TOP SECRET FILES: “L’ISIS MANDA TERRORISTI IN EUROPA CON L’AIUTO DEGLI 007 TURCHI”. Sotto il naso della Nato

TOP SECRET FILES: “L’ISIS MANDA TERRORISTI IN EUROPA CON L’AIUTO DEGLI 007 TURCHI”. Sotto il naso della Nato
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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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«La Defense Intelligence Agency (DIA) ha riferito al DoD OIG che, secondo fonti aperte, l’ISIS ha sfruttato l’incursione turca e il conseguente ritiro degli Stati Uniti truppe per ricostituire capacità e risorse all’interno della Siria e rafforzare la sua capacità di pianificare attacchi all’estero. Secondo la DIA, l’ISIS è “posizionato per resistere” alla morte di al-Baghdadi e probabilmente manterrà la “continuità delle operazioni, la coesione globale e almeno la sua attuale traiettoria”».

L’allarme è contenuto nell’ultimo dei rapporti periodici militari del Pentagono. Ma conferma quello ribadito coi numeri dall’ultimo resoconto sugli attentati di novembre diffuso dal Rojava Information Center. Ma c’è di più…

Alcune lettere d’incarico col marchio ISIS pubblicate dall’agenzia di stampa curda Hawarnews evidenziano che i terroristi islamici della bandiera nera avrebbero inviato i loro combattenti in missione in Europa con l’aiuto degli stessi 007 del MIT, l’intelligence della Turchia, un paese Nato… I documenti segreti sono di così grande rilevanza che il controspionaggio di alcuni paesi europei avrebbe avviato accertamenti sui contenuti delle 18 missive.

C’è anche da capire quale sia stato effettivamente il ruolo dell’intelligence turca che sembra davvero legata a doppio filo con i soldati del Daesh. Questo carteggio potrebbe spiegare come fece uno dei boia della Siria ad arrivare in Ungheria dove fu trovato addirittura con la carta di credito fornita dall’Unione Europea per i rifugiati. Il suo nome non compare nelle lettere, difficili tradurre ed interpretare perché tutte ovviamente in arabo, ma il meccanismo da solo è sufficiente spiegarlo.

Non è tutto. E’ sempre l’intelligence Usa, come riferito da un reporter di origini turche sul media svedese Nordic Monitor, specializzato nella pubblicazione di documenti di intelligence, a svelare che il 90 per cento di tutti i Foreign Fighters è arrivato in Siria passando dalla Turchia come ammesso anche dal boia di Raqqa, catturato dalle milizie curde SDF (Syrian Democratic Forces) che hanno liberato l’ultima roccaforte jihadista di Bagouz nella primavera scorsa, e da altri prigionieri FTF (Forreign Terrorist Fighters).

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Infine, come riportato da un articolo della Syriana Arab News Agency anche il presidente russo Vladimir Putin, fedele alleato di Damasco ma anche di Ankara, sembra aver perso la pazienza ed in una telefonata dell’11 dicembre al presidente turco Recep Tayyip Erdogan. «È stata sottolineata la necessità di attuare pienamente gli accordi russo-turchi sulla cooperazione nella Provincia di Idleb e nella Siria nord-orientale e la necessità di intensificare gli sforzi per combattere il terrorismo in queste aree» ha riportato una nota del Cremlino.

Mentre Sana scrive «Ha indicato che il regime turco ha trasformato per anni le terre della Turchia in posizioni e corridoi per le organizzazioni terroristiche e ha fornito loro vari tipi di supporto, tra cui Daesh (ISIS) e Jabhat al-Nusra e ha acquistato il petrolio siriano che è stato rubato da Daesh». Ma vediamo le singole questioni nel dettaglio.

 

LE LETTERE PER INVIARE I JIHADISTI IN EUROPA

«Tutte le lettere di incarico sono indirizzate ai vari miliziani con nome e cognome. In esse si ordina di muovere dalla Siria o dall’Iraq per andare in Turchia e una volta lì contattare il referente per la sicurezza e quindi proseguire per la Germania nel luogo indicato dal contatto in Turchia». Riferisce uno esperto di anti-terrorismo dopo aver ottenuto le traduzioni che lasciano a perto un unico importante dubbio: non è chiaro se per “referente della sicurezza” si intende un addetto dell’ISIS o un agente dle MIT.

Una delle lettere d’incarico dell’Isis a un suo terrorista

Ma va rammentato che la rete dei miliziani della bandiera nera essendo totalmente clandestina non è risulta dotata di uno specifico apparato di sicurezza in quanto, di fatto, tutti i capi ed i soldati svolgono attività di spionaggio e controspionaggio. Inoltre appare verosimile il coinvolgimento del MIT, alla luce delle ripetute connessioni con l’intelligence turca, grazie alle testimonianze circostanziate dei prigionieri catturati dallo SDF.

Ovviamente sono più perentorie le conclusioni dell’agenzia curda.

«L’agenzia di stampa Hawar (ANHA) ha ottenuto documenti a conferma della supervisione dell’intelligence turca negli uffici dei mercenari dell’ISIS in Turchia, la cui missione è quella di facilitare il trasferimento di mercenari dalla Siria in molti paesi europei attraverso la Turchia» scrive ANHA.

«Tra i documenti ottenuti dalla nostra agenzia, le lettere contrassegnate con l’anello dei mercenari dell’ISIS indirizzate alle cosiddette “persone di sicurezza in Turchia”. Sono invitati a facilitare il viaggio della persona designata nella lettera in Turchia, incluso facilitare il viaggio in uno dei paesi europei per i compiti loro assegnati attraverso le istruzioni a lui dirette dalla “sicurezza in Turchia”. La lettera afferma che le istruzioni per assegnare la persona sono state emesse direttamente dal leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi» riporta l’agenzia ricordando che, negli ultimi anni, i mercenari dell’ISIS hanno compiuto una serie di atti terroristici in numerosi paesi europei.

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«La Turchia è considerata un ponte per il trasferimento di mercenari dalla Siria e dalla Turchia ai paesi europei, dove la Turchia sfrutta gli elementi dell’ISIS per ricattare i paesi europei e fare pressione su di loro per arrendersi alla Turchia per attuare i suoi piani nella regione, specialmente in Siria – si legge ancora nell’articolo pubblicato alcuni giorni fa insieme alle immagini delle lettere – L’agenzia di stampa Hawar AHHA ha ottenuto un elenco di nomi di mercenari ISIS a cui sono state assegnate lettere ufficiali per trasferirsi in un certo numero di paesi europei attraverso la Turchia e sotto la supervisione dell’ufficio mercenario in Turchia, che è supervisionato dall’intelligence turca “MIT”».

 

TURCHIA, TORNELLO DEI FOREIGN FIGHTERS

«Il 90% dei combattenti stranieri che si sono uniti allo Stato islamico in Iraq e in Siria (ISIS o ISIL) e la consociata di al-Qaeda Jabhat al-Nusra hanno usato la Turchia per attraversare la Siria, secondo un documento dell’intelligence militare statunitense» riferisce invece il website di Nordic Monitor.

«Secondo un bollettino di Foreign Terrorist Fighter datato aprile 2016, una copia della quale è stata vista da Nordic Monitor, “Si stima che il 90% di tutti i FTF [combattenti terroristi stranieri] sia entrato nella zona di conflitto attraverso la Turchia”. Ha dichiarato che tra 1.500 e 2.000 stranieri i combattenti sono arrivati ​​in Iraq e in Siria nel 2015. Parte rilevante del documento segreto militare statunitense che afferma che il 90 percento di tutti i combattenti stranieri ha usato la Turchia per collegarsi con l’ISIS» scrive il giornalista turco Abdullah Bozkurt sul media svedese.

Il numero di arrivi di FTF è sceso a 200 nel 2016 dopo che i servizi di sicurezza europei hanno iniziato a reprimere la rete, nonché a concentrarsi maggiormente sulla parte turca per migliorare la sicurezza delle frontiere e le procedure di controllo negli aeroporti.

«La nota avvertiva anche che la provincia di Idlib, che era sotto il controllo di Jabhat al-Nusra all’epoca (oggi della nuova formazione qaedista Hayat Tahrir al-Sham HTS – ndr), avrebbe visto maggiori sforzi da parte dell’ISIS per spostare i combattenti in Siria. “La perdita del vitale corridoio di Manbij alle forze di difesa siriane (SDF) reciderebbe le uniche rotte transfrontaliere rimaste dell’ISIL sotto il controllo dell’ISIL e comporterebbe il degrado dell’agevolazione in Siria. Ciò probabilmente costringerebbe i combattenti ad entrare in Siria attraverso un confine TUR / SYR sud-occidentale ad alto rischio nella provincia di Idlib, attualmente sotto il controllo ANF [Al Nusra Front]”» si legge sempre nel’articolo.

Il promemoria dell’intelligence sottolineava che un numero maggiore di membri dell’ISIS avrebbe iniziato a risiedere in Turchia da quando l’Europa occidentale e gli sforzi della Turchia contro l’ISIS stavano frenando il flusso di combattenti terroristi stranieri che entravano e uscivano dalla Siria.

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“Il futuro flusso di FTF in Europa attraverso la Turchia è probabilmente limitato ai membri dell’ISIL che dispongono di documenti falsi di alta qualità per eludere le procedure di screening degli aeroporti e dell’immigrazione”, ha concluso il documento dell’intelligence Usa, pubblicato nell’Operazione Gallant Phoenix, che ha anche evidenziato il rischio che il ritiro di membri dell’Isis in Turchia potesse sviluppare cellule terroristiche decentealizzate.

Un rischio che, come evidenziato in un precedente reportage Gospa News, in realtà non esiste in quanto Ankara ha adottato una strategia già utilizzata dal Regno dell’Arabia Saudita: quella di liberare i carcerati e condannati per terrorismo a condizione che operino nelle fazioni jihadiste funzionali alla causa della nazione islamica: come nella recente invasione del Rojava da parte dell’esercito turco decisa dal sanguinario Erdogan. L’impiego dei capi dello Stato Islamico è stato evidenziato sia da un articolo dettagliato di Hawars News che da un dossier di Rojava Information Center.

LA RINASCITA DELL’ISIS IN SIRIA GRAZIE AI TURCHI

«Il 9 ottobre, la Turchia ha lanciato operazioni aeree e di terra contro le posizioni dell’Unità di protezione popolare curda (YPG) nella Siria nord-orientale che hanno avviato una serie di azioni che hanno influenzato la missione OIR (Operation Inherent Resolve) contro l’ISIS. Queste azioni hanno anche influenzato gli Stati Uniti rapporti con i curdi e le forze democratiche siriane (SDF) in Siria e controllo del territorio nella Siria nord-orientale» questo non lo scrivono i curdi ma gli analisti dell’intelligence americana nel rapporto pubblicato sul sito dell’Ispettore Generale del Dipartimento della Difesa.

«La Defense Intelligence Agency (DIA) ha riferito al DoD OIG che, secondo fonti aperte, l’ISIS ha sfruttato l’incursione turca e il conseguente abbattimento degli Stati Uniti truppe per ricostituire capacità e risorse all’interno della Siria e rafforzare la sua capacità di pianificare attacchi all’estero» si legge nel rapporto trimestrale.

«In Iraq, la Task Force congiunta combinata-OIR (CJTF-OIR) ha riferito che l’ISIS ha continuato questo trimestre a consolidare ed espandere le sue strutture di comando e controllo, sebbene non avesse aumentato le sue capacità nelle aree in cui la Coalizione stava conducendo attivamente operazioni contro l’ISIS. CJTF-OIR ha anche riferito al DoD OIG che il potere di combattimento dell’ISIS rimane in terreni ristretti e aree non popolate dove c’è poca o nessuna presenza di sicurezza locale» riferisce ancora la nota del Pentagono che non è stato altrettanto dovizioso di particolari sulla presunta morte del califfo dello Stato Islamico Al Baghdadi.

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Ma sono i curdi del Rojava Information Center (RIC) ad elencare la drammaticità della recrudescenza dello Stato Islamico nella Siria nord-orientale dopo l’invasione dell’esercito turco che utilizza come mercenari le fazioni jihadiste sunnite, come documentato Hawars News che già nei mesi scorsi aveva pubblicato i nomi di 76 comandanti dello Stato Islamico (Daesh in arabo) o di Al Qaeda diventati leader delle fazioni jihadiste alleate dalla Turchia sotto la supervizione del MIT (Millî İstihbarat Teşkilatı), i servizi segreti di Ankara.

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«Gli attacchi delle cellule dormienti dell’ISIS aumentano del 63% a seguito dell’invasione turca, lo confermano i dati di novembre – riporta l’ultimo dossier RIC – A seguito dell’invasione turca, gli attacchi alle cellule dormienti sono aumentati del 63%, con 83 attacchi documentati a novembre contro 51 del 15 settembre. Il 15 % degli attacchi è rimasto non rivendicato, lasciando l’85% dichiarato dall’ISIS. Alcuni attacchi non rivendicati probabilmente sono stati commessi da cellule sostenute dalla Turchia: 38 hanno causato decessi, rispetto ai 12 di settembre – un aumento del 216%, anche se in calo da ottobre che ha visto 51 decessi. I raid congiunti di SDF e coalizione rimangono bassi, mentre novembre ha visto solo 23 incursioni registrate. Il numero di arresti (29) è in calo rispetto a settembre (48) ma coerente rispetto al mese scorso (27)».

La mappa degli attacchi Isis in Rojava a novembre – RIC osint

Il rapporto riferisce che l’ISIS continua a concentrare la maggior parte dei suoi attentati sulla regione di Deir-ez-Zor. Il 58% degli attacchi di novembre si è verificato a Deir-ez-Zor, causando 21 vittime per le stesse rivendicazioni dell’ISIS. La regione di Hasaka, comprese molte grandi città come Qamishlo, capitale di fatto della Siria settentrionale e orientale, il capoluogo e il campo di Al-Hol, hanno affrontato un gran numero di attacchi, circa 21 con 15 morti, 10 dei quali non sono stati rivendicati da nessun gruppo.

«Sulla scia degli attacchi turchi, è diventato chiaro che l’ISIS si sente rivitalizzato nel caos che l’invasione ha creato. D’altra parte, nonostante il prosieguo dei raid congiunti di SDF e coalizione, non hanno mantenuto la loro consistenza precedente – commenta Robin Fleming, ricercatore del Rojava Information Center – Gran parte dei progressi compiuti nei mesi successivi alla sconfitta territoriale dell’ISIS a Baghouz è stato invertito, con il numero di attacchi drammaticamente aumentato nei quasi due mesi da quando la Turchia ha invaso la Siria settentrionale e orientale.

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Abbiamo anche visto l’ISIS colpire gruppi vulnerabili e leader della comunità, con l’assassinio di preti cristiani armeni Hanna Ibrahim e suo padre Ibrahim Hanna Bido ne sono gli esempi principali. Nel frattempo, prove circostanziali suggeriscono che le cellule dormienti sostenute dalla Turchia stanno diventando sempre più attive nelle regioni di confine».

Il senso di tutti questi reportage è chiaro: per fermare l’Isis bisogna fermare la Turchia anche se rimane intoccabile essendo un paese Nato. Anche se la rinascita dello Stato Islamico serve a giustificare la presenza dei soldati Usa in Siria che proteggono i pozzi di petrolio della valle dell’Eufrate dove l’oro nero, dall’inizio della guerra, viene rubato dagli americani con l’aiuto di terroristi.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
© COPYRIGHT GOSPA NEWS
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GOSPA NEWS – ALL INVESTIGATIONS ON JIHADISTS

PENTAGON – REPORT ABOUT ISIS

SANA – PUTIN CALLS ERDOGAN

HAWAR NEWS – ISIS TO EUROPE ACROSS TURKEY

NORDIC MONITOR – FOREIGN FIGHTERS’ ROUTE

ROJAVA INFORMATION CENTER REPORT

 

 

 

 

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