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LOCKDOWN FEROCE IN 14 REGIONI! Asporto Vietato dai bar dopo le 18. In Piemonte Cirio s’inchina alla Malora imposta da Conte. In Lombardia Fontana si ribella

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di Fabio Giusppe Carlo Carisio

Era stata eletto Governatore quale uomo del popolo (grazie a voti di destra quanto di sinistra) anche per i suoi meriti indiscutibili nell’aver reso grandi le eccellenze del Piemonte quando era stato prima assessore al Turismo e poi europarlamentare, ma mese dopo mese, complice una pandemia fortemente aggravata dal terrorismo politico-mediatico e da esperti sovente collusi con le Big Pharma dei vaccini, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio si sta rivelando un perfetto vassallo alla corte del Marchese del Grillo, il premier Giuseppe Conte, e del suo impietoso boia esperto di restrizioni, il Ministro della Salute Roberto Speranza.

Ecco la nuova mannaia che si abbatte sull’Italia nonostante le festività di Natale trascorse agli arresti domiciliari che confermano l’inutile strategia dei lockdown estremi. In zona rossa Sicilia, provincia di Bolzano e Lombardia, che almeno ha annunciato ricorso: uno strumento che se utilizzato in massa dai governatori imporrebbe al Governo linee meno drastiche ed asfissianti per ristorazione e commercio.

“Non condividiamo la scelta di inserire la Lombardia in zona rossa per cui, qualora dovesse arrivare questa ordinanza, proporremo ricorso” annuncia il presidente della Regione Attilio Fontana, in una nota. “In Lombardia negli ultimi 15 giorni la situazione è migliorata almeno per classificarci in zona arancione. Attendiamo l’ufficialità dal Ministero (della Salute, ndr) ma siamo pronti a presentare ricorso”, aggiunge. Va detto che la zona rossa si differenzia da quella arancione di fatto solo per l’apertura dei negozi al dettaglio.

Passano in area arancione le Regioni Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle D’Aosta. Restano in area arancione Calabria, Emilia-Romagna e Veneto. Campania, Sardegna, Basilicata, Toscana, Provincia Autonoma di Trento, Molise restano in zona gialla.

Il governatore piemontese avrebbe centinaia di argomenti contro cui controbattere agli ormai assurdi divieti che da domenica 17 gennaio imporranno nuovamente la zona arancione ad una regione dove l’emergenza sanitaria da Covid-19, per sua stessa ammissione (il comunicato integrale della Regione Piemonte in coda all’articolo), non si percepisce più neanche negli ospedali, dove peraltro i pazienti non dovrebbero nemmeno arrivare se fossero applicate le terapie ormai stranote di Vitamina D, quale prevenzione, e cortisone o idrossiclorichina in caso di infezione sintomatica.

Va rilevato, a merito dello stesso Cirio e della sua Giunta, che proprio il Piemonte è stato pioniere nel sostenere l’efficacia di queste terapie in un momento in cui persino l’Organizazione Mondiale della Sanità, con suggerimenti rivelatisi di fatto criminali, li aveva messi al bando alla stregua del Governo Conte.

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E così da domenica la sceneggiata continua con un lockdown che diverge da quello della “zone rosse” solo in minima parte: vietato andare in altre regioni, bar e ristoranti chiusi con la clamorosa novità del divieto da asporto dopo le 18 per i bar che ammazzerà definitivamente quelle attività serali che riuscivano a tirare a campare grazie a questi espedienti.

Se nel merito la follia di Conte e Speranza è quella di equiparare le metropoli a città di 30mila abitanti dove certamente non c’è la ressa davanti ai locali di ristorazione per il ritiro del cibo da asporto, nel metodo, come vaticinato dal professor Giorgio Palù, tra i maggiori esperti di virologia europei con una cattedra a Philadeplhia, a forza di lockdown chi sovravviverà al Covid-19 è destinato a morire di fame e di certo non riscirà a salvare la propria attività grazie ai ristori di Stato.

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Quel che Cirio pare non comprendere – sarebbe complice della follia di Conte se l’avesse compreso – è che un territorio fondato sull’enogastronomia come il Piemonte, e in particolare Alba e la Langa del Barolo cui il governatore deve la sua carriera politica, non ha bisogno di ristori provvisori ed occasionali ma di ristoranti, vinerie, bar, cinema e teatri aperti, visto che i tanto declamati “sacrifici” imposti da novembre a Natale non sono serviti a recuperare una minima normalità di esistenza con il rischio di gravi danni psicologici per un’alta percentuale della popolazione come attestato da statistiche ed esperti.

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Pertanto l’unica via maestra potrebbe davvero essere quella di riprendere la vita sociale, pur con tutte le misure preventive imposte nei mesi scorsi (mascherina, distanziamento a norma nei locali) nella speranza di raggiungere quell’epidemia di gregge, già funzionata a Mosca, che molti scienziati ritengono ancor più efficace di quella derivante in un remoto futuro dai vaccini, i cui limiti sono stati evidenziati dagli stessi medici e da alcune morti ritenute normali perchè occorse a persone anziane e fragili.

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Sconcerta che il governatore sia espressione di quel centrodestra che fino a ieri considerava molti esponenti del Partito Democratico un poco mariuoli e tanto incapaci, ma scaltri nell’appropriarsi della cura col sangue iper-immune di De Donno per svilupparla con un’azienda del solito Bill Gates. Sembra davvero che l’azzurro di Forza Italia in cui è cresciuto Cirio si sia stinto completamente nei lavaggi di cervello rossi ed arancioni dell’oligarchia Conte-Speranza, portandolo a non aver una minima visione politica “indipendente” ma ad essere solo uno scolaretto che fa il compitino istituzionale dei maestri di centrosinistra.

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Fa sorridere che il governatore si batta per impedire che in Piemonte vengano individuate discariche di materiale radioattivo (di media intensità essendo quello dei rifiuti ospedalieri) e poi non sappia battersi per quell’enogastronomia che ha consentito alla Langa di uscire dalla Malora descritta da Giuseppe Fenoglio e diventare Patrimonio Unesco coi Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.

Se continuerà così anche le ricche cantine cominceranno a patire le conseguenze delle chiusure forzose di locali di ristorazione dove avviene il consumo dei pregiati vini Docg come Barolo e Barbaresco. Il blocco del mercato, causato dai lockdown che hanno fermato il turismo straniero, si è già abbattuto sulle quotazioni delle uve di Nebbiolo (ad esempio quelle per il Barolo da 3-4 euro/kg del 2019 a 1,8-2 del 2020) da cui dipende l’intera economia della Langa, una delle microaree più ricche e redditizie per il Piemonte.

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Se continua così la memoria del governatore Cirio potrebbe essere associata a quella dei famigerati Bond (con cui condivide solo l’omonimia) che gettarono una marea di risparmiatori onesti sul lastrico. E anche sulle colline degli ubertosi e preziosi vigneti del Nebbiolo per i viticoltori più piccoli potrebbe tornare ad aleggiare lo spettro della Malora di Giuseppe Fenoglio che narrò la miseria nella Langa contadina ai primi del Novecento.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – WUHAN.GATES REPORTAGE

GOSPA NEWS – INCHIESTE CORONA VIRUS

 


COMUNICATO UFFICIALE DELLA REGIONE PIEMONTE

L’ordinanza firmata in queste ore dal ministro della Salute, Roberto Speranza, dispone che a partire da domenica 17 gennaio il Piemonte sarà in Zona Arancione.

«I dati della nostra regione – spiega il presidente Alberto Cirio – ci collocano in zona arancione come conseguenza delle nuove misure più restrittive adottate a livello nazionale per l’incremento della circolazione del virus che si sta registrando in tutta Italia ed Europa. Tuttavia è importante segnalare che la pressione ospedaliera, pur restando significativa, continua progressivamente ad alleggerirsi grazie agli sforzi virtuosi che il Piemonte ha saputo fare nelle scorse settimane. So che questo è un nuovo sacrificio per tutti ed è la ragione per cui ho chiesto al Governo che i ristori previsti per le categorie chiuse siano certi e immediati. Mi riferisco in particolare al mondo dello sci, ristoranti e bar. Su questi ultimi mi auguro che da Roma rivedano la scelta di bloccare l’asporto a partire dalle 18, perché come ho segnalato in Conferenza delle Regioni è una decisione solo punitiva che risulta poco comprensibile. Per quanto riguarda la scuola, come previsto dal Comitato tecnico scientifico nazionale e dal Governo, da lunedì anche le scuole superiori potranno ripartire in presenza seppur al 50%. Questo anche grazie al Piano Scuola sicura che la Regione ha messo in campo e ad un enorme lavoro fatto con i prefetti, i territori e il mondo scolastico e dei trasporti per garantire la ripresa in sicurezza. Ma non abbasseremo la guardia e monitoreremo la situazione a scuola ogni giorno, per intercettare subito eventuali criticità ed intervenire in modo immediato con misure più restrittive se la situazione epidemiologica dovesse renderlo necessario».

Queste le principali misure in vigore in Piemonte in Zona Arancione

SCUOLA
Didattica in presenza per scuole dell’infanzia, scuole elementari e scuole medie.
Didattica in presenza per le scuole superiori al 50%.

SPOSTAMENTI
Sì agli spostamenti all’interno del proprio Comune senza autocertificazione, che si raccomanda però di evitare se non necessari.
Vietato spostarsi sia dal proprio Comune che in entrata e in uscita da una Regione all’altra, salvo che per lavoro, studio, salute o necessità.
Consentiti gli spostamenti dai Comuni con meno di 5000 abitanti per una distanza non superiore ai 30 km, ma non verso i capoluoghi di provincia.
Consentita la visita a parenti e amici, solo all’interno del proprio Comune e nel limite di due persone, oltre ai minori di 14 anni sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi.
Vietato circolare dalle ore 22 alle 5 del mattino salvo comprovati motivi di lavoro, necessità e salute.

ATTIVITÀ MOTORIA
Consentita l’attività motoria nei pressi della propria abitazione e l’attività sportiva all’aperto, ma solo in forma individuale.
Aperti i centri sportivi, mentre sono chiusi impianti sciistici, piscine e palestre.

ATTIVITÀ COMMERCIALI
Chiusura di bar e ristoranti, 7 giorni su 7. L’asporto è consentito fino alle ore 18 per i bar, fino alle ore 22 per i ristoranti, mentre è sempre permessa la consegna a domicilio.
Apertura dei negozi al dettaglio e chiusura nel weekend dei centri commerciali (ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, generi alimentari, fiorai, tabaccherie, edicole e librerie presenti al loro interno).
Apertura dei parrucchieri e dei centri estetici.
Apertura dei mercati anche extra-alimentari.
Sospensione delle attività di sale giochi, sale scommesse, bingo e slot machine anche nei bar e tabaccherie.

CULTURA
Chiusura di musei e mostre, teatri e cinema.

 

 

 

 

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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