BLITZ USA FA EVADERE 40 CAPI ISIS DA UNA PRIGIONE AFGANA

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REPARTI SPECIALI AMERICANI ASSALTANO I TALEBANI
PER LIBERARE I JIHADISTI E PORTARLI VIA IN ELICOTTERO.
PERICOLO INCOMBENTE NELLA STRATEGIA DEL TERRORE
DOPO LE MINACCE MILITARI DI BOLTON AL VENEZUELA

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

Se dal Qatar sono giunte notizie confortanti circa una tregua per l’Aghanistan da una prigione della provincia nord-occidentale di Badghis arriva un segnale inquietante che conferma l’inveterata malizia americana a condurre il doppiogioco sullo scacchiere geopolito militare. Mentre a Doha, infatti, finalmente gli Usa si siedono ad un tavolo con i nemici Talebani per definire un armistizio finalizzato alla stabilizzazione del paese ed al ritiro delle truppe statunitensi e Nato da una guerra lunghissima e costosissima che si protrae dal 2001, ecco la notizia riportata da pochissimi media internazionale che ha l’effetto di una bomba kamikaze: 40 leaders dell’Isis sono stati liberati da un carcere afghano controllato proprio dai talebani. Una notizia che appare ancor più sconcertante se letta nell’ambito degli ultimi sviluppi di politica internazionale di Washington: l’annunciato ritiro dal Nord della Siria dove l’Usaf (Us Air Force) sta intensificando i bombardamenti nel tentativo di eliminare le ultime guarnigioni di miliziani dello Stato Islamico prima di portare via i suoi 2mila soldati; la minaccia di un’escalation militare in Venezuela ventilata dall’attuale consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton, che si è fatto “volutamente” fotografare il bloc-notes con l’appunto di 5mila uomini di truppe da inviare in Colombia. Al momenton non c’è alcuna certa connessione tra gli eventi ma c’è la certezza della liberazione dei comandanti del Daesh in un blitz delle forze speciali Usa che li hanno poi portati via sugli elicotteri. A confermarlo non è soltanto il sito dell’agenzia d’informazione Tasnim che, essendo di Teheran potrebbe riferire notizie tendenziose secondo il punto di vista dei Talebani, ormai storici alleati dall’Iran, irritato dalla presenza del contingente Nato in un paese di confine.

Un gruppo di guerriglieri Talebani in Afghanistan

Oltre alle agenzie russe Pravda.ru e Sputnik Italia l’assalto alla prigione afghana è riportato dal sito americano Veterans News, gestito da Jim W. Dean, cresciuto in una famiglia di militari caduti in guerra ed esperto di geopolitica già relatore a Fort Gordon, che vanta la collaborazione di Gordon Huff, veterano dei Marines e invalido della guerra del Vietnam, oggi consulente globale di intelligence. Sebbene VT riporti pressochè integralmente la notizia diffusa da TasnimNews è evidente che la ritiene molto attendibile altrimenti non avrebbe messo a rischio la propria credibilità. In effetti l’articolo elaborato dall’agenzia di Teheran è assolutamente dovizioso tanto di dettagliati particolari quanto di immagini e asddirittura video dei prigionieri Isis. La news, come tutte quelle riguardanti operazioni imbarazzanti degli Usa, è leggibile solo in inglese e non è stata ancora riportata da altri media occidentali.

 

LIBERATI 40 LEADERS DELLO STATO ISLAMICO

I comandanti Isis detenuti dai Talebani nella prigione di nella provincia Badghis dell’Afghanistan – CLICCA SULL’IMMAGINE PER IL VIDEO DELLA PRIGIONE

«Un gran numero di prigionieri, tutti membri del gruppo terroristico Daesh (anche ISIS o ISIL), sono scappati da una prigione talebana nel nord-ovest dell’Afghanistan dopo che le truppe statunitensi li hanno aiutati a fuggire attraverso un’operazione sotto copertura – scrive il sito dell’agenzia di Teheran (link a fondo pagina) – Secondo i corrispondenti di Tasnim, le forze americane operanti in Afghanistan hanno effettuato un’operazione militare segreta nella provincia nord-occidentale di Badghis due settimane fa e hanno aiutato i detenuti Daesh a fuggire dalla prigione. Il rapporto ha aggiunto che 40 leader di Daesh, tutti stranieri, sono stati trasferiti da elicotteri dopo che le truppe americane hanno fatto irruzione nella prigione e ucciso tutte le sue guardie di sicurezza. Abdullah Afzali, vice capo del consiglio provinciale di Badghis, ha confermato la notizia. Fonti informate hanno fornito un resoconto dettagliato delle operazioni Usa per salvare le forze di Daesh e gli sviluppi che hanno aiutato gli americani a localizzare la posizione della prigione nelle aree montuose». L’assalto sarebbe avvenuto il 13 gennaio scorso ma è stato riportato soltanto il 27 da TasnimNews: secondo quanto riferiscono i reporter iraniani sarebbe stato condotto con un’operazione segreta su vasta scala traverso l’utilizzo di droni, aerei, elicotteri ed un commando di assalto grazie alle indicazioni di un informatore tra i prigionieri: un jihadista dell’Uzbekistan.

 

LA REGIA DEL COMANDANTE ISIS AMINULLAH

Aminullah, uno dei principali comandanti dell’Isis in Afghanistan è fuggito dalla prigione di Badghis

Si tratta di Aminullah, uno dei principali comandanti del Daesh nelle regioni settentrionali dell’Afghanistan che, secondo fonti ben informate, avrebbe stabilito stretti contatti con le forze militari statunitensi sin dai primi giorni del suo trasferimento in Afghanistan. Dai Talebani era ritenuto un leader strategicamente molto importante ed il suo successo nella sua fuga solitaria dalla prigione ha portato al licenziamento della guardia carceraria talebana e alla sua punizione (e non vogliamo immaginare quale…). Gli americani erano soliti impiegare Aminullah come infiltrato tra i talebani per acquisire informazioni ed effettuare operazioni contro di loro nel nord dell’Afghanistan, riferisce sempre TasnimNews. Già prima della sua evasione gli Usa avevano avviato «una vasta operazione di intelligence usando droni per localizzare la prigione talebana in cui erano detenute le forze Daesh, ma la loro incapacità di ottenere informazioni utili aveva creato un senso di umiliazione tra gli americani – riferisce l’agenzia di Teheran – Le fonti ben informate riferiscono che Aminullah ha preso contatto con gli americani subito dopo essere fuggiti dalla prigione, li ha informati dell’esatta ubicazione del carcere e li ha aiutati a pianificare l’operazione di salvataggio».

 

IL BLITZ CON DRONI, AEREI ED ELICOTTERI

Il momento della cattura dei comandanti Isis in Afghanistan da parte dei Talebani – CLICCA SULL’IMMAGINE PER IL VIDEO

«Le forze statunitensi hanno analizzato la posizione geografica del villaggio Panjboz e la prigione talebana e hanno deciso di condurre un’operazione aerea ed elitrasportata per liberare i detenuti Daesh, in condiderazione del numero dei combattenti talebani e del fatto che la regione era inaccessibile per una strada – aggiunge TasnimNews – Infine, gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco il 13 gennaio bombardando le aree attorno al carcere e uccidendo un certo numero di forze talebane. In seguito, gli elicotteri americani inviati nella zona operativa e le truppe sbarcate che hanno ucciso le guardie della prigione, hanno liberato i miliziani del Daesh e li hanno portati via a bordo degli elicotteri». I jihadisti dell’Isis erano stati catturati nelle scorse settimane dagli stessi talebani, in lotta da anni contro lo Stato Islamico, proprio nel villaggio di Panjboz dopo pesanti scontri con i terroristi del Daesh. Non sarebbe la prima volta che le forze americane aiutano i terroristi estremisti islamici: nell’Afghanistan occidentale, le forze Usa hanno ripetutamente bombardato le posizioni dei talebani e trasferito con gli elicotteri alle basi militari importanti personaggi dell’Isis, compreso il leader locale Mullah Nangiyali. La notizia è stata ripresa anche dal sito d’informazione russo della Pravda che ha rammentato come «il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha dichiarato i legami degli Stati Uniti con il gruppo terroristico. Secondo le informazioni fornite dal dipartimento diplomatico russo, Washington sta cercando di impedire la divulgazione dei veri sponsor dello Stato islamico attraverso una serie di operazioni militari in Afghanistan – scrive l’agenzia di Mosca – In precedenza, Pravda.Ru scrisse che l’esercito degli Stati Uniti d’America aveva distrutto un distaccamento di kurdi, che si stava muovendo nella direzione del territorio dell’Isis per colpire i terroristi. In Occidente, hanno detto che si sbagliava».

 

IL RISCHIO DI UN INCIDENTE DIPLOMATICO NELLA TREGUA

La riunione di sei giorni in Qatar tra l’inviato Usa Zalmay Khalilzad e i rappresentanti dei Talebani afghani

Questo episodio rischia di avere qualche conseguenza nelle trattative in corso tra la diplomazia Usa e i rappresentanti Talebani iniziati una setimana fa a Doha, in Qatar, per risolvere la complessaquestione dell’Afghanistan, teatro di guerra dal 2001. Il paese asiatico è da tempi immemori insanguinato da scontri militari: dopo l’intervento dell’Impero britannico nell’800 e quello dell’Armata Rossa sovietica nel secolo dopo, subì quello americano in seguito hanno agli attentati di Al Qaeda dell’11 settembre 2001. Un’operazione di rappresaglia contro il Mullah Omar, politico e religioso afgano, capo dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan che diede asilo alle milizie qaediste ed al loro famigerato leader Osama Bin Laden quando progettarono le missioni kamikaze contro le Twin Towers di New York. Nei 17 anni di interrotta guerra gli Usa si sono trovati a combattere con i fondamentalisti Talebani, eredi dei Mujahiddin aiutati proprio dagli americani a combattere i russi, che divennero famosi nel mondo per la distruzione delle statue dei Buddha di Barnyan. Gli sviluppi del conflitto, nel quale intervenirono le forze armate della Nato (tra cui le truppe italiane) ma anche il contigente di pace e di aiuto umanitario dei Caschi Blu dell’Onu, portarono all’elezione di un governo afgano filoamericano oggi presieduto da Ashraf Ghani che non ottenne mai il riconoscimento dei Talebani i quali proseguirono nella loro guerriglia di liberazione dagli invasori nella quale si è intromesso anche lo Stato Islamico del Daesh fondato in Irak da Al Baghdadi. Proprio i jihadisti dell’Isis sono stati in qualche modo sostenuti dagli stessi Usa nella lotta contro i talebani esattamente come in Siria contro il governo di Bashar Al Assad ma anche in questo caso senza successo dato che oggi i Talebani controllano il 50 % del paese. Una miscela esplosiva che, solo a partire dalla presidenza di Ghani dal 2014, ha causato l’uccisione di 45mila persone tra soldati e poliziotti: un numero enorme, riferito dallo stesso capo di stato afgano, accompagnato da diserzioni e corruzione tra le stesse forze armate e di polizia. Questa situazione di grande instabilità e catastrofica sotto il profilo militare per gli americani ha indotto il presidente Usa Donald Trump ad autorizzare la diplomazia ad avviare un dialogo coi rappresentanti talebani che fino a pochi mesi fa era ritenuto dalla Casa Bianca inaccettabile. Washington, tramite l’inviato Zalmay Khalilzad, ha quindi prospettato e raggiunto un accordo di massima per un ritiro delle truppe dell’Afghanistan (come invece già deciso ed annunciato dal Ministro della Difesa dell’Italia, Elisabetta Trenta, per il contingente dell’Esercito Italiano di 900 militari) a fronte di un armistizio subordinato all’accettazione da parte dei Talebani dell’impegno ad impedire una recrudescenza del terrorismo islamico e finalizzato ad avviare dialoghi diplomatici tra loro ed il governo afghano, al momento scettico sulle possibilità di accordi. «I talebani si sono impegnati, con nostra soddisfazione, a fare tutto il necessario per impedire che l’Afghanistan diventi una piattaforma per gruppi terroristi internazionali o individui» ha dichiarato Khalizad. Ecco perché questo attacco a sorpresa, se da una parte può essere notivato come una delle ultime operazioni militari Usa possibile prima degli incontri tenutisi a Doha per discutere la tregua, dall’altra potrebbe alzare la posta delle rivendicazioni talebane per il cessate il fuoco.

 

I CAPI ISIS: ARMA IN PIU’ PER BOLTON CONTRO IL VENEZUELA

Il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Bolton con il bloc-notes contenete l’appunto sull’intervento armato in Venezuela

Mentre sembra così avviato verso una soluzione diplomatica l’annoso conflitto afghano si fa sempre più infuocata la situazione in Venezuela. E le due spinose questioni aperte sul tavolo della politica estera della Casa Bianca sono ben evidenti in un messaggio tutt’altro che subliminale lasciato surrettiziamente trapelare dal consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Se sul fronte delle schermaglie diplomatiche si registra ad oggi un sostanziale pareggio ecco la spada di Damocle di una ventilata operazione militare contro il governo bolivariano di Nicolas Maduro nella quale, non sarebbe una sorpresa alla luce degli annosi e spregiudicati comportamenti del Pentagono, potrebbero rientrare non solo le truppe da ritirare da Kabul e dalla Siria nordorientale ma anche i comandanti dell’Isis liberati dalla prigione di Badghis. Si tratta di una mera ipotesi al momento supportate dall’unica perentoria minaccia degli Usa contro il Venezuela: «Se Maduro e i suoi scelgono di rispondere con la violenza, se scelgono di fare del male a uno solo del componenti dell’Assemblea Nazionale… Per gli Usa tutte le opzioni sono sul tavolo in relazione alle iniziative da prendere». Ha dichiarato un alto funzionario diplomatico ribadendo la frase “tutte le opzioni” pronunciata a fine settembre dallo stesso Trump dopo una riunione dell’Assemblea dell’Onu. Una ipotesi che ha assunto maggiore concretezza alla luce dell’annotazione sul bloc notes giallo lasciato smaccatamente a favore di telecamera da Bolton dopo la riunione alla Casa Bianca per l’inasprimento delle sanzioni al Venezuela (vedi l’articolo Guaidò, l’Obama sbiancato ageste Usa a Caracas, link a fondo pagina). Nella pagina interamente in bianco spiccano in alto ed in bella evidenza due frasi distinte: la prima è “Afghanistan -> Welcome the Talks”, benvenuti i dialoghi, la seconda “5000 troops to Colombia” allude al possibile intervento armato a supporto dell’opposizione venezuelana. Quest’ultima eventualità è stata successivamente smentita da una fonte ufficiale del Pentagono ai giornalisti – ma solo in modo ufficioso, esigendo l’anonimato –negando che il ministero della DIfesa non abbia mai ricevuto alcun ordine in tal senso. Anche Bogotà ha già preso ufficialmente le distanze da una simile ipotesi ma da anni gli Usa forniscono supporto nell’addestramento dei militari colombiani e, come ricorda Il Giornale: «Nello scorso autunno la nave ospedaliera della marina statunitense Usns Comfort venne dislocata nel porto colombiano di Riohacha, proprio per soccorrere le centinaia di migliaia di profughi venezuelani che in questi ultimi tre anni sono fuggiti dalle politiche sempre più repressive di Nicolàs Maduro oltreché dalla disastrosa crisi economica in cui versa il Venezuela». La pulce nell’orecchio dei giornalisti di geopolitica internazionale è ormai saltata e molteplici media si sono peritati nell’analisi di possibilità e conseguenze. All’interno delle quali ci sembra doveroso anche mettere un eventuale strategia del terrore affidata ad esperti mondiali quali appunto i jihadisti Isis.

 

COMBATTENTI MUSULMANI PER UNA STRATEGIA DEL TERRORE

Un bus bruciato dai manifestanti nelle vie di Caracas durante le proteste EPA/MIGUEL GUTIERREZ

Gli appunti di Bolton conferiscono maggiore forza alle sue parole: «Continueremo a percorrere tutte le strade al fine di impedire al regime illegittimo di Maduro di entrare in possesso delle sue fonti di reddito e a garantire che il Presidente ad interim Guaidó, e al popolo venezuelano, dispongano delle risorse e del sostegno di cui necessitano per riportare la democrazia in Venezuela». Ma le ripetute manifestazioni popolari proseguono di fatto in una situazione di stallo sotto il rigoroso controllo dell’esercito venezuelano che reprimono energicamente ogni tentativo di aggressione violenta. A meno di un ammutinamento dei militari, simile a quelli già tentati due volte in alcuni caserme ma immediatamente sventati  nell’estate 2017 e la scorsa settimana, le proteste di piazza rimangono così sotto il completo controllo del governo. Gli stessi manifestanti, dopo aver pianto negli scontri 43 morti nel 2015 e 36 nei giorni scorsi, sono più cauti anche nelle contestazioni. Ecco perché in questa situazione  stagnante  esperti di guerriglia come i miliziani Isis potrebbero rappresentare l’arma in più per una strategia del terrore capace di alzare il livello dello scontro ed incendiare la rivolta. Al momento sono soltanto ipotesi azzardate ma in passato gli Usa e la Cia non si sono fatti problemi a servirsi di terroristi, e dell’Isis in particolare, per destabilizzare paesi stranieri trasformando una protesta popolare in una guerriglia urbana. Ecco perché la liberazione di quei 40 jihadisti appare un’inquietante coincidenza: cui si aggiunge la circostanza che il Venezuela è al 90 per cento di religione cristiana cattolica e pertanto per gli estremisti islamici sunniti sarebbe una mission impossible di grande onore  per la Jihad. Basti ricordare che in Ucraina, con il benestare del governo di Kiev alleato degli americani, contro i separatisti filorussi del Donbass stanno combattendo i ribelli ceceni musulmani del battaglione Sheikh Mansur addestrati dall’Isis in Siria ed Irak. A costoro il presidente ucraino Petro Poroshenko ha persino concesso la cittadinanza onoraria, premio per tutti i combattenti al fianco dell’esercito di Kiev, che significa anche un passaporto più gradito in tutti gli stati dell’Unione Europea. Nell’ottica di simili perversioni paramilitari non desterebbe stupore se domani ci fosse anche qualche musulmano in eventuali spedizioni di contractors o reparti speciali americani in Sudamerica. La Colombia ha già risposto “nada” all’ipotesi di accogliere base militari (hanno solo tre stazioni radio Usa), ma il Brasile del neoletto Jair Bolsonaro, oltre ad essere tra i primi ad affiancarsi a Washington nel riconoscere subito il presidente ad interim anti-maduro Juan Gaudiò ha già apertamente dichiarato la possibilità di aprire una base militare statunitense nel suo paese.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
© COPYRIGHT GOSPA NEWS
divieto di riproduzione senza autorizzazione

GUAIDO’: L’OBAMA SBIANCATO AGENTE USA A CARACAS

JIHADISTI ISIS “EUROPEI” IN UCRAINA

 

 

FONTI

https://www.tasnimnews.com/en/news/2019/01/27/1932495/us-caught-helping-isis-commanders-escape-from-taliban-prison-in-afghanistan-video

https://www.veteranstoday.com/2019/01/27/the-united-states-helped-the-leaders-of-isis-to-escape-from-prison-in-afghanistan/

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lappunto-john-bolton-sul-venezuela-5000-soldati-colombia-1636116.html

https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2019-01-29/afghanistan-l-onorevole-ritiro-guerra-che-usa-non-possono-vincere-111849.shtml?uuid=AFvHNOC

 

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