ASIA BIBI: LIBERAZIONE SOSPESA

IL GOVERNO PAKISTANO CEDE
ALLE PROTESTE DEI MUSULMANI
E VIOLENTA OGNI DIRITTO UMANO:
LA MAMMA CRISTIANA ASSOLTA
DALL’ACCUSA DI BLASFEMIA
RESTERA’ CHIUSA IN CARCERE.
L’AVVOCATO IN FUGA DOPO LE MINACCE

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Il fanatismo musulmano schiaccia la giustizia, il torvo odio pseudoreligioso acceca menti e cuori ed alla fine l’integralismo della Sharia dei Maomettisti (per San Giovanni Bosco l’Islam non è una religione ma una spudorata invenzione del falso profeta Maometto) trionfa sulla speranza e sulle preghiere dei cristiani. Alla fine le bestiali urla “impiccate Asia” della folla inferocita aizzata dai partiti musulmani radicali hanno avuto la meglio su tutto: sull’innocenza di una cristiana madre di famiglia condannata a morte per un’assurda accusa di blasfemia, sulla sentenza della Suprema Corte che l’ha prosciolta, sull’appello del premier pakistano ai suoi connazionali perché non si facessero condizionare dagli estremisti sobillatori. Asia resterà in carcere non si sa fino a quando… Il 2 novembre, nel giorno in cui il mondo cristiano onora il ricordo dei Morti, in Pakistan muore la speranza che un paese teocratico islamico possa fare qualche timido passo verso una democrazia. E’ tra i cinque paesi del mondo dove si eseguono più sentenze capitali: anche perché l’integralismo musulmano va spesso a braccetto con gli istinti barbarici ed i fatti di sangue, da stupri di gruppo ad omicidi d’onore, sono frequenti come le mattanze compiute da Maometto, dai suoi predoni e dai suoi sicari, nei momenti in cui doveva ancora essere riconosciuto come profeta ed imporre Allah sulle religioni israelitiche e del paganesimo tribale della penisola arabica.

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ORDA MUSULMANA PER 1500 STUPRI

SETTE PAKISTANI COLPEVOLI
DEGLI ORRORI DI ROTHERHAM
CON ABUSI SU MOLTE MINORENNI:
UNA VIOLENTATA DA CENTO ASIATICI
UN’ALTRA COSTRETTA AD ABORTIRE.
IN UK E’ CACCIA AD ALTRI 151 ORCHI
NELLA MAXIOPERAZIONE DELLA NCA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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«L’Operazione Stovewood è l’indagine della NCA – National Crime Agency (Agenzia Nazionale del Crimine) sullo sfruttamento e l’abuso sessuale di minori extrafamiliari a Rotherham, nel Sud Yorkshire, tra il 1997 e il 2013. È la più grande indagine mai condotta sullo sfruttamento sessuale dei minori (CSE – child Sexual exploitation in inglese) intrapresa dalle forze dell’ordine e la complessità dell’inchiesta è senza pari». A lanciare l’allarme non sono i giornalisti dei quotidiani britannici ma la stessa Nca, l’omologo della Fbi nel Regno Unito. Un apposita scheda sul sito dell’agenzia è dedicata a questa macroscopica inchiesta Stovewood (traducibile in italiano con “legna da ardere”) che mira ad individuare un’orda barbarica di stupratori seriali che negli ultimi anni ha seminato il panico nella piccola contea violentando a raffica ragazze non ancora sedicenni (in Inghilterra al di sotto dei 16 anni si è considerati minorenni nei reati sessuali). Mentre Roma e l’Italia ancora chiedono giustizia per l’atroce morte di Desirèe, drogata e selvaggiamente stuprata, dall’Inghilterra arrivano numeri sconvolgenti, secondo un articolo della Bbc ed il reportage realizzato dal giornalista anglosassone Gerry Freda per Il Giornale: «Gli inquirenti hanno accertato finora 1500 stupri, commessi da tale banda tra il 1997 e il 2013 ai danni di ragazze minorenni residenti a Rotherham. Secondo le testimonianze fornite alla polizia dalle vittime delle violenze, i responsabili sarebbero tutti “individui di origini maghrebine e asiatiche”», quindi di radici culturali musulmane come i sette pakistani già finiti in manette nell’Operazione Stovewood e giudicati colpevoli nei giorni scorsi durante il processo davanti alla Corte della Corona di Sheffield. Il sospetto degli investigatori è che non si tratti soltanto di una gang ma di un battaglione ramificato di almeno centocinquanta orchi. Secondo i media britannici sarebbero addirittura molti di più. Capaci di mietere 1500 vittime di stupri in 6 anni: una cifra pazzesca per il Sud dello Yorkshire che ha soltanto 1 milione e 285mila abitanti. Abusi sessuali commessi adescando le vittime con la droga per poi violentarle anche a turno, come accaduto per l’italiana Desirèe a Roma. Fino a costringere una di loro ad abortire perché rimasta incinta dopo uno stupro di gruppo.

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GUAI A CHI TOCCA PROVENZANO E MAOMETTO

LA CORTE DI STRASBURGO
IGNORA STORIA E SENTENZE
PER PRENDERE LE DIFESE
DEL CAPOMAFIA PROVENZANO
E DEL PEDOFILO MAOMETTO
MA NON QUELLE DI GESU’

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Bernardo Provenzano, condannato a 9 ergastoli per omicidi, stragi ed attentati dinamitardi, non meritava il carcere duro fino alla morte. Il profeta Maometto non può essere accusato di pedofilia “per pace religiosa” e perché non ci sono “riscontri oggettivi o storicamente fondati”. Nell’arco di una settimana la Corte Europea per i Diriti Umani (Cedu) è riuscita ad emettere due sentenze che hanno subito suscitato reazioni sdegnate ma soprattutto palesano una volontà di interpretazione giuridica che travalica la realtà dei fatti e odora di negazionismo storico. Già perché definire “trattamento inumano o degradante” la carcerazione del 41bis, che non prescrive torture bensì un regime ferreo di isolamento e garantisce cure sanitarie più attente che agli altri detenuti, oppure negare la circostanza che sono proprio gli aneddoti sulla vita di Maometto raccolti nella Sunna, il libro sacro delle leggi islamiche (Sharia) dopo il Corano, a narrare del suo matrimonio con la piccola Aisha di 6 anni, deflorata quando ne aveva soltanto 9, rappresentano due forzature di quel buonismo giuridico dilagante che nega pure l’evidenza per difendere anche l’indifendibile. Ma vediamo nel dettagllio i due casi che hanno portato alla condanna dell’Italia per la durezza contro Provenzano e di una studiosa austriaca per l’azzardo di accreditare come storicizzata la pedofilia di Maometto comprovata da innumerevoli fonti.

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l’opinione – BOKO HARAM E’ TRA NOI

DOPO PAMELA TOCCA A DESIREE:
DROGATE, STUPRATE E UCCISE
COME LE SCHIAVE IN NIGERIA
E LE VITTIME DELLE MAROCCHINATE.
MA I GIOVANI ASINI DI SINISTRA
CONTESTANO IL MINISTRO…

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Non giriamoci intorno: Boko Haram è tra di noi! La bieca ferocia con cui gli integralisti del jihad spargono sangue e crudeltà nel nord della Nigeria al grido “l’istruzione occidentale è proibita” si specchia in quanto sta accadendo nelle periferie delle città italiane ad opera di piccole brigate di malvagi africani senza scrupoli. In Italia non sono animati da ideali rivoluzionari religiosi – almeno per ora che sono in pochi – ma sono anche loro musulmani e della donna, piaccia o non piaccia alle Boldrini, Bonino, Appendino ecc, non hanno alcun rispetto, come insegna il Corano, come fu d’esempio Maometto prendendosi tra le spose anche la piccola Aisha, che deflorò quando aveva solo nove anni, con il placet dei genitori.

Ecco quindi che se per strada incontrano una ragazza un po’ imprudente che non ha timore a girare di notte e frequentare da sola le periferie scatta l’istinto del branco. I Boko Haram operano sistematici rapimenti di ragazze per avere carne fresca per ogni loro voluttà sessuale. Le usano, le gettano e qualche volta le ammazzano con la stessa dinsinvoltura con cui si spegne una sigaretta. Lo stesso fanno queste bande improvvisate di neri nelle periferie delle città del nostro paese. Con una violenza demoniaca, come nel caso di Pamela, che rievoca le marocchinate della seconda guerra mondiale.

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CRISTIANI PERSEGUITATI – 1: ASIA BIBI

FOLLIA DA SHARIA IN PAKISTAN:
ANCHE I BAMBINI IN PIAZZA
A CHIEDERE L’IMPICCAGIONE
DELLA CRISTIANA ASSIA BIBI
ACCUSATA DI BLASFEMIA
PER UN BICCHIERE D’ACQUA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Ha il volto di fanciullo dallo sguardo cupo e perso nel vuoto, avrà nemmeno 9 anni e con tutta probabilità non capisce nulla di quella caotica protesta per le strade del suo paese, il Pakistan, che gli fa aggrottare le sopracciglia. Tiene energicamente in mano un cartello con una grossa scritta: a differenza di quelli ostentati dai grandi non è in lingua urdu ma in inglese. Ci sono scritte soltanto due lapidarie, terrificanti parole “Hang Assia”: impiccate Assia. Un messaggio volutamente in lingua internazionale perché potesse essere catturato dai fotoreporter, come ha fatto Aamir Qureshi che lo ha immortalato per AFP. E’ questa la risposta dei musulmani pakistani integralisti al rinvio del pronunciamento dei giudici sulla condanna a morte della donna cristiana Assia Naurin Bibi, 47 anni, di cui 8 trascorsi in carcere, alcuni dei quali in isolamento ed in condizioni igieniche disumane, accusata di blasfemia per un bicchiere d’acqua e la difesa della sua fede.

Lunedì 8 ottobre la Suprema Corte di Islamabad, dopo aver ascoltato l’ultimo appello dei suoi avvocati difensori, ha aggiornato l’udienza per il verdetto a data da definire. I giudici avrebbero già emesso il verdetto finale ma hanno altresì ritenuto necessario tenerlo per ora nascosto senza comunicare quando lo renderanno pubblico. Ciò ha fatto infuriare gli estremisti che si aspettavano, dopo otto lunghi anni, l’impiccagione immediata. Venerdì scorso, 12 ottobre, diverse migliaia di fondamentalisti islamici si sono riversati per strada in gran numero a Lahore, ma anche in altre città del paese come Karachi e Rawalpindi, per una manifestazione organizzata dal partito anti-blasfemia Tehreek-e-Labaik Pakistan (TLP). La richiesta una sola: impiccate Assia. Una sentenza di popolo che ricorda tanto quel “crocifiggilo” pronunciato dai Giudei davanti a Ponzio Pilato contro Gesù. E, proprio come il Messia dei Cristiani cui è devota, la bracciante agricola pakistana è finita sotto processo e rischia la morte solo per una frase, pronunciata in un diverbio con un’altra lavoratrice musulmana: «Non ho intenzione di convertirmi. Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, che morì sulla croce per i peccati dell’umanità. Che cosa ha mai fatto il tuo profeta Maometto per salvare l’umanità? E perché dovrei essere io che mi converto al posto tuo?». Purtroppo di questa vergognosa e tremenda mobilitazione di massa per l’impiccagione di una donna che ha soltanto difeso la sua fede ha scritto con risalto solo l’agenzia d’informazione Russia Today, il Washington Post ed il mensile Tempi…

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PEDOFILIA: VERGOGNE ED ORRORI

PEDOFILIA… CIAK SI GIRA! 
DALLE DENUNCE A WOODY ALLEN
AL FILM RAI SU MARIO MIELI.
DALLA BANDIERA DEI PEDOFILI
AI MUSULMANI CHE SPOSANO BIMBE
FINO AGLI STUPRATORI ’GRAZIATI”
ED ALLE ORRIDE VIOLENZE SUI NEONATI

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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«Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro». A scriverlo fu Mario “Maria” Mieli, icona omosessuale degli anni ’70 che elaborò non solo le teorie di rivendicazione della libertà sessuale ma fu tra i primi sostenitori italiani della cultura transgender e, come si evince da questa frase espunta dal libro Elementi di critica omosessuale (pubblicato nel 1977 e poi ristampato da Feltrinelli), la difesa della pedofilia. A raccontare la sua controversa storia umana terminata con un suicidio ed il suo pensiero di attivista gay e no-gender ci penserà la pellicola del regista Adriano Adriatico: tra gli sceneggiatori della trama e già noto per il docufilm “Torri, checche e tortellini”, presentato al Torino Gay&Lesbian Film Festival. Una produzione cinematografica promossa, purtroppo, anche da Rai Cinema con l’Altra Cinemare, in collaborazione con Pavarotti International 23 srl, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Direzione Generale Cinema) ed il contributo di Emilia-Romagna Film Commission e Apulia Film Commission.

Se in Italia un apologeta del sesso coi bambini trova chi gli dedica un film con tanto di contributi pubblici che hanno già suscitato forti polemiche tra i politici, nel mondo sono tornate a fare scalpore le denunce di violenza della figlia adottiva di Woody Allen, lasciato dall’ex moglie Mia Farrow per la sua relazione con l’altra figlia adottiva coreana che poi lui sposò; in Olanda l’associazione di un pedofilo finito in manette fu per qualche tempo autorizzata dai giudici a propagandare la cultura della sessualità coi minori, in Germania un’università ospita una conferenza in cui si spiegano le ragioni per cambiare il giudizio verso la pedofilia; in Finlandia fa scandalo la vicenda di un giovane che possiede una bambina di 10 anni ed è condannato a pena lieve perché la piccola non avrebbe espresso suo diniego. Dagli Usa sono riecheggiati fino in Europa gli appelli di un opinionista su un giornale e di un candidato al Congresso per equiparare i diritti dei pedofili a quelli degli omosessuali secondo una visione che fu già degli anni Settanta. Nei paesi arabi ed asiatici il fenomeno delle spose bambine è in calo, ma registra pur sempre 12 milioni di casi l’anno. Mentre nella sola Europa ogni anno vengono compiute violenze sessuali su 18 milioni di minori. A rivelare quest’ultimo dato è don Fortunato Noto, sacerdote alla guida dell’organizzazione Meter che da decenni collabora con le forze dell’ordine nella lotta a questo inverecondo crimine, attraverso una lettera accorata a Papa Francesco: «La pedofilia, gli abusi, la implacabile e diffusa pedopornografia è il vero flagello nel e del mondo. Non solo nella Chiesa. E’ l’umanità disumana che deve cambiare, dove la perversione sui piccoli ha preso il sopravvento sotto gli occhi di tutti – scrive il religioso – Non comprendiamo perchè non se ne vuol parlare. Impressionante questo connivente silenzio, dai media, e non solo, ma anche dalle autorità preposte a vigilare e tutelare le ormai troppe e numerose vittime minori di abusi sessuali. Una vera e propria tragedia sotto i nostri occhi, basti pensare alla rimozione del materiale effettuate da un colosso del web, mettendo a disposizione i dati alle forze di Polizia, per individuare gli autori dell’abuso su centinaia di neonati. Abusati i neonati, ecco siamo arrivati a questo orrore nell’orrore». Mentre tutti puntano il dito contro i casi avvenuti nella chiesa pochi si stracciano le vesti per le spose bambine o per la nascita del Map, Minor Attracted Persons, ovvero una scuola di pensiero che mette al bando il termine pedofilo per sostituirlo con il più blando e politicamente corretto “persone attratte da minori”. Una comunità internazionale in parte fantasma che però si è già inventata persino la sua bandiera…
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