L’IMPERO OTTOMANO PUÒ RISORGERE GRAZIE AGLI USA. Jihadisti della Turchia dalla Siria all’Afghanistan

L’IMPERO OTTOMANO PUÒ RISORGERE GRAZIE AGLI USA. Jihadisti della Turchia dalla Siria all’Afghanistan

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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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Nei piani internazionali di geopolitica ci sono tre differenti livelli di azione operativa. Il primo è quello politico affidato alla Diplomazia ufficiale che legittima interventi giustificabili di fronte all’opinione pubblica ed all’organizzazione delle Nazioni Unite. Il secondo è quello governativo che risponde agli interessi nazionali e sovente travalica ogni minimo confronto con l’ONU e la diplomazia mondiale.

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Il terzo è quello pilotato dal cosiddetto Deep State, un potentato di politici, finanzieri, Sionisti, Massoni e 007 militari, che legittima operazioni internazionali senza il consenso dei paesi in cui agisce. Quanto accaduto in Libia e Siria risponde proprie alle logiche del Deep State che di fatto è espressione del Nuovo Ordine Mondiale.

Quanto sta accadendo in Afghanistan, dove da anni gli Usa stanno ammassando combattenti dell’Isis in vista di una destabilizzazione dei vicini paesi dell’ex Unione Sovietica, è la conferma di un piano strategico militare volto a rafforzare l’egemonia in Medio Oriente dei Fratelli Musulmani della Turchia all’alto prezzo del risorgimento di un Impero Ottomano tanto desiderato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Un vero “dittatore” secondo il premier italiano Mario Draghi che pubblicamente lo contesta ma in realtà ci collabora per non compromettere un’ormai storica alleanza nel campo della Lobby delle Armi. 

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In ogni luogo del Medio Oriente in cui l’esercito americano, il più potente della Nato prima di quello turco, ritira le proprie forze sul campo i mercenari jihadisti (finanziati ed armati in Siria per il golpe progettato dalla CIA contro il presidente Bashar Al Assad) assumono il controllo del territorio.

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È accaduto in Libia dove l’intelligence Usa ha pilotato la guerra civile su entrambi i fronti, attraverso il generale Khalifa Haftar ritenuto addestrato dalla CIA quando ha vissuto per anni poco lontano dal quartier generale di Langley in Virginia, ed attraverso la multinazionale di lobbying Mercury assoldata dal Governo di Tripoli quando Haftar scelse l’alleanza con la Russia.

L’intervento di Mercury servì ad occultare sui media internazionali l’utilizzo di jihadisti finanziati dai Fratelli Musulmani della Turchia (e del Qatar) tra i quali operavano ex comandanti dell’Isis e di Al Qaeda (gruppi Al Nusra e Hayat Tahrir al Sham, HTS).

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L’invasione del Rojava, il territorio controllato dai Curdi nel Nord Est della Siria, avviata da Erdogan nell’ottobre 2019 produsse lo stesso effetto, ponendo l’enclave di Afrin (luogo di vergognosi crimini contro l’umanità) al riparo da operazioni di riconquista da parte dell’esercito siriano come Hasaka, dove l’interruzione della fornitura idrica è l’arma disumana usata quotidianamente dai mercenari filo-turchi.

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L’intervento della Turchia in Azerbaijan durante il breve conflitto nei territori contesi reclamati dall’Armenia è stato così decisivo da consentire ai Turchi di legittimare le proprie partite di calcio nei Campionati Europei proprio a Baku, capitale azera.

Ora, come riferisce l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, i sanguinari jihadisti filo-turchi stanno arrivando in Afghanistan dove è stato completato al 90 % il ritiro degli invasori americani. Più che l’occupazione di uno spazio geopolitico strategico, nella guerra fredda con la Russia, appare un cambio della guardia volto a favorire un ulteriore consolidamento del progettato Impero Ottomano in sinergia con gli alleati del business sugli armamenti: ovvero Qatar, Regno Unito e Italia.


Il governo turco si prepara a trasferire i mercenari delle fazioni usate in Siria in Afghanistan

articolo pubblicato il 6 luglio 2021 dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani

Gli attivisti del SOHR (Syrian Observatory for Human Rights) hanno riferito di un accordo raggiunto tra l’intelligence turca e i leader delle sue fazioni siriane in affitto ad Afrin o in altre aree sotto il controllo delle forze turche in Siria per trasferirli in Afghanistan a Kabul, analogamente a un processo di trasferimento simile in Libia e Nagorno.

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Tuttavia, questa volta il processo sarebbe diverso poiché l’intelligence turca recluterà quei mercenari tramite società di sicurezza turche con contratti ufficiali. Vale la pena notare che il processo inizierà a settembre sotto la supervisione dell’intelligence turca perché i membri della fazione siriana non si fidano dei loro leader. Il compito principale di quei mercenari sarà proteggere l’aeroporto di Kabul, le istituzioni e il quartier generale governativi e le forze internazionali.

Le fonti hanno aggiunto che la parte turca vuole giocare con il diritto internazionale registrando quei mercenari come operanti in compagnie di sicurezza per legalizzare la loro presenza a Kabul e preservare una buona immagine di fronte alla società internazionale.

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D’altra parte, quei mercenari non prenderebbero parte ad alcuna operazione militare contro i talebani e lavoreranno con stipendi mensili variabili da 2.000 a 3.000 dollari USA. Ma la questione del trasferimento dei mercenari a Kabul è ancora in esame fino al momento e non ha raggiunto il livello di esecuzione e nemmeno di preparazione.

 

 

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio