EGITTO: STRAGE DI BAMBINI COPTI

PAPA FRANCESCO ALL’ANGELUS:
“UCCISI SOLO PERCHE’ CRISTIANI”.
L’ISIS TRUCIDA SENZA PIETA’
LA PICCOLA MARYA DI 12 ANNI
ED ALTRI 2 FANCIULLI
AL RITORNO DA UN BATTESIMO
LE TREMENDE IMMAGINI
DELL’INFERNO IN TERRA

…Ora che insopportabile il tormento
Si sfrena tra i fratelli in ira a morte;
Ora che osano dire
Le mie blasfeme labbra:
“Cristo, pensoso palpito,
Perché la Tua bontà
S’è tanto allontanata?”…
…Ora che l’innocenza
Reclama almeno un eco,
E geme anche nel cuore più indurito;
Ora che sono vani gli altri gridi;
Vedo ora chiaro nella notte triste.
Vedo ora nella notte triste, imparo,
So che l’inferno s’apre sulla terra
Su misura di quanto
L’uomo si sottrae, folle,
Alla purezza della Tua passione.
Fa piaga nel Tuo cuore
La somma del dolore
Che va spargendo sulla terra l’uomo;
Il Tuo cuore è la sede appassionata
Dell’amore non vano.
Cristo, pensoso palpito,
Astro incarnato nell’umane tenebre,
Fratello che t’immoli
Perennemente per riedificare
Umanamente l’uomo,
Santo, Santo che soffri,
Maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
Per liberare dalla morte i morti
E sorreggere noi infelici vivi,
D’un pianto solo mio non piango più,
Ecco, Ti chiamo, Santo,
Santo, Santo che soffri.

Giuseppe Ugaretti
versi espunti da Mio fiume anche tu

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PONTE MORANDI: VILE OMERTA’ DEI TECNICI AUTOSTRADE

LA PROCURA HA LE PROVE
DELLA CATTIVA MANUTENZIONE
MA TUTTI GLI INDAGATI
RIFIUTANO DI DEPORRE AI PM.
TRA LE IPOTESI DEL CROLLO
ANCHE LA “BOBINA ASSASSINA”
TRASPORTATA DA UN CAMION.
2 VIDEO KLA TV SULLA TEORIA BOMBA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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“Manette per Genova”. E’ questo il titolo di un articolo che scrissi su questo sito il giorno dopo la tragedia del Ponte Morandi, sconcertato dalla supponenza con cui i vertici di Autostrade per l’Italia (Aspi), la spa controllata da Atlantia che fa capo ai Benetton ma è partecipata anche dal miliardario fondo americano BlackRock inc, asserivano in un comunicato che la società era «fiduciosa di poter dimostrare di aver sempre correttamente adempiuto ai propri obblighi di concessionario, nell’ambito del contraddittorio previsto dalle regole contrattuali che si svolgerà nei prossimi mesi». Una nota stampa ufficiale in cui non veniva spesa nemmeno una parola sulle 43 vittime dai Benetton & co, impegnati nella loro villa di Saint Moritz in una grande festa organizzata per il Ferragosto. Una dichiarazione altezzosa di fronte all’immane tragedia che mi fece ritenere che questi potenti finanzieri internazionali avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di attenuare o peggio occultare le loro responsabilità; e che pertanto i primi sospettabili, ovvero quantomeno i responsabili legali sulle norme di sicurezza del viadotto, avrebbero dovuto essere sottoposti a misure cautelari per evitare il rischio di inquinamento delle prove.

La magistratura agì con molta più prudenza: impiegò una settimana ad acquisire i primi documenti, 22 giorni ad iscrivere i primi 20 nomi nel registro degli indagati e diede quindi tempo ai legali della multinazionale Atlantia di preparare una linea difensiva da “roccia nera” (evocando il fondo che controlla la finanziaria), che ora, a distanza di due mesi e mezzo, rivela inevitabilmente la sua tetragona potenza e prepotenza. Proprio negli ultimi giorni, infatti, sia il quotidiano genovese Il Secolo XIX che Panorama hanno messo in luce uno degli aspetti più inquietanti, vergognosi e disgustosi della vicenda: tutti i principali indagati finora sfilati in Procura si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ai pm, una scelta consentita dal fin troppo garantista Codice di Procedura Penale italiano, una decisione che denota però un atteggiamento fortemente omertoso che certo non aiuta le indagini. Al punto da indurre non meglio identificati inquirenti della Procura di Genova a far trapelare sommessamente sui giornali l’auspicio che almeno l’Amministratore delegato fornisca delucidazioni nel suo interrogatorio fissato per il 23 novembre. Per ora a parlare è stato solo un ingegnere della società che fece i rinforzi agli stralli del ponte: sentito come persona informata sui fatti e non quale indagato ha sostenuto l’ipotesi che il crollo sia avvenuto a causa di una bobina di acciaio caduta da un camion… Un veicolo precipitato nel crollo sia con il conducente rimasto miracolosamente illeso, sia con la bobina incriminata sulla quale i periti si potranno sbizzarrire per accertare se è fuoriuscita dal camion prima o dopo che questo precipitasse. Fa comunque riflettere la circostanza che se ad avvalersi della facoltà di non rispondere fossero stati imprenditori corruttori o politici corrotti probabilmente si sarebbe subito sentito il tintinnare di manette. Ma siccome la questione concerne reati colposi, con un dolo eventuale e non facilmente dimostrabile, anche se ci sono stati 43 morti, ecco che manager, ingegneri e tecnici possono tranquillamente presentarsi davanti ai magistrati con le bocche cucite. Ed ovviamente, ad ogni sviluppo delle indagini a loro in parte accessibile in quanto indagati, mettersi anche d’accordo sulla versione da sostenere poi in aula. Ma vediamo tutti questi fatti nel dettaglio compresa l’ipotesi azzardata dai reportages della webtv tedesca Klagemauer Tv (tradotta in 43 lingue) secondo cui il ponte sarebbe crollato perché fatto brillare con una detonazione esplosiva controllata: due video da guardare con ovvio beneficio del dubbio che riportiamo in calce all’articolo.

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MASSONERIA E STRAGI

LA LOGGIA SEGRETA DI GELLI
SERVIZI SEGRETI E CIA
DIETRO LA STRAGE DI BOLOGNA
COME PER IL DELITTO DI MORO
E DEL GENERALE DALLA CHIESA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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«A 38 anni dalla strage non conosciamo ancora i mandanti, ma sappiamo molte verità. Milano, Brescia, Bologna, le bombe sui treni, non sono attentati scollegati: sono stragi inserite in una più ampia strategia della tensione. Con mani esterne che hanno sempre lavorato contro la verità».

Paolo Bolognesi
presidente Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto 1980

La stazione di Bologna il 2 agosto 1980 dopo l’esplosione di un ordigno micidiale

«La strage di Bologna fu fascista. Fu una operazione di quel Governo mondiale invisibile promotore di quasi tutte le stragi avvenute in Italia. Quel Governo di cui parla il documento del 1967 da me trovato nel 2012 allegato alla requistoria di Emilio Alessandrini. Sono costretto a ripetere ciò che ho scritto nel libro “La Repubblica delle stragi impunite”, che nessuno ha mai smentito. «Chi mise le bombe in luoghi affollati da gente normale era mosso da un’ideologia di disprezzo delle masse, basata su principi gerarchici e autoritari nella gestione del potere. Inoltre, come riconobbe Sandro Pertini, forze esterne al nostro Paese erano interessate a destabilizzare la convivenza civile. Un martellante bombardamento di messaggi fuorvianti si verificò contro i Pubblici Ministeri e i giudici istruttori di Bologna, non appena questi imboccarono la pista del terrorismo neofascista. I giudici istruttori bolognesi scrissero che alcune indicazioni attribuivano al gruppo neofascista di Massimiliano Fachini l’impiego di di esplosivi e il confezionamento di ordigni del tipo di quello usato a Bologna. Egli ne aveva una enorme quantità di natura militare. Poi ci fu una montatura del SISMI per accreditare la pista internazionale con la scoperta il 13 gennaio 1981 alla stazione di Bologna sul treno Taranto-Milano di una valigia con otto latine di esplosivo. Si accertò che il depistaggio era opera del generale Pietro Musumeci, P2, e del generale Giuseppe Santovito, P2, capo del SISMI. Si voleva così suggerire la pista estera all’origine della strage. L’esplosivo era di impiego militare, denominato Compound B utlizzato nel munizionamento terrestre ed aereo». Il compianto Presidente onorario di Cassazione, Ferdinando Imposimato, sintetizzava così le sue verità sulla strage che il 2 agosto 1980 causò 85 morti e 200 feriti.

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FEMMINICIDI PARTIGIANI

STORIE DI STUPRI E MATTANZE 
DEI LIBERATORI D’ITALIA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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fonte bibliografica: Il Sangue dei vinti di Giampaolo Pansa

Il femminicidio è una grave piaga della società contemporanea, epifenomeno di un retaggio culturale che nei secoli legittimò gli abusi maschilisti ma anche, o forse soprattutto, di una generale inaudita deflagrazione di violenza sociale che miete vittime tra genitori anziani come tra bambini in culla. Se ne discute ogni giorno in Parlamento alla ricerca di risposte legislative che spesso si rivelano solo un vacuo tentativo di smorzare gli effetti più che una reale soluzione per affrontare le cause. Se diamo uno sguardo alla nostra storia, però, scopriamo che il femminicidio è antico quanto la libertà d’Italia.

Tutti oggi si scandalizzano per episodi che balzano sulle prime pagine, a volte senza nemmeno conoscere il vortice di tensioni e violenze psicofisiche reciproche che ha portato ad un aggressione o peggio ad un omicidio, ma pochi s’indignano per le stragi di donne civili compiute dopo il 25 aprile 1945 dai partigiani liberatori e rimaste quasi tutte senza giustizia. Si tratta di uno dei femminicidi più vergognosi d’Italia: un ricordo che, certamente, crea un po’ d’imbarazzo tra le stesse femministe, nella maggior parte dei casi di vocazione comunista e quindi magari figlie, sorelle, nipoti di coloro che quei crimini li perpetrarono con efferatezza: aggiungendo alla sanguinaria violenza omicida anche la sevizia e l’onta eterna dello stupro.

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SCORTE ANTIMAFIA & POLEMICHE

NEL GIORNO DELL’ANNIVERSARIO
DELL’UCCISIONE DI DALLA CHIESA
TOLTA LA SCORTA AL CAPITANO ULTIMO
CHE ARRESTO’ IL BOSS TOTO’ RIINA
TRA I MANDANTI DELL’OMICIDIO:
MA RESTA A ROBERTO SAVIANO!
SONO 560 GLI ITALIANI SOTTO PROTEZIONE:
ECCO I NOMI DI POLITICI E VIP SCORTATI

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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L’ingiustizia che sostiene la mafia di Riina e Bagarella e fa uccidere i combattenti del Popolo
Generale Carlo Alberto dalla Chiesa
Prefetto di Palermo ucciso il 3 settembre 1982

Ci sono coincidenze che paiono addirittura uno scherzo grottesco del destino o peggio ancora pilotate da una mano invisibile quanto malefica: proprio oggi 3 settembre, giorno della tragica ricorrenza della morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, trucidato a Palermo in un agguato di Cosa Nostra (e massoneria – si legga link a fondo pagina) 36 anni orsono, scatta la revoca della “piccola” scorta ad uno dei simboli della lotta sul campo a Cosa Nostra, il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio. Meglio noto come Capitano Ultimo, fu il capo del nucleo speciale Crimor innterno ai Ros dei Carabinieri della Sicilia che arrestò il latitante mafioso più ricercato d’Italia: Totò Riina, condannato in contumacia proprio per essere stato uno dei mandanti della brutale esecuzione dello stesso Dalla Chiesa, già vicecomandante dell’Arma, divenuto Prefetto di Palermo, e quale ispiratore dell’attentato esplosivo al giudice Giovanni Falcone nella strage di Capaci.

Il provvedimento è stato disposto dall’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale praticamente all’insaputa del ministro dell’Interno Matteo Salvini che, sollecitato da più parti, ha già promesso di voler fare luce su questa revoca che va incidere su un impegno di protezione dello Stato assai esiguo: il capitano Ultimo era infatti inquadrato nel livello 4 che prevede un’auto blindata e un uomo di scorta: praticamente quello che ha in dotazione l’ex ministro Nunzia Di Girolamo. Un’inezia quindi nel mare magnum delle scorte che vede l’Italia al primo posto d’Europa con un totale di 560 persone protette contro le 165 in Francia, le 40 in Germania e addirittura le 20 nel Regno Unito: un dato che è ovviamente in minima parte giustificabile per la radicata e ramificata presenza nella penisola di Mafia, ‘Ndrangheta, Camorra ed ora delle nuove mafie ad esse colluse come Società Foggiana e le nigeriane Black Axe e Maphite (vedi link a fondo pagina).Sulla revoca della scorta interviene anche la stessa figloia del generale ucciso, la giornalista Rita Dalla Chiesa. chiedendo come mai venga tolta al colonnello Di Caprio e mantenuta allo scrittore Roberto Saviano.

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DONBASS: STRAGE PER IL GAS

L’ATTENTATO AL LEADER DI DONETSK
PIANIFICATO COME IL MASSACRO DI KIEV.
AL CENTRO DELLA GUERRA IN UCRAINA
IL GAS DEL DONBASS VOLUTO DA BURISMA
LA SOCIETA’ AMMINISTRATA DA H. BIDEN
IL FIGLIO DEL VICE DI OBAMA NEGLI USA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Per comprendere al meglio ciò che è avvenuto e sta avvenendo in Ucraina è necessario interpretare questa rivoluzione “golpista” alla stessa stregua di quella francese e bolscevica, entrambe ispirate da potentati internazionali connessi alla massoneria e costruiti da “liberi muratori” di quel Nuovo Ordine Mondiale teorizzato dagli Illuminati di Weishaupt che oggi si sono evoluti all’ombra del Bilderberg. Dopo l’ennesimo crimine da regime nazista perpetrato con l’assassinio di Aleksandr Zakharchenko, leader della Repubblica separatista filorussa di Donetsk nell’Est Ucraina, ucciso in un attentato nel bar Separ, nel centro della città, è necessario ripercorrere la trama di questo vergognoso e sanguinario complotto. «Si è trattato di un attentato terroristico – ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova – Ci sono ragioni per credere che dietro l’omicidio ci sia il regime di Kiev, che ha usato molte volte metodi simili per eliminare dissidenti e persone sgradite». Nella stessa esplosione è rimasto ferito il “ministro” delle Finanze Aleksandr Timofeev ha reso noto la stessa amministrazione della Repubblica di Donetsk che ricorda come «oltre 10.000 persone hanno perso la vita nel conflitto nell’Est del Paese in corso dal 2014. E gli accordi di Minsk sono stati violati ripetutamente». Zakharchenko, 42 anni, ex elettricista della miniere di carbone, era il più alto funzionario delle due regioni separatiste nel Donbass, ma non è che l’ultima vittima di quel Regime del Terrore instaurato da Kiev per non voler concedere autonomia alle popolazioni filorusse. Un regime apertamente sostenuto dalla democratica Unione Europea nonostante le connessioni malefiche all’origine di una guerra che in molti ritengonoso sia stata pilotata non solo tramite i soliti finanziamenti di Soros & co. alle cosiddette Rivoluzioni Arancioni volte a cambiare governi per instaurarne altri amici, ma addirittura con la rappresaglia sulla folla da parte di cecchini mercenari. Un golpe militare a tutti gli effetti portato avanti per un movente anche finanziario: i giacimenti di gas naturale dell’Ucraina che sono collocati soprattutto in quel Donbass. Una circostanza comprovata dal fatto che il figlio dell’ex vicepresidente Usa Joe Biden (braccio destro del guerrafondaio e inverecondo Nobel per la Pace Barack Obama), l’avvocato Hunter Biden entrò nei vertici della società nazionale per l’energia poche settimane dopo la la contestazione e la fuga del presidente legittimamente eletto Viktor Yanucovich e l’eccidio di piazza Maidan.

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MASSONERIA E SATANISMO – 1

Il “PAPA” DEI MASSONI AMERICANI
CHE FONDO’ IL KU KLUX KLAN
E CREO’ IL PALLADISMO CON MAZZINI
OGGI NEGLI USA HA UN MONUMENTO!

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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“In coscienza e sinceramente credo che l’Ordine massonico sia, se non il più grande, uno dei più grandi mali morale e politici che grava su tutta l’Unione”
John Quincy Adams, VI presidente degli Stati Uniti d’America
Letters on Freemasonry «Lettere sulla Massoneria», 1833

“La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti”
San Paolo – Lettera agli Efesini – 6,12

Se i più esperti di storia americana certamente avranno sentito parlare delle cruente gesta del generale sudista Albert Pike, purtroppo pochi sono a conoscenza della sua fanatica ossessione per l’esoterismo satanico coltivato in seno alla Massoneria americana, discendenza di quella di Rito Scozzese, e ancor meno sanno che costui fondò il Ku Klux Klan meritandosi però anzichè infamia eterna una grande statua a Washington. Questo perché le sue imprese risalgono ad un’epoca in cui analizzare in modo critico le attività dei cosiddetti “liberi muratori” era assolutamente vietato, o screditato sotto il profilo storico, in quanto i più ferventi seguaci delle società segrete di varie obbedienze rituali erano stati tra i paladini del Risorgimento e dell’Unità d’Italia a cominciare dall’incensato cospiratore internazionale Giuseppe Mazzini, unito a Pike da fratellanza massonica, reciproca stima e dai progetti per la creazione di logge massoniche occultiste ed elitarie volte a propalare l’ideale suprematista di un Nuovo Ordine Mondiale.

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PETROLIO, STRAGI E ATTENTATI

LE INFAMI GUERRE PER L’ENERGIA:
DALLE STRAGI IN LIBIA, SIRIA E UCRAINA

AGLI ATTENTATI AEREI A MATTEI,
IN LOTTA CON LE 7 SORELLE E LA P2,
E AL SEGRETARIO ONU HAMMARSKIOLD,
COMMEMORATO ANCHE DA CHAGALL

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Radix enim omnium malorum est cupiditas
San Paolo dI Tarso
(Nuovo Testamento, lettera prima a Timoteo, 6, 10

La cupidigia è la radice di ogni male. Lo scrisse l’apostolo Paolo nel primo secolo dopo Cristo ma oggi nel terzo millennio è una brutale realtà sotto gli occhi di tutti che viene però camuffata dal mainstreaming attraverso concezioni positiviste e scientiste che dichiarano di mirare al miglior benessere dell’umanità. Non mi soffermerò in questa sede ad analizzare l’enorme business privato internazionale sulla gestione delle fonti idriche e delle surgive di acque minerali, un bene primario dell’uomo che è già pronto per diventare riservato ad un’élite, voglio invece scrivere della spietata caccia ai giacimenti di risorze energetiche e preziose che mette in correlazione tre infami guerre internazionali con più di mezzo milione di morti, Libia, Siria ed Ucraina, e due clamorosi attentati nella storia, quello del presidente dell’Eni Enrico Mattei e del segretario dell’Onu Dag Hammarskjold, avvenuti a distanza di un anno ed entrambi per incidenti aerei provocati da occulte cospirazioni.

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GENOVA: IL PONTE DELLA MORTE

VERGOGNOSA TRAGEDIA IN LIGURIA:
UN CROLLO ANNUNCIATO DA TUTTI.
L’INTERROGAZIONE IGNORATA DA DELRIO
E IL MISTERO SUI SOLDI ALLE AUTOSTRADE
PER IL PROGETTO GRONDA MAI INIZIATO

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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“Il ponte Morandi viene di solito indicato come un capolavoro dell’ingegneria, in realtà è l’esempio del fallimento dell’ingegneria”
Ingegnere Antonio Brencich

Un crollo annunciato dove come sempre in Italia si intrecciano carenze di manutenzione, progettazione politica e soldi statali che non si sa dove siano finiti. Sotto le macerie del ponte Morandi di Genova sono morte 35 persone, ma ci sono numerosi feriti gravi e il tragico bilancio si aggrava di ora in ora, ed è morta anche la dignità di uno Stato che non può più definirsi tale. Se il piccolo viadotto di provincia può essere oggetto di scarsa attenzione – anche se non dovrebbe – di certo non può essere trascurato il viadotto più importante d’Italia per lo snodo del traffico veicolare privato e commerciale della costa occidentale della penisola, crocevia di smistamento del traffico del Nord, della Svizzera, della Francia, della Spagna verso il centro-sud Italia. Una costruzione su cui viaggiavo sempre con paura per i numerosi sobbalzi a quasi cinquanta metri di altezza (45 al piano stradale), un manufatto oggetto di un piano per l’abbattimento risalente al 2009 e di una dettagliata interrogazione parlamentare del 28 aprile 2016 a firma dell’ex senatore ligure Maurizio Rossi al Sindacato Ispettivo delle Opere Pubbliche ed al Ministero delle Infrastrutture, il piddino Graziano Delrio, rimasta senza risposta e senza interventi. Un allarme inascoltato che dopo il disastro aggiunge alle presunte responsabilità tecniche sulla stabilità della struttura e sulla gestione di Autostrade per l’Italia Spa (Aspi) quelle politiche.

E proprio Autostrade Spa (controllata dalla società Atlantia dei Benetton che ha registrato forte perdite in Borsa subito dopo il dramma) in una nota mette le mani avanti: «Erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione. I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova. Le cause del crollo saranno oggetto di approfondita analisi non appena sarà possibile accedere in sicurezza ai luoghi. Assolutamente non c’era nessun elemento per considerare il ponte pericoloso». Affermazioni smentite non solo dagli esperti ma anche dalla lunga e tortuosa storia del ponte oggetto di molteplici preoccupazioni e segnalazioni sulla sua pericolosità… Una criticità emersa chiaramente con il piano di demolizione di 9 anni fa che prevedeva la realizzazione di un percorso viario alternativo per non paralizzare il traffico in quell’importante snodo autostradale: il cosiddetto progetto della Gronda di Genova. Tale realizzazione fu però subordinata da Autostrade spa alla proroga delle concessioni della rete nazionale con una sorta di ricatto legalizzato che ha causato controversie politiche e lungaggini burocratiche tali da diventare fatali.

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USTICA: STRAGE IMPUNITA

IL MISSILE OCCULTATO
DAI GENERALI PROSCIOLTI
PER PRESCRIZIONE DEL REATO
E DAI GIORNALISTI COMPIACENTI.
PERCHE’ IL MISTERO? SOLO PER SOLDI…

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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E’ assai curioso che nel paese ove a gran voce si chiede la verità sulla terribile ed ingiusta morte di Giulio Regeni in Egitto (senza dubbio vittima della sua pericolosissima attività di investigazione in paese straniero e quindi consapevole dei rischi che stava affrontando) da 38 anni ci sia solo una mesta eco sulle 81 vittime del DC9 Itavia precipitato il 27 giugno 1980 nelle acque dell’isola di Ustica. A distanza di quasi quattro decenni la ricostruzione dell’accaduto è ancora in parte misteriosa e controversa. Lo è per colpa dei generali e gli altri ufficiali che hanno insabbiato rapporti e distrutto tracciatio radar, lo è per i numerosi suicidi di testimoni oculari dell’Aeronautica Militare, lo è per interessi politici internazionali che resero timidi i governi italiani nell’esigere da altre nazioni sospettate di coinvolgimento nella tragedia (Usa quali testimoni oculari tramite le portaerei, Francia per la presunta presenza di aerei caccia), lo è per le sentenze confliggenti tra giustizia penale e civili ed infine lo è anche per i giornalisti che un po’ per tracotanza opinionistica ed un po’ per piaggeria verso qualche potentato occulto hanno mestato nel torbido invece di cercare di portare a galla la verità.

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