ESODO DEL TERRORISMO ISLAMICO SOTTO IL NASO DELLA CIA. “Isis e Al Qaeda tra Migranti Afghani”. Allarme di Putin confermato da Volo Usa in Qatar

ESODO DEL TERRORISMO ISLAMICO SOTTO IL NASO DELLA CIA. “Isis e Al Qaeda tra Migranti Afghani”. Allarme di Putin confermato da Volo Usa in Qatar

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1 – L’allarme del Soufan Center sui legami Talebani-Al Qaeda
2 – La prigione dei terroristi islamici abbandonata dagli Usa
3 – Le manovre dell’Intelligence CIA-Mossad 
4 – La minaccia della migrazione di infiltrati in Iran 
5 – Il santuario di Al Qaeda in Afghanistan
6 – L’allarme di Putin sui terroristi infiltrati tra i migranti
7 – Afghano evacuato con volo Usa in Qatar è dell’Isis

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

«Gli Stati Uniti sono entrati in guerra in Afghanistan nel 2001 per distruggere il gruppo terroristico responsabile del peggior attacco terroristico sul suolo americano della storia. A dieci anni dalla morte di Osama bin Laden, al-Qaeda rimane una minaccia, che potrebbe metastatizzare in seguito al ritiro degli Stati Uniti. Biden spera che al-Qaeda possa essere contenuta, ma la storia ha spesso dimostrato il contrario».

Terminava così l’analisi pubblicata il 30 aprile 2021 da The Soufan Center (TSC), un centro indipendente senza scopo di lucro che offre ricerca, analisi e dialogo strategico sulle sfide alla sicurezza globale e le questioni di politica estera, con particolare attenzione all’antiterrorismo, all’estremismo violento, ai conflitti armati e allo stato di diritto.

TSC fu fondato nel 2017 Ali Soufan,  agente speciale dell’FBI che indagò complessi casi di terrorismo internazionale, inclusi gli attentati all’ambasciata dell’Africa orientale, l’attacco alla USS Cole e gli eventi relativi all’11 settembre. Fu l’autore del bestseller top-10 del New York Times The Black Banners: The Inside Story of 9/11 and the War Against al -Qaeda (2011), vincitore del Ridenhour Book Prize 2012.

 

1 – L’ALLARME DEL SOUFAN CENTER SUI LEGAMI TALEBANI-AL QAEDA

Il Soufan Center, nell’articolo dal titolo “IntelBrief: 10 anni dopo la morte di bin Laden: qual è lo stato attuale di Al-Qaeda?” scritto nell’imminenza del 2 maggio, decimo anniversario dell’uccisione (presunta) di Osama Bin Laden, il ricco arabo saudita fondatore e leader di Al Qaeda, fece una facile previsione confermata, dopo la caduta di Kabul in mano ai Talebani, dall’allarme del presidente russo Vladimir Putin sull’infiltrazione di terroristi tra i migranti afghani ma soprattutto dalla scoperta del primo rifugiato collegato con l’Isis, fatta poche ore fa nella base aerea Us Air Foce di Al Udeid in Qatar che sta accogliendo gli evacuati da Kabul in attesa di smistarli in altri fortezze militari negli Usa.

«I talebani non hanno mai rotto con al-Qaeda, né pubblicamente né in privato, e i combattenti di al-Qaeda rimangono incorporati nelle unità talebane. Inoltre, oltre a ciò che può essere descritto come “nucleo” o “centrale” di al-Qaeda che opera in Afghanistan e Pakistan, al-Qaeda ha filiali anche in altre parti dell’Asia meridionale, compresa l’India. Se l’Afghanistan ricadrà ancora una volta nella guerra civile, i talebani potrebbero accogliere i combattenti stranieri per rafforzare i propri ranghi, rendendo l’Asia meridionale una calamita per i jihadisti di tutto il mondo. E senza la presenza di truppe statunitensi sul terreno, Washington e i suoi alleati saranno costretti a fare affidamento su una strategia antiterrorismo offshore con gravi limitazioni» riferì ancora TSC tracciando il quadro preciso della presenza dei terroristi islamici qaedisti in Afghanistan e in Medio Oriente che più avanti vedremo nel dettaglio.

Talebani armati fino ai denti su un camion

Tale eventualità è stata addirittura agevolata dal ritiro delle truppe americane nel momento stesso in cui hanno lasciato la base aerea nell’antica città di Bagram, a sudest di Charikar nel Parvan, a soli 60 km da Kabul, dove avrebbero potuto gestire l’evacuazione del personale diplomatico, degli interpreti afghani e degli attivisti filo-americani con calma e tranquillità. Nel Bagram Airfield-BAF, infatti, c’era anche una delle più grandi prigioni occidentali di terroristi islamici catturati in Afghanistan, come ben ha rammentato l’esperto di geopolitica Alberto Bellotto nella sua inchiesta su InsideOver dal titolo eloquente “L’Afghanistan tornerà ad essere il Santuario di Al Qaeda?”.

Sconcertante un’altra analisi del Soufan Center, pubblicata in un articolo successivo del 20 agosto 2021 dopo la caduta del governo di Kabul. «Nonostante le pressioni degli Stati Uniti durante i colloqui di pace dello scorso anno a Doha, i talebani hanno evitato di promettere di negare spazio ad al-Qaeda in futuro. Questa posizione è stata ripresa anche in una recente intervista di una rete televisiva afghana con il leader dei talebani Amir Khan Muttaqi. Alla domanda sulle future politiche del gruppo riguardo ad al-Qaeda, Muttaqi ha affermato che i talebani non creeranno mai inimicizia con al-Qaeda per conto degli Stati Uniti. Il portavoce centrale dei talebani afghani, Zabihullah Mujahid, ha anche affermato in un’intervista con un canale di notizie afghano che l’accordo di Doha non impone alcun obbligo ai talebani di tagliare i legami con al-Qaeda. Secondo Mujahid, l’unica promessa dei talebani è che non permetterà a nessuno di usare il suolo afghano contro gli Stati Uniti e i suoi alleati» ha stigmatizzato TSC.

 

2 – LA PRIGIONE DEI TERRORISTI ISLAMICI ABBANDONATA DAGLI USA

«Come hanno spiegato alcuni funzionari a Cbs News qualche giorno fa, nella loro avanzata i talebani hanno preso il controllo della base aerea di Bagram e liberato gli oltre 5 mila prigionieri ospitati lì, tra questi, ha notato Politico, non solo miliziani talebani, ma anche uomini di Al Qaeda e dell’Isis. A questo proposito il Pentagono ha lanciato l’allarme sulla possibilità che le reti terroristiche con sede nel Paese possano riacquisire margine di manovra e potere in tempi rapidi. John Kirby, portavoce del segretario alla Difesa Austin ha detto che tutto il dipartimento è al lavoro per rivalutare il potenziale terroristico dei vari gruppi» ha scritto invece il giornalista Bellotto nel suo eccellente reportage.

La base aerea di Bagram in Afghanistan

«Nell’aprile scorso un report dell’intelligence americana ha messo nero su bianco come nonostante gli sforzi dell’anti terrorismo Al Qaeda continui a progettare attentati contro interessi e personale americano. Intanto la creatura di Osama Bin Laden mostra segni preoccupanti di risveglio. Nei giorni scorsi Hurras al Din, ultima emanazione qaedista in Siria ha colpito Damasco con un violento attentato uccidendo 19 militari siriani e dimostrando di essere capace di complire al di fuori della regione di Idlib (roccaforte degli altri qaedisti Hayat Tahrir al-Sham, ex Fronte Al Nusra – ndr). Parallelamente le autorità indiane hanno detto di aver aumentato la sicurezza negli aeroporti per un possibile attentato proveniente da Al Qaeda. In più in questi giorni Aqap, il braccio yementa dell’organizzazione si è apertamente complimentato coi talebani per il successo contro gli americani» si legge ancora su InsideOver.

A questo punto bisogna cercare di tirare le fila di questa matassa per capire le assurde dinamiche per cui, il 2 luglio 2021, l’ultimo contingente dell’US Army lasciò la base-prigione senza custodia, nelle mani del fragile Esercito Nazionale Afghano, che da mesi non pagava gli stipendi a migliaia di soldati, e pertanto facile preda dei Talebani.

La caduta dell’Afghanistan in 3 giorni nelle mappe pubblicate da InsideOver

E’ assolutamente evidente che non solo l’intelligence americana era perfettamente a conoscenza della liberazione di migliaia di terroristi islamici ma anche che costoro avrebbero potuto infiltrarsi tra l’inevitabile ondata di migrazioni che si sarebbe verificata con la fulminea presa del potere (e dei potenti armamenti delle milizie nazionali) da parte dei Talebani.

Lo stesso giornalista Bellotto, ottimo elaboratore info-grafiche, ha tracciato la mappa dell’Afghanistan nel breve arco dei tre fatidici giorni tra il 13 ed il 16 agosto, all’indomani della conquista di Kabul e della fuga del presidente del governo nazionale sostenuto dalla Nato. Come si vede dalle immagini le province in mano all’esercito regolare (in giallo) e quelli contesi (in rosso) sono diventate tutti grigie o nere, ovvero controllate dai Talebani.

 

3 – LE MANOVRE DELL’INTELLIGENCE CIA-MOSSAD 

Nella precedente inchiesta sull’Afghanistan abbiamo evidenziato non solo l’allarme terrorismo ma le strette connessioni delle principali organizzazioni islamiche jihadiste e dei Talebani con CIA, Mossad, controspionaggio israeliano, e Regno di Arabia Saudita, che da ormai un decennio recluta tra i condannati a morte nuovi combattenti da inviare ad Al Qaeda nello Yemen o in Siria, dove poi finiscono sotto la gestione dei servizi segreti dell’intelligence turca MIT.

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Ecco perché l’abbandono della base-prigione di Bagram rammenta un poco l’inesistente supporto fornito dalle truppe americane al centro di prigionia Camp Hol, da cui i jihadisti mercenari della Turchia liberarono agevolmente centinaia di combattenti Isis e Al Qaeda nell’ottobre 2019, quando l’esercito turco di Recep Tayyp Erdogan invase il Rojava (Nord Est della Siria controllato dai Curdi delle Forze Siriane Democratiche). Molti di loro, tra cui almeno 229 identificati terroristi, andarono a formare i 14mila jihadisti inviati dalla Turchia in Libia a sostegno del Governo di Tripoli con il tacito benestare della NATO.

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Ecco perché assumono importanza emblematica due recenti manovre del direttore della Central Intelligence Agency, William Burns. Il suo incontro con il leader dei Talebani Abdul Ghani Baradar, rientrato nel paese dopo la scarcerazione dal Pakistan 2018 sotto pressione dell’amministrazione Trump per gestire i negoziati di pace con gli USA in vista del ritiro annunciato dall’Afghanistan, è avvenuto lunedì 24 agosto.

Per molti a guidare il nuovo governo dell’Emirato islamico dell’Afghanistan sarà proprio il mullah Abdul Ghani Baradar. È stato il cofondatore degli studenti coranici insieme al mullah Omar, morto nel 2013, che ha guidato l’Emirato afgano dal 1996 al 2001.

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Il vertice si è tenuto per trattare le condizioni di un’evacuazione senza ulteriori tensioni e morti all’aeroporto di Kabul, ma non è stato confermato né da Langley, dove c’è il quartier generale della CIA, né dal Pentagono o dalla Casa Bianca, e sono pertanto ignoti i contenuti del dialogo su eventuali promesse americane e su impegni talebani. Resta la conferma che la crisi afghana, come previsto da Gospa News,  passa ufficialmente nelle mani dell’intelligence in cui di fatto era sempre rimasta…

L’11 agosto, ovvero soltanto due giorni prima dell’inizio del blitz talebano per la conquista di tutto il paese, lo stesso Burns, invece, in una visita ufficiale a Gerusalemme, incontrò il primo ministro israeliano Naftali Bennett per colloqui sulla situazione in Medio Oriente e in particolare in Iran. Secondo Time of Israel, i due hanno discusso dei modi per ampliare e approfondire la cooperazione tra Israele e gli Stati Uniti nella regione, afferma la dichiarazione.

Il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha incontrato mercoledì 11 agosto il capo della CIA in visita William Burns per colloqui sulla situazione in Medio Oriente

All’incontro si sono uniti il ​​capo dell’agenzia di controspionaggio israeliano del Mossad David Barnea, il capo entrante del Consiglio di sicurezza nazionale Eyal Hulata, il segretario militare del primo ministro, il generale Avi Gil, e il consigliere diplomatico di Bennett, Shimrit Meir.

 

4 – LA MINACCIA DELLA MIGRAZIONE DI INFILTRATI IN IRAN

Proprio la questione Iraniana assume particolare rilevanza in riferimento all’esodo degli afghani che potrebbe essere pilotato da CIA e Mossad per infiltrare jihadisti terroristi “fidati” reclutati tra i miliziani di ISIS e Al Qaeda facendo leva sul loro estremismo di matrice Sunnita-Salafita (Stato Islamico) o Sunnita-Wahabita (Al Qaeda, ritenuta finanziata dagli stessi Sauditi come avvenne in Bosnia) che è in conflitto da secoli con quello di confessione Sciita dei Pasdaran della Rivoluzione Islamica a Teheran.

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Secondo le stime di Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, nel 2021 più di 550 mila persone hanno dovuto abbandonare la propria casa ma sono rimasti all’interno dei confini del paese, di questi 126 mila l’hanno fatto tra il 7 luglio e il 9 agosto 2021. Vessati da oltre 40 quarant’anni di conflitti, dall’invasione sovietica del 1979, i rifugiati afghani nel mondo erano già, prima della presa di Kabul, almeno 2,7 milioni.

«In Iran, invece, – dove ci sono già 780 mila rifugiati provenienti dall’Afghanistan a cui si devono aggiungere gli altri due milioni di afghani senza documenti – le autorità stimano che arriveranno irregolarmente circa 5 mila persone al giorno. Il governo di Teheran ha allestito lungo i 900 km di confine che condivide con il paese in mano ai talebani, campi per accogliere coloro che in questi giorni stanno attraversando la frontiera a piedi. Famiglie in fuga che la polizia iraniana ferma e conduce nei campi di accoglienza. Si tratta, però, di assistenza soltanto temporanea» spiega in un dettagliato articolo Chiara Sgreccia su InsideOver.

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«Quando la situazione afghana tonerà stabile procederemo con i rimpatri» ha dichiarato Hossein Ghassemi, capo degli affari di frontiera del ministero dell’Interno. Le condizioni della società iraniana sono peggiorate molto negli ultimi anni a causa della crisi economica per la pandemia di Covid 19 e le sanzioni statunitensi.

A questo si aggiungono i problemi di sicurezza interna che un ingente flusso di migranti potrebbe causare. Ciò potrebbe infatti rendere difficile individuare l’eventuale infiltrazione – attività in cui primeggia il Mossad israeliano – di terroristi di Al Qaeda o dell’Isis che da dieci anni combattono gli Sciiti in Siria grazie ai finanziamenti ed armamenti della CIA e della Turchia, ovvero della NATO, per il regime-change progettato dalla Central Intelligence Agency fin dal 1983.

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4 – IL SANTUARIO DI AL QAEDA IN AFGHANISTAN

«Nell’annunciare i suoi piani per ritirarsi dall’Afghanistan, il presidente Biden ha suggerito che al-Qaeda è stata “degradata”. Il gruppo è degradato, non sconfitto, e la perdita del suo leader carismatico un decennio fa non si è dimostrata efficace nel distruggere il gruppo che ha ucciso quasi 3.000 americani e innumerevoli innocenti in tutto il mondo nei due decenni successivi. La sua leadership è stata decimata da un’aggressiva campagna di droni che ha dato la caccia a militanti di alto rango in Somalia, Pakistan e Yemen. La capacità di Al-Qaeda di lanciare operazioni esterne e attacchi spettacolari è stata notevolmente ridotta. E una faida di lunga data con il suo principale rivale jihadista, lo Stato Islamico, ha portato a defezioni e schegge. Eppure, nonostante ciò, al-Qaeda si è dimostrata straordinariamente resistente e altamente adattabile, un promemoria del fatto che ha sempre cercato di giocare a lungo».

Si legge ancora nell’articolo del Soufan Center del 30 aprile scorso che poi analizza la dislocazione geografica delle articolazioni qaediste.

«Secondo alcune stime, al-Qaeda comanda la fedeltà di tra i 30.000 ei 40.000 combattenti in tutto il mondo. Le sue affiliate nel Sahel e nel Corno d’Africa hanno generato un notevole impulso negli ultimi anni. Nel gennaio 2020, i militanti di al-Shabaab hanno attaccato Camp Simba a Manda Bay, in Kenya, uccidendo un membro dei servizi statunitensi e due appaltatori americani. Poi, a dicembre, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato che un agente keniota di Shabaab era stato arrestato nelle Filippine per “aver cospirato per dirottare aerei al fine di condurre un attacco in stile 11 settembre negli Stati Uniti”. Al-Qaeda nella penisola arabica (AQAP), l’affiliata yemenita dell’organizzazione, è stata ostacolata, ma rimane tra i gruppi di franchising più operativi di al-Qaeda. Il conflitto in corso nello Yemen estende ulteriormente le opportunità per i gruppi terroristici di sfruttare il disordine» evidenzia ancora The Soufan Center

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«Al-Qaeda ha riorientato la sua strategia per concentrarsi maggiormente sul farsi strada con tribù e clan, sfruttare il potere delle rimostranze locali e regionali negli stati falliti e nei territori non governati e introdurre un’agenda globale in cui si presentano opportunità. Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati si concentravano sullo smantellamento del califfato dello Stato Islamico, al-Qaeda stava “ricostruendo silenziosamente e pazientemente” la sua rete mondiale, come ha notato Bruce Hoffman».

Secondo gli analisti di TSC, «un ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan ha il potenziale per dare nuova vita ad al-Qaeda, proprio come un ritiro americano dall’Iraq nel 2011, dettato da un calendario e non da condizioni sul campo, ha portato alla nascita dello Stato Islamico. Un recente rapporto delle Nazioni Unite suggerisce che al-Qaeda ha solo diverse centinaia di combattenti attualmente in Afghanistan. Ma a seguito di un ritiro degli Stati Uniti e del potenziale per i talebani di dominare militarmente vaste aree dell’Afghanistan, ad al-Qaeda potrebbe essere presentata l’opportunità di cui ha bisogno per crescere».

La mappa di Al Qaeda in Afghanistan pubblicata da Inside Over – link al reportage tra le fonti a fondo pagina

«Secondo un funzionario americano sentito dal Financial Times. non ci sarebbero prove di una rottura tra i talebani e l’organizzazione ora guidata da Ayman Al Zawahiri. Negli ultimi giorni diversi giornali hanno rispolverato un dossier redatto dall’Onu a luglio e basato sui rapporti dei servizi segreti di diversi stati membri. Secondo il documento Al Qaeda sarebbe presente in almeno 15 province afgane e che Aqis, al-Qaeda nel subcontinente indiano godrebbe della protezione talebana nei distretti di Kandahar, Helmand e Nimruz» secondo quanto riportato da Inside Over.

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«Ma quel dossier dice anche molto altro. A febbraio a Doha, in Qatar, americani e talebani stavano negoziando il passaggio di consegne e come condizione principe c’era quella di non concedere asilo a gruppi terroristici, condizione accettata, e ribadita negli ultimi giorni dagli eredi del Mullah Omar. Peccato però che in quello stesso frangente i talebani consultassero regolarmente Al Qaeda durante il lungo negoziato. Contatti avvenuti per lo più tramite gli intermediari della Rete Haqqani, in modo che non ci fossero collegamenti diretti tra la leadership di Abdul Ghani Baradar e i qaedisti» precisa il già citato reporter Alberto Bellotto che poi evidenzia le strategie qaediste

COMANDANTE DI AL QAEDA UCCISO DALLE FORZE AFGHANE. Era nella Most Wanted List FBI

«La leadership di Al Qaeda, si legge ancora tra le carte delle Nazioni Unite, “rimane presente in Afghanistan, così come centinaia disperativi armati. Le relazioni tra i talebani e al-Qaeda rimangono strette, basate sull’amicizia, una storia di lotte condivise, simpatia ideologica e matrimoni misti”. Come nota l’Ispi non è un caso infatti se tra il 2019 e 2020 due importanti figure di Al Qaeda siano state uccise proprio in Afghanistan, nella provincia di Ghazni. Stiamo parlando di Hamza Bin Laden, figlio del fondatore ucciso da un drone usa due anni fa e Abu Muhsin al Masri tra i fondatori dell’organizzazione giustiziato l’anno scorso», ucciso dalle Forze di Sicurezza Afghane.

A ciò si aggiunge l’acuta minaccia dello Stato Islamico soprattutto nella provincia di Khorasan. Accentuata anche dall’allarme lanciatore maggio 2019 dal direttore dei servizi segreti russi FSB circa un ammassamento nel Nord dell’Afghanistan di terroristi Isis liberati dagli Usa in Medio Oriente.

 

6 – L’ALLARME DI PUTIN SUI TERRORISTI INFILTRATI TRA I MIGRANTI

Il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che il crollo del governo appoggiato dagli americani in Afghanistan potrebbe rappresentare una seria minaccia per i paesi che circondano la travagliata nazione dell’Asia centrale, incluso il suo.

Parlando domenica 22 agosto nell’ambito di un incontro con i membri del partito al governo Russia Unita in vista delle elezioni parlamentari del prossimo mese, il presidente ha affermato che il numero di civili in fuga da Kabul rappresenta una sfida per la comunità internazionale, secondo quanto riferito da Russia Today.

il presidente siriano Bashar Al Assad e quello russo Vladimir Putin nel 2017 a Sochi durante l’incontro che sancisce l’ormai con solidata vittoria contro l’Isis

“Chi sono questi rifugiati? Come possiamo dirlo? Potrebbero essercene migliaia, o addirittura milioni”, ha detto Putin. “Il confine è di mille chilometri: saliranno su tutto, su un’auto, persino su un asino, e fuggiranno attraverso la steppa”.

Secondo il presidente russo, ciò rappresenta una potenziale minaccia alla sicurezza ed “è una preoccupazione diretta per i nostri cittadini”. Ha aggiunto che “non vogliamo che combattenti travestiti da rifugiati si presentino nel nostro paese”.

JIHADISTI ISIS LIBERATI DAGLI USA AMMASSATI VICINO ALLA RUSSIA

Il presidente russo ha ricordato l’ondata di attacchi terroristici guidati dal separatismo nelle regioni a maggioranza musulmana del sud del Paese, come la Cecenia, due decenni fa ed ha poi dichiarato: “non vogliamo ripetere ciò che è accaduto negli anni ’90 e a metà degli anni 2000… abbiamo avuto questi orrori che ora si stanno ripetendo sul territorio dell’Afghanistan”.

Putin ha proseguito affermando che uno dei motivi per cui la Russia ha sferrato attacchi allo Stato islamico in Siria e fornito militari al governo del presidente Bashar Assad a Damasco è impedire al paese di “trasformarsi in una sorta di Afghanistan e diventare un terreno di allevamento per il terrorismo».

Nel 2016, ha incaricato la principale agenzia di sicurezza interna russa, l’FSB, di tenere sotto stretto controllo coloro che arrivano nel paese come rifugiati o che viaggiano in Europa. Inoltre, Putin ha ordinato ai funzionari di “chiudere in sicurezza il territorio della Russia” dalla penetrazione dei militanti e di “scoprire e neutralizzare” i terroristi. Sia lo Stato islamico che i Talebani sono elencati come gruppi terroristici proibiti e banditi in Russia.

 

7 – AFGHANO EVACUATO CON VOLTO USA IN QATAR E’ DELL’ISIS 

A scoprire il primo infiltrato in odore di terrorismo islamico, però, sono stati gli americani che ne hanno gestito l’evacuazione da Kabul, come ha riferito su Defense One la giornalista Tara Kopp, senior reporter al Pentagono.

«Gli addetti alla sicurezza della base aerea di Al Udeid in Qatar hanno rilevato che almeno uno degli afghani evacuati dall’aeroporto di Kabul ha potenziali legami con l’ISIS, ha confermato un funzionario statunitense a Defense One» ha scritto Kopp.

«Inoltre, il sistema di identificazione biometrica automatizzato del Dipartimento della Difesa ha segnalato fino a 100 dei 7.000 afgani evacuati come potenziali destinatari di visti speciali di immigrazione come potenziali corrispondenze alle liste di controllo dell’agenzia di intelligence, ha affermato un secondo funzionario» aggiunge Defense One.

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E’ curioso notare che queste segnalazioni siano scattate proprio nella base dell’Emirato del Qatar, ritenuto uno dei principali finanziatori delle milizie jihadiste mercenarie della Turchia in Siria e Libia, tra cui si annidano centinaia di ex comandanti dello Stato Islamico e di Al Qaeda. Ma va anche rammentato che le banche di Doha, capitale qatariota, si trovano al centro di due inchieste internazionali perché sono transitati da lì ingenti finanziamenti per le formazioni qaediste siriane di Al Nusra e Hts

Almeno 6.000 afgani in fuga sono stati evacuati ad Al Udeid e altre migliaia sono stati trasferiti in altre basi di sosta temporanee in Medio Oriente ed Europa da aerei militari statunitensi. In quelle basi, i controllori della dogana e della pattuglia di frontiera stanno controllando gli ID degli sfollati e i dati biometrici rispetto ai database delle forze dell’ordine, ha detto il primo funzionario. Alla fine, migliaia di quegli afgani arriveranno negli Stati Uniti, dove saranno inizialmente ospitati in diverse basi militari, come Fort Bliss in Texas, Fort McCoy nel Wisconsin e Fort Lee in Virginia.

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“C’è stato sicuramente un certo numero di loro” che ha attivato gli allarmi, richiedendo agli agenti di mettere da parte gli sfollati per ulteriori controlli, ha detto il primo funzionario. Nella maggior parte dei casi, quegli afgani, molti dei quali sono già stati controllati attraverso la procedura speciale per il visto di immigrazione, sono stati approvati da uno screening successivo. Ma in almeno un caso, l’evacuato “sembra un potenziale membro dell’Isis”, ha detto il primo funzionario. “Ci stanno ancora lavorando.”

Un alto funzionario dell’amministrazione ha affermato che gli afgani evacuati in paesi terzi stanno attraversando “un solido processo di sicurezza” prima di essere imbarcati. “Questo processo prevede screening di sicurezza biometrici e biografici condotti dai nostri professionisti dell’intelligence, delle forze dell’ordine e dell’antiterrorismo che stanno lavorando letteralmente 24 ore su 24 per controllare tutti questi afghani prima che vengano ammessi negli Stati Uniti”, ha detto l’alto funzionario dell’amministrazione.

La base militare Us Air Force e RAF di Al Udeid, vicino a Doha, capitale dell’Emirato del Qatar

Per i primi giorni dopo la caduta di Kabul il 15 agosto, c’era un numero limitato di vagliatori statunitensi all’aeroporto internazionale di Hamid Karzai che lavoravano per controllare centinaia, poi migliaia di sfollati. Ad oggi, i velivoli militari e noleggiati degli Stati Uniti hanno fatto volare più di 63.000 americani, afgani e partner alleati in fuga dall’Afghanistan, in una delle operazioni di evacuazione aerea più veloci e più grandi nella storia dell’esercito.

«Ma la sfida non era solo il numero di persone. Gli agenti stavano lottando con i vecchi sistemi di controllo e non potevano integrare tutte le informazioni necessarie, come le informazioni del database biometrico del Dipartimento della Difesa, ha detto un secondo funzionario che ha familiarità con il processo di controllo. “La CBP sul campo ha una vecchia tecnologia e non sanno come usarla, integrarla”, ha detto il funzionario. “E non ci sono abbastanza persone per elaborare” tutti gli sfollati» aggiunge Defense One.

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Mentre la maggior parte degli avvisi di sicurezza si sono verificati ad Al Udeid, la massiccia operazione di trasporto aereo si è espansa nella misura in cui è possibile che ci siano afghani con potenziali legami terroristici che vengano segnalati in altre basi. “Non posso escluderlo”, ha detto il funzionario alla giornalista Tara Kopp.

Se queste difficoltà vengono riscontrate dal più potente esercito del mondo non è difficile immaginare quanto possa essere fondato l’allarme per i voli diretti in altri paesi dell’Unione Europea, come l’Italia, e soprattutto quello di Putin per i confini di terra.

E’ assolutamente evidente che se un apparato d’intelligence fosse intenzionato a pilotare l’infiltrazione di terroristi per creare minacce geopolitiche a paesi nemici (Iran, Russia e Siria in primis) e giustificare una nuova massiva militarizzazione e corsa agli armamenti dei paesi occidentali, come avvenuto dopo i sospetti attentati dell’11 settembre 2001 a New York, l’Afghanistan rappresenta l’occasione ideale per la recrudescenza interna ed esterna della strategia del terrore su scala mondiale.

Leggi inoltre… Anche la Tecnologia Militare Italiana nelle mani di Bill Gates

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – INCHIESTE LOBBY ARMI

GOSPA NEWS – INCHIESTE SU TERRORISTI JIHADISTI

GOSPA NEWS – WUHAN.GATES REPORTAGE

GOSPA NEWS – INCHIESTE COSPIRAZIONI – MASSONERIA

CIA & MOSSAD NEL NUOVO EMIRATO DEL TERRORISMO ISLAMICO. A Kabul Allarme Alleanze tra Talebani, Al Qaida, ISIS e Jihadisti dei Fratelli Musulmani

SOUFAN CENTER – 10 Years After bin Laden’s Death: What is the Current State of Al-Qaeda? 

SOUFAN CENTER – The Past, Present, and Future of Al-Qaeda in Afghanistan and Pakistan

INSIDE OVER – AL QAEDA E I TALEBANI

INSIDE OVER – MIGRAZIONI DALL’AFGHANISTAN

RUSSIA TODAY – PUTIN WARNS AFGHAN REFUGEES THREAT

DEFENSE ONE – KABUL EVACUEE POTENTIAL ISIS TIES DETAINED QATAR

 

 

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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