manovra da 10 miliardi di euro senza la quale la percentuale debito-pil sarebbe schizzata al 3,7 %.

Per questo fu aggiunta la clausola di salvaguardia dell’aumento dell’Iva nel 2019 o 2020, al fine di scaricare sui successivi ministri ogni responsabilità sul deficit in eccesso. L’aumento Iva non è avvenuto solo perchè il piano programmatico Def del Governo Conte ha limato allo 2.04 % il deficit con indicibili sacrifici, ovvero rinunciando a 6,5 miliardi inseriti in precedenza nelle previsioni di spesa della manovra. Ma ciò non è bastato ancora alla Commissione Europea che, a causa delle previsioni del ribasso del Pil, a fine maggio, pochi giorni dopo le elezioni Europee, ha mandato la letterina di richiamo per una manovra correttiva con il preavviso dell’avvio della procedura di infrazione.

 

IL BAZOOKA DI DRAGHI PER AIUTARE IL PD E INDEBITARE GLI ITALIANI

Mario Draghi, presidente della Bce, la Banca Centrale Europea, società di banche private

Com’è ormai noto l’ex premier Matteo Renzi si guadagnò questa flessibilità di deficit attraverso l’accoglienza indiscriminata dei migranti in Italia sancita dall’operazione Triton. Ma la copertura finanziaria in liquidità giunse dal vero regista dell’operazione: il presidente della Bce Mario Draghi. Con i colpi di bazooka dei Quantative Easing la Banca Centrale Europea acquistò obbligazioni italiane “dopando” il mercato dei titoli di Stato nazionali per legittimare le proiezioni del Documento Economico Finanziario dei governi Renzi e Gentiloni che, come detto, scaricarono sul 2019 l’ipotetica riduzione all’1,8 % di deficit, un traguardo matematicamente utopistico e totalmente farlocco.

Ma il bazooka di Draghi ottenne un altro effetto strategico fondamentale sebbene furbescamente occultato. L’acquisto di 2.600 miliardi di euro in titoli di Stato italiani dilazionato in 4 anni dalla Bce ha permesso alla banca con sede a Francoforte di entrare in possesso di un’ulteriore larga fetta del debito pubblico nazionale: esattamente come un usuraio continua a prestare soldi al cliente indebitato per poi avere il controllo assoluto del suo patrimonio e delle sue scelte in merito. Le manovre spensierate dei governi tecnici voluti dai presidenti della Repubblica del Pd Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella spostarono così altro debito virtuale nelle tasche degli italiani.

Ecco perché Draghi, prestigiatore nel mascherare il debito pubblico durante i Governi filoeuropeisti ancorati ai mondialisti che reggono le sorti del FMI, non vuole i minibot: perchè rappresenterebbero un’arma in più per l’Italia per difendersi dalle speculazioni sullo spread ed un’eventuale “contropartita” quando giungeranno a scadenza i titoli di Stato acquistati dalla Bce.

Ecco perché Tria dimostra di essere in malafede nel suo endorsement verso Draghi ma si palesa apertamente anche come uno degli infiltrati mondialisti nell’esecutivo Lega – 5 Stelle: è la talpa che potrebbe scavare la fossa al Governo Conte in vista dell’ennesima amministrazione tecnica, controllata dal Quirinale e dagli avvoltoi di Bruxelles e Francoforte.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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FONTI

L’ANTIDIPLOMATICO – LE RISERVE AUREE MONDIALI

IL SOLE 24 ORE – IL PARADOSSO DEL GIAPPONE

IL FATTO QUOTIDIANO – INFRAZIONE PER I DEBITI DI RENZI E GENTILONI

QUI FINANZA – STOP AI QUANTATIVE EASING DI DRAGHI

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