DONBASS: STRAGE PER IL GAS

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L’ATTENTATO AL LEADER DI DONETSK
PIANIFICATO COME IL MASSACRO DI KIEV.
AL CENTRO DELLA GUERRA IN UCRAINA
IL GAS DEL DONBASS VOLUTO DA BURISMA
LA SOCIETA’ AMMINISTRATA DA H. BIDEN
IL FIGLIO DEL VICE DI OBAMA NEGLI USA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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Per comprendere al meglio ciò che è avvenuto e sta avvenendo in Ucraina è necessario interpretare questa rivoluzione “golpista” alla stessa stregua di quella francese e bolscevica, entrambe ispirate da potentati internazionali connessi alla massoneria e costruiti da “liberi muratori” di quel Nuovo Ordine Mondiale teorizzato dagli Illuminati di Weishaupt che oggi si sono evoluti all’ombra del Bilderberg. Dopo l’ennesimo crimine da regime nazista perpetrato con l’assassinio di Aleksandr Zakharchenko, leader della Repubblica separatista filorussa di Donetsk nell’Est Ucraina, ucciso in un attentato nel bar Separ, nel centro della città, è necessario ripercorrere la trama di questo vergognoso e sanguinario complotto. «Si è trattato di un attentato terroristico – ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova – Ci sono ragioni per credere che dietro l’omicidio ci sia il regime di Kiev, che ha usato molte volte metodi simili per eliminare dissidenti e persone sgradite». Nella stessa esplosione è rimasto ferito il “ministro” delle Finanze Aleksandr Timofeev ha reso noto la stessa amministrazione della Repubblica di Donetsk che ricorda come «oltre 10.000 persone hanno perso la vita nel conflitto nell’Est del Paese in corso dal 2014. E gli accordi di Minsk sono stati violati ripetutamente». Zakharchenko, 42 anni, ex elettricista della miniere di carbone, era il più alto funzionario delle due regioni separatiste nel Donbass, ma non è che l’ultima vittima di quel Regime del Terrore instaurato da Kiev per non voler concedere autonomia alle popolazioni filorusse. Un regime apertamente sostenuto dalla democratica Unione Europea nonostante le connessioni malefiche all’origine di una guerra che in molti ritengonoso sia stata pilotata non solo tramite i soliti finanziamenti di Soros & co. alle cosiddette Rivoluzioni Arancioni volte a cambiare governi per instaurarne altri amici, ma addirittura con la rappresaglia sulla folla da parte di cecchini mercenari. Un golpe militare a tutti gli effetti portato avanti per un movente anche finanziario: i giacimenti di gas naturale dell’Ucraina che sono collocati soprattutto in quel Donbass. Una circostanza comprovata dal fatto che il figlio dell’ex vicepresidente Usa Joe Biden (braccio destro del guerrafondaio e inverecondo Nobel per la Pace Barack Obama), l’avvocato Hunter Biden entrò nei vertici della società nazionale per l’energia poche settimane dopo la la contestazione e la fuga del presidente legittimamente eletto Viktor Yanucovich e l’eccidio di piazza Maidan.

I CECCHINI PAGATI PER SPARARE SULLA FOLLA

Gli scontri in Piazza Maidan a Kiev del febbraio 2014

Agli occhi di un cronista la prima gigantesca anomalia sulla strage di piazza Maidan Nezalezhnosti, la Piazza dell’indipendenza di Kiev, simbolo della protesta coi bivacchi dei manifestanti filoeuropeisti, emerse immediatamente analizzando il numero e dalla tipologia dei morti ammazzati in quel 20 febbraio 2014. L’opposizione anti Russia, poi ascesa al governo del paese, fin dai primi istanti accusò del massacro le forze speciali del presidente Yanucovich, lo stesso che, è bene ribadirlo, in quelle stesse ore stava cercando una mediazione con i rivoltosi con l’aiuto di altre nazioni, accordo ratificato il 21 febbraio e mai entrato in vigore per la caccia all’uomo messa in atto dagli antigovernativi contro lo stesso presidente, costretto a fuggire il 22 febbraio. Ebbene la falsità della tesi dei manifestanti è scritta nel bilancio delle vittime. Così sintetizza Wikipedia in una ricostruzione alla voce Euromaidan molto scarna sulla strage: «La conta finale dei morti è di 70 tra i manifestanti e 17 tra le forze di polizia. Ancora ignota e soggetta ad investigazioni è l’identità dei cecchini (snipers) che hanno fatto fuoco quel giorno. In una conversazione tra il ministro degli esteri estone Paets e Catherine Ashton, il ministro avanza il sospetto che i cecchini fossero stati ingaggiati dalla stessa opposizione per scatenare le violenze avendo avuto notizia dal medico Ol’ha Bohomolec’ che “tutte le prove dimostrano come siano stati gli stessi cecchini ad uccidere sia la gente che stava protestando nelle strade, sia i poliziotti che cercavano di contenere la protesta.”. La stessa Ol’ha Bohomolec’ – candidata alla presidenza nelle elezioni del maggio 2014 – ha poi preso le distanze dalle osservazioni di Paets, insistendo sul fatto che non avrebbe detto ciò che era stato riportato, e ha chiesto che il nuovo governo indaghi sugli incidenti». Tornando al ragionamento iniziale è assolutamente insostenibile la tesi che delle forze speciali governative abbiano volutamente sparato su 17 loro colleghi della polizia. Se davvero ci fosse stato l’ordine di una rappresaglia militare a terra sarebbero rimasti 300 manifestanti e forse un paio di poliziotti. Qualcuno ricordi cosa avvenne in Cina a Pechino nella piazza Tienanmen dove, secondo fonti britanniche, il 4 giugno 1989 ci furono 10mila morti civili! Evento sbrigativamente dimenticato tanto dalla costituenda Unione Europea quanto dall’Onu in quanto ritenuta una problematica interna di sicurezza nazionale…

La mappa linguistica dell’Ucraina

LA CONFESSIONE DEI CECCHINI MERCENARI

Alcuni cecchini mentre fanno fuoco sulla folla in piazza Maidan a Kiev il 20 febbraio 2014

A fare luce sul massacro ci ha pensato un grande reporter di conflitti bellici, Gian Micalessin, che nella rubrica Occhi della Guerra de Il Giornale il 16 novembre 2017 ha fatto un clamoroso scoop sulla rivoluzione di Kiev. Seguendo le sue fonti è andato fino in Macedonia per intervistare quei cecchini, protetti ormai dalla loro nazione e dall’oblio gettato sulla strage dal governo di Petro Oleksijovyč Porošenko, il presidente filoeuropeista che ha preso le redini dell’Ucraina dopo Yanucovich. «“La cosa più inquietante – spiega Paet – è che tutte le evidenze dimostrano che le persone uccise dai cecchini – sia tra i poliziotti, sia tra la gente in strada – sono state uccise dagli stessi cecchini…”. Davanti alla perplessità di una Ashton visibilmente imbarazzata il ministro cita la testimonianza della dottoressa ucraina. “Lei parla come medico dice che si tratta della stessa firma, dello stesso tipo di proiettili. È veramente inquietante che ora la nuova coalizione – ribadisce Paet – si rifiuti di indagare su cosa è realmente successo. C’è una convinzione molto forte che dietro i cecchini ci siano…. Che non ci sia Yanukovich, ma qualcuno della nuova coalizione…”». Ha scritto Micalessin nel suo articolo prima di giungere al cuore della notizia: le ammissioni dei cecchini: «A quattro anni dall’inizio nel novembre 2013 delle manifestazioni di Maidan noi siamo in grado di descrivere un’altra verità, completamente diversa da quella ufficiale. La nostra storia inizia verso la fine dell’estate 2017 a Skopye la capitale della Macedonia. Lì dopo lunghi e complessi preliminari riusciamo ad incontrare Koba Nergadze e Kvarateskelia Zalogy due georgiani protagonisti e testimoni di quella tragica sparatoria e del successivo massacro – scrive il reporter – Sia Nergadze sia Zalogy sono legati all’ex presidente georgiano Mikhail Saakashvili, protagonista nell’agosto 2008 di una breve, ma sanguinosa guerra con la Russia di Vladimir Putin. Nergadze, come dimostra un tesserino identificativo rimasto in suo possesso, è stato membro di un servizio di sicurezza agli ordini del presidente. Zalogy è un ex attivista del partito di Saakashvili. “Ho deciso di venire a Skopije per raccontarvi tutto quello che sappiamo su quel che è successo… io e il mio amico l’abbiamo deciso assieme, bisogna far luce su quei fatti” – ripete Nergadze. Lo stesso dirà qualche mese più tardi Alexander Revazishvilli, un ex tiratore scelto dell’esercito georgiano protagonista della sparatoria di Maidan, incontrato in un altro Paese dell’Est Europa. Tutti e tre i nostri protagonisti raccontano di esser stati reclutati alla fine del 2013 da Mamuka Mamulashvili, un consigliere militare di Saakashvili che dopo i fatti di Maidan si sposterà nel Donbass per guidare la cosiddetta Legione Georgiana negli scontri con gli insorti filo russi. “Il primo incontro è stato con Mamulashvili all’ufficio del Movimento Nazionale – racconta Zalogy – la rivolta Ucraina nel 2013 era simile alla “Rivoluzione rosa” avvenuta in Georgia anni prima. Dovevamo indirizzarla e guidarla applicando lo stesso schema utilizzato per la “Rivoluzione Rosa”. La versione di Alexander non è diversa. “Mamuka per prima cosa mi chiese se ero stato veramente un tiratore scelto – ricorda Alexander – subito dopo mi disse che aveva bisogno di me a Kiev per scegliere alcune postazioni”. I nostri protagonisti, aggregati a vari gruppi di volontari tra il novembre 2013 e il gennaio 2014, ricevono dei passaporti con nomi falsi e un anticipo in denaro. “Siamo partiti il 15 gennaio e sull’aereo – ricorda Zalogy – ho ricevuto il mio passaporto e un altro con la mia foto, ma con nome e cognomi differenti. Poi ci hanno dato mille dollari a testa promettendo di darcene altri cinquemila più in là”». Tecniche di guerriglia urbana ben organizzata che ricordano molte operazioni della Cia…

IL MOVENTE: IL GAS SCISTO DEL DONBASS

La mappa dei giacimenti di gas di scisto e petrolio dell’Ucraina. In arancione le zone più ricche: ad ovest i Carpazi ad est il Donbass

Al di là degli interessi dell’Unione Europea ad espandere la sua egemonia economico-finanziaria e soprattutto della Nato a strappare dall’orbita sovietica di Vladimir Putin una vasta nazione confinante con la Russia, il vero movente che pare aver fomentato il golpe di Kiev è rappresentato dalle risorse energetiche. Il Donbass, proprio dove oggi si continua a combattere e dove può essere fatto esplodere un amministratore in un bar, è una delle riserve di gas scisto ancora da sfruttare. Ecco una ricostruzione molto dettagliata effettuata dal sito Libreidee: «Programmata a tavolino, la pulizia etnica nel Donbass, per sfrattare la popolazione e far posto agli 80-140.000 pozzi di estrazione del gas di scisto, “prenotati” già nel gennaio 2013 dalla Shell grazie all’accordo firmato con l’allora presidente ucraino Viktor Yanukovich. Secondo la scienziata Olga Četverikova, la Royal Dutch Shell sta semplicemente attendendo l’esecusione del programma – cioè la strage nell’Est Ucraina – per poter mettere le mani sul sottosuolo, per la precisione i ricchissimi giacimenti di Yuzosk, al confine delle regioni di Donetsk e Kharkov nella zona petrolifera del Dnepr-Donets. Questo il motivo per cui avanza spedita la pulizia contro russi e russofoni, cioè gli abitanti delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, dove vengono rasi al suolo interi quartieri con missili Grad senza che nessuna autorità internazionale intervenga. Liberare il terreno per l’estrazione del gas di scisto: questo il vero motivo delle violentissime operazioni belliche scatenate dal regime golpista insediato dagli Usa nella capitale ucraina. Con la Shell, ricorda la Četverikova, l’Ucraina ha firmato un contratto agevolato della durata di 50 anni, con obbligo di proroga. Oggi, la compagnia petrolifera che l’inizio dello sfruttamento del giacimento è previsto “dopo la de-escalation del conflitto e la stabilizzazione della situazione“, cioè quando sarà stata sterminata o cacciata di casa a cannonate la popolazione che vive nell’area del giacimento. Un territorio immenso, che si espande su 7.886 chilometri quadrati, che comprende la città di Slavyansk (situata al centro del giacimento), Izyum, una grossa parte di Kramatorsk, così come centinaia di piccoli insediamenti: Krasnyj Liman, Seversk, Yasnogorka, Kamyševka. Sempre secondo l’accordo, “gli abitanti che risiedono su questo territorio, come da contratto, devono vendere la proprietà della loro terra“. In caso di rifiuto, la terra “verrà loro tolta con la forza a favore di Shell”. E tutte le spese della società per l’“appropriazione del territorio” verranno risarcite dallo Stato ucraino con il ricavato dell’estrazione del gas. Per questo, Kiev è tenuta a garantire il rispetto di tutte le clausole, imponendole alle autorità locali. Oltre alla Shell, a dividersi la torta ci sono la Eurogas Ucraina (di proprietà della britannica Mc Callan Oil & Gas, a sua volta acquistata dalla statunitense Euro Gas) e la Burisma Holdings…».

BURISMA: SOCIETA’ AMMINISTRATA DAGLI USA

L’ex vicepresidente degli Usa Joe Biden accanto al figlio Hunter, amministratore della Burisma Holdings

E’ davvero sorprendente ciò che è avvenuto proprio nella Burisma Holdings dopo il golpe a Kiev e l’insediamento del nuovo governo che ancor prima di essere filoeuropeista e filoamericano si è preoccupato di essere antirusso. Va innanzitutto rimarcato che la regione del Donbass-Donetsk è quella più ricca di giacimenti di petrolio e gas di scisto al punto da rappresentare il 90 % delle intere risorse dell’Ucraina. E proprio in quell’area si concentrano le attenzioni della Shell così come della più importante società ucraina Burisma. Burisma Holdings è una società privata di petrolio e gas operante nel mercato dell’energia dal 2002 di proprietà e controllato dall’imprenditore ucraino Mykola Zlochevskyi che ha sede a Limassol, nel paradiso fiscale di Cipro. Ad oggi, la società detiene un portafoglio con autorizzazioni per lo sviluppo di giacimenti nei bacini Dnieper-Donets, Carpazi e Azov-Kuban. Nel 2013, la produzione giornaliera di gas è cresciuta costantemente e alla fine dell’anno ammontava a 11,6 mila BOE (barili di petrolio equivalente – inclusi gas, condensato e petrolio grezzo), o 1,8 milioni di m3 di gas naturale. Il 18 aprile 2014, Burisma Holdings ha annunciato la nomina di R. Hunter Biden nel proprio Consiglio di Amministrazione dopo essere stato cooptato in una prima fase come consulente legale. Si tratta del secondogenito dell’allora vicepresidente degli Usa, Joseph “Joe” Biden, ma non è l’unico rappresentante di un’élite politico-finanziaria mondiale. Nel Board c’è anche Aleksander Kwaśniewski, già presidente della Repubblica di Polonia dal 1995 al 2005, ed il presidente di Burisma è l’ex banchiere di investimenti di Merrill Lynch di Wall Street, Alan Apter. Nel Cda è entrato anche Devon Archer, partner di Hunter Biden presso la società d’investimento statunitense Rosemont Seneca Partners. Destò perciò forte imbarazzo il fatto che proprio pochi giorni dopo dalla nomina, con la guerra civile del Donbass in corso, Joe Biden si sia recato a Kiev il 22 aprile 2014 per esortare il governo ucraino “… a ridurre la dipendenza dalla Russia per le forniture di gas naturale” e discutere su come gli Stati Uniti avrebbero potuto fornire competenza per espandere la produzione nazionale di gas naturale. Hunter Biden è anche presidente del Board of the World Food Program U.S.A., una delle più grandi organizzazioni «In qualità di nuovo membro del Consiglio di Amministrazione – dichiarò Hunter Biden quando si insediò – credo che la mia consulenza alla società su questioni di trasparenza, governo societario e responsabilità, espansione internazionale e altre priorità contribuirà all’economia e alla popolazione ucraina». Ma secondo la scienziata Olga Četverikova il vero obiettivo della “operazione antiterrorismo” è una carneficina del Donbass, per «stabilire il pieno controllo delle regioni di Donetsk e Lugansk. La totale “bonifica” della sua superficie per avviare, senza intoppi, il lavoro di estrazione dello “shale gas”: sul territorio “ripulito” dalla popolazione è prevista l’installazione di 80-140 mila pozzi)». Ciò significa «la distruzione della terra seminabile, la demolizione di impianti industriali, di edifici residenziali, di luoghi di culto, per il mantenimento delle infrastrutture del gas. In tempo di pace sarebbe difficile realizzare tutto ciò, ma la guerra copre tutto».

LA PULIZIA ETNICA DI POROSHENKO E SOROS

Una tremenda immagine di dolore e morte nel Donbass

Per comprendere come si vuole portare a compimento questo piano di conquista di una terra così ricca – ed assai strategica sotto il profilo geomilitare perché confinante con la Russia – basta leggere il virgolettato riportato nel suo blog dall’analista internazionale Giampaolo Rossi: «“I nostri figli andranno a scuola e nei parchi giochi. I loro si dovranno rintanare nei seminterrati… Così vinceremo questa guerra”. Queste parole non le ha pronunciate un tagliagole dell’Isis o di Al Qaeda; o uno di quei despoti mediorientali contro cui l’Occidente lancia i suoi strali moralistici e le sue bombe umanitarie. Queste parole veementi e criminali le ha pronunciate nel 2014 Petro Poroshenko il Presidente dell’Ucraina; l’uomo scelto e voluto da Obama per trasformare quel Paese in una moderna nazione democratica.
Un leader a cui l’Ue ha regalato in tre anni quasi 3 miliardi di euro (l’ultima tranche nel marzo scorso), per tenere in piedi un’economia fallita e un sistema corrotto. Il capo di una nazione che George Soros si vanta di aver aiutato con i suoi soldi e le sue Fondazioni ad intraprendere il cammino verso l’Occidente, seguendo il solito metodo con cui l’élite globalista destabilizza nazioni, inventa in laboratorio “rivoluzioni colorate”, crea a tavolino guerre, finanzia terroristi e governi fantoccio, sempre dietro l’ipocrisia dei un umanitarismo peloso che tanto piace alla buona coscienza di quelli che si ritengono i buoni. I “nostri figli” di cui parla Poroshenko sono ovviamente i bambini ucraini. Gli altri, quelli che “si dovranno rintanare nei seminterrati”, sono i bambini russi del Donbass; per loro, le bombe da mortaio dell’artiglieria di Kiev, colpiranno scuole, asili, ospedali».

Il plutocrate George Soros

L’uccisione premeditata del separatista Aleksandr Zakharchenko è soltanto uno dei tanti atti atroci di una guerra civile che ha come spettatori indifferenti al punto da diventare complici l’Unione Europea, che occhieggia a Poroshenko e gli fornisce occasionali aiuti economici, e l’Onu, con cui guarda caso collabora il figlio dell’ex vicepresidente Usa. E non va dimenticato che papà Joe Biden fu indicato come vice di Obama dal gruppo Bilderberg. Ecco quindi che nel Donbass, ogni giorno, senza pietà, si consumano crimini di guerra che in qualche modo sono stati partoriti dalle strategie economiche internazionali dei mondialisti del Nuovo Ordine Mondiale che vede sempre in prima linea il plutocrate George Soros. Una vergogna che diviene raccapricciante e grottesca se si pensa che le sanzioni dell’Unione Europea sono invece state comminate alla Russia per essersi riappropriata della Crimea (e dei suoi enormi giacimenti di gas) donata all’Ucraina quale pegno di eterna fratellanza. Tradita dai golpisti di Kiev fomentati dagli Stati Uniti d’America.

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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FONTI

http://www.occhidellaguerra.it/ucraina-le-verita-nascoste-parlano-cecchini-maidan/

http://www.libreidee.org/2014/07/donbass-via-i-russi-a-cannonate-per-far-posto-alla-shell/

https://www.zerohedge.com/news/2014-07-25/company-which-joe-bidens-son-director-prepares-drill-shale-gas-east-ukraine

http://blog.ilgiornale.it/rossi/2018/01/11/donbass-la-guerra-fantasma/

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=26115

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