STRAGE BEIRUT PER UN MISSILE. Lo dicono il presidente del Libano e un esperto militare italiano. “Gli anelli termici indicano impatto dall’alto”

STRAGE BEIRUT PER UN MISSILE. Lo dicono il presidente del Libano e un esperto militare italiano. “Gli anelli termici indicano impatto dall’alto”
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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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«Dopo quella specie di nuvola a forma di fungo che ricorda molto le esplosioni nucleari sono visibili nei video negli attimi successivi i cosiddetti “anelli termici” che si sviluppano in un’esplosione solo quando è provocata dall’alto verso il basso e non quando è un semplice scoppio da terra. Ciò rende assai probabile l’ipotesi che l’esplosione nel porto di Beirut sia stata provocata da una bomba o da un missile».

A dirlo è un ufficiale dei Carabinieri in congedo che per ovvie ragioni vuole restare anonimo. Ma è esperto di esplosivi, ha il brevetto per emergenze NBCR (Nucleare Batteriologico Chimico Radiologico) e soprattutto ha operato a lungo in missioni in Medio Oriente.

L’esplosione che provoca il fungo simile a quello atomico e poi gli anelli termici – video

Non solo rivela questo particolare tecnico che avvalora la tesi di un missile con una piccola carica nucleare sganciato sul porto della città libanese che ha fatto più di 130 morti, 5mila feriti e 300mila sfollati. Ma aggiunge altri dettagli che avvalorano la tesi dell’attentato militare fatto con malignità, precisione e abilità così raffinate da rendere il Mossad, il controspionaggio israeliano, quale indiziato numero uno.

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Sul disastro di Beirut il presidente libanese Michel Aoun avvalora questa possibiità pur con tutte le cautele che la diplomazia impone. Come riporta l’emittente libanese Mtv, il capo di Stato libanese ha detto che «la causa delle esplosioni ancora non è stata determinata dato che esiste la possibilità che si sia prodotta un’interferenza esterna attraverso un missile, una bomba, o una qualsiasi altra azione».

Il presidente libanese Michel Aoun sul luogo del disastro (al centro con la mascherina)

«Una dichiarazione di estrema rilevanza, visto che lo stesso Aoun ha confermato che durante l’incontro con Emmanuel Macron, ha chiesto alla Francia di fornire al Libano le immagini aeree dell’esplosione. “Se non le hanno, chiederemo ad altri paesi per determinare se si sia trattato di un attacco esterno”, ha concluso il leader cristiano, mettendo ancora una volta in chiaro la volontà di Beirut di non fermarsi a un’indagine superflua» scrive un reportage di InsideOver, il sito di geopolitica italiano e inglese del quotidiano Il Giornale.

Finora tutti i media, soprattutto europei, hanno accusato gli Hezbollah per aver tenuto in un magazzino al centro di una città le circa 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio sequestrate alcuni anni fa in un cargo straniero.

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Ma chi lo fa non conosce veramete la situazione economica del Libano, devastato dalle sanzioni USA emesse senza motivo, solo perché gli Hezbollah sono alleati dei Pasdaran, le Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran, e minato da continue insurrezioni che appaiono pilotate da CANVAS, il sedicente centro anti-biolenza che in realtà è stato usato dal controspionaggio americano della CIA (Central Intelligence Agency) per i sanguinari golpe in Libano (Rivoluzione del Cedro, 2005), in Georgia (Rivoluzione delle Rose, 2003) e in Ucraina (Rivoluzione arancione, 2004 e poi 2014) di cui la stessa organizzazione si vanta sul suo sito ufficiale.

In un simile contesto non è facile trasportare e mettere in sicurezza tanto materiale esplosivo che per di più in un porto è facile da trasportare all’estero per gli Hezbollah che, non va dimenticato, pur essendo un’organizzazione paramilitare dichiarata terrorista dagli Usa hanno dato un contributo fondamentale al oresidente siriano Bashar Al Assad a sconfiggere l’ISIS in quanto sono di confessione musulmana Sciita come il governo di Damasco e pertanto sono nemici degli estremisti terroristi islamici Sunniti Salafiti.

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E’ pertanto evidente che nell’ipotesi di un attacco missilistico qualche libanese abia tradito la sua patria allettato dagli ingaggi assai generosi del Mossad israeliano. C’è infatti un altro particolare nella dinamica dell’esplosione evidenziato sempre dalla nostra fonte militare.

«Quando avviene un’esplosione in un deposito di materiale infiammabile c’è un “innesco per simpatia”» ci spiega. Si tratta di un effetto domino. Ogni carica esplosiva ne accende un’altra in pochissimi secondi tanto da produrre una deflagrazione unica.

Perché allora a Beirut prima è divampato un incendio e solo dopo l’esplosione deflagrante con effetto termico successivo all’innesco e poi effetto meccanico, quello che ha devastato edifici nel raggio di chilometri?

La spiegazione può essere soltanto quella già sostenuta da Gospa News sula base delle rivelazioni di intelligence riportate da Veterans Today: due missili.

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Il primo potrebbe essere stato lanciato esternamente al deposito per causare il botto, l’incendio e la prima gigante nuvola di fumo. Il secondo è stato lanciato nel magazzino per creare il disastro. Perché? Per dar modo a tutto il mondo di fare i video.

Se ci fosse stata una sola gigantesca deflagrazione non ci sarebbe stato il tempo per fare i filmati dell’esplosione e pertanto l’effetto terroristico non sarebbe stato efficace. Proprio come accaduto per gli aerei contro le Twin Towers del World Trade Center che sono serviti solo per attirare l’attenzione del mondo intero sul disastro in modo che si potesse assistere all’esplosione innescata da micro cariche nucleari come sostengono gli esperti militari di Veterans Today e gli avvocati in causa per le vittime.

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Peccato che l’Occidente è così invischiato con la Lobby delle Armi dei Sionisti (discendenti degli Askenaziti e non degli Israeliti come pià volte abbiamo scritto) che non può permettersi di fare un0inchiesta seria sui loro atti criminali. Pertanto il Libano sarà lasciato solo come la Siria e lo Sri Lanka dopo gli attentati della Pasqua 2019. Così va questo mondo malefico.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – JIHADISTS REPORTS

GOSPA NEWS – WARZONES REPORTS

JIHAD SAUDITA, TOP SECRET FILES: DAI DETENUTI INVIATI IN SIRIA ALLE BOMBE IN SRI LANKA

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio