CIA-MAFIA: L’ITALIA NELLA MORSA

ECCO I DOCUMENTI CHE PROVANO
IL PATTO TRA COSA NOSTRA,
IL BOSS LUCKY LUCIANO
ED I SERVIZI SEGRETI USA
PER CONTROLLARE LA SICILIA
E L’ITALIA DAL DOPOGUERRA
FINO ALLE STRAGI DEI GIUDICI

Un interessantissimo articolo scritto da Giuseppe Barcellona e publicato sul sito Difesa Online rivela fonti documentali e testimoni sulle connessioni Cia-Mafia nate per favorire lo sbarco degli Alleati angloamericani in Sicilia. Al fine di comprendere al meglio questa ricostruzione storica va ricordato brevemente il contesto storico dell’isola dall’Unità d’Italia in poi. E’ ormai assodato da ogni storiografo degno di tale nome che la Spedizione dei Mille fu finanziata dalla Massoneria inglese per volontà del segretario di Stato britannico Lord Palmerston, sodale di Giuseppe Mazzini e come lui teorico del Nuovo Ordine Mondiale, e che ebbe successo grazie all’appoggio di potenti latifondisti siciliani e ufficiali dell’esercito borbonico traditori  grazie alla nascita di quella consorteria denominata Mafia e poi Cosa Nostra. In quel periodo storico, come rilevò accortamente anche il giudice Rocco Chinnici ucciso da Cosa Nostra, nacque la Mafia in Sicilia per garantire il successo all’operazione di Giuseppe Garibaldi (massone dei due mondi) ed assicurare poi la stabilità, anche con le armi, all’intreccio di potere tra Stato e Massoneria: basti rammentare che lo stesso Mazzini ottenne il 33° grado massonico proprio dal “Supremo Consiglio d’Italia” di Palermo. Infatti l’isola fu uno delle poche aree relativamente “felici” del Regno delle Sue Sicilie che conobbe solo marginalmente il fenomeno del Brigantaggio, ovvero la protesta dei meridionali contro il Regno d’Italia sabaudo per le condizioni di miseria venutesi a creare dopo la cacciata dei Borboni. La salita al potere di Benito Mussolini mutò il tacito patto di collaborazione tra esponenti del Governo Sabaudo, la Massoneria, che aveva sempre potuto contare su numerosi adepti  tra i Ministri, e le famiglie mafiose siciliane: molte di queste furono costrette a fuggire negli Usa per la caccia al picciotto messa in atto dal Prefetto di Ferro, Cesare Mori, inviato dal Duce. Pertanto lo sbarco degli Alleati e l’accordo Cia-Mafia non fu che una replica della strategia della spedizione dei Mille per ripristinare la rete che politici di Stato, massoni e mafiosi avevano creato. Nell’articolo si analizzano in modo dettagliato le relazioni tra la Cia e il boss italo americano Lucky Luciano, di origini palermitane, purtroppo manca un riferimento a Frank Gigliotti, al ruolo fondamentale della Massoneria ed a quello, ancora tutto da chiarire, di alcuni politici democristiani siciliani che fin dal 1943 ebbero importanti incarichi amministrativi dall’Amgot, il Governo provvisorio degli Alleati, tra questi Bernardo Mattarella, padre dell’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, già vicepresidente del Consiglio con delega ai Servizi Segreti (Governo D’Alema 1998-1999). Una storia di intrighi tra uomini di governo, spie, fratelli massoni e cosche in cui è ancora difficile attraversare il muro dell’omertà e dei segreti di Stato (importantissimi documenti sono spariti, come si legge nell’articolo) e comprendere le responsabilità individuali, soprattutto politiche, ma che ha rappresentato l’humus territoriale in cui sono maturate le stragi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: non a caso Falcone fu prima isolato e poi assassinato quando cominciò ad indagare negli Usa, non a caso è l’unico investigatore italiano ad avere un busto a Quantico, davanti alla sede della Fbi, Federal Bureau of Investigation. E non a caso gli esplosivi che uccisero entrambi i magistrati erano di provenienza militare. E non a caso sulla strage di Via D’Amelio ci furono gravissimi depistaggi da parte delle forze dell’ordine (il processso a carico di tre poliziotti inizierà il prossimo 5 novembre davanti al Tribunale di Caltanisetta) sui quali vari magistrati interessati continuano a non rispondere alle insistenti richieste di delucidazioni di Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso.
Clicca sui titoli per leggere i vari articoli sull’argomento: si consiglia di cominciare da quello di Giuseppe Barcellona Mafia: esercito della Cia.
F.C.

MAFIA:ESERCITO DELLA CIA: ECCO LE PROVE

MASSONERIA E GRANDI CRIMINI

MASSONERIA E STRAGI

MATTARELLA: GLI INTOCCABILI SICILIANI

 

MATTARELLA: INTOCCABILI SICILIANI

IL PRESIDENTE DEL CSM SERGIO MATTARELLA
A COLPI DI BATTAGLIE GIUDIZIARIE NEGA
I LEGAMI MAFIOSI DEL PADRE BERNARDO
ACCUSATO DA STORICI, POLITICI E PENTITI 
E DAL DOSSIER ANTIMAFIA SU CIANCIMINO

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Due processi e due condanne risarcitorie per diffamazione sono giunte nei confronti di altrettanti giornalisti che hanno osato raccontare vicende controverse sullo statista siciliano Bernardo Mattarella, uno degli intoccabili ministri democristiani del Dopoguerra, e le sue presunte relazioni con esponenti di Cosa Nostra come il noto mafioso Vito Ciancimino. Due cause civili – si noti bene non penali che avrebbero altrimenti indotto a molteplici obbligatorie indagini la magistratura – in cui i condannati (Rti e Alfio Caruso) se la sono cavata con risarcimenti variabili tra i 10mila e i 30mila euro, tuto sommato poca cosa considerando la portata delle rivelazioni.

Entrambe sono state innescate dalle citazioni a giudizio sporte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, figlio di Bernardo, e dai nipoti figli di Piersanti, presidente della Regione Siciliana assassinato da Cosa nostra il 6 gennaio 1980. Da ormai una decina di anni l’ex ministro Dc e Pd, oggi Capo dello Stato, è sovente nelle trincee giudiziarie impegnato a combattere e negare una tesi ampiamente diffusa tra gli studiosi di mafia, talmente nota da essere riportata persino nella Enciclopedia Treccani dove la biografia sull’onorevole Bernardo lo descrive quale «sospettato di essere tra i “referenti nel rapporto tra la DC e la mafia” quale si venne definendo dal secondo dopoguerra». (Piero Craveri, “La Repubblica dal 1958 al 1992”, pag. 324).
Relazioni pericolose che si evincono soprattutto da un documento del 1970 della Commissione parlamentare Antimafia presieduta da Francesco Cattanei in cui emerge una palese “raccomandazione” per un appalto fatta dall’allora ministro Bernardo in favore del futuro Sindaco di Palermo e uomo d’onore di Cosa Nostra, Vito Ciancimino.

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PONTE MORANDI: GIUSTIZIA IN CRISI

DISASTRO GENOVA: NESSUN INDAGATO!
LA CULTURA NAZICOMUNISTA
DIFESA DA NAPOLITANO E MATTARELLA
HA FATTO DIVENTARE LO STATO
GIUSTIZIERE COL CITTADINO
GARANTE CON GLI AMICI DEI POLITICI.

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Se un cittadino qualunque alla guida della sua auto, procedendo a 60 km orari su una strada periferia urbana dove il limite è ancora di 50, investe ed uccide un pedone che ha attraversato incautamente e non ha la fortuna di trovare un testimone lucido capace di asseverare l’incauto gesto dell’investito rischia fino a 7 anni di carcere. Dopo trent’anni di cronaca nera e giudiziaria, dopo più di mille incidenti mortali di cui ho scritto posso assolutamente asserire che molti di essi sono causati da attimi di distrazioni fatali che non dovrebbero mai accadere ma sono congeniti alla natura umana.

Se un’azienda miliardaria controllata da una finanziaria quotata in Borsa è palesemente corresponsabile di un disastro immane come il crollo di uno dei ponti più strategici nella rete autostradale d’Italia per aver perseverato scientemente nel non seguire i ripetuti allarmi per motivi squisitamente economici comincia subito il festival dei distinguo e la pantomima dei ciarlieri garantisti che di fronte allo sconosciuto, soprattutto se straniero ma non indossa la maglietta rossa, sono i guerrafondai del giustizialismo.

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