SCONTRO POLITICO SUL NO-GENDER

IL PIDDINO GARANTE DELLA PRIVACY 
CONTRO IL MINISTRO SALVINI:
BOCCIA “PADRE” E “MADRE”
SULLA CARTA D’IDENTITA’.
MA PER I FURTI DATI FACEBOOK
FA SOLO PAROLE E… GUADAGNI
GRAZIE AL LIBRO SUI SOCIAL

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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E’ davvero curioso che sia proprio un medico, quindi un esperto di scienza, a negare il concetto di padre e madre pur di difendere la cultura No-Gender sbandierata dal popolo dei Lgbt, cui di recente si sono aggiunti i Queer, ovvero coloro che in ossequio al termine inglese che significa “bizzarro” non vogliono definire la loro identità di genere e di orientamento sessuale in una libera transumanza che travalica il concetto di eterosessuale. Non è affatto una sorpresa che a bocciare il ritorno delle parole papà e mamma, capaci di resistere nella storia al diluvio universale ed alle invasioni barbariche ma non al governo del Pd di Matteo Renzi che alla chetichella inserì nei moduli del Ministero dell’Interno per la carta d’identità le parole “genitore 1” e “genitore 2”, sia proprio un esponente di spicco del Pardito Democratico a conferma di una battaglia che ha odore politico più che consistenza burocratica. E’ infatti l’ex capogruppo Pd alla Camera, Antonello Soro (già Sindaco di Nuoro e nella vita primario di medicina e chirurgia) a dare parere negativo alla sostituzione delle indicazioni ambigue del sesso del genitore volute dai politici amanti del No-Gender per il ritorno delle parole padre e madre come voluto dal nuovo ministro dell’Interno Matteo Salvini. Nella veste di Garante per la Privacy ha bocciato il cambiamento dei moduli per il rilascio della carta di identità elettronica per i figli minorenni.

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IMMIGRATI & SALVINI: SFIDA TOGATA

IL PM CHE INDAGA SU ONG E SCAFISTI
AFFONDA L’INCHIESTA DICIOTTI
E SCAGIONA IL VICEPREMIER
INDAGATO DAL COLLEGA PRO MIGRANTI
MATTARELLA E CSM… DORMONO!

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Come già avevo scritto in un precedente articolo quando scoppiò il caso della nave Diciotti l’inchiesta di un magistrato nei confronti di un Ministro della Repubblica Italiana per fatti inerenti i suoi poteri e funzioni istituzionali aveva tutta la parvenza di una plateale intrusione del potere giudiziario nella gestione politica di un’emergenza sociale e di sicurezza nazionale come l’immigrazione irregolare (si legga altro articolo a fondo pagina). Ebbene ora quella clamorosa indagine in cui Matteo Salvini fu solertemente indagato addirittura per sequestro di persona sta affondando per mano di un altro magistrato siciliano che ha chiesto l’archiviazione per il Ministro. Ovviamente toccherà al Gip decidere se accogliere l’istanza di non luogo a procedere della pubblica accusa. Se è vero, come scrisse Karol Wojtyla, che «le ore sul quadrante della storia tornano sempre» stavolta il destino – o la Divina Provvidenza per chi crede che l’immigrazione indiscriminata di musulmani integralisti sia assai pericolosa per l’italica cultura cristiana – è stato tempestivo nel creare un confronto giudiziario che sa già di sfida tra toghe, tra due opposte visioni del problema migranti come già avvenuto tra Procura di Locri e Gip sui 21 capi d’imputazione contestati all’ex sindaco Domenico Lucano (vedi link articolo a fondo pagina): una visione, quella del Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che ha aperto l’indagine sul ritardato sbarco degli immigrati irregolari recuperati dalla nave Diciotti della Guardia Costiera, influenzata dal pathos buonista di un’accoglienza umanitaria senza distinguo, al di là dei rigori normativi; l’altra, quella del Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, che è invece orientata a trovare le prove di un traffico internazionale di essere umani, finalizzato a rifornire manovalanza a varie tipologie di criminalità organizzata in differenti ambiti delinquenziali che spaziano dallo sfruttamento della prostituzione fino allo spaccio di droga, attività gestite dalla mafia nigeriana di Black Axe e Maphite ormai strapotenti in Sicilia (e giunte coi barconi, vedi altro link in fondo a pagina), fino al lavoro nero gestito dai caporalati para-mafiosi ed addirittura al terrorismo di matrice religiosa con l’approdo in Italia di jihadisti pronti a costituire cellule dormienti per attentati in tutta Europa. Viene ovviamente da domandarsi cosa sarebbe accaduto se il caso Diciotti non fosse finito sotto la giurisdizione territoriale di un pm come Zuccaro, il quale non solo è attento ai risvolti penali delle migrazioni ma lui stesso fece sequestrare la nave di una Ong indagando l’equipaggio per il reato di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Mentre un giornalista, come chi scrive, comprende l’enorme portata di questa macroscopica divergenza di orientamenti nell’azione giudiziaria che palesano il rischio, sovente divenuto realtà in Italia, che in una Procura sia reato ciò che in un’altra non lo è, che fa il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, al secolo il Capo di Stato Sergio Mattarella? Fa politica di chiacchiere su ogni tematica cara al qualunquismo politicamente corretto incurante delle conflittualità istituzionali che proprio la questione migranti sta scatenando nella penisola. Ma vediamo i fatti…

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GUAI A CHI TOCCA PROVENZANO E MAOMETTO

LA CORTE DI STRASBURGO
IGNORA STORIA E SENTENZE
PER PRENDERE LE DIFESE
DEL CAPOMAFIA PROVENZANO
E DEL PEDOFILO MAOMETTO
MA NON QUELLE DI GESU’

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Bernardo Provenzano, condannato a 9 ergastoli per omicidi, stragi ed attentati dinamitardi, non meritava il carcere duro fino alla morte. Il profeta Maometto non può essere accusato di pedofilia “per pace religiosa” e perché non ci sono “riscontri oggettivi o storicamente fondati”. Nell’arco di una settimana la Corte Europea per i Diriti Umani (Cedu) è riuscita ad emettere due sentenze che hanno subito suscitato reazioni sdegnate ma soprattutto palesano una volontà di interpretazione giuridica che travalica la realtà dei fatti e odora di negazionismo storico. Già perché definire “trattamento inumano o degradante” la carcerazione del 41bis, che non prescrive torture bensì un regime ferreo di isolamento e garantisce cure sanitarie più attente che agli altri detenuti, oppure negare la circostanza che sono proprio gli aneddoti sulla vita di Maometto raccolti nella Sunna, il libro sacro delle leggi islamiche (Sharia) dopo il Corano, a narrare del suo matrimonio con la piccola Aisha di 6 anni, deflorata quando ne aveva soltanto 9, rappresentano due forzature di quel buonismo giuridico dilagante che nega pure l’evidenza per difendere anche l’indifendibile. Ma vediamo nel dettagllio i due casi che hanno portato alla condanna dell’Italia per la durezza contro Provenzano e di una studiosa austriaca per l’azzardo di accreditare come storicizzata la pedofilia di Maometto comprovata da innumerevoli fonti.

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ECCO GLI AGUZZINI DI DESIREE

SONO MIGRANTI FUORILEGGE
LE TRE BELVE NERE ARRESTATE
PER LO STUPRO MORTALE
ALLA SEDICENNE ROMANA:
CACCIA AL QUARTO AFRICANO.
SALVINI: “CASTRAZIONE CHIMICA”

Tre persone sono state fermate dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato per la morte di Desirée Mariottini ed è caccia la quarto uomo. In serata altre persone sono state interrogate in Questura: non si tratta di sospetti ma sono informate dei fatti. “Fosse per me castrazione chimica per gli stupratori. Un po’ di carcere in Italia, ma le carceri in Nigeria, in Senegal, in Congo o in altri Paesi penso siano un tantinello più duri. A me non dispiacerebbe che tornassero anche da dove sono arrivati”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ai microfoni di ‘Stasera Italia’, in onda alle 20.30 su Retequattro, commenta i fermi eseguiti  dalla polizia per la morte di Desiree Mariottini. “Mi fa arrabbiare il doppio – ha detto ancora Salvini – perché sono persone che hanno abusato della buona fede e della generosità degli italiani, stuprando e spacciando. Secondo me lo stupro vale l’omicidio. Lo stupro di uno che ha abusato della buona fede del mio Paese vale doppio”. (prosegui e guarda il video dell’arresto)

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l’opinione – BOKO HARAM E’ TRA NOI

DOPO PAMELA TOCCA A DESIREE:
DROGATE, STUPRATE E UCCISE
COME LE SCHIAVE IN NIGERIA
E LE VITTIME DELLE MAROCCHINATE.
MA I GIOVANI ASINI DI SINISTRA
CONTESTANO IL MINISTRO…

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Non giriamoci intorno: Boko Haram è tra di noi! La bieca ferocia con cui gli integralisti del jihad spargono sangue e crudeltà nel nord della Nigeria al grido “l’istruzione occidentale è proibita” si specchia in quanto sta accadendo nelle periferie delle città italiane ad opera di piccole brigate di malvagi africani senza scrupoli. In Italia non sono animati da ideali rivoluzionari religiosi – almeno per ora che sono in pochi – ma sono anche loro musulmani e della donna, piaccia o non piaccia alle Boldrini, Bonino, Appendino ecc, non hanno alcun rispetto, come insegna il Corano, come fu d’esempio Maometto prendendosi tra le spose anche la piccola Aisha, che deflorò quando aveva solo nove anni, con il placet dei genitori.

Ecco quindi che se per strada incontrano una ragazza un po’ imprudente che non ha timore a girare di notte e frequentare da sola le periferie scatta l’istinto del branco. I Boko Haram operano sistematici rapimenti di ragazze per avere carne fresca per ogni loro voluttà sessuale. Le usano, le gettano e qualche volta le ammazzano con la stessa dinsinvoltura con cui si spegne una sigaretta. Lo stesso fanno queste bande improvvisate di neri nelle periferie delle città del nostro paese. Con una violenza demoniaca, come nel caso di Pamela, che rievoca le marocchinate della seconda guerra mondiale.

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TOGA ROSSA LA TRIONFERÀ…

OKKUPAZIONE DEL CSM:
PRESIDENTE E VICE DEL PD
PER LA CORTINA DI FERRO
A TUTELA DELLE TOGHE ROSSE.
E DEL CLAN DI MATTEO RENZI 
NELL’INCHIESTA CONSIP 

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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A memoria di cronista credo non sia mai capitato nella lunga storia del Consiglio Superiore della Magistratura (1906) che sia il presidente di diritto, ovvero il Capo dello Stato in carica Sergio Mattarella, che il suo vicepresidente eletto fossero militanti del medesimo partito: per di più di quel Pd non solo uscito sconfitto dalle elezioni politiche del marzo 2018 ma anche dalle numerose inchieste giudiziarie che hanno decapitato amministrazioni locali Dem.
E siccome nella storia d’Italia ha avuto grandissimo peso la magistratura negli avvenimenti politici nazionali viene da sospettare che la duplice presenza di autorevoli militanti Pd non sia affatto un caso bensì una strategia congenita al progetto di Palmiro Togliatti di occupare i posti chiave del potere giudiziario. Con la nomina del fido renziano avvocato David Ermini, costretto a lasciare l’incarico di deputato del Partito Democratico per assumere la vicepresidenza, ecco che il sogno togliattiano trova compimento nella creazione di una Cortina di Ferro di sovietica memoria a presidio delle toghe rosse che già hanno dato dimostrazione di iperattività ideologica bersagliando nientepocodimeno che un Ministro dell’Interno per i metodi di accoglienza di immigrati irregolari.

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STUDENTI CONTRO SALVINI E DI MAIO

GLI SCHIAVI IGNORANTI
DELLA SINISTRA PERDENTE
IN PIAZZA A BRUCIARE I MANICHINI
DI DUE MINISTRI CHE VOGLIONO
AIUTARE I GIOVANI DISOCCUPATI.
LA CULTURA DELLA VIOLENZA
NON PUO’ RESTARE IMPUNITA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Suvvia diciamocelo traquillamente mica quei quattro nostalgici del sessantotto che sono scesi in alcune piazze d’Italia sono studenti!!! Sono schiavi ignoranti del sistema costruito dalla sinistra che dal ’68 in poi si è impadronita delle scuole facendo leva sul naturale fancazzismo di un adolescente che preferisce andare per strada a manifestare piuttosto che stare in classe a rischio di interrogazione. Siamo stati tutti idealisti come i quattro amici al Bar di Gino Paoli ma col tempo, un po’ di sano studio e qualche bocciatura a scuola come nella vita, abbiamo compreso che per cambiare il mondo non basta scendere in piazza a gridare slogan e bruciare icone dell’occidente civile; in quell’occidente dove queste cose si possono fare senza finire in galera come in Turchia o peggio ancora giustiziati, come accadde agli studenti di piazza Tienanmen nel silenzio dell’Onu e delle nazioni democratiche.

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LE PEN E SALVINI NEL MIRINO DEI PM

L’INQUISIZIONE DELLE TOGHE ROSSE
DOPO AVER INDAGATO IL MINISTRO
DISPONE LA PERIZIA PSICHIATRICA
PER MARINE LE PEN:
“UN REGIME DEL TERRORE”
IN VISTA DELLE EUROPEE 2019

In Italia nientepocodimeno che il Ministero dell’Interno finisce indagato da ben due Procure della Repubblica solo per aver impedito lo sbarco ad un gruppo di immigrati illegali dopo aver subito soccorso i minori e più fragili (caso nave Diciotti). In Francia la magistratura di Nanterre dopo aver aperto un’inchiesta per “diffusione di immagini violente” a carico di Marine Le Pen, presidente di Rassemblement National (ex Front National), e deputata dell’Assemblée National (il Parlamento francese), ha ora disposto una perizia psichiatrica nei confronti della leader della destra transalpina. Ormai le azioni giudiziarie che sconfinano gravemente in ambiti politici piovono come chicci di grandine sulla testa dei politici che sono stati capaci di conquistare un consenso popolare in contrasto con i progetti della Nomenklatura dei Mondialisti e dell’Unione Europea. Si sta tornando ai tempi degli inquisitori del Regime del Terrore della Rivoluzione Francese con una caccia agli avversari ideologici che prende le mosse da qualsiasi scusa di attività di propaganda in contrasto con la visione del Nuovo Ordine Mondiale che rifiuta categoricamente di accettare le leadership di politici e partiti orientati a tutelare il benessere della popolazione e del bene comune; mondialisti che vogliono imporre anche con la forza della legge rigorismi ideologici che ogni giorno si traducono in deflagrazioni di emergenze sociali come la diffusione della sharia e della cultura estremista islamica in Europa e le migrazioni di massa soprattutto di immigrati che non hanno requisiti per l’asilo politico ma sono perlopiù musulmani e quindi possono dar manforte al progetto laicista di usare l’Islam per distruggere la cultura cristiana. Un progetto di distruzione della Cristianità che risale al XVIII secolo proprio con la Rivoluzione Francese progettata dalla massoneria (vedi link a fondo pagina) ed oggi vuole avvalersi dei fanatici della teocrazia islamica perché adusi a vivere in regimi di dittatura nei quali le popolazioni sono più facili da corrompere e coartare.

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EURO COME I SOLDI DEL MONOPOLI

PER CAPIRE L’EURO BASTA TOTO’…
LA SUA BANDA DEGLI ONESTI 
POTREBBE STAMPARE QUESTA MONETA
CHE NON E’ PROTETTA DA UNO STATO
MA DAL COPYRIGHT COMMERCIALE

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Per capire l’Euro non serve Oscar Giannino con le sue due fasulle lauree che ne è diventato ormai un fan sfegatato su Radio 24 – Il Sole 24 Ore (e si spera almeno lautamente pagato da Confindustria) al punto da ululare come un lupo mannaro nella notte buia e farraginosa dei conti italiani contro chi, come Paolo Savona, vorebbe mostrare la stella cometa da seguire per la rinascita. Per capire ma soprattutto sbugiardare l’Euro basterebbe Totò… Perché se Antonio De Curtis fosse ancora vivo sicuramente avrebbe voluto girare il sequel di un suo film di strepitoso successo del 1956 intitolandolo “La Banda Degli Onesti 2 – La vendetta dei falsari” e probabilmente il bravo regista Camillo Mastrocinque avrebbe reso memorabile il finale degli sceneggiatori Age & Scarpelli (il duo formato da Agenore Incrocci e Furio Scarpelli). La pellicola, vista da 2,6 milioni di persone, e riprodotta in versione portoghese e tedesca, narra la storia del solito napoletano truffaldino Totò che per sopravvivere alla povertà si inventa di stampare moneta grazie al clichè delle banconote da 10mila lire conservato da un dipendente della Banca d’Italia in pensione che abita nel palazzo di cui è portiere… Non voglio togliere la sorpresa della visione a chi non l’avesse mai visto rivelando altro della trama ma voglio provare a scrivere l’ipotetica sceneggiatura per un Totò del terzo millennio alle prese con il famigerato euro che ha trasformato l’Italia del benessere degli anni Novanta in un paese quasi da terzo mondo dove gli ospedali chiudono, ci sono 5 milioni di abitanti che vivono grazie alla Caritas ed alle mense dei poveri ed altri 18 milioni a rischio di povertà assoluta: lo sentenzia l’Istat ma Sergio Mattarella, presidente di molti sproloqui, stavolta preferisce non commentare.

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MAFIA CAPITALE, BAOBAB & MIGRANTI

LA REPUBBLICA DEL BAOBAB
NATA CON BUZZI E MAFIA CAPITALE
DOVE I MIGRANTI AFRICANI
FANNO CAUSA AL GOVERNO
PUR ESSENDO FUGGIASCHI

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Se non fossimo nel paese delle toghe rosse dove l’Uomo Nero Massimo Carminati, sfuggito agli ergastoli pur avendo militato nei Nar e nella Banda della Magliana, pur essendo stato imputato ed assolto per il delitto di Mino Pecorelli dopo aver svaligiato il caveau della Banca di Roma nel Palazzo della Giustizia romano per ricattare giudici e avvocati, è diventato capo della Mafia Capitale col benestare di politici neri e rossi e perciò condannato a 14 anni di reclusione (dopo un’altra pena di medesima entità scontata in minima parte per l’indulto) ci sarebbe da stupirsi che 42 migranti fuggiaschi (e perciò presunti clandestini non avendo atteso l’esito delle richieste di asilo politico) possano valutare di costituirsi parti offese in un procedimento giudiziario contro il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, reo, agli occhi di un magistrato in gioventù attivista del Pci, di aver sequestrato gli immigrati della nave Diciotti. Un membro del Governo indagato a prescindere da ogni valutazione circa una legittima azione per ragioni di sicurezza nazionale, laddove l’Unione Europea non ha risposto agli appelli di condivisione delle emergenze migratorie.

Ma siamo in questa Repubblica, di cui è arbitro un presidente votato dalla sinistra e di essa ultimo baluardo di resistenza, che da oggi non è più delle Banane ma del Baobab! Perché se quei 42 migranti fuggiacchi possono ponderare di sporgere querela contro un Ministro è solo grazie ad un’associazione borderline che fu fondata, come ricorda Il Giornale, proprio dal compare di Carminati, ovvero Salvatore Buzzi, re delle cooperative dell’accoglienza e sponsor della giunta di destra di Gianni Alemanno – come evidenzia la sconcertante foto di una cena al Baobab che lo ritrae insieme a Luciano Casamonica (imparentato con  l’omonima clan malavitoso e già arrestato nel 2009 per spaccio di droga insieme alla moglie Annunziata Spada, altra famiglia nota agli inquirenti), quanto dell’amministrazione capitolina del piddino Ignazio Marino e sovvenzionatore – a suo stesso dire – persino del premier Matteo Renzi. Quel Buzzi condannato nei giorni scorsi in Appello a 18 anni con l’aggravante di associazione di stampo mafioso, ovvero del 416 bis come l’Uomo Nero Carminati che pure dal carcere minaccia i giornalisti che fanno inchieste su di lui come Lirio Abbate (libro La lista sui misteri dell’assalto al caveau, link in fondo all’articolo).

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