ARRESTATI I GENITORI DI MATTEO RENZI – I DOSSIER

ARRESTATI I GENITORI DI MATTEO RENZI – I DOSSIER
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TIZIANO RENZI E LAURA BOVOLI AI DOMICILIARI
PER LA GIRANDOLA DI COOPERATIVE IN BANCAROTTA
INTORNO ALLA SOCIETA’ “EVENTI 6” FINANZIATA
ANCHE COI FONDI AFRICA UNICEF – OPERATION USA.
PROCESSO PER MAXI FATTURA FASULLA A MARZO

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori dell’ex premier ed ex segretario Pd Matteo Renzi, sono agli arresti domiciliari in seguito ad una misura restrittiva disposta dal Gip del Tribunale di Firenze su richiesta della Procura. Come riportato dall’Ansa e più dettagliatamente Il Giornale citando Il Corriere, i due sono accusati di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni: avrebbero infatti fatto fallire “dolosamente” tre cooperative – collegate alla Eventi 6 – dopo averne svuotato le casse, guadagnando così illecitamente diversi milioni di euro. Gli atti sostengono infatti che “gli indagati cagionavano il fallimento della società per effetto di operazione dolosa consistita nell’aver omesso sistematicamente di versare i contributi previdenziali e le imposte”. Allo stesso provvedimento è stato sottoposto anche Mariano Massone, amministratore delle coop fallite.

I RENZI SUBITO LIBERI COME LUCANO. GIUSTIZIA… MATTARELLA!!!

EVENTI 6 ANCHE NELL’INCHIESTA FONDI UNICEF – OPERATION USA

Ma Eventi 6 è anche al centro dell’inchiesta sui fondi destinati ai bambini africani da Unicef International e Operation Usa perchè, secondo la procura fiorentina che ha un altro fascicolo aperto al riguardo, avrebbe beneficiato di un aumento di capitale di oltre 100mila euro proprio derivante dalla presunta appropriazione indebita degli aiuti umanitari (vedi link a fondo pagina Aiuti bimbi africani: l’ong di Julie Andrews denuncia i parenti di Renzi). «La società di famiglia (“Eventi 6”, appunto) era già da tempo sotto i riflettori della procura per la gestione non proprio limpida. E lo scorso autunno il procuratore Giuseppe Creazzo, l’aggiunto Luca Turco e il pubblico ministero Christine Von Borries erano riusciti a risalire alle tre cooperative (la Delivery, la Europe service Srl e la Marmodiv), fino a confermare le accuse a carico dei Renzi. Il che ha portato alla richiesta di arresto per il rischio di inquinamento delle prove e reiterazione del reato – scrive Il Giornale – Secondo il giudice che ha firmato la misura cautelare, il sospetto è che le coop “non hanno alcuna vita sociale, ma vengono costituite soltanto come schermo per altri affari”. Proprio come teorizzato dal pm di Cuneo Pier Attilio Stea che indagava su un’altra cooperativa collegata alla Eventi 6, la Direkta Srl. Con i genitori dell’ex premier sono indagate altre 5 persone. Quattro sono amministratori delle coop che avrebbero agevolato il “sistema” messo in piedi dai Renzi. Il quinto è invece Roberto Bargilli, ex autista del camper che l’ex leader del Partito democratico usò per la sua campagna nelle primarie del 2012».

Alessandro Maiorano, firmatario dell’esposto alla Guardia di Finanza di Prato

Chi da tempo denunciava i presunti illeciti avvenuti nella girandola di società che gravitavano intorno ai Renzi è il dipendente comunale di Firenze in pensione Alessandro Maiorano, oggi sotto processo per diffamazione per una querela proprio dell’ex premier che, alla luce degli ultimi sviluppi, rischia di diventare un boomerang. Fu lui a segnalare ipotetiche gravi anomalie proprio nella gestione di una delle cooperative, la Marmodiv, per la quale la stessa Procura del capoluogo toscano ha chiesto il fallimento (ora sub-iudice) facendo allargare le indagini delle Fiamme Gialle toscane anche su Laura Bovoli (manager di Eventi 6) e Tiziano Renzi quali manager de facto come rivelato in anteprima nel dicembre scorso dal giornalista d’inchiesta Giacomo Amadori autore di ripetuti dossier su La Verità.

 

L’ESPOSTO ALLA FINANZA DI PRATO E GLI INTRIGHI POLITICI

Il frontespizio dell’esposto di Alessandro Maiorano depositato alla Guardia di Finanza

A fondo pagina ci sono gli articoli riportati da Gospa News compreso quello in esclusiva sull’esposto alla Guardia di Finanza di Prato circa le presunte irregolarità alla Marmodiv denunciate da una dipendente della stessa cooperativa a Maiorano alla presenza del suo avvocato Carlo Taormina che è depositario di una scatola di documenti contabili sospetti. Si tratta comunque di un filone d’indagine ancora copertissimo dal segreto istruttorio e che parrebbe ancora in fase di approfondimento e perciò disgiunto dagli accertamenti del provvedimento attuale di arresti domiciliari. Ma ormai sono numerosi i dossier di cronaca giudiziaria su quella che pare davvero una Giglio Connection con innumerevoli contorni politici, al momento di nessun rilievo penale, che lambiscono i Democratici italiani e americani. In difesa della famiglia giunge proprio l’ex rottamatore del Pd, il figlio Matteo Renzi che si trovava a Torino per presentare il suo libro ma ha fatto dietrofront affidando ai social i suoi commenti. «Ho molta fiducia nella giustizia italiana, tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge – ha scritto su Facebook l’ex premier – Dunque sono impaziente di assistere al processo. Perché chi ha letto le carte mi garantisce di non aver mai visto un provvedimento così assurdo e sproporzionato. Io non ho letto le carte, aspetto le sentenze. So però ciò che hanno fatto in questi anni alla mia famiglia. E mi basta per dire che non accetteremo nessun processo nelle piazze o sul web. I miei genitori si difenderanno in aula, come tutti i cittadini. Io continuerò a combattere per questo Paese, forte della mia onestà. Voglio che sia chiaro a tutti che io non mollo di un solo centimetro. La politica non è un vezzo personale ma un dovere morale. Se qualcuno pensa che si possa utilizzare la strategia giudiziaria per eliminare un avversario dalla competizione politica sappia che sta sbagliando persona. Non ho mai avuto così tanta voglia come stasera di combattere per un Paese diverso e per una giustizia giusta».

 

IL PROVVEDIMENTO DEL GIP E IL PROCESSO DI MARZO

Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo

Il provvedimento degli arresti domiciliari è stato disposto dal Gip di Firenze Angela Fantechi, «perchè sussiste il concreto e attuale “pericolo” che gli indagati commettano reati della stessa specie di quelli per cui si procede, tributari e fallimentari» come evidenzia l’Ansa spiegando che il giudice ritiene che questi «reati “non sono occasionali” ma si inseriscono in un unico programma criminoso che va avanti da molto tempo, realizzato in modo professionale e coinvolgendo numerose altre persone». E chi da mesi segue la lunga intricata girandola di affari finanziari della famiglia Renzi intorno alla Eventi 6 si è fatto un’opinione identica… Saranno ovviamente i giudici a dover valutare le prove a carico dei genitori dell’ex premier in difesa dei quali giunge l’amico Silvio Berlusconi sempre più in picchiata nei sondaggi politici come nella qualità degli interventi: «Questa cosa dolorosa non sarebbe accaduta se anche la sinistra avesse accettato di realizzare la nostra riforma della giustizia, con separazione dei giudici dai pm, che devono avere una carriera diversa».

 

Il frontespizio dell’ordinanza del Gip leggibile qui

 

Chi scrive di cronaca giudiziaria sa benissimo che nel caso in oggetto gli indizi gravi, circostanziati e concordanti necessari per una misura cautelare erano già emersi in molteplici reportage giornalistici (La Verità, Il Fatto Quotidiano, Libero, Il Giornale e in ultimo Gosopa News) e che probabilmente solo in virtù della notorietà degli indagati i magistrati hanno proceduto con i piedi di piombo attendendo che la Guardia di Finanza  raccogliesse prove documentali assai corpose. Non va inoltre dimenticato che il nome di Tiziano Renzi, insieme a quello dell’ex ministro Dem renziano Luca Lotti (su cui pende richiesta di giudizio per le spiate Consip), è emerso, senza rilievi penali, anche nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere del giudice Antonio Savasta circa le relazioni del togato con il re dell’outlet Luigi Dagostino, imprenditore al centro di un’ulteriore inchiesta  per la quale i genitori di Matteo Renzi compariranno davanti al Tribunale di Firenze il prossimo 4 marzo per rispondere di una contestata maxi-fatturazione fasulla (vedi link sotto Il giudice arrestato per l’affarista dei Renzi) pagata proprio dal Dagostino.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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