PALAMARA-GATE – 2. Al PM scelto da MONTI e RENZI l’inchiesta sulle TOGHE ROSSE del “Cerchio Magico” PD. Inciucio M5S, FI e LEGA al CSM

PALAMARA-GATE – 2. Al PM scelto da MONTI e RENZI l’inchiesta sulle TOGHE ROSSE del “Cerchio Magico” PD. Inciucio M5S, FI e LEGA al CSM
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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

«Cantone conquista la Procura di Magistratopoli. Davigo sconfitto». E’ stato Il Riformista il quotidiano più ardito nel commentare la spaccatura all’interno del Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura per la nomina di un magistrato di fiducia dei Governi Monti e Renzi alla guida dell’ufficio requirente più scottante d’Italia: quello di Perugia che sta indagando sul PalamaraGate in una girandola di intercettazioni sconcertanti tra toghe rosse e politici del Partito Democratico.

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Non ha freni il giornalista Paolo Comi nel mettere a nudo le vergogne di una Casta che stavolta non ha imposto un nome gradito all’establishment di sinistra solo grazie ai voti dei progressisti ma in un perfetto inciucio in cui le vecchie logiche della Prima Repubblica hanno messo d’accordo i componenti laici del CSM indicati da Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega. Costoro sono stati talmente determinanti a sostenere il candidato “renziano” da consentire al vice presidente David Ermini, già responsabile della giustizia dei parlamentari PD di astenersi.

Matteo Renzi e Raffaele Cantone il 24 maggio 2016 a Palazzo Chigi (Roma) per la sigla del protocollo di vigilanza sulle procedure per la bonifica delle aree di Bagnoli – Photo Samantha Zucchi Insidefoto

E così il dottor Raffaele Cantone, indicato come presidente dell’ente anticorruzione ANAC dall’ex premier Matteo Renzi nel 2014 ed acclamato dal Parlamento forte della maggioranza Dem, guiderà la Procura di Perugia che avendo la competenza territoriale sulle indagini a carico dei magistrati di Roma sta ultimando l’inchiesta sul pm Luca Palamara, sospeso da funzioni e stipendio per presunta corruzione in atti giudiziari (anche in relazione al tentativo di pilotaggio proprio delle nomine alle Procura di Roma e Perugia) e sui coindagati eccellenti per rivelazione di segreti d’ufficio Riccardo Fuzio, ex procuratore generale costretto al prepensionamento dallo scandalo, e Luigi Spina, ex consigliere CSM in quota alla corrente UNICOST cui apparteneva lo stesso Palamara.

 

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Spetterà allo stesso procuratore Cantone l’ultima parola anche sull’eventuale rilevanza penale degli incontri notturni del maggio 2019, in cui si parlò di come pilotare le nomine di toghe amiche, cui presero parte anche l’ex magistrato Cosimo Maria Ferri, sottosegretario di Grazia e Giustizia del Governo Renzi (come in quelli di Letta e Gentiloni) ed oggi deputato PD, e l’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti (Governo Renzi) poi Ministro (Governo Gentiloni), preoccupato per il nuovo dirigente della Procura di Roma dove sulla sua testa incombe una doppia inchiesta per favoreggiamento e rivelazione di segreti d’ufficio in relazione alle indagini sulle tangenti CONSIP, la società per azioni governativa che gestisce gli appalti sulle forniture miliardarie per l’amministrazione pubblica.

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Questo intrigo tra magistrati e politici è stato solo sussurrato dalla maggior parte dei quotidiani che si guardano bene dall’usare il binomio magico “conflitto d’interessi” abusato per altri in passato, forse per la statura morale palesata, finora, dal dottor Cantone all’Anac, sotto il naso del quale, purtroppo, l’allora ministro Lotti faceva la spia agli indagati per quel pesante giro di corruzioni.

Cantone è stato un magistrato di spicco nella lotta alla Camorra prima di estraniarsi a lungo dalle indagini attive (dal 2007 al 2011 fu all’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione) fornendo così uno dei motivi “tecnici” per cui una parte delle toghe non lo riteneva idoneo al nuovo incarico in Umbria dove peraltro già aleggiano spettri di insabbiamento.

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Il Riformista è stato il più determinato nel riportare le pesanti dichiarazioni pronunciate dal presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo Nino di Matteo, già pubblico ministero antimafia e oggi componente del Consiglio Superiore della Magistratura nelle liste di Autonomia & indipendenza, durante la riunione del Plenum di mercoledì 17 giugno per la nomina del dirigente della Procura di Perugia nel corso della quale ha sostenuto, come il magistrato Piercamillo Davigo, la candidatura di Luca Masini, già procuratore aggiunto a Salerno.

«Ritengo – ha esordito davanti al CSM il dottor Di Matteo secondo quanto riportato dal giornalista Comi – che non sia opportuno che Cantone vada a dirigere proprio quella Procura che è competente su ipotesi di reato commesse dai colleghi che lavorano negli uffici di Roma e che possono investire procedimenti che a vario titolo riguardano i rapporti tra magistrati e politici vicini o appartenenti alla stessa compagine politica decisiva per la nomina all’Anac» specificando apertamente di riferirsi alla vicenda Palamara-Lotti, come segnalato dall’Ansa

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«L’incarico all’Anac ha una fortissima connotazione politica, una connotazione che si è perfino accentuata, almeno quanto alla sua apparenza, quando per più volte Cantone è stato indicato come possibile premier della nuova compagine governativa» ha aggiunto Di Matteo ricordando anche davanti al Plenum che quell’incarico derivava «da una delibera del Consiglio dei Ministri» .

Alla fine i davighiani di Magistratura Indipendente, ritenuta la destra giudiziaria, hanno racimolato 8 voti per Masini (astenuti i membri di Unicost) mentre le cosiddette toghe rosse eredi di Magistratura Democratica con i loro 5 voti (Area) sommati ai 7 dei laici (non magistrati) in quota a Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega hanno consentito a Cantone di spuntarla scatenando una grandinata di pesanti commenti da parte dei togati di MI.

Sempre secondo Il Riformista, Giuseppe Marra ha affermato che la nomina dell’ex capo dell’Anac «passerà alla storia del Csm: un magistrato che da tredici anni non svolge funzioni requirenti e si ritrova direttamente procuratore distrettuale». Quindi Ilaria Pepe: «Cantone avrà tutti i meriti del mondo» ma ricordiamo che «il suo nome girava, tranne per il soglio pontificio, per tutti gli incarichi pubblici».

Mentre in una chat il giudice veronese Andrea Mirenda è stato ancora più eloquente: «Secondo le migliori previsioni, Area, la sedicente sinistra giudiziaria, ha votato compattamente il proprio sodale a capo dell’ufficio perugino, competente guarda caso per i reati commessi dai magistrati romani, senza curarsi della non proprio “chiara” apparenza di indipendenza di Cantone dal potere politico per le ragioni rese plasticamente dal voto in favore di costui da parte di tutti i politici del Csm».

«Non si può dubitare della indipendenza di Cantone. Dalle chat vediamo che Cantone non doveva andare a Perugia secondo persone vicine al presidente del Consiglio che lo nominò all’Anac». Lo ha difeso per primo il presidente della Commissione Direttivi Mario Suriano, (Area), relatore della proposta su Cantone al Plenum.

«Da evitare assolutamente». Scrisse infatti Palamara in una chat su WhatsApp del 5 febbraio 2019 con il già citato Cosimo Maria Ferri in merito all’ipotesi della nomina dell’ex presidente Anac a Perugia, secondo Umbria24. A Suriano ha replicato però secco Davigo «Di Masini nelle chat non si parla proprio e questo è ancora meglio».

 

Come non dare torto a Davigo viste le innumerevoli ed inquietanti intercettazioni emerse tra esponenti del Partito Democratico, componenti del CSM che dovrebbe vigilare sul corretto comportamento dei magistrati e alcune toghe finite coinvolte nel PalamaraGate?

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Come non ritenere sagge le parole dell’ex pm Di Matteo visto che lo stesso Cantone dal 2011 fu componente della Commissione che elaborò le prime proposte anticorruzione del governo Monti, da cui scaturì la Legge Severino che servì alla sinistra per far decadere da senatore il principale avversario Silvio Berlusconi? Nominato all’ANAC, il presidente diede poi le dimissioni il 23 luglio 2019, durante il Governo Conte con la maggioranza “anomala” tra Lega e Movimento 5 Stelle.

«Sento che un ciclo – scrisse nel comunicato – si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo». Per una curiosa coincidenza ciò avvenne proprio poco settimane dopo il pensionamento del Procuratore di Perugia Luigi De Ficchy e lo scoppio del PalamaraGate con una raffica di indagati e dimessi eccellenti nello stesso Consiglio Superiore della Magistratura.

 

 

MATTARELLA COME PONZIO PILATO SUI CASI CSM

All’indomani di questa grave spaccatura all’interno del CSM per la nomina di Cantone, il Quirinale non ha voluto ovviamente affrontare il delicatissimo e spinosissimo argomento ma, in occasione della cerimonia del 18 giugno per gli anniversari dell’uccisione dei magistrati Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Giudo Galli, Mario Amato, Gaetano Costa e Rosario Livatino, si è limitato ad esprimere disagio per lo scandalo che sta travolgendo la magistratura.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sentenziato che esso «fornisce la percezione della vastità del fenomeno allora denunziato; e fa intravedere un’ampia diffusione della grave distorsione sviluppatasi intorno ai criteri e alle decisioni di vari adempimenti nel governo autonomo della Magistratura».

Il Capo dello Stato ha aggiunto che tali distorsioni «non appartengono alla Magistratura nel suo insieme, che rappresenta un Ordine impegnato nella quotidiana elaborazione della risposta di giustizia rispetto a una domanda che diventa sempre più pressante e complessa».

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«Anche per questo la Magistratura deve necessariamente impegnarsi a recuperare la credibilità e la fiducia dei cittadini» ha aggiunto Mattarella che non può però lavarsi né le mani come Ponzio Pilato né la coscienza politica.

L’inquilino del Colle infatti pare non ricordare di come elogiò per il servizio prestato l’ex procuratore generale Riccardo Fuzio quando fu costretto a chiedere il pre-pensionamento dopo lo scandalo per essere stato indagato per rivelazioni di segreto d’ufficio a Palamara. Ovviamente prima che le intercettazioni mettessero in evidenza le sconcertanti “congiure” tra toghe rosse e politici PD contro il leader della Lega Matteo Salvini.

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Va rammentato che il Presidente della Repubblica è anche per diritto costituzionale Presidente del CSM ma per consuetudine affida ogni sua delega al vicepresidente, nominato dallo stesso Plenum. Ma i fattacci di oggi non consentono a Mattarella di chiamarsi fuori così facilmente da una responsabilità quantomeno politica per vari motivi…

 

 

LA FIDUCIA DEL PRESIDENTE AGLI AMICI DI PALAMARA

Gli scandali nel Consiglio Superiore della Magistratura sono avvenuti nel momento in cui aveva delegato a rappresentarlo in qualità di vice presidenti due suoi compagni del Partito Democratico Giovanni Legnini prima e David Ermini poi, sulla nomina del quale si spaccò per la prima volta lo stesso Plenum, che probabilmente già stava fiutando una gestione eccessivamente politicizzata dell’organismo di autogoverno delle toghe. Gospa News dedicò a tale votazione un ampio articolo dall’eloquente titolo “Toga Rossa là Trionferà!” in tempi non sospetti: il 22 ottobre 2018.

TOGA ROSSA LA’ TRIONFERÀ…

Nel precedente reportage Palamara-Gate 1 abbiamo evidenziato i pesanti intrighi di Legnini non solo nelle chat con Palamara ma anche in incontri proibiti con indagati e giudici poi arrestati. Inoltre sul Corriere della Sera del 9 giugno 2020 sono stati pubblicati i contenuti di un verbale d’interrogatorio dell’ex consigliere del CSM Massimo Forciniti, tornato a presiedere una sezione del Tribunale di Crotone dopo l’esperienza a Palazzo dei Marescialli.

«Durante l’interrogatorio gli inquirenti gli chiedono conto di un messaggio inviato a Palamara il 22 giugno 2018, quando il Csm di cui facevano parte entrambi stava per chiudere i battenti, estrapolato per l’occasione dagli investigatori della Finanza nel quale Forciniti scriveva “Grazie al tuo avallo, in questa consiliatura molte cose sono state decise da vicepresidente cerchio magico, non nelle sedi proprie» scrive il quotidiano milanese che poi riporta la risposta dello stesso interrogato.

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«Non ricordo la ragione contingente per cui scrissi tale messaggio. Posso dire che quando mi riferivo al “cerchio magico” intendevo dire che avevo l’impressione che Palamara, assieme al vicepresidente e altri consiglieri, laici e togati, cercassero di orientare l’attività del Csm. Ritenevo, in sostanza, che tali componenti avessero un canale privilegiato nei loro rapporti, anticipando il loro orientamento su varie pratiche da approvare in Consiglio» disse l’interrogato ai magistrati umbri che indagano sul PalamaraGate.

Ma chi faceva parte del «cerchio magico» evocato da Forciniti? «In questo gruppo di persone io consideravo, oltre a Palamara e Giovanni Legnini (il vicepresidente, già deputato pd e sottosegretario del governo Renzi, ndr), i consiglieri Valerio Fracassi, Paola Balducci e Giuseppe Fanfani (il primo della corrente di sinistra Area, gli altri due laici indicati dal centrosinistra, ndr)». In risposta a tali affermazioni lo stesso Legnini, come riportato dal Corriere, si è difeso evidenziando ai pm di Perugia alcuni casi in cui si oppose alle nomine proposte da Palamara.

«Chi baratta il proprio dovere con mire carrieriste, chi svende gli ideali per il potere personale, chi insudicia il proprio ruolo con pratiche da faccendiere ha solo da vergognarsi e chiedere scusa. Tradisce la funzione, i colleghi, l’istituzione». Lo ha detto lo stesso vicepresidente del Csm Ermini alla cerimonia al Quirinale.

Ermini ha rilasciato altre precedenti interviste per prendere le distanze da uno scandalo nel quale gli schizzi del fango peggiore colpiscono proprio il suo Partito Democratico. Ma si scorda di quanto sia stato vicino a Palamara non appena ottenne la vicepresidenza del CSM grazie ai voti della sinistra giudiziaria. E’ stato ancora Il Riformista a rinfrescare a tutti la memoria in un articolo del 22 maggio.

 

ERMINI AL CONVEGNO DEL SINDACATO DI PALAMARA

«Dalla lettura delle chat depositate nell’indagine di Perugia emerge, però, uno scenario leggermente diverso. Almeno fino a maggio. Ferri e Palamara, infatti, sono molto contenti di aver scelto Ermini. Il 23 gennaio 2019 Ferri scrive a Palamara: «Ermini mitico, ha votato per i magistrati segretari (incarico molto prestigioso al Csm, ndr). Devo dire che tra l’intervista (probabilmente, sfogliando il calendario di quei giorni, si tratta dell’intervista a Lucia Annunziata a Mezz’ora su Rai Tre, ndr) e voto di oggi ha fatto una cosa meglio dell’altra». Palamara risponde: Assolutamente sì!!! Ieri sera abbiamo assestato un grande colpo» scriveva ancora Paolo Comi.

Il presidente della Repubblica e del Csm Sergio Mattarella plaude alla nomina di David Ermini quale suo vice nell’ottobre 2018

«Che i rapporti con Unicost, la corrente di cui Palamara è stato il ras indiscusso per anni pur senza ricoprire nell’ultimo periodo incarichi di vertice nella segreteria nazionale, erano eccellenti, lo dimostra la partecipazione di Ermini al maxi convegno organizzato dalle toghe di centro il 12 aprile successivo a Milano su “Mafia e diritti: prevenzione, repressione ed esecuzione della pena”» riporta ancora Il Riformista.

«Nell’Aula magna del Palazzo di giustizia, alla presenza di tutto lo stato maggiore di Unicost, Ermini era stato l’ospite d’onore. Rileggendo i nomi dei relatori riportati sulla locandina dell’incontro non si può non notare come sia cambiato lo scenario. Luigi Spina, consigliere del Csm, indagato e dimessosi; Riccardo Fuzio, procuratore generale della Corte di Cassazione, indagato e costretto al prepensionamento; Gianluigi Morlini, consigliere del Csm, dimessosi; Francesco Basentini, capo del Dap, dimessosi» conclude il collega Comi.

ITALIA MAFIA X-FILE: Dagli atti parlamentari la storia dei milioni dati dall’affarista di Riina a Mattarella: assolto per “modica quantità”…

Ora mancherebbero solo le dimissioni di Mattarella ed Ermini! Ma nel centrodestra che ha appena appoggiato all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura la nomina di Cantone a Perugia soffiano venti di compromessi storici…

«Ringraziamo il presidente Mattarella e auspichiamo un reale cambiamento nel Csm e nella magistratura. Nessuna preoccupazione per il mio processo per sequestro di ottobre, sono convinto di aver agito rispettando la legge, come gli stessi magistrati intercettati ammettevano». Ha dichiarato all’Ansa il leader della Lega Matteo Salvini in riferimento al caso della nave dei migranti Gregoretti di cui sarà chiamato a rispondere davanti al Tribunale di Catania.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – GIUSTIZIA – MAFIA

GOSPA NEWS – OPINIONI

GOSPA NEWS – COSPIRAZIONI – MASSONERIA

IL RIFORMISTA – CANTONE CONQUISTA MAGISTRATOPOLI

ANSA 1 – CANTONE NOMINATO PROCURATORE A PERUGIA

IL CORRIERE – CANTONE SI DIMETTE DALL’ANAC

IL CORRIERE – IL CERCHIO MAGICO DI LEGNINI

IL RIFORMISTA – LE RELAZIONI TRA ERMINI E PALAMARA

ANSA 2 – ERMINI: TOGHE CHIEDANO SCUSA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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