PONTE MORANDI: GIUSTIZIA IN CRISI

PONTE MORANDI: GIUSTIZIA IN CRISI
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DISASTRO GENOVA: NESSUN INDAGATO!
LA CULTURA NAZICOMUNISTA
DIFESA DA NAPOLITANO E MATTARELLA
HA FATTO DIVENTARE LO STATO
GIUSTIZIERE COL CITTADINO
GARANTE CON GLI AMICI DEI POLITICI.

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Se un cittadino qualunque alla guida della sua auto, procedendo a 60 km orari su una strada periferia urbana dove il limite è ancora di 50, investe ed uccide un pedone che ha attraversato incautamente e non ha la fortuna di trovare un testimone lucido capace di asseverare l’incauto gesto dell’investito rischia fino a 7 anni di carcere. Dopo trent’anni di cronaca nera e giudiziaria, dopo più di mille incidenti mortali di cui ho scritto posso assolutamente asserire che molti di essi sono causati da attimi di distrazioni fatali che non dovrebbero mai accadere ma sono congeniti alla natura umana.

Se un’azienda miliardaria controllata da una finanziaria quotata in Borsa è palesemente corresponsabile di un disastro immane come il crollo di uno dei ponti più strategici nella rete autostradale d’Italia per aver perseverato scientemente nel non seguire i ripetuti allarmi per motivi squisitamente economici comincia subito il festival dei distinguo e la pantomima dei ciarlieri garantisti che di fronte allo sconosciuto, soprattutto se straniero ma non indossa la maglietta rossa, sono i guerrafondai del giustizialismo.

Ecco l’Italia voluta dai presidenti Napolitano e Mattarella che sono stati arbitri perfetti nel consentire – e a volte sostenere – la cultura nazicomunista propugnata con orgoglio dalla sinistra largamente magnanima coi peccati dei propri accoliti ed elettori: a cominciare da quelli delle coppie gay andate all’estero a comprarsi il bambolotto vivente tramite quell’utero in affito illegale in Italia, fino ai centri sociali sfascia gazebo e volti dei militanti di destra.

Il 17° presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il suo successore Sergio Mattarella

Tutto ciò si è potuto verificare per la sinergia di vedute tra la forza politica di governo Pd, il Quirinale, mai così di parte nella storia della Repubblica, e le sempre numerose toghe rosse che come diedero l’impunità agli stupratori partigiani vindici dopo la liberazione e ai militanti del partito di Napolitano – ed a lui stesso, duramente accusato da Bettino Craxi per presunti finanziamenti illeciti – durante Mani Pulite, rappresentano oggi una naturale assicurazione che protegge dai guai giudiziari i politici di sinistra coi loro congiunti ed amici: tanto che il plurindagato Tiziano Renzi, il papà più noto alla giustizia d’Italia, non solo è uscito miracolosamente indenne da un processo per bancarotta fraudolenta ma non ha mai udito odore di arresti domiciliari sebbene sia pesantemente coinvolto in scandali di corruzioni di portata nazionale come Consip e The Mall.

Le ultime notizie che trapelano dai quotidiani sulla tragedia di Polcevera sono davvero agghiaccianti.

ANCORA NESSUN INDAGATO PER IL DISASTRO

A tre giorni dal disastro si viene a sapere che la Procura della Repubblica non ha ancora iscritto nessuno al registro degli indagati. Una circostanza curiosa per il semplice fatto che per ogni opera pubblica, ogni azienda anche privata, a maggior ragione se gestisce servizi pubblici, esistono nomi e cognomi di persone responsabili della sicurezza in una catena gerarchica ben evidente con la semplice lettura di un paio di documenti e per i quali l’iscrizione al registro degli indagati è un atto dovuto a loro stessa tutela perché possano poi fornire eventuali prove a discolpa. pertanto c’è da augurarsi che almeno questo passaggio inevitabile sia compiuto dalla magistratura prima possibile…

LA REVOCA DELLA CONCESSIONE

Sconcertante è leggere su quotidiani anche di destra come Il Giornale che viene già giustificato il passo indietro del Governo (Conte e Salvini) sulla rescissione anticipata unilaterale delle concessioni autostradali alla società Autostrade per l’Italia Spa cui competeva la gestione del Ponte Morandi crollato (il perché del crollo si può leggere nei precedenti articoli di questo sito) paventando il costo astronomico di 20 miliardi di euro come penale. Non solo: nello stesso articolo si precisa che la rescissione può avvenire a costo zero solo in caso di «gravi inadempienze contrattuali» una fattispecie “difficile da dimostrare” secondo il giornalista. Balle!!!

Primo: se non può essere ritenuta «grave inadempienza» l’inadeguata manutenzione di un ponte crollato oggetto di allarmi di tecnici e parlamentari da dieci anni mi chiedo in quale caso si possa verificare tale circostanza. Secondo: l’escussione della penale non è automatica: è una procedura che avviene attraverso una causa civile che il concessionario deve intentare e nella quale lo Stato avrebbe quantomeno documentazioni sufficienti per scongiurare un pagamento  immediato a titolo di provvisionale e pertanto sposterebbe il problema “penale” di molti anni.

Tremendo è pensare che lo stesso Stato si accontenti di chiudere la vicenda a “tarallucci e vino” intimando ad Autostrade spa oltreché un risarcimento tutto da quantificare per vittime e disagi anche la costruzione del nuovo ponte: come se un gestore rivelatosi incapace di garantire la stabilità di un precedente manufatto possa diventare genio della sicurezza su quello nuovo.

Per fortuna nella serata di oggi è giunta la comunicazione risoluta del Presidente del Consiglio dei Ministri: “Oggi il Governo, tramite la competente Direzione del Ministero delle Infrastrutture, ha formalmente inoltrato a Autostrade per l’Italia la lettera di contestazione che avvia la procedura di caducazione della concessione. Il Governo contesta al concessionario che aveva l’obbligo di curare la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’autostrada A10, la grave sciagura che è conseguita al crollo del ponte”. Lo afferma il premier Giuseppe Conte in un comunicato. “Si è diffusa la notizia che Autostrade per l’Italia sarebbe disponibile a ricostruire il ponte a sue spese. Se questa proposta verrà formalizzata il Governo la valuterà, ma non come contropartita della rinuncia a far valere la voce di tutte le vittime di questa immane tragedia”. E’ quanto si legge nella nota del premier Giuseppe Conte diffusa da Palazzo Chigi.

Assolutamente emetico è leggere poi che un’eventuale rescissione  può danneggiare gli azionisti di Atlantia, la società dei Benetton che controlla Autostrade spa e sta registrando perdite a raffica in Borsa giunte fino al 22 % e che per la stessa ragione appare dannoso il processo mediatico, che in realtà è più che altro sui social essendo questi ultimi strumenti liberi a differenza di molti quotidiani in cui gli stessi Benetton sono azionisti.

Bene hanno fatto, in questo clima che già odora di ventura ingiustizia, molti dei parenti delle 38 vittime finora accertate (divenute 42 con l’ultimo bilancio del 18 agosto), a rifiutare i funerali di Stato in attesa che si chiarisca in che modo lo stesso Stato vorrà rendere giustizia ai loro cari.

LE ANALOGIE CON IL VAJONT

La valle della Vajont dopo la frrana dal monte Toc che causò il dis

Come qualche saggio ha già scritto questa vicenda ricorda moltissimo il disastro del Vajont, quando la ciclopica diga che in tanti avevano ritenuto pericolosa per la conformazione tufacea degli argini, fu sovrastata da un’onda anomala, provocata da una frana nell’invaso, che travolse Longarone mietendo 2000 vitime tra cui 487 bambini. Questo fu l’epilogo giudiziario: “Dal 15 al 25 marzo del 1971 a Roma si svolse il Processo di Cassazione, nel quale Alberico Biadene e Francesco Sensidoni (rispettivamente ingegnere della Sade e ingegnere capo del Servizio Dighe del Ministero dei Lavori Pubblici) vengono riconosciuti colpevoli di un unico disastro: inondazione aggravata dalla previsione dell’evento compresa la frana e gli omicidi. Biadene viene condannato a cinque anni, Sensidoni a tre e otto mesi: entrambi gli imputati beneficiano di tre anni di condono, nel caso di Biadene per motivi di salute; viene infine rilasciato dopo un solo anno di detenzione per buona condotta”.

Il comune di Longarone prima e dopo l’inondazione causata dalla frana

UN POLITICO NEL DISASTRO DELLA DIGA

Ecco come la vicenda si intrecciò con la storia di un illustre politico: “Nel 1963 fa parte del collegio di difesa della società SADE, del gruppo Enel, responsabile del disastro del Vajont, che si conclude con l’assoluzione di cinque imputati e di sole tre condanne con il minimo della pena. Nei confronti dei superstiti, costituitisi parte civile e ai quali, in precedenza, aveva promesso giustizia, in veste di Presidente del Consiglio, fa valere l’istituto giuridico della commorienza e fa risparmiare all’Enel miliardi di lire. Nello stesso anno assiste il ministro Bernardo Mattarella, nella querela per diffamazione contro Danilo Dolci e Franco Alasia, che lo avevano accusato di coinvolgimento con la mafia; il processo si conclude con la condanna dei diffamatori, rispettivamente a due anni e a un anno e sette mesi” (altro articolo sul sito).

Il sesto presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone

Trattasi dell’avvocato democristiano Giovanni Leone che otto anni dopo sarebbe diventato il sesto Presidente della Repubblica  Italiana dal 29 dicembre 1971 – 15 giugno 1978.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio

ulteriori approfondimenti sulla notizia qui

fonti varie – wikipedia

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/liguria/crollo-ponte-genova-procuratore-per-ora-non-ci-sono-indagati-_3158229-201802a.shtml

http://www.ansa.it/liguria/notizie/2018/08/14/crolla-ponte-su-autostrada-a10-a-genova-_78dafcff-5ac9-47f9-a8a6-9caadf2e11bc.html

 

 

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