CALIFFATO D’EUROPA: LA JIHAD IN BOSNIA ARMATA DA SAUDITI E CIA

CALIFFATO D’EUROPA: LA JIHAD IN BOSNIA ARMATA DA SAUDITI E CIA
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IL CLAMOROSO LIBRO DI UN SUPER-POLIZIOTTO
SVELA I RETROSCENA DELLA GUERRA DEI BALCANI
ALL’OMBRA DEGLI AGENTI SEGRETI AMERICANI
E DEL MALAVITOSO AL SERVIZIO DEL PRESIDENTE
AUTORE DI CARNEFICINE, TORTURE E STUPRI SERIALI
MA CELEBRATO COME EROE DAI MUSULMANI

ENGLISH VERSION HERE

VERSION FRANCAISE ICI

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

«Senza una prospettiva catastrofica l’umanità non avrebbe bisogno dei profeti. Sono come i punti nevralgici della nostra società, riescono ad avvertire la prossimità del pericolo che incombe su tutti noi. E in questo nuovo libro Antonio Evangelista dimostra che il suo romanzo fa parte di quelle opere che possiamo con assoluta certezza definire profetiche. Lo si nota soprattutto quando il contenuto viene comparato con la realtà quotidiana».

«E i libri profetici sono attuali sempre, anche a distanza di secoli dalla loro creazione. Così I Demoni di Dostoevskij s’incontrano con i piccoli martiri di Madrasse dello stesso Evangelista, che ora cresciuti e maturati gettano il mondo intero nel più profondo degli orrori, tingendo il vecchio continente di quel sangue che sembrava ormai far parte soltanto dell’industria del divertimento, dei videogiochi e dei film d’azione. L’autore non solo spiega quanto è fragile la nostra società, ci conduce alle origini di quell’evento che oggi potremmo definire una crociata al contrario. Ovvero una violenta espansione dell’integralismo islamico nel cuore della civiltà occidentale con tutte le drammatiche conseguenze che dispiace osservare». Ha scritto Nicolai Lilin nella prefazione del libro Califfato d’Europa (2016, edizioni Iris).

 

IL ROMANZO CHE SVELA LA VERITA’ SUI BALCANI

L’immagine di Crono che divora i suoi figli temendo che diventati adulti possano togliergli il potere è quella che nel romanzo scuote l’anima ingenua del piccolo testimone di un delitto fratricida tra i combattenti musulmani di Bosnia. Ben si addice a divenire simbolo dei nuovi plutocrati occidentali emuli di Creso tormentati dall’insana cupidigia di ricchezza e pronti a sacrificare i loro stessi figli nella bocca infernale della Jihad, finanziata apertamente dai sauditi whabiti e pilotata occultamente dagli Usa per gli interessi egemonici nelle geopolitiche sul Medio Oriente ed il Vecchio Continente.

La copertina del libro Califfato d’Europa – clicca sull’immagine per richiedere informazioni su libro

Affiora anche questo tremendo retroscena nelle inquietanti storie di un superpoliziotto che affida alla formula discreta del romanzo storico le impressioni e memorie vissute nel Califfato d’Europa durante la missione di pace successiva alla guerra dei Balcani. Il funzionario dirigente Antonio Evangelista fu infatti comandante della Polizia Italiana dell’Unmik, il contingente ONU impegnato tra il 2000 e il 2004, occupandosi di crimini di guerra, terrorismo, criminalità organizzata, mafie balcaniche e corruzione. Nel 2010-2012 partecipò alla missione UE in Bosnia come Consigliere del Ministero dell’Interno e del Direttore della Polizia della Repubblica Srpska. Dopo essere diventato vice questore aggiunto e capo della Digos di Asti è oggi aggregato all’Interpol.

Già autore di importanti volumi quali La Torre dei Crani (2007, Editori Riuniti, tradotto in serbo con donazione dei proventi ad un orfanotrofio dei Balcani), sui massacri della Guerra in Kosovo o Madrasse (2009, Editori Riuniti), sui piccoli martiri indottrinati nei balcani dagli imam sunniti-wahabiti finanziati princiupalmente dall’Arabia Saudita, non ha ricevuto ancora la merita attenzione della critica per il suo Califfato d’Europa forse perché, come evidenziato nella prefazione, narra «drammatiche conseguenze che dispiace osservare».

Soprattutto perché squarcia il velo del tempio pagano della menzogna sulla Guerra nei Balcani dipingendo l’orrenda e cruenta verità di una guerra santa condotta dagli islamici radicali senza pietà. Una carneficina resa ancor più invereconda dall’arma degli stupri seriali, delle torture su donne e bambini. A volte solo per divertimento, per dare libero sfogo ad una malignità capace d’incutere rispetto sugli avversari come sui propri commilitoni ed alleati.

L’ex presidnete bosniaco Alija Izetbegović

Crimini di guerra che il mainstream ha attribuito soltanto al famigerato Slobodan Milosevic, presidente serbo dal 1989, e non a quello bosniaco Alija Izetbegović, denunciatoi dai serbi al Trinunale internazionale ma nel frattempo deceduto, sebbene dietro il paravento di una lotta per l’indipendenza etnica e religiosa abbia scritto pagine di sangue di un genocidio sistematico e pianificato identico, se non ancor più efferato.

In Bosnia furono addestrati alcuni degli autori della strage dell’11 settembre 2001 ed altri ancora capaci di seminare attentati, morti e terrore in tutto il mondo. Si ritiene che Osama Bin Laden abbia incontrato l’es presidente bosniaco che nella sua guerra fu aiutato da mujaiddin palestinesi ma anche da affilitati di Al Qaeda.

 

JIHADISTI E SIGNORI DELLA GUERRA TRAVESTI DA POLITICI

Se una lucidissima, approfondita analisi gepolitica traluce quale anima del romanzo il suo corpo è suddivo tra la storia di personaggi reali come il malavitoso Mušan Topalović, detto Zazo, e quella delle efferatezze dei combattenti musulmani testimoniate dalle vittime superstiti alle commissioni d’inchiesta Onu. Un carteggio di relazioni dell’orrore da cui emergono atrocità inenarribile di donne violentate da branchi di jihadisti a Sarajevo, teatro di ogni impietosa infamia, e costrette ad incolpare i serbi per poter ottenere almeno l’interruzione della gravidanza in ospedale.

Il carteggio su stupri, rapimenti, uccisioni di civili e altri crimini di guerra del Consiglio di Sicurezza Onu – clicca per leggere i documenti in inglese

«L’orrore vero, meno cruento ma altrettanto violento, si cela infatti al di là dei campi di battaglia, dei paesi assediati, delle strade tormentate dai cecchini. Male che si palesa in quella rete invisibile e inestricabile di interessi esteri, dal monumentale e paludoso progetto di esportazione di gas chiamato South Stream alla lotta per l’egemonia economica dell’Est Europa dopo la caduta del Muro di Berlino, dal petrolio arabo alle rotte del contrabbando internazionale. Per tale ragione i personaggi principali della storia non possono agire come protagonisti di un’epopea o di una sterile rievocazione storica» scrive Noa Bonetti nell’introduzione al libro.

Un miliziano jihadista controlla alcuni prigionieri legati a terra

«Sono uomini diversi tra loro, schierati fianco a fianco in battaglia ma nemici nella vita. Tutti ugualmente e inesorabilmente manovrati dall’alto e plagiati nel profondo. Dal mujaid palestinese Ali, giunto in Bosnia per unirsi alla Guerra Santa indetta dal presidente Izetbegovic, al folle Zazo, avanzo di galera trasformato dal conflitto in capo guerriglia e leader della malavita locale. Dal cetnico Dragan, orologiaio, spia e depositario dell’antica cultura ortodossa iugoslava, al nebuloso e inquietante Fabien, mercenario in contatto con i Servizi Segreti Americani e le multinazionali del petrolio».

«Ecco dunque l’autore rinnovare la condanna ai signori della guerra travestiti da manager, diplomatici o politici – aggiunge Bonetti – Sfiorare l’essenza nascosta, taciuta, dimenticata, di un massacro indotto e collegare la tragica storia del conflitto balcanico alle nuove minacce che di recente hanno mosso eserciti e capitali ai confini della Russia e della Siria. Cosa c’è dietro? Gas, energia, commercio di armi, ricchezza, piani di sudditanza e dipendenza finanziaria. Ancora lo scontro tra due mondi mai come ora tanto simili e agguerriti».

LOBBY ARMI – REPORT 1: GLI AFFARISTI DELLE GUERRE USA

 

I CRIMINI DI GUERRA DEL COMANDANTE MUSULMANO

L’ex comandante bosniaco musulmano Atif Dudakovic

Una conferma di quanto scritto nel romanzo da Evangelista è giunta nell’autunno scorso dalle cronache giudiziarie. Il comandante bosniaco di guerra musulmano Atif Dudakovic e 16 veterani della sua unità sono stati accusatinell’ottobre 2018 di aver compiuto atrocità contro i serbi nella Bosnia occidentale durante la guerra del 1992-95. Con 26 anni di ritardo la macchina della giustizia, a volte rapida a volte lentissima, ha iniziato a fare il suo corso. Il suo predecessore generale Rasim Delic era stato incriminato ma morì prima del processo. Al momento nessun procedimento sarebbe comunque pendente davanti al Tribunale per i crimini di guerra dell’Aja.

Ora è il 65enne ad essere accusato di crimini di guerra anche contro i musulmani che erano membri o sostenitori di una fazione rivale nella zona durante il conflitto, come comunicato alla Reuters dall’ufficio del procuratore dello stato della Bosnia in una dichiarazione ufficiale. L’iudagato ha categoricamente respinto tutte le accuse definendole motivate politicamente.

Dudaković era un generale nell’esercito dominato dai musulmani bosniaci che comandava il quinto corpo operativo nell’enclave di Bihac ed è stato circondato e assediato dalle forze serbo-bosniache dal 1991 al 1995. «Gli imputati sono accusati dell’omicidio di oltre 300 serbi, molti dei quali civili, soprattutto anziani, nonché soldati che si sono arresi o sono stati detenuti», si legge nel comunicato riportato da Reuters.

 

IL MALAVITOSO ZAZO, PARAMILITARE DEL TERRORE

Il sanguinario malavitoso e combattente islamico Mušan Topalović detto Zazo

Nel romanzo, invece, è  intorno alla figura reale del paramilitare Mušan Topalović che si articola la narrazione: un miliziano sanguinario ucciso dai suoi stessi alleati musulmani per un suo crimine fratricida ma celebrato ai funerali come un eroe con tanto di lapide pubblica.

«La sua carriera di criminale-combattente lo porta in breve a diventare il figlioccio del presidente Izetbegović il quale gli affida il comando della Decima Brigata di Montagna, che diverrà la più famigerata» ha scritto Roberto Franco in una recenzione del libro su Critica Impura.

La targa in memoria di Zazo nel luogo della strage

«L’ex musicista Zazo recluta miliziani nell’ambito di rave party organizzati e controllati dallo stesso insieme alla mala bosniaca. Ed è proprio durante uno di questi raduni, nel 1992, nel multietnico Borgo Velesici, che nell’attuazione di un piano diabolico ideato per mettere fuori gioco gli ortodossi locali martirizza e uccide Ramush, un palestinese che aveva incontrato al rave e prontamente manipolato – aggiunge Franco – Da qui si dipanano varie sottotrame, la più importante delle quali parte dal fatto che Ramush altri non è che il fratello minore di Ali Ahmed, mujaheddin palestinese proveniente dai campi libanesi di Sabra e Chatila, passato per vari teatri di guerra santa per raggiungere infine le forze di quello che Izetbegović progetta più o meno velatamente come il futuro Califfato bosniaco. La sua parabola di combattente del Jihad internazionale è esemplare».

«Qui in Bosnia – affermerà Alì nella seconda parte della narrazione – durante un’intervista a un reporter olandese, (…) il sangue ha inondato la terra sotto l’egida delle missioni internazionali e (…) venne tenuto a battesimo il primo Califfato d’Europa. Migliaia di mujaheddin pronti al Jihad confluirono in questi luoghi e Sarajevo divenne la nuova Kabul. Le truppe serbe del generale Ratko Mladić massacrarono migliaia di civili musulmani, ma l’informazione tacque sui rettroscena più inquietanti. Srebrenica venne offerta in sacrifico per giustificare l’intervento della NATO a favore dei bosgnacchi».

Il famigerato miliziano Mušan Topalović, secondo da sinitrsa, insiema al presidente bosniaco Alija Izetbegovic

«A questo seguì il sostegno iraniano alle brigate islamiche impiegate in Bosnia tramite il network di organizzazioni non governaive musulmane di falsa matrice umanitaria. Entrarono così a Sarajevo quattordicimila tonnellate di armi oltre a tre quintali e mezzo di TNT e sette tonnellate di esplosivo plastico, per una spesa complessiva di sette milioni di dollari – scrive Antonio Evangelista nel romanzo – L’Arabia Saudita sostenne il Jihad bosniaco con oltre un miliardo di dollari di aiuti ed equipaggiamenti per guerriglieri santi. Soldati stranieri benedetti dal partito di Izetbegović si stabilirono nei villaggi della Bosnia centrale, continuando a fare proseliti».

 

IL TUNNEL SEGRETO PER SARAJEVO

Il quartiere Grvavica bombardato durante l’assedio di Sarajevo

Ecco un paragrafo del libro molto eloquente sul contesto della Jihad in Bosnia narrata da Antonio Evangelista. «A distanza di pochi passi, dietro la buca, si trovava l’ingresso al tunnel per Sarajevo. Settecento metri di percorso sotterraneo che per gli abitanti della capitale bosniaca rappresentava la discriminante tra vita e morte. Pochi sapevano che in quel luogo molte serbe vennero stuprate, torturate, e alcune mai tornarono alle proprie case. Una galleria che collegava le due parti libere della città, Dobrinja e Butmir. E la notte lì venivano trasportate tonnellate di merci, soldati e schiave del sesso».

«Un incavo lungo quasi un chilometro, largo un metro e venti, alto un metro e mezzo, che attraversava Sarajevo. Città sotto assedio dei serbi con seicento pezzi d’artiglieria posizionati sui monti circostanti, responsabili del taglio indiscriminato di luce, acqua e gas. Nelle case congelate dal freddo i telefoni erano muti e gli abitanti affamati causa bombardamenti e cecchini che impedivano ogni movimento. Chi riusciva fuggiva attraverso fogne, campi minati, fiume congelato, o si nascondeva nei pochi camion degli aiuti umanitari. Il tunnel era nei sogni della gente comune ma solo le autorità ne approfittavano per meglio sopportare l’assedio, facilitare le manovre, recapitare cibo, medicine e armi. Ci si immetteva attraverso i resti di una casa bombardata a cui» si legge a pagina 23 deli libro Califfato d’Europa.

«Era vietato avvicinarsi per la presenza di mine antiuomo. Solo chi sapeva dove mettere i piedi poteva osare. Budello sotterraneo controllato dall’esercito bosniaco e ogni giorno attraverso quella striscia circolavano migliaia di persone, tonnellate di merci, bombe fatte in casa, alcol, benzina, eroina e segreti. Occorrevano due ore per superare l’intero percorso. E quando la struttura venne rafforzata immisero dei carrelli spinti a braccia ricuperati in una vecchia miniera. Per Alija Izetbegović ne era addirittura stato creato uno speciale con poltrona presidenziale. Facoltosi, politici, diplomatici, malavitosi, contrabbandieri».

 

L’INTRIGO TRA JIHADISTI E SERVIZI SEGRETI OCCIDENTALI

Una delle tante fosse comuni dove sono stati seppellite le vittime dei carnefici musulmani

A spiegare questo intrigo di crIminalità organizzata, jihadisti indottrinati e combattenti di stato non basta la mera logica dell’autodifesa etnica. Non basta la guerra santa a spiegare perché dei poveri musulmani bosniaci sono riusciti a combattere e vincere per costruire il loro Califfato d’Europa pur avendo meno esperienza e forze militari deell’esercito serbo che assediava Sarajevo.

Il perché spesso è più importante del chi e cosa nelle storie torpide di guerra e crimini. L’investigatore della Polizia di Stato, Antonio Evangelista, lo sa bene ed è per questo che dedica un ampio paragrafo ad illustrare il retroscena geopolitico narrato dal personaggio romanzato di Alì, depresso per l’assassinio del fratello, punito ed emarginato dalla sua stessa milizia. Finirà in carcere dopo essersi impossessato di documenti segreti statunitensi…

La giornalista Dilyana Gaytandzhieva che ha scoperto il traffico di armi della Cia per i terroristi dell’Isis

«Tra il 1981 e il 1987 gli Stati Uniti avevano stanziato oltre otto milioni di dollari USA. con il segreto intento di frenare l’espansionismo economico sovietico attirando la Jugoslavia nella sfera d’influenza economica dell’Europa occidentale quale avamposto del capitalismo americano. Nello stesso periodo, CIA, MI6, SAS (agenzie d’intelligence e corpi speciali statunitensi e britannici – ndr) e altre agenzie segrete formarono islamisti radicali da impiegare in un piano di riserva nell’ipotesi in cui l’asservimento economico dei Balcani non fosse bastato a respingere l’espansionismo energetico russo» si narra nel romanzo Califfato d’Europa descrivendo una storia molto simile a quella della nascita dell’Isis in Siria…

. https://www.gospanews.net/2019/02/27/sporco-doppio-gioco-usa-isis-libero-in-cambio-di-oro/

«Ne derivò quindi un movimento jihadista multietnico, armato e addestrato da Stati Uniti, Arabia Saudita, Regno Unito e altri soggetti per rendere turbolenta e impraticabile l’area di transito dei gasdotti russi verso l’Europa. Un programma economico segreto dal braccio operativo costituito da diciassette economisti di fama mondiale, denominato G.17 – racconta ancora il protagonista del libro di Evangelista – La mente del piano era Il FMI, Fondo Monetario Internazionale. Il progetto prevedeva la liquidazione dell’industria nazionale jugoslava, per sostituirla con un assetto economico liberale di stampo occidentale. Di fatto, un’economia coloniale».

Sia benedetto Aly che per amore del fratello, sconvolto dalla sua infame uccisione per futili motivi, ci racconta una verità difficile da confessare quanto da ascoltare e credere. Sia ringraziato il superpoliziotto Evangelista che con il suo talento letterario è riuscito a delinera il contorno e la forma dei mostri contemporanei.

In un prossimo reportage racconteremo la storia delle Madrasse, gli orfanotrofi-prigione dove i piccoli martiri della Jihad sono stati indottrinati alla cultura del male solo per gli sporchi interessi del fanatismo islamico, della geopolitica occidentale e della Lobby delle armi su cui speculano i tycoons occidentali e le banche sioniste.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
© COPYRIGHT GOSPA NEWS
divieto di riproduzione senza autorizzazione

FONTE

IRIS EDIZIONI – CALIFFATO D’EUROPA

REUTERS COMANDANTE MUSULMANO ARRESTATO

JIHADISTI ISLAMICI – TERRORISTI – STRAGI

LOBBY ARMI – 2: LOSCHI AFFARI SIONISTI CON NEONAZISTI, ISLAMISTI E L’INDIA NUCLEARE

TERRORISMO ECONOMICO USA: ORA TOCCA A SIRIA E ITALIA

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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