BLACKOUT VENEZUELA: SABOTAGGI, ESPLOSIONI E 30 MORTI

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DOPO L’ATTACCO CIBERNETICO ALLA DIGA
IN FIAMME LA PRIMARIA STAZIONE ENERGETICA.
ALMENO UN NEONATO E 15 DIALIZZATI DECEDUTI 
NEGLI OSPEDALI PRIVI DI GENERATORI
55 ORE SENZA LUCE: NEGOZI ORMAI CHIUSI
LO SCARSO CIBO MARCISCE NEI FRIGORIFERI
MADURO: “AGGRESSIONE USA ALLA PATRIA”

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

«Siamo di fronte all’aggressione più grave che abbia mai patito la Repubblica in 200 anni di storia, Uniti andremo avanti per qui governa il popolo venezuelano. Amore e resistenza vincendo l’ingerenza. L’imperialismo statunitense non conosce la forza di questo popolo agguerito che l’ha nelle sue vene dal sangue dei Liberatori dell’America. Abbiamo superato tute le aggressioni con coraggio rivoluzionario e resteremo in piedi; fermi difendendo la sovranità di questa patria». Sono questi i due ultimi commenti del presidente eletto del Venezuela,  Nicolas Maduro, lanciati su Twitter insieme alle accuse agli Estados Unidos (Usa) che «intensificano le aggressioni contro la patria» ed all’esplicito invito «Yankee Go Home!» dopo il «secondo attacco cibernetico alla rete dell’energia elettrica» e l’esplosione di una stazione energetica di emergenza, che ha fatto trascorrere a Caracas ed al resto del paese una seconda notte al buio causando le prime vittime: 15 dializzati, non potendo essere sottoposti a trattamento negli ospedali per mancanza di energia elettrica, sono deceduti; altri 13 pazienti, tra cui un neonato, ricoverati in differenti reparti di un ospedale senza gruppi elettrogeni sono spirati nella giornata di sabato. Secondo un rapporto ufficiale diffuso domenica sera dal coordinatore sanitario dottor Julio Castro su Twitter nella giornata di domenica solo 4 ospedali su 18 hanno operato grazie alla corrente elettrica di rete, alternata ai gruppi elettogeni in momenti occasionali; mentre il blackout ha interessato gli altri 14 dove i generatori hanno lavorato ininterrottamente, tranne in due strutture dove si sono registrati i decessi di altre 2 persone in condizioni critiche. Il bilancio sarebbe quindi di 30 vittime ma non si sa se sia definitivo: il peggio però sembra passato, persiste comunque la preoccupazione per nuove interruzioni. «Caracas ha accusato gli Stati Uniti di “sabotaggio“, mentre i funzionari statunitensi incolpano la corruzione locale e la cattiva gestione per il blackout». Come riporta il network Russia Today il resoconto dettagliato di Maduro, a differenza delle sparate americane, è molto ben dettagliato su quanto avvenuto nella giornata di sabato: «sistemi erano stati ripristinati quasi al 70% quando abbiamo ricevuto un altro attacco, di natura cibernetica, a mezzogiorno che ha interrotto il processo di riconnessione e vanificato tutto ciò che era stato raggiunto fino a mezzogiorno. Abbiamo scoperto che si stavano conducendo attacchi ad alta tecnologia contro i sistemi di alimentazione». I tecnici della società elettrica Corpelec stanno lavorando intensamente tanto che la rete ha cominciato a funzionare in un’area sempre maggiore ma il Governo, per precauzione, ha disposto la chiusura di scuole, uffici e fabbriche, per lunedì. Nel giorno in cui il presidente autoproclamato Juan Guaidò, capo dell’Assemblea Nazionale, porterà al vaglio del parlamento la proposta della dichiarazione dello stato di emergenza nel paese (art. 338 della Costituzione) che potrebbe motivare una richiesta formale di aiuto da parte di un’altra nazione.

 

L’ATTENTATO ALLA STAZIONE ENERGETICA DI EMERGENZA

Eplosione ancora per qause misteriose n una stazione elettrica di Sidor nello stato di Guyana, vicino alla strada statale per la Ciudad Bolivar, capitale dello stato del Bolivar dove si trova la diga sabotata di Guri sul fiume Caroni

Ma ciò ai noti o ignoti attentatori non deve essere parso sufficiente. Perché anche «una delle fonti di generazione che funzionava perfettamente» è stata sabotata dall’interno da «infiltrati domestici nella compagnia elettrica». Alcune precedenti indiscrezioni hanno riferito che il 95 % del paese colpito dal blackout è tornato nuovamente senza energia elettrica dopo una presunta esplosione alla primaria stazione energetica di emergenza di Sidor, tra la città di Guayana e la capitale Bolivar dell’omonimo stato dove si trova la diga Guri su cui sorge la centrale idroelettrica Simon Bolivar, la principale fonte di approvigionamento energetico del Venezuela ed uno degli impianti più grandi di tutta l’America Latina. A riferirlo per primo è stato il network d’informazione venezuelano El Nacional poi il social di geopolitica Conflict News ha riportato numerose foto sul suo profilo Twitter (quelle nella galleria sottostante) rimbalzate su RT e su Sputnik International. Secondo quanto si apprende il bersaglio della sottostazione di Sidor non sarebbe stato scelto a caso dato che è la centrale entrata subito a pieno regime dopo l’attacco informatico a quella della diga che garantisce l’80 % del fabbisogno dell’intero paese.  Le autorità stanno ora cercando di ripristinare i sistemi “manualmente” e per “diagnosticare perché i sistemi informatizzati” hanno potuto andare in tilt su così larga scala. Certamente si tratta di un’accurata operazione di intelligence cibernetica di matrice militare. Nei blitz più complessi viene infatti creato l’oscuramento totale in ogni centro abitato prima dell’intervento dei reparti speciali. A conferma che qualcosa di tremendo e forse pianificato potrebbe essere in corso domenica pomeriggio è arrivata anche la notizia che ci sarebbe stata un’ulteriore esplosione con vari feriti in una condotta del gas nelle vicinanze di Marapa Plache nello stato del Vargas. Tra loro ci sarebbero anche nove bambini come asserito su Twitter dalla deputata Milagros Eulite, unica fonte al momento sul fatto subito rilanciato da CNW.

 

PAZIENTI SENZA DIALISI: 15 MORTI IN OSPEDALE

La copertina di alcune ore fa del quotidiano El Nacional, politicamente vicino a Guaidò più che a Maduro, che denuncia le prime vittime del blackout: i dializzati di tre ospedali

Questo sabotaggio di così vasta portata, oltre a favorire sicuramente l’infiltrazione di incursori militari o contractors sta però creando una situazione devastante nel paese come denuncia proprio El Nacional: «I centri sanitari continuano a risentire dell’impossibilità di funzionare a causa della mancanza di centrali elettriche. Il direttore di Codevida, Francisco Valencia, ha riferito che 15 persone sono morte nel paese a causa della mancanza di dialisi: a Zulia 9, Trujillo 2 e Pérez Carreño 4.  I pazienti che avrebbero dovuto ricevere un trattamento riferiscono che prima del blackout hanno ricevuto solo un’ora di trattamento presso l’Urológico Valencia». Ma queste vittime direttamente causate dall’impossibilità di ricevere questo indispensabile trattamento salvavita si aggiungono a quelle decedute per complicazioni durante gli interventi sanitari. «Nell’ospedale Manuel Núñez Tovar de Maturín, nello stato di Monagas, sono morte 13 persone a causa del massiccio blackout – riporta sempre El Nacional – Julio Castro, un esperto di malattie infettive e interniste, ha dichiarato che le morti si sono verificate nell’ospedale perché non hanno gruppi elettrogeni. Il rapporto indica che tra i defunti c’è un neonato, una persona ricoverata in traumatologia, due in ostetricia e almeno  altri nove pazienti hanno perso la vita entrando attraverso la medicina interna e l’emergenza».

Altre due persone sono invece mancate per l’arrivo tardivo di un generatore (imprestato perchè non presente) nell’ospedale Universitario di Maracaibo e nell’ospedale Magallones de Catia di Caracas rimasto al buio dalle 23,30 di sabato fino alle 6 di domenica. Domenica mattina era giunta anche la notizia che nelle camere mortuarie del quartiere Bello Monte di Caracas sarebbero stati portati i corpi di 9 bambini morti in realtà: si è rivelata una colossale fake news diffusa dal corrispondente de Il Giornale da San Paolo, perchè è vero che sono stati portati alcuni cadaveri ma sono adulti e vittime di morti accidentali o violente esterne agli ospedali e giunte già prive di vita. Purtroppo è uno dei tanti casi di disinvolta manipolazione mediatica visto che l’articolo è smaccatamente contro Maduro e giunge dal Brasile che è stato tra i primi ad unirsi agli Stati Uniti nel riconoscimento del presidente autoproclamato Guaidò. Infatti il prossimo 19 marzo il presidente Usa Donal Trump riceverà la visita di quello brasiliano Jair Bolsonaro a Washington per discutere anche e soprattutto «per il ripristino della democrazia in Venezuela» come riporta una nota ufficiale pubblicata nei giorni scorsi della Casa Bianca, a conferma del piano strategico di regime-change in atto.

 

EMERGENZA ALIMENTARE PER I FRIGO IN TILT

Un’emergenza sanitaria che si aggiunge a quella ancor più diffusa alimentare. «Questo sabato la storia della crisi elettrica ha avuto due facce: i Caraqueños che avevano recuperato il servizio durante l’alba e i cittadini che risiedono all’interno del paese che continuano senza servizio da giovedì alle 16:56 – scriveva El Nacional sul suo sito ieri sera alle 23 (4 ora italiana) – Dopo 55 ore, le paure dei venezuelani su ciò che sarebbe accaduto al loro cibo sono diventate un incubo perché non è più possibile conservarlo in frigorifero, stanno marcendo». Lo testimonia al giornale una cittadina di Guarenas, una città torrida dove il caldo ha accelerato la decomposizione gli alimenti. Proprio l’allarme per i frigoriferi pieni smentisce tutta la propaganda occidentale sulla catastrofe alimentare della crisi economica, certamente acutissima nelle molte famiglie indigenti esattamente come può esserlo in Italia tra i terremotati dell’Abruzzo o tra quell’esercito di 5 milioni di poveri assoluti. Considerazioni semplici che rivelano l’infondatezza delle motivazioni di un regime-chance per la fame causata nel paese in via di sviluppo SOLO dalle sanzioni americane. Ma ovviamente questa emergenza nell’emergenza aggraverà le conseguenze proprio sui ceti sociali più emarginati. Gli abitanti di Maracaibo, nello stato di Zulia, fanno lunghe code durante questo sabato per comprare il ghiaccio e refrigerare il cibo dopo aver trascorso due giorni senza elettricità. Nel paese tropicale proprio il ghiaccio potrebbe diventare in queste ore uno dei beni più richiesti…

 

“BLACKOUT SENZA PRECEDENTI NEL MONDO”

«Il Venezuela affronta un blackout senza precedenti nel mondo aggiune El Nacional – I negozi chiusi all’impossibilità di raccogliere i loro prodotti sono diventati parte dello scenario di questo giovedì. I locali che hanno un impianto elettrico autonomo e possono tenere le loro porte aperte concentrano le persone che escono nelle strade cercando di comprare provviste. Sono interessate le connessioni telefoniche fisse e mobili e Internet. I venezuelani che sono all’estero esprimono la loro disperazione attraverso i social network cercando di convincere qualcuno a rispondere ai loro messaggi. Gli abitanti di Caracas hanno dovuto ricorrere a spazi pubblici per ottenere un segnale. Il distributore di Altamira, la torre Digitel, la torre Movistar e la Sfera di Soto sono alcuni dei punti in cui c’è un segnale mobile stabile e dove ci sono numerose macchine parcheggiate in cerca di una connessione telefonica». Il blackout si è in parte rivelato un boomerang per lo stesso Juan Guaidó, presidente ad interim del Venezuela, che aveva invitato i cittadini ad uscire sabato per l’ennesima manifestazione di protesta contemporanea alla speculare marcia dei sostenitori richiamati nelle piazze da Maduro.

Pattuglie notturne hanno arrestato gli autisti del golpista Juan Guaidò che stavano portando le pedane del palco per la manifestazione non autorizzata

Molta meno la gente in entrambi gli assembramenti anche perché la polizia ha cercato di ostacolare l’ennesima marcia dei contestatori del Governo arrestando gli autisti che stavano portando le pedane del palco per l’evento ovviamente non autorizzato. Ciò conferma come la crisi venezuelana sia ormai diventata una questione squisitamente politica e diplomatica perché la tanto agognata insurrezione sobillata dal golpista Guaidò, attraverso i suoi addestrati filo americani Agit-Prop ed i veri guerriglieri con molotov e razzi pirotecnici usati come strumenti di attacco, non c’è stata e non ci sarà per la semplicissima ragione che come minimo il 45 % del popolo è dalla sua parte mentre non si conosce la grandezza di quella che sostiene il leader dell’opposizione non avendo astutamente partecipato alle presidenziali del 2018. L’interruzione dell’energia elettrica ha costretto proprio Guaidò a parlare con un rudimentale megafono a pile. «Dobbiamo andare al sequestro e alla conquista del potere, degli spazi, come abbiamo fatto oggi nel municipio del Libertador – ha aggiunto confessando così un piccolo golpe che sarebbe già riuscito – Dobbiamo andare alla conquista degli spazi in modo pacifico, dobbiamo unirci e poi venire insieme, in modo che tutto il Venezuela viene a Caracas perché abbiamo bisogno di tutti uniti». Come riporta sempre El Nacional ieri, per la prima volta da quando si è verificato il blackout, è apparso anche il presidente Maduro: «Dopo aver promesso di garantire la fornitura di cibo consegnando scatole CLAP e indicando che tutti i serbatoi erano disponibili per fornire acqua alla popolazione, ha parlato dell’interruzione elettrica “Ci sono molti infiltrati che attaccano la compagnia elettrica dall’interno. Queste talpe saranno identificate e punite secondo la giustizia nazionale “».

 

METROPOLITANA IN TILT, PARTENZE IN GRANDE RITARDO

All’aeroporto Internazionale Simón Bolívar di Maiquetía vicino a Caracas i check-in sono effettuati manualmente per il blackout e pertanto ci sono lunghe attese per i passeggeri in partenza

La metropolitana di Caracas sabato dopo il blackout è rimasta in panne. La società ha informato tramite il suo account Twitter che stanno aspettando il ripristino dell’energia ad alta tensione necessaria per continuare a fornire il servizio. Hanno indicato che sia il personale operativo che i tecnici e gli ingegneri stanno lavorando per ripristinare completamente la mobilità dei treni. I passeggeri che si trovano all’Aeroporto Internazionale Simón Bolívar di Maiquetía vicino alla capitale sono ancora soggetti a gravissimi ritardi nelle partenze. I cittadini impiegano più di tre ore per registrarsi manualmente perché non esiste un sistema elettronico funzionante.

La pista di atterraggio dell’aeroporto Simón Bolívar di Maiquetía

La Torre di Controllo riesce a garantire per ora l’operatività dei voli grazie all’alimentazione dei gruppi elettrogeni ma non si sa per quanto potranno funzionare perché potrebbero esserci problemi per le riserve di carburante necessario al loro funzionamento. Ciò potrebbe sembrare un paradosso nel paese più ricco al mondo di petrolio ma è dovuto al fatto che si tratta di una tipologia di oro nero assai pesante che richiede una costosissima raffinazione e pertanto, soprattutto dopo le sanzioni americane. viene effettuata in gran parte all’estero dove il prodotto è venduto come “crude oil” grezzo.

Secondo alcuni esperti di energia elettrica, la cui attendibilità è tutta da dimostrare vista la facilità con cui gli Usa pilotano i media e gli informatori scientifici nel mondo, il collasso sarebbe da attribuire ad un sistema vecchio e privo di manutenzione. Un’ipotesi assai improbabile in considerazione della vastità e capillarità dell’interruzione che confermerebbe invece un impianto centrale, sebbene soggetto a controllo militare, poco aggiornato nelle protezioni da sabotaggi esterni. E siccome sto lavorando da giorni ad un complesso reportage su tutte le corporations internazionali produttrici di armi e di sistemi di difesa, ho trovato conferma che tra le più importanti del mondo ben 14, di cui tracceremo il profilo a breve, hanno sede negli Stati Uniti d’America: perciò nulla mi può stupire. Anche perché la metà di esse ha pure divisioni specialistiche di ingegneria informatica e cibernetica militare, che consiste nella protezione delle proprie reti tecnologiche ma anche nello sviluppo della capacità di sabotare quelle altrui, ed un terzo vanta come referenza di essere consulente o fornitore del Governo Usa. Tutte queste capacità di sofisticata intelligence ed ingegneria tecnologica bellica ogni tanto devono pur essere testate in qualche modo…

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
© COPYRIGHT GOSPA NEWS
divieto di riproduzione senza autorizzazione

 

BLACKOUT VENEZUELA: “SABOTAGGIO CRIMINALE USA” ALLA DIGA

FONTI

EL NACIONAL

RUSSIA TODAY

SPUTNIK INTERNATIONAL

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