IL TAR BOCCIA LA DITTATURA SANITARIA PD. Non sarà obbligatorio in Lazio il Vaccino Anti-Influenza. Alza rischio Covid secondo Studio Militare USA

IL TAR BOCCIA LA DITTATURA SANITARIA PD. Non sarà obbligatorio in Lazio il Vaccino Anti-Influenza. Alza rischio Covid secondo Studio Militare USA
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Aggiornamento del 2 ottobre 2020

E’ stata annullata l’ordinanza con la quale il 17 aprile scorso il Presidente della Regione Lazio ha imposto l’obbligo della vaccinazione antinfluenzale stagionale per tutte le persone al di sopra dei 65 anni di età (pena il divieto di frequentare luoghi di facile assembramento come centri sociali e case di riposo) nonché per tutto il personale sanitario e sociosanitario operante in ambito regionale (pena il divieto di avere accesso ai rispettivi luoghi di lavoro), raccomandandola per i bambini tra i sei mesi ed i sei anni.

L’ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza con la quale ha accolto un ricorso proposto dall’Adiconsum Nazionale e del Lazio. Il Tar ha ritenuto che “non è disconosciuta dalla Corte costituzionale la possibilità che le Regioni possano legiferare in settori riservati al legislatore statale”, ma “a condizione che vengano rispettati i ‘principi’ fissati dalla legge statale”; e “nel caso di specie la ‘soglia’ stabilita dal legislatore statale tra obbligo e raccomandazione del vaccino antinfluenzale, poiché costituisce il frutto di una operazione di bilanciamento complessa ed articolata tra libertà del singolo e tutela della salute individuale e collettiva, non potrebbe essere derogata dalle regioni neppure in melius ossia in senso più restrittivo”.

“La normativa emergenziale COVID non ammette simili interventi regionali in materia di vaccinazioni obbligatorie -conclude il Tar- Le disposizioni in materia di igiene e sanità nonché di protezione civile non recano previsioni che possano autorizzare le regioni ad adottare questo tipo di ordinanze allorché il fenomeno assuma, come nella specie, un rilievo di carattere nazionale; L’ordinamento costituzionale non tollera interventi regionali di questo genere, diretti nella sostanza ad alterare taluni difficili equilibri raggiunti dagli organi del potere centrale”. E la conclusione è che “al di là della ragionevolezza della misura, la sua introduzione non rientra nella sfera di attribuzioni regionale ma, semmai, soltanto in quella statale”.

In precedenza il Tar aveva fatto cantare vittoria alla Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti in quanto non aveva concesso la sospensiva richiesta dal Codacons legittimando l’aspettativa di una sentenza favorevole. Ma il Tar del Lazio si è espresso in perfetta sintonia con quello della Calabria bocciando l’obbligo vaccinale. Ancora non è dato sapere se la Regione Lazio deciderà di ricorrere al Consiglio di Stato per creare un precedente nazionale.


Articolo del 17 settembre 2020

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

Nessun annullamento dell’obbligo vaccinale nel Lazio. E’ stata respinta infatti dal Tar del Lazio la richiesta di annullamento presentata dal Codacons dell’ordinanza del presidente della Regione del 17 aprile scorso che rende obbligatoria la vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica. Lo riferisce, in una nota, l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato. L’ordinanza regionale – spiega la nota – richiama le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e la prevalenza della tutela della salute pubblica.

“In attesa della discussione del merito questo pronunciamento del Tar – ha dichiarato D’Amato in riferimento alla trattazione prevista per il 29 settembre – è molto importante poiché non interrompe la macchina organizzativa della vaccinazione antinfluenzale che quest’anno ha un obiettivo ambizioso di coprire una fascia di cittadini molto ampia e anche tutti gli operatori sanitari con un vaccino gratuito e sicuro. Vaccinarsi quest’anno – ha ricordato – ha una particolare importanza data la pandemia in corso e una efficace copertura antinfluenzale consente di verificare prima i sintomi del Covid ed evitare inutili assembramenti presso i pronto soccorso”.

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Questa è la notizia riportata dall’Adnkronos su un tema tanto delicato quanto spinoso ed ignorato dai grandi quotidiani che non vogliono entrare in questioni sanitarie e scientifiche. Nei media italiani, infatti, sono pochi i giornalisti scientifici che invece hanno grande spazio sui network mondiali.

La questione è però rovente soprattutto perché Robert F. Kennedy junior, quello che ha vinto una causa contro il Dipartimento della Salute degli Stati di Uniti d’America dimostrando che non esistono i dovuti controlli sulla pericolosità dei vaccini, ha segnalato che proprio il farmaco per prevenire l’influenza stagionale può diventare una “interferenza nel virus” nel grande ceppo dei Coronavirus al momento senza un vaccino, come evidenziato da uno studio militare del Pentagono (Dipartimento della Difesa americano).

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Perché invece la Regione Lazio del presidente Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Partito Democratico, ha voluto imporre al personale sanitario e agli ultra 65enne l’obbligo del vaccino influenzale nonostante ancora la scienza brancoli nel buio sulle caratteristiche della pandemia da SARS-2?

Proprio nei giorni scorsi una virologa cinese fuggita negli USA e protetta dall’FBI ha confermato che il Covid-19 sarebbe stato creato in laboratorio come dimostrato da 9 scienziati di New Delhi, dal premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier e dal suo connazionale francese Pierre Bricage, esperto di genetica molecolare e bio-ingegnere consulente NATO di cui solo Gospa News ha svelato la ricerca.

La stessa tesi è stata sostenuta dall’ex presidente dell’Iran in una lettera all’ONU, dal cardinale metropolita dello Sri Lanka e dall’ex direttore del controspionaggio britannico MI6, come evidenziato con risalto solo da Gospa News in Italia.

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Se il SARS-2 fosse davvero come pare ormai quasi scontato un Organismo Geneticamente Modificato, l’Organizzazione Mondiale della Sanità che non ha minimamente voluto prendere in considerazione questa ipotesi basandosi su una frettolosa ricerca che la smentiva senza evidenze sicentifiche, dimostrerebbe ancora una volta che è quantomeno incompetente se non addirittura complice di un complotto sanitario.

E’ infatti stata partner di tutte le ricerche sui supervirus dual use, vaccino-bioarma, sviluppati a Wuhan sui ceppi fratelli SARS-MERS (infettati anche con HIV) grazie ai fondi della Commissione Europea presideuta da Romano Prodi (PD) e poi dall’agenzia governativa americana USAID, strumento della CIA, grazie ai finanziamenti della Bill & Melinda Gates foundation in affari con varie Big Pharma dei vaccini e tra i più importanti donors del Democratic Party Usa.

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Non va scordato che l’OMS a marzo sconsigliò l’uso dei cortisonici poi confermati eccellenti per la cura degli infettati dalla ricerca di una neurologa italiana ignorata dal Ministero della Salute e dai test clinici dell’Università di Oxford.

Oggi la stessa OMS sostiene che il vaccino anti-influenzale sia indispensabile per prevenire la già prevista seconda ondata di morti tra ottobre e novembre.

Ma se il virus fosse davvero stato creato in laboratorio e soggetto a mutazioni genetiche che ne indeboliscono la virulenza, come previsto da Montagnier e verificatosi soprattutto in Italia nonostante l’uso tardivo di cure efficaci, come possono gli esperti prevedere una recrudescenza della pandemia se non sapendo che qualcuno spargerà nuovamente il genotipo letale (esistono infatti quelli minimamente nocivi come dimostrato da Bricage)?

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La comunità scientifica non vuole nemmeno affrontare questi quesiti perché finanziata dalle Big Pharma. Ciò emerse nel 1999 per le tangenti SmithKline all’ex Ministro della Sanità Francesco De Lorenzo prima che il virus Epatite B diventasse obblicatorio.

E nuovamente 5 anni dopo nello scandalo 2004 che travolse la GlaxoSmithKline di Verona (la multinazionale di Londra che inglobò Smith Kline ed è ora amministrata da una direttrice Microsoft) in quanto foraggiava i medici di base per prescrivere i loro prodotti anche quando non necessari.

Ma nonostante ciò i suoi laboratori sono spuntati come funghi nella “rossa” Toscana prima ancora di ottenere l’incarico di produrre i 10 vaccini obbligatori per il Decreto Lorenzin, voluto dal Partito Democratico in quel progetto di immunizzazione globale frutto di un accordo Dem tra l’ex premier Matteo Renzi e l’ex presidente Barack Obama.

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Mentre l’imposizione del vaccino anti-influenzale nel Lazio di Zingaretti confermata dai giudici del Tar appare come il “test campione” sulle reazioni sociali all’avvento della dittatura sanitaria in vista di un’eventuale adozione del provvedimento a livello nazionale e del successivo arrivo del vaccino contro il Covid-19 in un momento in cui questa pandemia uccide meno di una passeggiata in bicicletta.

Perché il governatore Dem del Lazio è così ossessionato da questa prevenzione estrema? Quali competenze ha la sua struttura regionale?

Lo abbiamo svelato nel reportage WuhanGates 15 spiegando gli intrecci di affari tra il centro di ricerca di Pomezia Terme, finanziato dalla Regione Lazio e presieduto dall’ex produttore televisivo di un programma del cantante Pupo, e la solita Big Pharma dei vaccini GSK.

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Nello staff del Dipartimento Salute della Regione Lazio c’è stata anche una presenza che attirò l’attenzione di molti media, la moglie di Luca Palamara, il magistrato sospeso da funzioni e stipendio per corruzione in atti giudiziari nello scandalo PalamaraGate tra tohe rosse e deputati PD.

Dinnanzi ad un così esplicito intrigo di interessi sanitari, occultato dai media di mainstream assumono una grande valenza le parole di Kennedy che non è un “no-vax” ma vorrebbe solo vaccini pediatrici sicuri.

 

L’ALLARME DI ROBERT KENNEDY

Ecco cosa scrive il sito di informazione sulla salute dei bambini, Children’s Health Defence, promosso da Robert Kennedy junior, figlio del mitico Robert e nipote dell’altrettanto mitico John Fitzgerald, secondo quanto riportato dall’attento media di contro-informazione La Voce delle Voci.

“Nella ricerca in letteratura, l’unico studio che siamo stati in grado di trovare valutando i vaccini antinfluenzali e il coronavirus, è uno studio del Pentagono del 2020 che ha scoperto che il vaccino antinfluenzale incrementa i rischi del coronavirus del 36 per cento. ‘La vaccinazione antinfluenzale può aumentare il rischio di altri virus respiratori, un fenomeno noto come ‘interferenza virale’. L’interferenza virale derivata dal vaccino era significativamente associata al coronavirus”.

L’avvocato dei diritti umani Robert F. Kennedy jr

Sempre dal battagliero sito promosso da Robert Kennedy junior, ecco un’altra significativa testimonianza, quella del ricercatore Ted Krunz, presidente di “Vaccine Choice Canada”.

“Uno studio randomizzato controllato con placebo su bambini ha mostrato che il vaccino antinfluenzale ha aumentato di cinque volte il rischio di infezioni respiratorie acute da un gruppo di virus non influenzali, compreso il coronavirus”.

“Uno studio del personale militare statunitense conferma che coloro che hanno ricevuto un vaccino antinfluenzale avevano una maggiore suscettibilità all’infezione da coronavirus. Lo studio ha concluso che ‘l’interferenza del virus derivato dal vaccino era significativamente associata al coronavirus’”.

Continua Krunz. “I numeri dell’Unione Europea mostrano una correlazione tra vaccino antinfluenzale e decessi da coronavirus. I paesi con i più alti tassi di mortalità (Belgio, Spagna, Italia, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Svezia, Irlanda e Stati Uniti) avevano tutti vaccinato almeno la metà della loro popolazione anziana contro l’influenza”.

E ancora. “In Canada l’82 per cento dei decessi attribuiti a Covid-19 si è verificato in strutture di assistenza a lungo termine. In molti paesi, gli operatori sanitari nelle strutture di assistenza per anziani sono tenuti a ricevere il vaccino antinfluenzale ogni anno e l’assunzione del vaccino in quelle case è molto elevata o addirittura richiesta”.

 

STUDIO DEL PENTAGONO SUL VIRUS DI INTERFERENZA

Come nostra abitudine siamo soliti verificare le fonti e pertanto abbiamo recuperato lo studio del Pentagono riferita dal medico Greg G. Wolff, citato da Kennedy, pubblicato su ScienceDirect e menzionato con risalto anche sul sito americano Disabled Veterans.org, ma anche sul sito del Dipartimento della Difesa e del Dipartimento di Giustizia ed in altri portali medici specializzati.

La ricerca è stata effettuata su militari nel 2017-2018 prendendo in esame le interazioni del vaccino anti-influenzale con vari tipi di patologie tra cui i ceppi di Coronavirus (il gruppo di pategeni cui appartiene il Covid-19 allora non ancora isolato).

«Abbiamo esaminato l’interferenza del virus in una popolazione dipendente dal Dipartimento della Difesa. Il personale vaccinato non aveva probabilità significative di malattie respiratorie. Il personale vaccinato era protetto contro l’influenza. Le probabilità di interferenza del virus con la vaccinazione variavano per i singoli virus respiratori» si legge nello studio

«Ricevere la vaccinazione antinfluenzale può aumentare il rischio di altri virus respiratori, un fenomeno noto come interferenza del virus. I modelli di studio negativi al test vengono spesso utilizzati per calcolare l’efficacia del vaccino antinfluenzale. Il fenomeno dell’interferenza del virus va contro il presupposto di base dello studio sull’efficacia del vaccino negativo al test secondo cui la vaccinazione non modifica il rischio di infezione con altre malattie respiratorie, quindi potenzialmente influenzare l’efficacia del vaccino risulta nella direzione positiva» recita l’abstract della ricerca.

«Questo studio mirava a indagare l’interferenza del virus confrontando lo stato del virus respiratorio tra il personale del Dipartimento della Difesa in base al loro stato di vaccinazione contro l’influenza. Inoltre, sono stati esaminati i singoli virus respiratori e la loro associazione con la vaccinazione antinfluenzale».

Ma ecco i risultati…

«Abbiamo confrontato lo stato di vaccinazione di 2880 persone con virus respiratori non influenzali con 3240 persone con risultati pan-negativi. Confrontando i pazienti vaccinati con quelli non vaccinati, l’odds ratio aggiustato per i virus non influenzali è stato di 0,97 (intervallo di confidenza al 95% (CI): 0,86, 1,09; p = 0,60). Inoltre, lo stato di vaccinazione di 3349 casi di influenza è stato confrontato con tre diversi gruppi di controllo: tutti i controlli (N = 6120), controlli positivi non influenzali (N = 2880) e controlli pan-negativi (N = 3240). Gli OR aggiustati per i confronti tra i tre gruppi di controllo non sono variati molto (range: 0,46-0,51)».

E le conclusioni…

«La ricezione della vaccinazione antinfluenzale non è stata associata all’interferenza del virus nella nostra popolazione. L’esame dell’interferenza del virus da parte di virus respiratori specifici ha mostrato risultati contrastanti. L’interferenza del virus derivato dal vaccino era significativamente associata al coronavirus e al metapneumovirus umano; tuttavia, una protezione significativa con la vaccinazione è stata associata non solo alla maggior parte dei virus influenzali, ma anche alle coinfezioni da virus influenzali, RSV e non influenzali».

Ovvero il vaccino anti-influenzale protegge nelle maggior parte dei casi ma in alcuni può causare un’interferenza pericolosa. Quanto?

Avrebbero dovuto appurarlo Zingaretti e i giudici del TAR prima di renderlo obbligatorio su personale sanitario e ultra 65enni. Ma perché spendere solti in una costosa ricerca, ritardare i tempi di diffusione del vaccino (uno dei quali anni fa fu ritirato dal commercio dopo la morte di tre pazienti) quando la popolazione del Lazio può diventare cavia umana inconsapevole???

Come riferito da Krunz la questione è stata oggetto di vari articoli sulle riviste specializzate ed anche di dibattito tra medici. «John Watkins ha ragione; dobbiamo pensare oltre il contenimento, ma trascura la possibilità che i vaccini contro l’influenza stagionale siano potenziali contributori dell’attuale epidemia» ha commentato il pediatra Allan S. Cunningham il 2 marzo scorso su BMJ, British Medical Journal.

«Uno studio randomizzato controllato con placebo sui bambini ha dimostrato che i vaccini antinfluenzali aumentavano di cinque volte il rischio di infezioni respiratorie acute causate da un gruppo di virus non influenzali, inclusi i coronavirus. (Cowling et al, Clin Infect Dis 2012; 54: 1778)» scrisse Cunninham citando varie ricerche.

«Tale osservazione può sembrare controintuitiva, ma è possibile che i vaccini antinfluenzali alterino il nostro sistema immunitario in modo non specifico per aumentare la suscettibilità ad altre infezioni; questo è stato osservato con DTP e altri vaccini. (Benn et al, Trends in Immunology, maggio 2013) Ci sono altri meccanismi immunitari che potrebbero anche spiegare l’osservazione – concludeva il pediatra – Per indagare su questa possibilità, è necessario uno studio caso-controllo mentre studiamo e ci prendiamo cura delle vittime di covid-19. I vaccini antinfluenzali sono diventati vacche sacre in alcuni quartieri, ma non dovrebbero esserlo».

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – WUHAN.GATES REPORTAGE

GOSPA NEWS – INCHIESTE CORONA VIRUS

GOSPA NEWS – INCHIESTE LOBBY ARMI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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