CRIMEA-SIRIA: SERVI DI SOROS IN GUERRA CON PUTIN

LEGGE MARZIALE IN UCRAINA
DOPO LO SCONTRO NAVALE
CON LA RUSSIA NEL MAR D’AZOV:
MOGHERINI CONDANNA MOSCA.
SOLIDARIETA’ DI MACRON
ALLA RESISTENZA SIRIANA
ANCHE DOPO L’ATTACCO CHIMICO

CON 100 INTOSSICATI AD ALEPPO
A fine articolo i link video dello sconto navale

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
© COPYRIGHT GOSPA NEWS
divieto di riproduzione senza autorizzazione

Se visto come un caso isolato l’incidente marittimo tra le navi di Kiev e di Mosca nel mar d’Azov potrebbe soltanto rappresentare l’ennesimo acuirsi delle tensioni tra Ucraina e Russia dopo che nel Donbass la guerra civile è in un fase di sostanziale stallo. Ma l’annuncio del presidente ucraino Petro Poroshenko di voler imporre la legge marziale in tutto il paese e la solidarietà espressa dal presidente francese ai ribelli siriani a pochi giorni dal tremendo attacco con armi chimiche su Aleppo da parte dei terroristi loro alleati hanno tutta la parvenza di prove tecniche di terza guerra mondiale perché paiono il frutto di una comune strategia di provocazione di due presidenti voluti e sostenuti da George Soros (occulto finanziatore di Macron quanto della rivoluzione arancione Euromaidan che portò al governo Poroshenko) contro  Vladimir Putin: questioni di cui dovrà occuparsi la Nato, sempre più strumento nelle mani anglofrancesi dopo il crescente disinteresse di Donald Trump per l’Europa ed il costoso supporto del Patto Atlantico. Se si analizzano i gravi conflitti della storia si scopre che essi sono maturati in momenti politici in cui l’egemonia massonica-mondialista era messa alle corde dalle rivendicazioni populiste e democratiche esattamente come sta avvenendo ora in Gran Bretagna con la Brexit, in Francia con i “gilets jaunes”, in Italia con il crescente consenso della Lega e del M5S che si stanno scontrando coi vertici Ue e preparando ad un travolgente successo nelle elezioni di primavera per il rinnovo del Parlamento Europeo, dove 226 eurodeputati su 751 sono controllati o influenzati da George Soros. Oggi sarà una giornata cruciale per l’Europa perché sia la Nato che l’Onu affronteranno la crisi del Mar d’Azov su cui ha gia preso dura posizione contro la Russia dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, l’italiana Federica Mogherini, già ministro del Governo Renzi ed espressione politica di un partito che ormai non rappresenta che una risibile minoranza in Italia. E’ stata lei a rinfocolare l’illegittima annessione della Crimea: il casus belli perfetto per la Nato dopo il fallimento del tentativo di dimostrare al mondo intero la cattiveria del governo siriano di Bashar Al Assad e l’ormai schiacciante vittoria dei russi nel paese mediorientale sia sul fronte bellico che diplomatico. Ma vediamo nel dettaglio tutti i fatti…

IL CONFLITTO SOTTO IL PONTE PER LA CRIMEA

La motovedetta della Guardia Costiera russa mentre insegue l’imbarcazione Ucraina

«La Russia ha confermato che le sue navi hanno usato gli armamenti per fermare illegalmente le navi ucraine che erano entrate nelle acque russe nel Mar Nero. Tre marinai ucraini sono stati feriti e hanno ricevuto assistenza medica. La Russia ha sparato contro un gruppo di tre navi ucraine che sono entrate nelle sue acque territoriali nei pressi della Crimea, come confermato dal Servizio di sicurezza russo (FSB). Le navi furono quindi sequestrate e saranno rimorchiate nel porto di Crimea di Kerch». E’ di questa notte la notizia dell’agenzia Russia Today che conferma lo scontro a fuoco avvenuto davanti alla penisola crimeana denunciato alcune ore prima dalle autorità di Kiev. «Le navi della Marina Ucraina “Berdiansk”, “Nikopol” e “Yany Kapu” con i loro equipaggi sono detenute per aver violato le acque territoriali russe – hanno comunicato i servizi segreti dello FSB (ex Kgb) in una nota ufficiale di domenica sera – Stavano ignorando le “richieste legali di fermarsi” e “eseguendo manovre pericolose” e le navi da guerra russe hanno dovuto aprire il fuoco per costringerli a fermarsi. Un’indagine penale è stata avviata contro la presunta violazione del confine di stato russo».

Lo scontro navale davanti alla Crimea

Come evidenzia l’intelligence russa «le autorità ucraine sono a conoscenza della procedura che regola il passaggio delle navi militari attraverso le acque territoriali russe» ma entrambe le parti si accusano a vicenda di violare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. «Kiev sostiene di aver informato la parte russa in anticipo del suo piano di navigare dalla località ucraina del Mar Nero di Odessa a Mariupol, un porto sulla costa settentrionale del Mar d’Azov, un’affermazione che la guardia costiera russa nega» si evidenzia nell’articolo di Russia Today. La questione rimane controversa per il fatto che l’Ucraina e l’Unione Europea non riconoscono la Repubblica di Crimea che si è dichiarata indipendente e il 18 marzo 2014, a seguito di un referendum considerato illegale e non valido dalla comunità internazionale ma che registrò ben il 97,2 % di voti favorevoli alla proclamazione dell’autonomia ed all’annessione alla Federazione Russa con il nome di Repubblica di Crimea. Vicenda da cui scaturirono le pesanti sanzioni contro la Russia da parte di Ue e Usa.

NAVIGAZIONE VIETATA NELLO STRETTO: IL CASO ALL’ONU

Lo stretto di Kerch dove è avvenuto lo scontro navale

Proprio in un momento estremamente delicato in cui sembrava che il conflitto tra Mosca ed occidente si stesse acquietando in Siria e nelle relazioni diplomatiche ecco il “casuale” incidente in Ucraina che, secondo Kiev, sarebbe scaturito dallo speronamento di un rimorchiatore ucraino, il cui motore e lo scafo sono rimasti danneggiati, da parte della lancia dei guardiacoste russi Don. Una palese «provocazione» per le autorità ucraine. Una recriminazione che la Russia rimanda al mittente per il tramite dello Fsb che accusa invece l’Ucraina di voler provocare «un conflitto nella regione», aggiungendo di aver preso «tutte le misure per garantire la sicurezza della navigazione» come riporta il Corriere della Sera che dà la notizia del transito vietato alla navigazione per il Mar d’Azov. «Il passaggio attraverso lo Stretto di Kerch per navi civili è chiuso», ha comunicato Alexei Volkov, amministratore delegato dei porti marittimi crimeani. Il transito sotto il viadotto di recente e rapidissima costruzione che collega la Crimea con la regione di Taman nel Krasnodar (il più lungo d’Europa con i suoi 19 km, inaugurato da Vladimir Putin alla guida del primo camion il 16 maggo 2018) è stato bloccato anche con il posizionamento di una petroliera. Per questo scontro marittimo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha convocato una riunione di urgenza per oggi, lunedì, alle 11 del mattino ora di New York, ore 17 italiane. L’annuncio è stato dato dall’ambasciatrice americana all’Onu, Nikky Haley. «La Nato ha esortato entrambe le parti a mostrare moderazione – evidenzia ancora Russia Today – La portavoce del Patto Atlantico, Oana Lungescu, ha dichiarato che la Nato ha “monitorato da vicino gli sviluppi nel Mar di Azov e nello Stretto di Kerch”, confermando il proprio sostegno all’Ucraina: “La NATO appoggia pienamente la sovranità dell’Ucraina e la sua integrità territoriale, compresi i suoi diritti di navigazione nelle sue acque territoriali”».

L’ITALIANA MOGHERINI DIFENDE KIEV: CRIMEA E’ DELL’UCRAINA

Una posizione analoga è stata espressa dall’Alto rappresentante dell’Unione Euopea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, che, comne riferisce il Corsera, ha chiesto alla Russia di allentare la tensione e di ripristinare la libertà di circolazione nello stretto. La situazione ad Azov, ha sottolineato Mogherini, dimostra come le tensioni e l’instabilità possono alimentarsi «quando non si rispettano le norme basilari di cooperazione internazionale». A tal proposito l’Alto rappresentante ha ricordato che la costruzione del ponte di Kerch, voluta dal presidente russo Vladimir Putin per collegare direttamente la Crimea alla Russia, è una «violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina». L’Ue, ha ricordato, «non riconosce l’annessione illegale della penisola di Crimea alla Russia»che ha scatenato una crisi e una raffica di sanzioni tra l’Occidente e Mosca. Nel frattempo il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha convocato una riunione d’emergenza con i vertici militari per assumere posizioni alquanto drastiche come evidenzia un altro articolo pubblicato questa notte dalla stessa agenzia Russia Today.

LA LEGGE MARZIALE IN UCRAINA PER RADERE AL SUOLO IL DONBASS

Petro Poroshenko ha convocato i vertici militari a Kiev

«Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha detto che proporrà di dichiarare la legge marziale in seguito al litigio nel Mar Nero che ha visto le forze armate russe sequestrare le navi ucraine per aver violato le acque territoriali russe – scrive RT – Il Consiglio nazionale ucraino per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina (NSDC) ha annunciato la dichiarazione di legge marziale per 60 giorni. La mozione dovrà ora arrivare al parlamento ucraino, la Verkhovna Rada, per l’approvazione finale». Secondo quanto riportato dall’agenzia di Mosca si tratterebbe di un’azione preventiva e deterrente perché «il leader ucraino afferma che Kiev non prevede di effettuare alcuna operazione offensiva se viene imposta la legge marziale» ma lo stesso Poroshenko avrebbe aggiunto dichiarazioni di tenore esattamente opposto: «Facciamo appello all’intera coalizione internazionale filo-ucraina: dobbiamo unire gli sforzi» avrebbe dichiarato il presidente ucraino aggiungendo che lunedì discuterà ulteriori passi con il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg e con l’Unione Europea per «coordinare le nostre azioni per garantire la protezione dell’Ucraina». Poroshenko ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica sostenendo che la decisione di Kiev di imporre la legge marziale non violerà i diritti e le libertà dei suoi cittadini, osservando che l’Ucraina effettuerà solo azioni difensive per proteggere il suo territorio e le persone. Il presidente ucraino ha anche aggiunto che l’imposizione della legge marziale non influenzerà la situazione di stallo nelle repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk, che sono «in un traballante stato di tregua con Kiev». Ma di fatto renderà legittima qualsiasi rappresaglia perché qualsiasi dichiarazione, gesto o assembramento potrebbe essere interpretato come una “minaccia” tale da motivare, senza bisogno di legittimazioni parlamentari, un attacco decisivo e riprendersi il Donbass che fa gola soprattutto a Burisma – la società energetica nazionale in cui siede il figlio dell’ex vicepresidente Usa Joe Biden, braccio destro di Barack Obama – per i giacimenti di gas e petrolio del sottosuolo.

UN ESCAMOTAGE ANCHE PER BLOCCARE LE PRESIDENZIALI IN UCRAINA

La legge marziale consente al governo ucraino di limitare una serie di libertà civili altrimenti protette dalla Costituzione, come la libertà di stampa, la libertà di movimento e la libertà di riunione il che significa «restrizioni al viaggio fino a impedire ai residenti di lasciare del tutto il paese, controlli più severi alle frontiere, maggiore controllo sui media e consente il diritto di vietare raduni pacifici, proteste e manifestazioni, così come altre azioni di massa, come le attività di partiti politici e associazioni pubbliche. Inoltre, né le imminenti presidenziali, né le elezioni parlamentari possono essere tenute con la legge marziale in vigore: se dovesse durare solo 60 giorni ciò non creerebbe problemi alle consultazioni di marzo e ottobre ma se fosse prorogata impedirebbe le presidenziali del 31 marzo che vedono Poroshenko in crisi di leadership. «Secondo un recente sondaggio – riferisce Russia Today – solo il 7,8 per cento degli ucraini è pronto a votare per l’attuale leader ucraino nel voto di marzo. La corsa è guidata dall’ex primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko con circa il 18,5% dei voti. Poroshenko è anche dietro a un famoso comico ucraino, Volodymyr Zelenskiy, che è al secondo posto con il 10,8 per cento, nonostante non abbia ancora confermato la sua candidatura».

SI RIACCENDE IL CONFLITTO IN SIRIA DOPO L’ATTACCO CHIMICO

Uno degli intossicati dai proiettili al cloro ad Aleppo mentre viene ricoverato in ospedale

La crisi nel Mar d’Azov scoppia all’indomani della recrudescenza del conflito in Siria. Come riporta Tg24 di Sky sabato scorso «oltre cento persone sono rimaste ferite dopo un sospetto attacco chimico che, secondo le autorità siriane e l’agenzia di Stato, è stato condotto ieri dai ribelli ad Aleppo, nel nordest della Siria. I ribelli hanno negato responsabilità. Ma la Russia ha reagito bombardando diversi settori sotto il controllo di insorti e jihadisti. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (Sohr) ha riferito che il bombardamento ha martellato il quartiere di Al Rashidin, alla periferia di Aleppo, e la località di Khan Tuman, a sudovest della città. Si tratta dei primi bombardamenti sulle zone da più di due mesi, cioè da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco il 17 settembre scorso». Il governo di Damasco ha accusato i ribelli della periferia di Aleppo, nella zona demilitarizzata negoziata tra Russia e Turchia nel nordovest della Siria, intorno alla provincia di Idlib, roccaforte della resistenza siriana e dei jihadisti di Al Nusra e Isis, di aver utilizzato proiettili al cloro in questo bombardamento contro alcune zone residenziali, ma i rivoluzionari hanno respinto ogni addebito accusando Assad di voler minare il cessate il fuoco. L’agenzia di stampa statale Sana ha riportato che l’attacco è stato effettuato da “gruppi terroristici posizionati nella campagna di Aleppo”, che hanno sparato su tre quartieri. Il ministero degli Esteri siriani, secondo l’agenzia, ha aggiunto che “questo atto terroristico” è stato condotto con il sostegno di “alcuni Paesi” che hanno aiutato i ribelli ad avere accesso alle sostanze chimiche. Sana ha anche segnalato 107 casi di soffocamento secondo la ong Sohr 94 persone sono state curate e dimesse mentre 31 sono ancora in ospedale (alcune in gravi condizioni). Poche ore dopo la diffusione della notizia dell’attacco, Mosca ha reagito bombardando diversi punti sotto il controllo di ribelli e jihadisti vicino ad Aleppo. «I caccia hanno colpito le posizioni di artiglieria dei terroristi nella zona, da dove sono stati condotti i bombardamenti sui civili di Aleppo con armi chimiche» ha dichiarato il portavoce dell’esercito russo, il generale Igor Konashenkov aggiungendo che una squadra di specialisti è stata inviata ad Aleppo. Per gli attacchi la Russia potrebbe aver già utilizzato i quattro nuovi caccia stealth Sukhoi Su 57 di ultima generazione posizionati in Siria dopo l’abbattimento dell’areo di ricognizione avvenuto a settembre.

IDLIB COME LA STRISCIA DI GAZA

Terroristi qaedisti di Al Nusra a Idlib in una tenda con il marchio Usaid (United States Agency fort International Development), l’agenzia governativa americana per la lottà alla povertà globale e il rafforzamento delle democrazie nei paesi del terzo mondo

L’attacco chimico su Aleppo ed i conseguenti bombardamenti russi rappresentano la più grave violazione della tregua raggiunta da Russia e Turchia, che aveva creato un cuscinetto di protezione intorno alla provincia di Idlib, uno degli ultimi covi dei ribelli e dei jihadisti in Siria. L’accaduto rievoca la storia della striscia di Gaza dove ogni volta che ci sono accordi di pace i terroristi palestinesi di Hamas lanciano missili pur sapendo che la contraerea israeliana li abbatterà quasi tutti ma per poter poi recriminare su eventuali rappresaglie di Tel Aviv. E viene davvero difficile ritenere affidabili i ribelli che smentiscono l’attacco chimico nel momento in cui combattono fianco a fianco con i jihadisti che spesso hanno la supremazia di comando per i metodi intimidatori con cui seminano il terrore nei villaggi da loro controllati. D’altronde la tregua e la zona demilitarizzata rappresentano un isolamento senza uscita tanto per la resistenza siriana che per i terroristi islamici di Al Nusra e di Isis (in minoranza nell’area). Ecco perché il governo siriano, intanto, ha inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e al Consiglio di sicurezza per chiedere una condanna «immediata e forte» dell’«attacco con gas tossico» ad Aleppo. Il ministero degli Esteri siriano ha esortato l’Onu a prendere «misure deterrenti, immediate e punitive» contro gli Stati e i regimi che finanziano il terrorismo. Come già scritto in un precedente articolo “I cospiratori contro Assad” tra i sostenitori dei ribelli c’erano anche il Bilderberg e George Soros (articolo a fondo pagina)

LA SOLIDARIETA’ DI MACRON ALLA RESISTENZA SIRIANA

Il presidente francese Emmanuel Macron

Sulla questione è intervenuto anche il presidente francese Emmanuel Macron: ha spiegato che discuterà dei recenti sviluppi in Siria con i partner internazionali, membri Ue e non, nei prossimi giorni. Ma proprio lui, come riporta l’agenzia Reuters, ha preso spunto dall’uccisione di un radiocronista satirico siriano per esprimere solidarietà anche ai rivoluzionari. «Il presidente francese Emmanuel Macron ha elogiato il coraggio di Raed al-Fares, un attivista di spicco che è stato ucciso a colpi di arma da fuoco insieme al suo amico Hamoud al-Juneid in Siria venerdì – scrive la Reuters – Fares era un attivista pro-democrazia che gestiva una stazione radio a Idlib, nel nord-ovest della Siria, che forniva notizie indipendenti e ironizzava sia sul presidente Bashar al-Assad che i ribelli dell’opposizione». Secondo l’Osservatorio siriano Sohr uomini armati non identificati hanno sparato e ucciso Fares, insieme al suo amico, a Kafranbel, sede della sua stazione Radio Fresh.

Il tweet di Emmanuel Macron

«Sono stati uccisi in modo codardo. Erano la coscienza della rivoluzione e si sono schierati pacificamente contro i crimini del regime e dei terroristi. Non dimenticheremo la resistenza di Kafranbel» ha detto Macron su Twitter che pare aver trovato così una scusa per giustificare un nuovo interessamento della Francia alla causa dei ribelli. Non va infatti dimenticato che fu la fregata francese Auvergne che diede copertura al raid aereo israeliano contro alcune basi di Hezbollha, gli sciiti libanesi alleati del governo di Assad, nel quale ci fu l’incidente che costò la vita a 15 uomini dell’equipaggio di un aereo russo di ricognizione. Un attacco sferrato da Isarele e Francia proprio il giorno dopo in cui Russia e Turchia avevano firmato l’accordo di tregua su Idlib. L’abbattimento fu imputato ad un errore della contraerea siriana e Putin, molto diplomaticamente, non reagì militarmente ma annunciò un rafforzamento degli armamenti avvenuto con l’invio in Siria delle batterie antiaereo S-400 e dei quattro avveniristici caccia Su 57.

UNA GUERRA PER SALVARE L’UE E REPRIMERE I POPULISTI

In un momento in cui l’Italia sta arrivando alla resa dei conti con i tecnocrati di Bruxelles, in cui la popolarità di Macron sta precipitando a causa dei disordini interni causati dalle proteste dei “gilets jaunes” per il caro benzina e nel Regno Unito procede a singhiozzo la Brexit voluta dal referendum popolare ma fortemente osteggiata da frange di potere mondialiste fedeli all’Unione Europea, ecco che non esiste migliore distrazione politica che quella di un escalation dei conflitti bellici. Una soluzione che, come ben intuito da Poroshenko, potrebbe giustificare leggi di emergenza in grado di consolidare i governanti contestati e anzi dotare premier e presidenti nazionali di maggiori poteri di controllo di manifestazioni dei populisti. Se Francia e Gran Bretagna sono sempre state al fianco degli Usa nella sfida alla Russia in Siria ci sarà da capire quale posizione potrebbe tenere l’Italia ma come è noto si sa che nella Repubblica Italiana il capo delle Forze Armate è il Presidente della Repubblica che, come già avvenuto nel 2011 per il bombardamento della Libia contro Gheddafi ordinato dal presidente Giorgio Napolitano al premier Silvio Berlusconi, può essere di fatto imposto da Sergio Mattarella al Governo di Giuseppe Conte. Soprattutto se il casus belli non è solo la controversa questione siriana ma quella della Crimea che l’Unione Europea, proprio per bocca di un’italiana, ribadisce essere dell’Ucraina. Ciò determinerebbe il paradosso che alcuni esponenti politici del partito sconfitto alle recenti elezioni, i piddini Mattarella e Mogherini, di fatto deciderebbero il ruolo dell’Italia in un eventuale scontro bellico. Ecco perché Matteo Salvini dovrebbe cominciare quanto prima ad occuparsi di più anche di politica estera e trovare una soluzione per risolvere l’anomalia di due Dem nei centri di potere più importanti per l’Italia.

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio
© COPYRIGHT GOSPA NEWS
divieto di riproduzione senza autorizzazione

 

ANCORA GUERRA IN SIRIA

I COSPIRATORI CONTRO ASSAD

DONBASS: STRAGE PER IL GAS

FONTI

https://www.rt.com/news/444853-russia-ukraine-ships-conflict/

https://www.corriere.it/esteri/18_novembre_26/alta-tensione-kiev-mosca-mar-nero-catturate-tre-navi-militari-8be24010-f110-11e8-93f5-f4e69b527157.shtml?refresh_ce-cp

https://www.rt.com/news/444854-ukraine-martial-law-russia-ships/

https://tg24.sky.it/mondo/2018/11/25/Siria-presunto-attacco-chimico-accuse-ribelli-raid-russia.html

https://www.reuters.com/article/us-macron-syria-activists/frances-macron-praises-courage-of-slain-syrian-radio-activist-fares-idUSKCN1NU0VB

Lascia un commento