MIGRANTI, SALVINI PROSCIOLTO A META’, RACKETE DEL TUTTO: Speronare Motovedetta della Finanza non è reato!

MIGRANTI, SALVINI PROSCIOLTO A META’, RACKETE DEL TUTTO: Speronare Motovedetta della Finanza non è reato!

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I nodi giudiziari sui migranti vengono al pettine ma mentre alcuni si sciolgono come fili di seta altri si aggrovigliano e alcuni restano tali togliere il sonno ai protagonisti.

E’ il caso del Sindaco di Riace Domenico Lucano per il quale il pm di Locri Michele Permunian ha chiesto una condanna di reclusione a sette anni e undici mesi, accusato nel processo “Xenia” di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per presunti illeciti nella gestione del sistema di accoglienza dei migranti nel centro della Locride che era divenuto famoso in tutto il mondo proprio per le politiche sui migranti portate avanti. La portata dell’impianto accusatorio è tale da confutare in modo dirompente gli ermellini della Cassazione che graziarono il leader dell’immigrazione calabrese sollevando un vespaio di polemiche.

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Le stesse che è destinata a creare il proscioglimento della capitana tedesca beniamina delle Ong che gestiscono i migranti nel Mar Mediterraneo, a volte in complicità con gli scafisti come emerso in alcuni casi.  Il gip di Agrigento Alessandra Vella ha deciso di accogliere la richiesta della Procura e archiviare le accuse a carico di Carola Rackete, comandante della nave Sea Watch 3 che venne arrestata per resistenza o violenza contro una nave da guerra. Nel luglio del 2019, nonostante il blocco degli sbarchi deciso dal governo italiano, la Rackete decise di entrare nel porto di Lampedusa e fece sbarcare i migranti soccorsi in mare dalla nave.

Secondo la Procura la comandante avrebbe agito per stato di necessità: aveva il “dovere di portare i migranti in un porto sicuro”, non potendo più garantire la sicurezza a bordo delle 42 persone soccorse 17 giorni prima. Nella manovra d’avvicinamento al porto, la Sea Watch 3 urtò anche una motovedetta della guardia di finanza. Dal proscioglimento si desume pertanto che da oggi speronare un natante di militari in servizio non è più reato se serve a salvare i migranti! Può essere un pericoloso precedente cui persino gli scafisti domani potrebbero appellarsi per usarlo come sotterfugio per l’impunità...

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“Do per scontato che il decreto di archiviazione si muova sull’itinerario con cui la stessa Corte di Cassazione aveva ritenuto che non fosse da convalidare l’arresto di Carola Rackete, perché aveva adempiuto al suo dovere di soccorso e di portare i migranti in un porto sicuro”. Così Alessandro Gamberini, legale di Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3, commenta l’archiviazione dell’inchiesta ad Agrigento. Rackete, due anni fa, venne arrestata per resistenza o violenza contro una nave da guerra. Ma fu subito scarcerata dallo stesso Gip che oggi ne ha chiesto il proscioglimento… 

SALVINI PROSCIOLTO A META’

Nel mezzo di queste vicende s’insinuano, sul fronte opposto della barricata, i casi giudiziari di un altro capitano; quello della Lega Matteo Salvini, in relazione alle sue decisioni assunte da Ministro dell’Interno nella gestione di alcuni sbarchi. Nei suoi confronti la giustizia è stata molto meno generosa che nel caso della comandante della Sea Watch 3. «Il fatto non sussiste».

È la motivazione con cui il del Gup di Catania, Nunzio Sarpietro ha emesso la sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Matteo Salvini a conclusione dell’udienza preliminare sul caso Gregoretti. Al centro del procedimento nei confronti dell’allora ministro dell’Interno i ritardi nello sbarco, nel luglio del 2019, di 131 migranti dalla nave della Guardia costiera italiana nel porto di Augusta, nel Siracusano.

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«Abusando dei poteri» da ministro dell’Interno avrebbe «privato della libertà personale i 131 migranti bloccati a bordo della Gregoretti dalle 00:35 del 27 luglio 2019 fino al pomeriggio del 31 luglio» successivo, quando la nave della Guardia costiera italiana è giunta l’autorizzazione allo sbarco nel porto di Augusta, nel Siracusano. Era l’accusa contestata all’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini dopo l’autorizzazione a procedere concessa dall’Aula del Senato. Accuse che l’ex ministro e il suo legale, l’avvocato Giulia Bongiorno, hanno sempre respinto con forza, spiegando che «non si è verificata alcuna illecita privazione della libertà personale, in attesa dell’organizzazione del trasferimento» dei migranti alla «destinazione finale».

La Procura distrettuale di Catania durante l’udienza preliminare ha chiesto al Gup di emettere una sentenza di non luogo a procedere perché, la tesi espressa in aula dal Pm Andrea Bonomo, nello sbarco dei migranti da nave Gregoretti l’allora ministro dell’Interno «non ha violato alcuna convenzione nazionale e internazionale», le sue scelte sono state «condivise dal governo» e la sua posizione «non integra gli estremi del reato di sequestro di persona». Una ricostruzione contestata dalle parti civili che chiedevano il processo per Salvini: AccoglieRete, Legambiente, Arci e una famiglia di migranti che era a bordo della Gregoretti.

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Diversa la decisione della magistratura nell’altra inchiesta che vede coinvolto l’ex ministro dell’Interno: quella sulla Open arms, aperta dalla Procura di Agrigento e poi trasmessa per competenza a Palermo, con il rinvio a giudizio del leader della Lega. Il 17 aprile il gup di Palermo Lorenzo Jannelli ha rinviato a giudizio il leader della Lega Matteo Salvini per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per avere impedito alla nave della ong catalana Open Arms, con 147 migranti soccorsi in mare, di attraccare a Lampedusa. Per giorni i profughi rimasero davanti alle coste dell’isola.

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In un messaggio sui propri profili social il leader della Lega Matteo Salvini rivendica le ragioni della scelta fatta a suo tempo. «“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Articolo 52 della Costituzione. Vado a processo per questo, per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l’Italia. Sempre». Questi il commento dell’ex Ministro dell’Interno che, come confermato dalle chat tra magistrati e politici emerse nello scandalo Palamara-Gate, fu preso di mira da alcuni giudici proprio per il suo tentativo di arginare i massicci e incontrollati sbarchi di migranti, esseri umani sovente destinati a diventare schiavi della Mafia Nigeriana come dimostrato in alcune nostre inchieste.

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Redazione Gospa News

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