AFGHANISTAN, REPRESSIONE TALEBANA. Video Shock: Donna Uccisa con Sparo alla Testa in strada

AFGHANISTAN, REPRESSIONE TALEBANA. Video Shock: Donna Uccisa con Sparo alla Testa in strada

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In attesa di terminare le complesse investigazioni geopolitiche in corso con cui cercheremo di dare risposta agli innumerevoli quesiti irrisolti sulla fulminea caduta di Kabul nelle mani dei Talebani, anche alla luce dei loro continui contatti con il Centocom, il comando USA in Medio Oriente, e del ruolo rivendicato dalla Turchia per la permanenza militare sul territorio, pubblichiamo questo breve aggiornamento corredato da un video shock giunto da fonti vicine ad ambienti di intelligence che potrebbe essere una testimonianza dell’inizio della repressione.

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Il condizionale è d’obbligo perché non esiste conferma sull’origine del video mentre si intensificano le notizie delle prime rappresaglie dei Talebani nei confronti degli oppositori nazionalisti afghani che sostenevano il governo del presidente Ashraf Ghani, fuggito in elicottero con una cospicua somma di dollari americani. 

La donna afghana uccisa a sangue freddo con un colpo di pistola dai Talebani in una città dell’Afghanistan

Una donna che protesta contro un gruppo di Talebani (vedi la sintesi sulla loro storia in fondo all’articolo) è stata infatti costretta ad inginocchiarsi e poi uccisa a sangue freddo con un colpo alla nuca. Gli aggressori sono così esplosi nel grido “”Allahu akbar” ovvero “Allah è grande”.

Lo slogan è stato usato durante molte manifestazioni di protesta degli afghani contro gli estremisti Talebani, considerati un’organizzazione terroristica dalla Russia e da altri paesi, ma il portavoce dei Talebani Zabihullah Mujahid ha risposto il giorno successivo su Twitter: “È il nostro slogan. Non è lo slogan degli schiavi e dei laici americani”.

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I Talebani sono anche sospettati di aver abbattuto l’aereo-spia USA ritenuto della CIA nel quale sarebbe morto il direttore delle operazioni in Medio Oriente Mike D’Andrea, ovvero il funzionario del controspionaggio americano che diede la caccia a Osama bin Laden e guidò l’operazione del drone killer per il generale Qasem Soleimani, comandante delle Forze Quds dei Pasdaran Iraniani

Non esiste conferma di dove e quando esattamente sia stato girato il video ma la nostra fonte che ci impegniamo a mantenere anonima, per anni consulente nell’ambito dell’intelligence Nato, è la stessa che ci fece avere il video della ragazza scandinava decapitata in Marocco nel dicembre 2018 da un gruppo di fanatici affiliati all’ISIS.

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Se decidiamo di pubblicare il filmato, in virtù dell’autorevolezza della fonte, è soltanto per confermare la condizione disperata in cui rischia di ritrovarsi il paese afghano dopo l’abbandono delle truppe USA e NATO dopo vent’anni di occupazione militare che non è stata in grado di esportare quella democrazia diventata “false-flag” per tutte le rivoluzioni delle Primavere Arabe soprattutto nei paesi nazionalisti o di matrice Islamica Sciita come Libano e Siria, dove la guerra civile fu pianificata dalla Central Intelligence Agency, il controspionaggio americano, fin dal 1983 e poi finanziata dal piano CIA MOM per la fornitura dei missili TOW ai jihadisti.

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IL CAOS IN AFGHANISTAN

Fonte Vatican News – articoli di Francesca Sabatinelli

Il caos era il prezzo da pagare per il ritiro americano dall’Afghanistan. Il presidente americano Joe Biden parla del tracollo inevitabile a seguito dell’uscita delle truppe Usa dal Paese, e mentre da una parte il Congresso Usa si appresta ad avviare una indagine sull’accaduto, dall’altra il Pentagono smentisce l’esistenza di un rapporto dell’intelligence sui rischi di un rapido collasso della situazione.

Usa oltre la fine di agosto in Afghanistan

Gli americani a questo punto, precisa Biden, potrebbero restare nel Paese oltre il 31 agosto per evacuare tutti i cittadini americani, un ponte aereo che continua ininterrotto in queste ore e che finora ha condotto migliaia di persone in fuga negli Stati Uniti e nelle principali capitali europee. Oggi, intanto, si terrà il vertice del G7 dei ministri degli Esteri.

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Scorre il sangue e torna la resistenza

La linea di comunicazione con i talebani resta aperta, assicura il Pentagono, ma i miliziani avvertono: non saremo una democrazia, la legge è la Sharia. L’ex presidente afghano Ghani, forse riparato negli Emirati Arabi Uniti paventa un possibile ritorno nel Paese, ma intanto i talebani hanno iniziato a reprimere nel sangue il dissenso, a Jalalabad finora sono state oltre 30 le persone uccise, mentre il figlio del comandante Massoud, leggendario leader della lotta ai talebani, annuncia: in Panjshir è nata la resistenza armata.

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Loro esistono e chiedono di non sparire. Il burqa coprirà pure i loro volti, ma non nasconderà mai né la forza, né la volontà di queste donne che, sfidando il fondamentalismo oscurantista dei talebani tornati al potere, dimostrano al mondo che “il lavoro, l’istruzione e la partecipazione politica sono diritti di ogni afghana”. Lo ha gridato ieri un piccolo gruppo di loro, a Kabul, sotto il freddo sguardo dei miliziani che, per ora, non le colpiranno, come hanno promesso nelle prime dichiarazioni all’Occidente, quando hanno garantito che non impediranno loro di andare a scuola e di essere cittadine con diritti, purché nei limiti imposti dalla Sharia, quella legge islamica che può variare a seconda delle interpretazioni.

L’agghiacciante video (rimosso da YouTube) dell’esecuzione di una donna afghana per strada – clicca sull’immagine per visualizzare 
La doppia verità dei Talebani

La vendetta è però altra cosa, percorre altri binari, ed è quella che si teme per chi ha collaborato con gli occidentali, per chi è di altra fede o etnia, per chi ha lavorato nei diritti umani, e per le donne, a difesa delle quali si sta alzando la voce della comunità internazionale, dall’Unione Europea agli Stati Uniti che, con altre 18 nazioni, in una dichiarazione congiunta esprimono “preoccupazione per le donne e le ragazze, per il loro diritto all’istruzione, al lavoro e alla libertà di movimento”.

Un appello che, si teme, poco o nulla potrà fare, perché “i talebani portano avanti un doppio discorso, uno per farsi accettare a livello internazionale, poi però sul territorio avviano rastrellamenti”. A raccontare è Simona Lanzoni, vicepresidente di Pangea onlus, associazione italiana che, dal 2003, opera in Afghanistan in progetti a favore delle donne e che in quel Paese ha una trentina di collaboratici di varie età, che ora vivono nascoste, che difficilmente riescono a comunicare e che, nel frattempo, in pochissime ore, hanno distrutto la documentazione del loro attivismo degli ultimi anni per evitare di essere schiacciate dalla furia.

Fonte Vatican News – articoli di Francesca Sabatinelli


Breve storia sui Talebani

Fonte Wikipedia

I talebani, o talibani (in lingua pashtu e in persiano طالبان‎, “ṭālebān“, plurale di ṭāleb, ossia “studenti/studente”), sono un’organizzazione politica e militare afghana, a ideologia fondamentalista islamica, presente in Afghanistan e nel confinante Pakistan. Il termine “talebani” è lo stesso usato per indicare gli studenti delle scuole coraniche in area iranica, incaricati della prima alfabetizzazione, basata su testi sacri islamici.

Sviluppatisi come movimento politico e militare per la difesa dell’Afghanistan nella guerriglia successiva al crollo del protettorato sovietico, i talebani sono noti per essersi fatti portatori dell’ideale politico-religioso che vorrebbe recuperare tutto il portato culturale, sociale, giuridico ed economico dell’Islam per costituire un Emirato, come ribadito anche dopo la conquista della capitale avvenuta domenica 15 agosto.

Dopo una sanguinosa guerra civile che li ha visti prevalere su tagiki e uzbeki, essi hanno governato su gran parte dell’Afghanistan (escluse le regioni più a occidente e a settentrione) dal 1996 al 2001, ricevendo un riconoscimento diplomatico solo da parte di tre Stati: Emirati Arabi Uniti, Pakistan e Arabia Saudita.

I membri più influenti, tra cui il mullā Mohammed Omar, capo religioso del movimento, erano ʿulamāʾ (studiosi religiosi islamici). Ostili ad adattare la loro patria alle società più moderne del pianeta, essi respinsero ogni tentativo di interpretazione che non fosse inquadrato nella più conservatrice tradizione spirituale e culturale del pensiero islamico, adottando un atteggiamento repressivo nei confronti degli oppositori.

Il pensiero dei talebani è stato descritto come «un’innovativa combinazione di Shari’a e Pashtunwali», il codice d’onore delle genti pashtun. Esso s’ispirerebbe all’interpretazione dell’Islam della corrente sunnita Deobandi, che enfatizza la solidarietà, l’austerità e la famiglia (gestita dagli uomini). Tale ideologia è portata avanti anche dai membri dell’organizzazione fondamentalista pakistana Jami’at Ulema-ye Islam (JUI) e da gruppi ad essa associati.

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Altre importanti influenze per i talebani sono altresì quella dal movimento islamico wahhabita, cui aderiscono i loro finanziatori sauditi, e quella del jihadismo e del panislamismo dell’antico alleato militare, Osama bin Laden. L’ideologia talebana si distingue dall’Islam praticato dai mujaheddin reduci dalla guerra anti-sovietica, essendo costoro maggiormente legati al misticismo sufi di tipo naqshbandi e a un’interpretazione tradizionalista del Corano.

Nel 1996, il saudita Osama bin Laden si spostò in Afghanistan su invito del leader dell’Alleanza del Nord, ʿAbd al-Rabb al-Rasūl Sayyāf. Quando i talebani presero il potere, bin Laden riuscì a forgiare un’alleanza tra i talebani e la sua organizzazione (al-Qāʿida). È generale convinzione che i talebani e bin Laden avessero legami molto stretti.

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Il 22 settembre 2001, alla luce della crescente pressione internazionale a seguito degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, gli Emirati Arabi Uniti e successivamente l’Arabia Saudita, ritirarono il loro riconoscimento dei talebani come governo legittimo dell’Afghanistan, lasciando il confinante Pakistan come unica nazione restante a riconoscerli, quando gli USA incolparono i talebani di proteggere gli autori dell’attacco.

Gli Stati Uniti d’America, aiutati dal Regno Unito e appoggiati da una piccola coalizione di altre nazioni, iniziarono un’azione militare contro i talebani nell’ottobre 2001. L’intento dichiarato era di rimuovere i talebani dal potere a causa del loro rifiuto di consegnare Osama bin Laden, per via del suo coinvolgimento negli attacchi dell’11 settembre 2001, e come rappresaglia per l’aiuto fornito a bin Laden dai talebani. La guerra terrestre fu combattuta principalmente dall’Alleanza del Nord, gli elementi restanti delle forze anti-talebane che erano state da questi sconfitte negli anni precedenti.

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fonte selezionata da Gospa News

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