INFERNO DI TRUMP IN IRAQ! “Mercenari uccidono i rivoltosi, Miliziani Isis schierati”. Grande protesta Sciita contro gli Usa

INFERNO DI TRUMP IN IRAQ! “Mercenari uccidono i rivoltosi, Miliziani Isis schierati”. Grande protesta Sciita contro gli Usa
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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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Fino al Ramadan del 2019 l’Iraq era una diventata una nazione quasi tranquilla ma soprattutto proiettata verso un futuro di rinascita attraverso gli equilibri precari tra le varie componenti che controllavano il paese: i politici espressi dalla maggioranza religiosa Sciita in una sobria modulazione teocratica, gli eserciti paramilitari che sconfissero l’Isis, composti dalle Forze Quds delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane, dagli Hashid iracheni in cui combattono miliziani Sciiti, Cristiani e Sunniti, e dai Ketai Hezbollah di matrice libanese, ed infine l’Esercito dell’Iraq, addestrato dai contingenti NATO e perciò fedele alleato del Patto Atlantico.

Ma nel maggio ci fu un annuncio speciale, riportato con risalto da Veterans Today e dal webmedia italiano Gospa News: l’accordo tra Baghdad e Teheran per dragare il fiume Shatt al-ʿArab, corso d’acqua in cui si riuniscono Tigri ed Eufrate prima di sfociare nel Golfo Persico.

«Arvand Dive inizia dopo il Ramadan». Riportò a metà maggio l’agenzia di stampa iraniana Tasnim (solo nella versione in persiano) in riferimento all’accordo tra Iran ed Iraq per il grandioso intervento. Un’operazione simbolica della nuova alleanza tra Sciiti oltrechè, concretamente strategica per aprire la nuova rotta delle petroliere verso le raffinerie interne alle due nazioni.

GOLFO PERSICO: LANCIAMISSILI USA PER BLOCCARE L’ACCORDO IRAN-IRAK

 

Il transito era stato interrotto a metà degli anni Ottanta durante la guerra tra i due paesi a causa della mancata pulizia dell’alveo fluviale dai detriti alluvionali ma soprattutto dalle carcasse delle navi affondate apposta, anche dall’esercito britannico, per bloccare lo sbocco marittimo. E proprio alla foce dell’Arvand è iniziata la costruzione delle piattaforme petrolifere marine in sinergia tra una società russa ed una iraniana controllata dal governo. E’ da lì si sarebbero dovuti sviluppare moltissimi importanti progetti sull’oro nero.

Da allora non si sa più nulla del progetto Arvand perché tra sanzioni, manovre militari di portaerei ed incrociatori, misteriosi sabotaggi, minacce ed infine operazioni di intelligence criminale il presidente Usa Donald Trump ha scatenato l’inferno culminato con l’asassassinio, tramite missili lanciati da droni Us Air Force, del comandante delle Forze Quds iraniane Qasem Soleimani insieme al vicecomandante degli Hashid iracheni. Ma anche con la strage del Boeing 737 del volo Ukrainian Airlines PS752, colpito da due missili della contraerea irachena per un errore talmente grossolano da indurre esperti militari ed ex agenti CIA a ritenerlo conseguente ad un attacco cibernetico al trasponder per rendere l’aereo un oggetto non identificato e pertanto un’apparente minaccia.

Se tutto ciò è potuto avvenire non è solo grazie alla potenza dell’apparato militare americano, che avrebbe fatto partire i droni killer dalla base di Al Udeidi in Qatar, ma anche della sua capacità di sabotaggi informatici ed elettromagnetici, dimostrata nel marzo 2019 in Venezuela grazie all’esperienza di ben due comandi specializzati (CyberCom e NetCom), all’efficienza dei servizi segreti di controspionaggio, di cui la Central Intelligence Agency è solo la più conosciuta, ma soprattutto grazie alla copertura dei media occidentali e dei paesi NATO, sudditi della Casa Bianca oggi con il folle repubblicano Trump quanto lo erano stati in precedenza con l’astuto democratico Barack Obama, spietato stratega di sanguinari regime-change in Ucraina (riuscito) come in Siria e Venezuela (falliti).

Questa lunga premessa era necessaria per comprendere quanto riportato dalle agenzie di stampa internazionali questa mattina in merito all’inferno di Baghdad, dove, come a Beirut, Teheran e Hong Kong, le rivoluzioni di una piccola parte della popolazione sono palesemente sostenute dagli americani, enfatizzate dai media occidentali (CNN, Reuters e Ansa su tutti) e appaiono così strategicamente sincronizzate da ricordare le operazioni in America Latina del National Clandestine Service della CIA oggi ben camuffate dai sedicenti non-violenti del “pugno-chiuso” del centro CANVAS di Belgrado.

Libano-Iraq: i capi religiosi cristiani benedicono i golpe CANVAS di USA-CIA, Sionisti e Sunniti

Pur essendo io un giornalista italiano da quando seguo con attenzione la geopolitica economica e militare mi ritrovo nell’ormai imbarazzante condizione di NON CREDERE PIU’ alle fonti occidentali quando riferiscono fatti senza dettagli precisi ma a ritenere più pure e trasparenti quelle di Mosca, Baghdad, Teheran e Beirut.

Ecco perché non ho dubbi nel scegliere quale sia la versione più attendibile sui morti ammazzati tra i manifestanti di Baghdad di fronte alla versione della Reuters che riporta la testimonianza del corrispondente in merito ad un manifestante ucciso colpita da un gas lacrimogeno e quella dell’agenzia irachena INA che ospita le dichiarazione del comandante dell’esercito di Baghdad in merito alla presenza di misteriosi killer tra la folla non ho dubbi tra quale ritenere più attendibile… Ma per correttezza giornalistica le riporto entrambe.

Anche perché, nel caso specifico, può essere anche plausibile che un giovane sia stato accidentalmente colpito da un lacrimogeno (come avvenuto durante le proteste dei Gilet Gialli in Francia) mentre della minaccia di cecchini, come quelli che uccisero un centinaio di persone in piazza Madian a Kiev durante il golpe del 2014, aveva parlato lo stesso primo ministro iracheno Abdul Mahdi durante la riunione del Parlamento per la storia decisione di chiedere il ritiro di tutte le truppe americane e straniere.

 

L’ENIGMA SUI RIVOLTOSI UCCISI A BAGHDAD

«Khalid al-Mousily, che ha coperto l’ondata di proteste antigovernative da quando sono scoppiate in ottobre, è salito sulla scena martedì scorso mentre i giovani si sono radunati sull’autostrada Mohammed al-Qassim per cercare di bloccare il percorso chiave verso la città – riferisce Reuters – “Ho visto segni che i servizi di sicurezza stavano pianificando un anticipo … Pochi minuti dopo i manifestanti hanno iniziato a urlare “Guarda fuori tutti i contenitori di gas lacrimogeni”».

«Un gruppo di giovani ha iniziato ad avanzare, portando una grande lamina di metallo davanti a loro per proteggerli dai proiettili. Vide un giovane magro che cercava di arrampicarsi da solo sul lato di un muro per raggiungere le forze di sicurezza riunite sopra di lui – aggiunge Reuters – Ho puntato la telecamera nella sua direzione, poi ho visto il suo corpo rotolare giù dal muro. Continuavo a premere il pulsante di scatto e i manifestanti intorno a me iniziarono a urlare di dolore: “Un manifestante giù” Colpito da una bomboletta di gas lacrimogeni! “. Era ovvio che il giovane era gravemente ferito e probabilmente morto».

Il manifestante che la Reuters presume ucciso da un razzo lacrimogeno nell’immagine del fotoreporter Khalid al-Mousily

Il drammatico racconto è confermato da una foto shock del manfestante sanguinante ma manca ogni ulteriore dettaglio su di lui e sulla sua sorte… Esiste un precedente inquietante sui reporter in azione durante le manifestazioni per i tentativi di regime-change: il giornalista musulmano afghano che fomentò e seguì le cronache della Rivoluzione Arancione in Ucraina, dove viveva e lavorava, dopo il golpe a Kiev è diventato parlamentare e qualche settimana fa è stato nominato vicedirettore della più importante industria nazionale di armi come svelato da Gosap News.

«Il giovane era una delle due persone uccise nelle proteste di quel giorno, che erano aumentate durante il fine settimana dopo una pausa di diverse settimane – aggiunge l’agenzia internazionale – Le autorità irachene hanno rifiutato di commentare l’incidente. Reuters non è stato in grado di determinare l’identità della vittima. Le forze di sicurezza irachene negano di aver deliberatamente ucciso manifestanti pacifici. Il governo ha incolpato molte violente escalation e morti di infiltrati non identificati, con l’obiettivo di suscitare sedizione».

I commenti delle autorità irachene giungono dall’agenzia di fiducia INA.

«Il portavoce del comandante in capo delle forze armate, il maggiore generale Abdul Karim Khalaf, ha confermato oggi, giovedì, che un gruppo di mercenari che usano le armi per uccidere i manifestanti per attaccare le forze di sicurezza».

Il generale Abdul Karim Khalaf

Khalaf ha dichiarato all’Iraqi News Agency (INA): “Abbiamo video clip che mostrano le pistole e le armi che vengono utilizzate dagli infiltrati per uccidere le persone allo scopo di alimentare la situazione, seminare discordia e attenersi alle forze armate”. Gli autori di questi crimini provengono dalla morsa della giustizia. “

Il rischio di una presenza di killers o addirittura cecchini paramilitari mercenari è ormai un fenomeno ricorrente da Caracas (2002 manifestanti contro Hugo Chavez uccisi da infiltrati) a Kiev (2014, rivoluzionari e poliziotti colpiti da mercenari georgiani) ma stavolta era stato annunciato pubblicamente dal primo ministro Abdul Mahdi in Parlamento come riportato da Veterans Today.

 

MILIZIANI ISIS PORTATI DAGLI USA AD AL ANBAR

A novembre Gospa News, in un dettagliato reportage sui retroscena delle proteste in Libano ed Iraq aveva segnalato l’arresto di alcuni terroristi dell’Isis tra i manifestanti riferito dal generale iracheno Rashid Falih: «I terroristi dell’ISIL hanno anche creato nascondigli e case sicuri, hanno ricevuto uno stipendio in dollari e preso di mira le forze di polizia con cocktail Molotov».

Miliziani islamici dell’Isis a Mosul prima di essere sconfitti

Ora le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) in Iraq lanciano l’allerta per il ritorno dei terroristi di Daesh.

«Un alto comandante di Hashd al-Shaabi (nome arabo di PMF) ha avvertito mercoledì che le forze statunitensi stanno trasferendo i terroristi ISIL dalla Siria in aree sicure in Iraq come parte di un piano apparentemente importante per innescare nuovamente problemi di sicurezza per la nazione araba» segnala FarsNews.

«Le forze di sicurezza sono di stanza e sorvegliano i confini tra Iraq e Siria, ma lo spazio aereo di queste regioni è completamente aperto agli aerei e agli elicotteri statunitensi, compresi gli elicotteri cargo Chinook» ha diachiarato Kazzem al-Fartousi, comandante di Kata’eb Seyed al- Shohada, mercoledì al sito web di notizie in lingua araba al-Ma’aloumeh.

Ha avvertito che gli aerei e gli elicotteri statunitensi non vengono mai controllati dalle autorità irachene e trasferiscono facilmente i terroristi dalla Siria in una zona sicura in Iraq nelle operazioni con elicotteri.

Un elicottero dell’esercito americano nel deserto iracheno di Al Anbar

«Al-Fartousi si è unito a molti altri alti comandanti militari e funzionari profondamente diffidenti nei confronti di quello che sembra essere un piano degli Stati Uniti per intensificare le tensioni attraverso un rilancio delle operazioni terroristiche da parte dei resti delle milizie ISIS per minare il governo centrale di Baghdad e giustificare gli Stati Uniti ad dispiegare forze in Iraq – aggiunge FarsNews – Nelle osservazioni pertinenti di domenica, un funzionario ha rivelato che le forze statunitensi nell’Iraq occidentale stanno trasferendo i leader dell’ISIS dalla Siria alla regione di Wadi Houran nella provincia occidentale di al-Anbar dopo che l’area è stata ripulita da Hashd al-Shaabi.

«Dopo che le forze statunitensi hanno impedito alle forze irachene di avvicinarsi a Wadi Houran e al deserto occidentale di al-Anbar, finalmente, Hashd al-Shaabi ha potuto rimuovere gli ostacoli esistenti e sconfiggere i terroristi ISIS nella regione e ripulire completamente Wadi Houran» ha dichiarato Qusai al-Anbari il capo di Badr, l’ufficio dell’organizzazione ad al-Anbar, ad al-Ma’aloumeh.

SPORCO DOPPIO GIOCO USA: ISIS LIBERO IN CAMBIO DI ORO

«Ma dopo le operazioni di pulizia, le forze statunitensi di stanza vicino alla regione hanno facilitato il traffico di terroristi ISIS e il loro trasferimento a Wadi Houran e nel deserto occidentale riaprendo un certo numero di strade e operazioni di spostamento con elicotteri» ha aggiunto.

Al-Anbari ha affermato che le forze statunitensi hanno inizialmente trasferito un certo numero di capifamiglia dell’ISIL con nazionalità straniere a Wadi Houran e nel deserto occidentale di al-Anbar per far rivivere l’ISIS con un nuovo nome per fomentare l’insicurezza in Iraq.

JIHADISTI ISIS LIBERATI DAGLI USA AMMASSATI VICINO ALLA RUSSIA

Questa non è la prima volta in cui le truppe americane dispiegano terroristi dell’Isis, liberati in cambio dell’oro rubato a Mosul dallo Stato islamico, in Iraq o in altri paesi, come l’Afghanistan, secondo i rapporti dell’intelligence russa dell’FSB.

Questo è il motivo perché i rapporti di FarsNews sono affidabili. Questo è il motivo perché in Medio Oriente e in Iraq soprattutto il clima è assai rovente. E per il quale anche le tensioni tra le varie formazioni che sostengono il governo iracheno stano aumentando.

BAGHDAD: GRANDE MARCIA SCIITA CONTRO GLI USA

«Kataib Hezbollah, una milizia armata appoggiata dall’Iran, ha condannato l’incontro del presidente iracheno Barham Salih con il suo omologo americano, Donald Trump, a margine del World Economic Forum di Davos, in Svizzera» ha riferito Middle East Monitor.

Mohammad Mohie, portavoce di Kataib Hezbollah, ha detto ad Al Jazeera che il gruppo ha considerato l’incontro Salih-Trump “profondamente umiliante e sconsiderato nei confronti della perdita di sangue iracheno”.

“Trump ha commesso crimini imperdonabili contro il popolo iracheno. Come ha potuto Salih unirsi a qualcuno che non ha rispetto per la sovranità irachena e il sangue dei suoi martiri?» si è chiesto chiesto Mohie, ponendosi una domanda che l’intero mondo civile, musulmano quanto cristiano si sta ponendo…

“Lui [Salih] si è posizionato contro il popolo iracheno. Lo invitiamo a dimettersi e non tornare a Baghdad. Non è più il benvenuto tra noi” ha aggiunto il leader di Kataib Hezbollah.

Il presidente iracheno Barham Salih durante l’incontro a Davos con il presidente Usa Donald Trump

Lo scorso dicembre gli Stati Uniti hanno ucciso quasi 28 miliziani armati da Kataib Hezbollah in attacchi aerei nella provincia di Anbar, nell’Iraq occidentale per rappresaglia per aver ucciso un “appaltatore civile” americano due giorni prima.

Gli Stati Uniti hanno continuato uccidendonell’attacco coi droni il generale Qassem Soleimani e Abu Mahdi Al-Muhandis, vice capo delle forze di mobilitazione popolare irachena (PMF) ma anche fondatore di Kataib Hezbollah.

Per tutti questi motivi nelle prime ore di venerdì, migliaia di manifestanti, tra cui uomini, donne e bambini di tutte le età, portavano bandiere irachene e marciavano sotto cieli grigi contro la presenza militare americana, come riportato dall’agenzia Tasnim che parlava di milioni di persone.

Protesta sciita contro la presenza militare americana in Iran, Baghdad, venerdì 24 gennaio

La manifestazione è stata convocata da alti esponenti della resistenza irachena, giorni dopo che il parlamento ha votato per espellere le truppe americane a seguitodell’attentato a Soleimani e al-Muhandis.

«Agli altoparlanti è stato sparato ” No, no America! ” in una piazza centrale di Baghdad. I manifestanti hanno anche tenuto un poster con la dicitura “Morte in America. Morte in Israele” – racconta Tasnim – La manifestazione di venerdì è sostenuta dai principali partiti sciiti, incluso il rivale politico al-Sadr Hadi al-Ameri, che guida il blocco di Fatah in parlamento, come così come le forze di mobilitazione popolari (PMF o Hashd al-Shaabi) ».

Una nuova sanguinosa guerra, militare o civile, appare sempre più vicina allo skyline di Baghdad, resa sempre più oscura da Washington..

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

FARS NEWS – ISIS DEPLOYED IN IRAQ BY US

REUTERS – YOUNG MAN DEAD IN BAGHDAD’S PROTEST

INA – KILLERS AMONG THE RIOTERS IN BAGHDAD

MIDDLE EAST MONITOR – KATAIB SLAMS IRAQ PRESIDENT

TASNIM NEWS – RALLY IN BAGHDAD AGAINST US

CONTINUA NELLA VERSIONE INGLESE CON TRADUZIONE AUTOMATICA

A BREVE L’INTERO TESTO IN ITALIANO…

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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