MATTARELLA: INTOCCABILI SICILIANI

IL PRESIDENTE DEL CSM SERGIO MATTARELLA
A COLPI DI BATTAGLIE GIUDIZIARIE NEGA
I LEGAMI MAFIOSI DEL PADRE BERNARDO
ACCUSATO DA STORICI, POLITICI E PENTITI 
E DAL DOSSIER ANTIMAFIA SU CIANCIMINO

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Due processi e due condanne risarcitorie per diffamazione sono giunte nei confronti di altrettanti giornalisti che hanno osato raccontare vicende controverse sullo statista siciliano Bernardo Mattarella, uno degli intoccabili ministri democristiani del Dopoguerra, e le sue presunte relazioni con esponenti di Cosa Nostra come il noto mafioso Vito Ciancimino. Due cause civili – si noti bene non penali che avrebbero altrimenti indotto a molteplici obbligatorie indagini la magistratura – in cui i condannati (Rti e Alfio Caruso) se la sono cavata con risarcimenti variabili tra i 10mila e i 30mila euro, tuto sommato poca cosa considerando la portata delle rivelazioni.

Entrambe sono state innescate dalle citazioni a giudizio sporte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, figlio di Bernardo, e dai nipoti figli di Piersanti, presidente della Regione Siciliana assassinato da Cosa nostra il 6 gennaio 1980. Da ormai una decina di anni l’ex ministro Dc e Pd, oggi Capo dello Stato, è sovente nelle trincee giudiziarie impegnato a combattere e negare una tesi ampiamente diffusa tra gli studiosi di mafia, talmente nota da essere riportata persino nella Enciclopedia Treccani dove la biografia sull’onorevole Bernardo lo descrive quale «sospettato di essere tra i “referenti nel rapporto tra la DC e la mafia” quale si venne definendo dal secondo dopoguerra». (Piero Craveri, “La Repubblica dal 1958 al 1992”, pag. 324).
Relazioni pericolose che si evincono soprattutto da un documento del 1970 della Commissione parlamentare Antimafia presieduta da Francesco Cattanei in cui emerge una palese “raccomandazione” per un appalto fatta dall’allora ministro Bernardo in favore del futuro Sindaco di Palermo e uomo d’onore di Cosa Nostra, Vito Ciancimino.

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PONTE MORANDI: GIUSTIZIA IN CRISI

DISASTRO GENOVA: NESSUN INDAGATO!
LA CULTURA NAZICOMUNISTA
DIFESA DA NAPOLITANO E MATTARELLA
HA FATTO DIVENTARE LO STATO
GIUSTIZIERE COL CITTADINO
GARANTE CON GLI AMICI DEI POLITICI.

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Se un cittadino qualunque alla guida della sua auto, procedendo a 60 km orari su una strada periferia urbana dove il limite è ancora di 50, investe ed uccide un pedone che ha attraversato incautamente e non ha la fortuna di trovare un testimone lucido capace di asseverare l’incauto gesto dell’investito rischia fino a 7 anni di carcere. Dopo trent’anni di cronaca nera e giudiziaria, dopo più di mille incidenti mortali di cui ho scritto posso assolutamente asserire che molti di essi sono causati da attimi di distrazioni fatali che non dovrebbero mai accadere ma sono congeniti alla natura umana.

Se un’azienda miliardaria controllata da una finanziaria quotata in Borsa è palesemente corresponsabile di un disastro immane come il crollo di uno dei ponti più strategici nella rete autostradale d’Italia per aver perseverato scientemente nel non seguire i ripetuti allarmi per motivi squisitamente economici comincia subito il festival dei distinguo e la pantomima dei ciarlieri garantisti che di fronte allo sconosciuto, soprattutto se straniero ma non indossa la maglietta rossa, sono i guerrafondai del giustizialismo.

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