INCHIESTA SULLA MORTE DI BORSELLINO

DOPO 26 ANNI FINALMENTE
S’INDAGA ANCHE SUI MAGISTRATI
PER IL GRAVE DEPISTAGGIO ORDITO
SULLA STRAGE DI VIA D’AMELIO
DALLA TRIADE MAFIA-007-MASSONERIA:
VERITA’ E GIUSTIZIA IN MANO AL CSM
GUIDATO DAL SICILIANO MATTARELLA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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«Com’è possibile che i magistrati non si siano accorti di quello che stava accadendo? Le tesi investigative proposte sono state accettate da schiere di magistrati, sia giudicanti che inquirenti. Questi ultimi, peraltro, avendo il coordinamento delle indagini, avrebbero dovuto coordinare e controllare il lavoro delle forze dell’ordine». È a questa domanda che dovranno rispondere la Procura generale della Corte d’Appello di Messina cui sono stati trasmessi gli atti dai colleghi di Caltanissetta che hanno istruito il processo su “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana” come ammesso dai giudici nella sentenza sul cosiddetto Borsellino quater, il quarto procedimento per la strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992.  È a quella domanda sul ruolo dei magistrati, pubblicamente rivolta alle istituzioni da Fiammetta Borsellino, figlia del giudice assassinato, che è appeso il senso dello Stato e della giustizia in una vicenda che partendo dalla strage mafiosa di Palermo attraversa l’Italia per evocare massoneria e servizi segreti. Finalmente, a distanza di ben 26 anni, si comincia ad indagare anche su quei magistrati che per negligenza consentirono o parteciparono, è proprio ciò che dovrà essere appurato, al depistaggio nell’accertamento delle responsabilità dell’attentato derivante dalle dichiarazioni manipolate del pentito Vincenzo Scarantino che, come acclarato dal procedimento Borsellino quater e successive indagini, fu “indotto a mentire” accusando sé stesso ed altri soggetti innocenti e coinvolgendoli nella strage.

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ASIA BIBI LIBERA IN LUOGO SEGRETO

MISTERI SULLA SCARCERAZIONE
DELLA MADRE CRISTIANA 
ASSOLTA DALLA BLASFEMIA:
ECCO I MOTIVI PER CUI POTREBBE
AVER GIA’ LASCIATO IL PAKISTAN.
VENEZIA SI COLORA DI ROSSO PER LEI

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Asia Bibi è finalmente libera! A dare la notizia è stata la BBC, intorno alle 11 di giovedì, che ha ricevuto la comunicazione ufficiale da parte del suo avvocato Saif ul Malook, costretto nei giorni scorsi a scappare dal Pakistan dopo aver ricevuto minacce di morte da parte dei gruppi radicali islamici: « E’ stata rilasciata, mi è stato detto che era su un aereo ma nessuno sa dove atterrerà». Intorno alla sua liberazione aleggia però il mistero perché mentre in un primo momento tra i media è circolata l’indiscrezione che fosse uscita dal Pakistan il ministro dell’Informazione Fawad Hussein ha smentito ed ha pure aggiunto, come riferisce nil network britannico, che i giornalisti sono stati “estremamente irresponsabili” nel riferire che avesse lasciato il paese senza prima ricevere na conferma ufficiale. «È ancora in Pakistan», ha detto a Dpa il portavoce del ministero degli Esteri, Muhammad Faisal. E’ invece assolutamente certo è che la madre di famiglia cristiana, assolta dalla Corte Suprema nei giorni scorsi dall’assurda accusa di blasfemia che ne aveva determinato la condanna a morte nel primo e secondo grado di giudizio, dopo otto anni di reclusione, è stato rilasciata mercoledì 7 novembre dalla prigione delle donne nel Multan, nella provincia del Punjab. Il rilascio è avvenuto tra ingenti misure di sicurezza ed è stata condotta in un luogo segreto a causa delle proteste suscitate tra i fondamentalisti la notizia della sua assoluzione e delle reiterate minacce a morte columinate in nuna taglia di 50 milioni di rupie (circa 430 mila euro) messa sulla sua testa dai fondamentalisti dopo l’appello alla sua impiccagione dell’imam della Moschea Rossa di Islamabad, Abdul Aziz, religioso musulmano talmente estremista da essere stato arrestato in passato per collusioni coi jihadisti dalle stesse forze di polizia pakistane che fanno comunque capo ad un governo retto da una teocrazia islamica in cui la sharia è la legge penale di riferimento. Per Asia e per tuti i cristiani perseguitati il 20 novembre Venezia si colorerà di rosso in un grande evento internazionale organizzato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) che ha seguito da vicino il caso e ricevuto due videomessaggi dai suoi familiari.

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L’OLOCAUSTO DEI MASSONI COMUNISTI

ANNIVERSARIO RIVOLUZIONE RUSSA:
RICORDIAMO I 95 MILIONI DI MORTI
DELLE DITTATURE FALCE E MARTELLO
IDEATE DAGLI ILLUMINATI DI BAVIERA
E LE VITTIME DELLE FOIBE 
OFFESE DAI CONTESTATORI DI SALVINI

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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«Era il 7 novembre del 1917 (il 25 ottobre secondo il calendario giuliano) quando dall’incrociatore Aurora fu sparato il primo colpo di cannone (a salve) che diede simbolicamente il via alla Rivoluzione. Un evento per decenni idealizzato dalla propaganda sovietica. Niente di eroico come raccontò Eisenstein e niente di drammatico e sanguinoso, come aveva previsto Lenin nei suoi piani». Cominciò così la Rivoluzione Bolscevica, così definita perché bolshinstvo in russo significa appunto rivoluzionario. Cominciò così un Regime del Terrore mondiale che era germogliato proprio con l’analogo periodo della Rivoluzione Francese del sanguinario Maximilien de Robespierre e con l’esperienza fallimentare della Comune di Parigi che aveva visto proprio Vladimir Il’ič Ul’janov, al secolo semplicemente Lenin, in Francia a studiarne gli erudimenti poi trasferiti nell’omonimo libro. Se oggi un centinaio di integralisti comunisti italiani – in molto simili agli estremisti islamici per fanatismo ideologico con l’unica differenza di non usare più armi e bombe dopo la dura repressione dei loro antenati delle Brigate Rosse – può inneggiare liberamente alle Foibe minacciando i leghisti di Matteo Salvini è soltanto perché il processo di condanna internazionale del comunismo non solo non è mai avvenuto ma non è mai nemmeno iniziato sebbene questa filosofia socialista applicata in modo tirannico da vari dittatori (Stalin, Mao, Pol Pot, Tito, Fidel Castro ecc) abbia mietuto in 75 anni di fin troppo longeva esistenza ben 95 milioni di morti.

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CALABRIA CORROTTA: ALTRO POLITICO DI SINISTRA IN MANETTE

APPALTI MILIONARI PER REGALIE
NEL COMUNE DI FUSCALDO:
ARRESTATO IL SINDACO RAMUNDO
AMICO DEI PRESIDENTI DEL PD
DI PROVINCIA E REGIONE,
ENTRAMBI NEI GUAI PER ABUSO D’UFFICIO
IN UN’ALTRA INCHIESTA.
INCENDIATA UNA SUA CASA NEL 2016

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Un altro amministratore pubblico di sinistra in manette. Un altro Sindaco calabrese vicino al Pd nei guai per la gestione illecita degli appalti esattamente come contestato a Domenico Lucano, ex Sindaco di Riace. Gianfranco Ramundo, 61 anni, Sindaco di Fuscaldo, centro dell’Alto Tirreno cosentino di ottomila abitanti, é stato arrestato stamane dai finanzieri del Comando provinciale di Cosenza nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Paola, insieme ad altri componenti dell’Amministrazione comunale. L’accusa é di corruzione e tentata concussione. Nell’operazione della Guardia di finanza, in cui sono impegnati oltre cento militari, sono coinvolte complessivamente 14 persone. Ramundo, consigliere provinciale per Italia del Meridione, partito di maggioranza del Presidente della Provincia di Cosenza del Pd, Franco Iacucci, è anche politico di fiducia del Governatore della Calabria, l’altro dem Mario Oliverio: enrambi sono estranei alla vicenda attuale ma sul loro capo pende una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio nel trasferimento di un altro sindaco in un ente regionale a meri fini elettorali. Secondo la Finanza e la Procura di Paola il Sindaco di Fuscaldo avrebbe gestito un giro di appalti milionari assegnati ad imprenditori amici in cambio di regalie. Nel 2013 e nel 2016 aveva anche subito due intimidazioni, in una delle quali gli era stata incendiata una casa.

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EGITTO: STRAGE DI BAMBINI COPTI

PAPA FRANCESCO ALL’ANGELUS:
“UCCISI SOLO PERCHE’ CRISTIANI”.
L’ISIS TRUCIDA SENZA PIETA’
LA PICCOLA MARYA DI 12 ANNI
ED ALTRI 2 FANCIULLI
AL RITORNO DA UN BATTESIMO
LE TREMENDE IMMAGINI
DELL’INFERNO IN TERRA

…Ora che insopportabile il tormento
Si sfrena tra i fratelli in ira a morte;
Ora che osano dire
Le mie blasfeme labbra:
“Cristo, pensoso palpito,
Perché la Tua bontà
S’è tanto allontanata?”…
…Ora che l’innocenza
Reclama almeno un eco,
E geme anche nel cuore più indurito;
Ora che sono vani gli altri gridi;
Vedo ora chiaro nella notte triste.
Vedo ora nella notte triste, imparo,
So che l’inferno s’apre sulla terra
Su misura di quanto
L’uomo si sottrae, folle,
Alla purezza della Tua passione.
Fa piaga nel Tuo cuore
La somma del dolore
Che va spargendo sulla terra l’uomo;
Il Tuo cuore è la sede appassionata
Dell’amore non vano.
Cristo, pensoso palpito,
Astro incarnato nell’umane tenebre,
Fratello che t’immoli
Perennemente per riedificare
Umanamente l’uomo,
Santo, Santo che soffri,
Maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
Per liberare dalla morte i morti
E sorreggere noi infelici vivi,
D’un pianto solo mio non piango più,
Ecco, Ti chiamo, Santo,
Santo, Santo che soffri.

Giuseppe Ugaretti
versi espunti da Mio fiume anche tu

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RUSSIA: AGENTI STUPRANO COLLEGA

VIOLENZA SESSUALE DI GRUPPO
NEL QUARTIER GENERALE DI POLIZIA:
TRE UFFICIALI IN MANETTE
E LICENZIATI IN TRONCO
PER ABUSI SULLA GIOVANE DETECTIVE

Report by Russia Today
Traduzione Gospa News

Un grosso scandalo ha scosso le forze dell’ordine russe dopo che tre ufficiali di alto rango sono stati arrestati per uno stupro di gruppo nei confronti delloro collega più giovane durante una festa movimentata con alcolici nel quartier generale della polizia di Ufa. Non c’è ancora chiarezza su cosa sia effettivamente accaduto lunedì sera (29 ottobre ndr) nella capitale della Repubblica di Bashkortostan, in Russia, ma i media stanno portando a galla cose infamanti sui presunti autori di reati sessuali e sulla loro vittima. Il giorno in questione sembra essere iniziato in modo abbastanza tranquillo. Due capi distretti del dipartimento di polizia distrettuale, Eduard Matveev, 51 anni, e Salavat Galiyev, 50 anni, hanno deciso di incontrarsi per condividere qualche drink, rilassarsi e ricordare il loro passato. Alcuni rapporti suggeriscono che i poliziotti stavano festeggiando un pensionamento o il ritorno a casa di un ex capo. L’usanza russa impone che un gruppo di bevitori abbia bisogno di almeno tre persone e ha invitato il capo della sezione di migrazione di 34 anni, Pavel Yaromchuk, a unirsi a loro per soddisfare tale requisito. La festa è durata per diverse ore e i tre uomini erano apparentemente molto ubriachi quando hanno deciso che al loro party mancava la presenza femminile.

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IV NOVEMBRE: ONORE AI CADUTI DEL GRANDE INGANNO

RICORDIAMO LE VITTIME
DELLA GRANDE GUERRA
MA NON L’UNITA’ FANTASMA
E QUELLE FORZE ARMATE
USATE DAI MASSONI INGLESI
CONTRO LA CRISTIANITA’

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Se si legge i libri di storia, scritti prima da intellettuali massoni e poi dai loro adepti comunisti, si può finire col credere che la Grande Guerra, di cui oggi ricorre il Centenario del Bollettino di Vittoria, in un’ottica di geopolitica militare fu indispensabile all’Italia per trovare Identità ed Unità nazionale: rimane il fatto che dall’Alto Adige alla Sardegna, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia non esiste e non potrà mai esistere questo profondo sentimento finchè non sarà riscritta la storiografia della penisola dal Risorgimento alla votazione della Repubblica e finchè non sarà liberato lo Stato da quella triade di massoneria-mafia-servizi segreti che ricevette in eredità proprio dalla Prima Guerra Mondiale. Se si analizza con spiritualità cristiana più che con razionalismo politico o sentimentalismo eroico, degno della miglior tradizione pagana, si scopre che l’Italia oggi ha un’unità fantasma proprio perché ottenuta non da una Grande Guerra vinta, con danni più che ricchezze, ma forzata da un Grande Inganno ordito dalla stessa massoneria anglo-italo-americana che già aveva distrutto la dinastia cattolica dei Borboni con la scusa dell’Unità d’Italia e mirava ad annichilire quell’altra cristiana degli Asburgo. Una cosorteria che sa utilizzare ogni moto ideologico, anche legittimo come il sentimento patriottico, ogni occasione propizia di conflitto ed ogni fazione (da Cosa Nostra ai musulmani, dai Comunisti al Ku Klux Klan) per i suoi loschi scopi di imposizione del teorizzato Nuovo Ordine Mondiale. Per ragioni di brevità mi limiterò ad una visione panoramica dei fatti storici con essenziali riferimenti circostanziati che potranno però essere approfonditi nel dettaglio in altri articoli pubblicati da questo sito d’informazione giornalistica cristiana. Presenterò una personale analisi concettuale sulla filosofia teleologica, lo studio delle finalità volontarie e involontarie dell’uomo, della massoneria che ben spiega perché oggi vanno festeggiati gli oltre 400mila Caduti (che divengono 680mila con le vittime civili) ma non le forze armate dell’allora Regno d’Italia utilizzate dai massoni internazionali per distruggere l’ultimo grande impero cristiano d’Europa.

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PONTE MORANDI: VILE OMERTA’ DEI TECNICI AUTOSTRADE

LA PROCURA HA LE PROVE
DELLA CATTIVA MANUTENZIONE
MA TUTTI GLI INDAGATI
RIFIUTANO DI DEPORRE AI PM.
TRA LE IPOTESI DEL CROLLO
ANCHE LA “BOBINA ASSASSINA”
TRASPORTATA DA UN CAMION.
2 VIDEO KLA TV SULLA TEORIA BOMBA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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“Manette per Genova”. E’ questo il titolo di un articolo che scrissi su questo sito il giorno dopo la tragedia del Ponte Morandi, sconcertato dalla supponenza con cui i vertici di Autostrade per l’Italia (Aspi), la spa controllata da Atlantia che fa capo ai Benetton ma è partecipata anche dal miliardario fondo americano BlackRock inc, asserivano in un comunicato che la società era «fiduciosa di poter dimostrare di aver sempre correttamente adempiuto ai propri obblighi di concessionario, nell’ambito del contraddittorio previsto dalle regole contrattuali che si svolgerà nei prossimi mesi». Una nota stampa ufficiale in cui non veniva spesa nemmeno una parola sulle 43 vittime dai Benetton & co, impegnati nella loro villa di Saint Moritz in una grande festa organizzata per il Ferragosto. Una dichiarazione altezzosa di fronte all’immane tragedia che mi fece ritenere che questi potenti finanzieri internazionali avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di attenuare o peggio occultare le loro responsabilità; e che pertanto i primi sospettabili, ovvero quantomeno i responsabili legali sulle norme di sicurezza del viadotto, avrebbero dovuto essere sottoposti a misure cautelari per evitare il rischio di inquinamento delle prove.

La magistratura agì con molta più prudenza: impiegò una settimana ad acquisire i primi documenti, 22 giorni ad iscrivere i primi 20 nomi nel registro degli indagati e diede quindi tempo ai legali della multinazionale Atlantia di preparare una linea difensiva da “roccia nera” (evocando il fondo che controlla la finanziaria), che ora, a distanza di due mesi e mezzo, rivela inevitabilmente la sua tetragona potenza e prepotenza. Proprio negli ultimi giorni, infatti, sia il quotidiano genovese Il Secolo XIX che Panorama hanno messo in luce uno degli aspetti più inquietanti, vergognosi e disgustosi della vicenda: tutti i principali indagati finora sfilati in Procura si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ai pm, una scelta consentita dal fin troppo garantista Codice di Procedura Penale italiano, una decisione che denota però un atteggiamento fortemente omertoso che certo non aiuta le indagini. Al punto da indurre non meglio identificati inquirenti della Procura di Genova a far trapelare sommessamente sui giornali l’auspicio che almeno l’Amministratore delegato fornisca delucidazioni nel suo interrogatorio fissato per il 23 novembre. Per ora a parlare è stato solo un ingegnere della società che fece i rinforzi agli stralli del ponte: sentito come persona informata sui fatti e non quale indagato ha sostenuto l’ipotesi che il crollo sia avvenuto a causa di una bobina di acciaio caduta da un camion… Un veicolo precipitato nel crollo sia con il conducente rimasto miracolosamente illeso, sia con la bobina incriminata sulla quale i periti si potranno sbizzarrire per accertare se è fuoriuscita dal camion prima o dopo che questo precipitasse. Fa comunque riflettere la circostanza che se ad avvalersi della facoltà di non rispondere fossero stati imprenditori corruttori o politici corrotti probabilmente si sarebbe subito sentito il tintinnare di manette. Ma siccome la questione concerne reati colposi, con un dolo eventuale e non facilmente dimostrabile, anche se ci sono stati 43 morti, ecco che manager, ingegneri e tecnici possono tranquillamente presentarsi davanti ai magistrati con le bocche cucite. Ed ovviamente, ad ogni sviluppo delle indagini a loro in parte accessibile in quanto indagati, mettersi anche d’accordo sulla versione da sostenere poi in aula. Ma vediamo tutti questi fatti nel dettaglio compresa l’ipotesi azzardata dai reportages della webtv tedesca Klagemauer Tv (tradotta in 43 lingue) secondo cui il ponte sarebbe crollato perché fatto brillare con una detonazione esplosiva controllata: due video da guardare con ovvio beneficio del dubbio che riportiamo in calce all’articolo.

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ASIA BIBI: LIBERAZIONE SOSPESA

IL GOVERNO PAKISTANO CEDE
ALLE PROTESTE DEI MUSULMANI
E VIOLENTA OGNI DIRITTO UMANO:
LA MAMMA CRISTIANA ASSOLTA
DALL’ACCUSA DI BLASFEMIA
RESTERA’ CHIUSA IN CARCERE.
L’AVVOCATO IN FUGA DOPO LE MINACCE

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Il fanatismo musulmano schiaccia la giustizia, il torvo odio pseudoreligioso acceca menti e cuori ed alla fine l’integralismo della Sharia dei Maomettisti (per San Giovanni Bosco l’Islam non è una religione ma una spudorata invenzione del falso profeta Maometto) trionfa sulla speranza e sulle preghiere dei cristiani. Alla fine le bestiali urla “impiccate Asia” della folla inferocita aizzata dai partiti musulmani radicali hanno avuto la meglio su tutto: sull’innocenza di una cristiana madre di famiglia condannata a morte per un’assurda accusa di blasfemia, sulla sentenza della Suprema Corte che l’ha prosciolta, sull’appello del premier pakistano ai suoi connazionali perché non si facessero condizionare dagli estremisti sobillatori. Asia resterà in carcere non si sa fino a quando… Il 2 novembre, nel giorno in cui il mondo cristiano onora il ricordo dei Morti, in Pakistan muore la speranza che un paese teocratico islamico possa fare qualche timido passo verso una democrazia. E’ tra i cinque paesi del mondo dove si eseguono più sentenze capitali: anche perché l’integralismo musulmano va spesso a braccetto con gli istinti barbarici ed i fatti di sangue, da stupri di gruppo ad omicidi d’onore, sono frequenti come le mattanze compiute da Maometto, dai suoi predoni e dai suoi sicari, nei momenti in cui doveva ancora essere riconosciuto come profeta ed imporre Allah sulle religioni israelitiche e del paganesimo tribale della penisola arabica.

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IMMIGRATI & SALVINI: SFIDA TOGATA

IL PM CHE INDAGA SU ONG E SCAFISTI
AFFONDA L’INCHIESTA DICIOTTI
E SCAGIONA IL VICEPREMIER
INDAGATO DAL COLLEGA PRO MIGRANTI
MATTARELLA E CSM… DORMONO!

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Come già avevo scritto in un precedente articolo quando scoppiò il caso della nave Diciotti l’inchiesta di un magistrato nei confronti di un Ministro della Repubblica Italiana per fatti inerenti i suoi poteri e funzioni istituzionali aveva tutta la parvenza di una plateale intrusione del potere giudiziario nella gestione politica di un’emergenza sociale e di sicurezza nazionale come l’immigrazione irregolare (si legga altro articolo a fondo pagina). Ebbene ora quella clamorosa indagine in cui Matteo Salvini fu solertemente indagato addirittura per sequestro di persona sta affondando per mano di un altro magistrato siciliano che ha chiesto l’archiviazione per il Ministro. Ovviamente toccherà al Gip decidere se accogliere l’istanza di non luogo a procedere della pubblica accusa. Se è vero, come scrisse Karol Wojtyla, che «le ore sul quadrante della storia tornano sempre» stavolta il destino – o la Divina Provvidenza per chi crede che l’immigrazione indiscriminata di musulmani integralisti sia assai pericolosa per l’italica cultura cristiana – è stato tempestivo nel creare un confronto giudiziario che sa già di sfida tra toghe, tra due opposte visioni del problema migranti come già avvenuto tra Procura di Locri e Gip sui 21 capi d’imputazione contestati all’ex sindaco Domenico Lucano (vedi link articolo a fondo pagina): una visione, quella del Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che ha aperto l’indagine sul ritardato sbarco degli immigrati irregolari recuperati dalla nave Diciotti della Guardia Costiera, influenzata dal pathos buonista di un’accoglienza umanitaria senza distinguo, al di là dei rigori normativi; l’altra, quella del Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, che è invece orientata a trovare le prove di un traffico internazionale di essere umani, finalizzato a rifornire manovalanza a varie tipologie di criminalità organizzata in differenti ambiti delinquenziali che spaziano dallo sfruttamento della prostituzione fino allo spaccio di droga, attività gestite dalla mafia nigeriana di Black Axe e Maphite ormai strapotenti in Sicilia (e giunte coi barconi, vedi altro link in fondo a pagina), fino al lavoro nero gestito dai caporalati para-mafiosi ed addirittura al terrorismo di matrice religiosa con l’approdo in Italia di jihadisti pronti a costituire cellule dormienti per attentati in tutta Europa. Viene ovviamente da domandarsi cosa sarebbe accaduto se il caso Diciotti non fosse finito sotto la giurisdizione territoriale di un pm come Zuccaro, il quale non solo è attento ai risvolti penali delle migrazioni ma lui stesso fece sequestrare la nave di una Ong indagando l’equipaggio per il reato di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Mentre un giornalista, come chi scrive, comprende l’enorme portata di questa macroscopica divergenza di orientamenti nell’azione giudiziaria che palesano il rischio, sovente divenuto realtà in Italia, che in una Procura sia reato ciò che in un’altra non lo è, che fa il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, al secolo il Capo di Stato Sergio Mattarella? Fa politica di chiacchiere su ogni tematica cara al qualunquismo politicamente corretto incurante delle conflittualità istituzionali che proprio la questione migranti sta scatenando nella penisola. Ma vediamo i fatti…

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