EUROPEI: VINCE IL GRANDE CUORE AZZURRO. L’Italia vendica lo Sfregio dei Barbari Britanni all’Inno di Mameli

EUROPEI: VINCE IL GRANDE CUORE AZZURRO. L’Italia vendica lo Sfregio dei Barbari Britanni all’Inno di Mameli

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Miracolo della Fede di Mancini in Medjugorie…

di Carlo Domenico Cristofori

11 LUGLIO 1982 – 2021

Più che la memoria di una grande vittoria l’11 luglio 2021 resterà la commemorazione di un duplice irripetibile anniversario. La nazionale di Mancini non ha vinto per il gioco, per l’estro dei fuoriclasse che non ha, nemmeno per la prestanza atletica o l’abilità tattica assai discutibile del Commissario Tecnico. Ha vinto con il Grande Cuore azzurro di una squadra capace di esserlo fino in fondo al di là delle fragilità di alcuni giocatori dal punto di vista agonistico (per infortuni fin troppo numerosi in finale) e soprattutto tecnico. L’Italia è comunque diventata Regina d’Europa, rubando lo scettro proprio ad una repubblica monarchica, dopo 53 anni: lontanissimi dal 1968 quanto dall’indigesto golden goal di Trezeguet che nel 2000 regalò alla Francia una combattuta finalissima.

Se fosse ancora vivo l’inimitabile cicerone del Calcio, scritto con la maiuscola, il leggendario Gianni Brera, attribuirebbe il successo dell’Italia contro l’Inghilterra nella finale dei Campionati Europei alla dea Eupalla. Fu la mitologica invenzione della penna di questo coltissimo giornalista sportivo che, forse per primo, rese veraci i commenti televisivi con abbondanti bicchieri di grappa. Eupalla non esiste. E’ ovvio! Ma la sua ombra è stata capace di stregare Wembley e i giocatori della selezione inglese che nei primi venti minuti di una sfida storica sembravano al di sopra della portata dei nostri italiani.

Ad affondare la corazzata dei Britannici è stata soprattutto la giusta nemesi di uno sport che ostenta il fair play al di là dei limiti dell’umana comprensione, costringendo l’Ungheria a digerire i colori arcobaleno nello stadio e suggestionando tutti i giocatori al punto da indurli ad inginocchiarsi davanti al mito del Black Lives Matter, costruito e finanziato da George Soros come esposto in precedenti inchieste sui tumulti di Minneapolis, ma non è capace di insegnare allo stadio dei lord di Londra a rispettare il decoro di un inno nazionale.

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Dal momento in cui i fischi dei barbari anglo-sassoni, forse ancora sofferenti dell’antico revanscismo della conquista imperiale romana, hanno coperto il canto dell’undici azzurro intonato sulle note della composizione di Goffredo Mameli ho compreso che Eupalla – e Brera che esiste più di essa – da lassù avrebbero reso giustizia allo sport.

I Britanni, come ai tempi dell’antica Roma, sono stati espugnati e sconfitti. Veni, vidi, vicit: avrebbe potuto cantare il timido presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella in onore dei fasti vetusti come lui. Tanto vetusti in lui da renderlo incapace di esultare in modo energico e confacente come fece invece il suo predecessore Sandro Pertini l’11 luglio 1982 quando una gigantesca e intramontabile Italia annientò in finale la Germania per 3 a 1, conquistando la Fifa World Cup e facendo esultare il telecronista Nando Martellini con quel triplice peana giubilante “Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!”.

 

Altri tempi e altre storie che si rincorrono in questi Campionati Europei del 2020 celebrati nel 2021 che nell’Empireo celeste hanno trovato per gli azzurri la benedizione di un angelo dal nome ispanico di Pablito. Il centroavanti azzurro Paolo Rossi passò alla storia non solo per i tre gol rifilati al Brasile di Zico e Falcao, che gli valsero l’eterna stima di un certo Pelè, ma per essere stato il trascinatore di un’impresa sulla carta impossibile ma suggellata nel migliore dei modi come goleador di un Mondiale e vincitore del Pallone d’Oro.

Tra l’11 luglio 1982 e l’11 luglio 2021 ecco l’abissale differenza. L’Italia ha vinto un trofeo internazionale sudando le erculee fatiche per la mancanza di un centravanti. Non c’era Pablito e noi Italiani abbiamo vinto forse solo per la sua celeste benedizione a commemorazione del mitico anniversario del 1982: perché lo scorso 9 dicembre Lui volò tra le braccia del Dio, in cui fermamente credeva e che certamente contribuì a renderlo una stella del calcio in soli sei giorni.

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Non abbiamo vinto per un rigore non più tirato magistralmente (come contro la Spagna) da quel Jorginho che davvero meriterebbe il Pallone d’Oro per la sua indomabile verve tecnica e agonistica, capace di indurlo a giocare persino dopo un bruttissimo colpo. Abbiamo vinto forse grazie ad Eupalla, per gli estimatori di Brera, o ancor meglio, per chi cristianamente crede come fece Paolo Rossi, forse per una grazia della Divina Provvidenza che ha illuminato Donnarumma nel balzo della fatale parata sul quinto rigorista inglese. E’ una vittoria stramba quella di Wembley, soffocata nella consapevole mestizia di aver giocato una brutta partita al pari dell’avversario, infiocinato quasi per caso per il pareggio in una serie di fortuiti rimpalli sotto porta in cui è prevalso il pugnace Bonucci.

Non è certo la vittoria di un Commissario Tecnico che, pur senza un vero campione, con una rosa di almeno 14 grandissimi ed ottimi giocatori, ha vinto gli Europei senza nemmeno capire quale fosse la formazione ideale degli Azzurri. Appare invece come il successo di un uomo semplice, come Roberto Mancini, che non solo palesa la sua fede cristiana in tempi di laicismo imperante ma non fa neppure mistero della sua devozione alla Gospa (Madonna) di Medjugorie che già lo avrebbe aiutato in una difficile rimonta in Premier League quando allenava il Manchester City.

L’articolo di Famiglia Cristiana su Roberto Mancini – clicca sull’immagine

Godiamoci questo successo aulente di soprannaturale ma al tempo stesso consigliamo al CT di concentrarsi di più sulla Nazionale che sugli spot RAI per i vaccini: a volte i sieri antiCovid uccidono qualcuno, ma i media non lo raccontano. Solo per questo fa una figura migliore di quella che ha fatto con l’Italia contro l’Inghilterra nonostante l’esito favorevole. L’11 luglio resterà sempre più importante per il trionfo degli azzurri al mondiale di Spagna del 1982. Ci piace pensare così, a noi che li abbiamo vissuti entrambi. In memoria dei tempi d’inimitabili pedatori scomparsi come Pablito!

Carlo Domenico Cristofori

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Carlo Domenico Cristofori

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