“RABBIA ANCHE IN EGITTO PER IL GENOCIDIO DI ISRAELE A GAZA”. Intervista Esclusiva a una Giornalista Egiziana (video in Italiano)

“RABBIA ANCHE IN EGITTO PER IL GENOCIDIO DI ISRAELE A GAZA”. Intervista Esclusiva a una Giornalista Egiziana (video in Italiano)

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di Piero Angelo De Ruvo

Non è un caso che proprio con il leader politico del partito conservatore Likud Benjamin Netanyahu siano nati i più grandi conflitti fra Israele e Palestina. Le immagini della distruzione di Gaza e della sofferenza dei loro abitanti non verranno cancellate facilmente dalle nostre menti. Aumenta sempre più la consapevolezza che il conflitto in Palestina, sia il frutto di una vera e propria caccia al Palestinese, uomo, donna o bambino che sia.

Un genocidio che il governo israeliano compie nei confronti di questo popolo tramite l’IDF (Israel Defense Forces), al fine di appropriarsi delle sue ricchezze naturali e della sua terra, attuando il più grande esodo di una popolazione verso l’Egitto.

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C’è un intenso stato di rabbia nelle strade egiziane a causa del genocidio commesso da Israele contro un popolo che non ha la capacità di affrontare paesi importanti come Israele, perché ora siamo in una guerra non solo da parte di Israele, ma di America, Gran Bretagna, Germania e alcuni dei principali paesi continuano a sostenere Netanyahu con le armi, commettendo un genocidio contro donne e bambini in Palestina. La punizione è molto severa e non è legata solo a ciò che sta accadendo in Palestina, ma anche agli scenari rivelati da Israele e legati al piano Grande Israele”.

Ad affermarlo è Hend ELDawy giornalista egiziana di uno dei maggiori quotidiani diffusi in Egitto. “Al-Ahram”, specializzata in indagini di geopolitica, analista tra i maggiori canali di lingua araba tra cui: Al-Arabiya, Al-Hadath, France 24, Russia Today, BBC Arabic, Sky News.

La giornalista egiziana Hend ELDawy

Gospa News è riuscita a realizzare un’intervista esclusiva, grazie al prezioso contributo dell’interprete Samir, che sintetizziamo in queste righe per chi è di fretta invitandovi a guardare il videdo pubblicato su Rumble (link sotto), in quanto rappresenta una visione ben lontana da quella proposta dai media occidentale.

Le Pressioni di Israele sull ‘Egitto per il Depopolamento di Gaza

Sul governo egiziano, c’è sempre stata una forte pressione economica da parte di Israele, e non solo, disposta anche a pagare l’Egitto al fine di spostare i palestinesi dalla striscia di Gaza al Sinai, uno scenario di cui i paesi occidentali volontariamente non vedono e fanno finta di non conoscere.

«Questa offerta non è nuova perché è stata presentata al presidente Gamal Abd el-Nasser (presidente della Repubblica egiziana dal 1954 al 1970.) Poi è stata presentata al presidente Mubarak nel 2010, e il presidente Mubarak disse:” siamo ancora una volta pronti per la guerra, e nessuno verrà sul suolo egiziano, e non parteciperemo con voi alla sua liquidazione”. Anche il presidente Sisi, ha detto no a Danny Danon, l’attuale membro israeliano della knesset (Parlamento unicamerale israeliano è l’organo legislativo del Paese), ex delegato israeliano alle nazioni unite, ad una proposta Americana fatta lo scorso anno, sei o sette mesi prima degli eventi del 7 ottobre, su un progetto da 25 miliardi di dollari con una riduzione di parte del debito in cambio dell’accettazione da parte dell’Egitto dello spostamento dei palestinesi nel Sinai in una patria alternativa».

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Hend continua la sua esposizione precisando che l’Egitto ha rifiutato anche dopo il 7 ottobre offerte economiche da parte di grandi potenze: “anche durante il primo discorso del presidente egiziano, ad ottobre dello scorso anno, quando Blinken (Antony Blinken Segretario di Stato sotto l’amministrazione Biden) venne al Cairo, la posizione dello stato egiziano, attraverso il suo presidente è stata chiara, l’Egitto non accetterà lo spostamento del popolo palestinese”.

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La giornalista prosegue con una analisi politica: “la visione è quella della Grande Israele che va dal Nilo all’Eufrate” continua Hend, “in ogni caso non potranno mai approvare questo piano se lo stato è coeso. Il paese (Egitto) è coeso, lode a Dio. Ma ora sono passati ad un altro scenario quello di provocare il caos, perché credono che il caos in Egitto, dovuto ai profughi palestinesi, possa rovesciare questo governo offrendo l’opportunità di approvare il progetto o piano israeliano”.

«Questo è dovuto anche alla quantità di disinformazione diretta al popolo egiziano da parte dei media stranieri che è molto grande, questo è stato il preludio di pressioni economiche e la conseguenza dell’aumento dei prezzi in Egitto. I paesi del Medio Oriente non hanno dichiarano chiaramente la loro posizione su Israele in quanto hanno un rapporto organico con l’America e l’occidente e quindi sono protetti. Il vero problema sono gli Stati Uniti d’America, che minacciano sanzioni, che sollevano conflitti nella regione del Medio Oriente, che dicono esplicitamente di sponsorizzare Israele e quindi minacciano molti paesi arabi. Alla fine, Israele è stata una delle carte nel gioco internazionale, così come al-Qaeda che ha facilitato l’ingresso in Afghanistan, così come gli eventi accaduti in Iraq dopo l’invasione o emergenza dell’isis dopo il 2014 durante l’era Obama. Tutto questo è stato creato per separare gli arabi ma anche i paesi africani, al fine di ottenere anche il controllo sulla ricchezza».

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Ma nonostante la censura dell’informazione occidentale, diventata normalità in Italia ed in Europa, dove la libertà dei media evidenzia scenari allarmanti e punti di rottura tra il diritto di espressione e il pluralismo (fonte 1), in Italia le preoccupazioni principali riguardano gli attacchi ai giornalisti e l’influenza governativa sulla RAI.

In Europa, i giornalisti continuano ad affrontare intimidazioni, sorveglianza e detenzioni, mentre le cause legali abusive, conosciute come SLAPP, vengono spesso utilizzate per reprimere la libertà di stampa in diversi paesi, tra cui Croazia, Grecia, Italia, Paesi Bassi e Svezia. Una censura che ostacola anche la critica al Governo israeliano per quello che sta compiendo, con la certezza di essere accusati immediatamente di antisemitismo se si fanno notare le sofferenze del popolo palestinese.

“In Egitto non ci sono linee rosse, sulla questione palestinese, evidenzia Hend ElDawy. Al contrario, i canali affiliati allo stato sono tra i migliori canali arabi che abbracciano la questione palestinese. Noi sosteniamo i fratelli palestinesi. Nessuno può cambiare nessuna delle costanti perché il popolo egiziano, dall’accordo di pace (3) fino ad oggi, è ancora consapevole dei piani israeliani e li considera il principale nemico”.

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A coloro che non vogliono ricordare, si rammenta che l’ONU ha riconosciuto la Palestina come Stato non membro con status di osservatore permanente con la risoluzione 67/19 dell’Assemblea generale del 29 novembre 2012. A seguito di ciò, dal 3 gennaio 2013 l’Autorità Nazionale Palestinese ha adottato il nome di Stato di Palestina sui documenti ufficiali. Degli attuali 193 membri delle Nazioni unite, ben 138, hanno riconosciuto ufficialmente la Palestina come Stato, tra questi anche la Santa Sede.

Inoltre, come non tener presente la decisione della Corte Internazionale di Giustizia, adita dallo Stato del Sud Africa, in data 26 gennaio 2024 si è espressa con un provvedimento d’urgenza che pone alcuni punti fermi nella vicenda, Israelo-Palestinese, accertando sufficienti indizi per approfondire l’istruttoria sul reato di genocidio.

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Seguita dalla decisione del 20 maggio 2024, dal Procuratore Capo del Tribunale Penale Internazionale che ha ipotizzato l’esistenza di crimini di guerra da parte di Israele e di Hamas chiedendo al Tribunale l’emissione di mandati di cattura per il Premier Benjamin Netanyahu, per il Ministro della Difesa Yoav Gallant e per i leader di Hamas Yahya Sinwar, Mohammed Deif, Ismail Haniyeh e Diab Ibrahim Al Masri, accendendo i riflettori sul piano internazionale su quanto, non convenzionalmente compiuto dallo Stato ebraico.

Il Progetto Speculativo Gaza-Marine

Nonostante tutto, Netanyahu sta tenendo sotto scacco l’Europa e gli USA, con argomenti scottanti di cui nessuno vuol parlare, il “GAZA-MARINE”. Situato a circa 30 chilometri dalla costa di Gaza, quindi in territorio palestinese. Scoperto nel 2000, dispone di riserve stimate in 32 miliardi (altre fonti dicono 1000 miliardi) di metri cubi di gas naturale.

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Non va dimenticato che il 29 ottobre 2023, tre settimane dopo l’inizio dell’assalto israeliano a Gaza, il Ministro dell’Energia di Israele ha approvato 12 licenze di esplorazione del gas in due zone di concessione. Una di queste zone è la Zona G, assegnata all’ENI (compagnia italiana), alla britannica Dana Petroleum ed una ad una compagnia israeliana Ratio Petroleum Energy. Quindi analizzando questo scenario, radere al suolo Gaza, sembra una operazione ben studiata e ben architettata, con un fine unico, ossia la sottrazione delle risorse a gaza, ovvero ai Palestinesi da parte del Governo Ebraico e dell’Europa.

Il tutto va visto in un quadro molto più grande, potrebbero verificarsi cambiamenti globali che porteranno a mutare l’equilibrio del sistema mondiale. L’America non continuerà con questo potere, e quindi lo stato profondo israeliano dominerà i paesi europei, ossia la creazione del grande Israele, da questo concetto bisogna partire e Netanyahu e molti sionisti e persino l’America non lo negano. Inizialmente questa guerra doveva partire dal confine siriano iracheno in modo da chiudere la strada alle forniture militari che arrivavano ad Hezbollah e Hamas dall’Iran attraverso l’Iraq e la Siria. Ma quanto è accaduto il 7 ottobre ha cambiato la mappa dei conflitti e quindi la situazione anglo americana con Israele. Anche se il mondo assiste ad una guerra di sterminio contro il popolo palestinese, ciò che accadrà nella regione del Medio Oriente, in Libano, in Siria, in Iraq, nello Yemen e in Palestina, non solo nella Striscia di Gaza, ma in futuro in Cisgiordania, è una guerra contro l’Iran non una guerra contro il popolo palestinese. La guerra a Gaza è arrivata perché questo è il momento della dichiarazione del grande Israele”.

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Parallelamente alla guerra ideologica, c’è la guerra economica, una guerra economica contro Gaza per amore del gas, simile a quanto accaduto in Siria. Creare il grande Israele, è un punto importante e ciò coincide con gli obbiettivi strategici americano-britannici, nel senso che non possono entrare in una guerra diretta con la Cina, e diventa un’alternativa quella di controllare il petrolio medio orientale, interrompendo di fatto i movimenti commerciali per distruggere economicamente la Cina. L’influenza della Russia nel mediterraneo e nel medio oriente ottenuta da Putin nel 2015 ha destabilizzato i piani americani e della Gran Bretagna, oltre a quelli di Israele, i quali stavano pianificando di innescare una guerra nella regione del medio oriente, trovando così la legittimità per entrare nella regione del golfo e controllare il petrolio e non solo il gas in Palestina. Il tutto legato al progetto del grande Israele, una minaccia reale nella regione del medio oriente, l’esercito egiziano in particolare, e lo stato egiziano in generale, stanno cercando di attuare”.

Equilibri Fragili in Medio Oriente

Quindi sembrerebbe che gli equilibri in Medio Oriente stiano diventando sempre più fragili, in attesa di quella scintilla che potrebbe far scattare un conflitto che coinvolgerebbe tutto il mondo arabo, soffiando ancor di più sulla fiamma della divisione (sciiti contro sunniti; filoccidentali contro filoarabi) al fine di saccheggiare le risorse naturali ed eventualmente imporre una sudditanza verso l’occidente.

Questo mosaico si conclude con uno degli ultimi pezzi che rafforzerà le lobbies occidentali e gli stessi israeliani, dando a questi ultimi il controllo totale del commercio marittimo, su una delle più importanti vie di navigazione che collegherà il mar Rosso al Mediterraneo, diventando di fatto il rivale del canale di Suez, si tratta del Canale di BEN GURION, quest’ultimo partirà dalla città portuale di Eliat, unico sbocco portuale di Israele nel mar Rosso, e passerà attraverso Gaza. Una considerazione ci viene spontanea, che sia questo il motivo per cui Gaza è stata rasa al suolo!

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Hend ELDawy prosegue con la sua analisi: “In realtà l’obbiettivo della spartizione è controllare il mondo arabo, il controllo delle aree del gas e del petrolio e lo sfollamento dei palestinesi, servono tutti lo stesso progetto, voglio dire ci sono obbiettivi geostrategici e obbiettivi economici, ma alla fine, l’obbiettivo principale e reale sono gli obbiettivi religiosi. Alla fine, credo che l’obbiettivo economico sia per la Gran Bretagna, mentre quello religioso lo persegue l’attuale governo di Israele che sfrutta gli israeliani, specie gli ebrei estremisti per creare l’illusione del disaccordo”.

LA VIDEO INTERVISTA

Un quadro davvero diverso da come ogni giorno viene raccontato sui media, una analisi che rispetta il pluralismo delle informazioni, anche se lontani dalla narrativa ufficiale. In conclusione, chiedo all’analista politico, se condivide o meno l’affermazione che “i conflitti nascono e crescono su Bugie architettate in maniera perfetta”, conflitti che proseguono tutt’oggi al solo fine di saccheggiare le risorse energetiche di quei paesi che ne detengono in abbondanza e di cui l’Europa, ma non solo, ha un disperato bisogno, complici le lobby energetiche.

“Sono d’accordo con te, perché alla fine i media e la propaganda sono un’industria dell’America e quindi anche il metodo di fuorviare le persone è oggetto di imposizione in molte regioni, in particolare nella regione del Medio Oriente. La divisione dei nostri paesi tra cui Siria, libano, Libia, Yemen, Sudan, sono di fatto divisi a causa del 2011 (ndr Primavere araba – 5) e dalla propaganda praticata dai paesi occidentali. Penso che lo stesso meccanismo stessero cercando di ripetere nella guerra in ucraina e nella guerra in Palestina, ma alla fine le persone sono riuscite, sfruttando i social media, a smascherare le loro bugie e quindi ora non hanno più la capacità di controllare il potere e quindi ricorreranno al potere duro e militare”.

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La giornalista conclude: “Siamo felici di avere una finestra di dialogo con il popolo italiano. Sono un popolo, come diciamo in egiziano, che ha molte cose in comune con il popolo egiziano, ama la vita, e ama la musica. I più colpiti da questa guerra sono i paesi europei, in particolare quelli che si trovano nell’Unione Europea. Lontani dalla Gran Bretagna, come la Germania, la Francia e l’Italia, perché l’America mira a indebolirli proprio come mira ad indebolire i paesi arabi, in modo che non partecipano al nuovo ordine mondiale. Sono molto felice di condividere con voi che c’è qualcuno interessato a rivelare la verità”.

Piero Angelo De Ruvo

Sottufficiale dell’Esercito Italiano in Congedo.. Ex sindacalista militare
Membro del direttivo dell’associazione Constitutio Italia

Ogni link a precedenti articoli di Gospa News è stato aggiunto a posteriori  dalla Redazione


APPROFONDIMENTI SUL TEMA

TUTTI GLI ARTICOLI DI PIERO ANGELO DE RUVO

GOSPA NEWS – LOBBY ARMI REPORTAGES

GOSPA NEWS – WARZONES REPORTS

NOTE CITATE NELL’ARTICOLO

  1. https://www.fnsi.it/liberta-di-stampa-nel-mondo-litalia-risale-al-41-posto-ma-pesano-precarieta-e-minacce
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Accordi_di_Camp_David
  3. https://it.wikipedia.org/wiki/Primavera_araba

GAZA, DONBASS, ROJAVA: Il Genocidio dei Regimi Sionisti, FiloNazisti e Jihadisti è la “Nuova” Arma Geopolitica USA-NATO

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Piero Angelo De Ruvo

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