VENEZUELA: PER LE SANZIONI DI TRUMP 40MILA MORTI, MOLTI BIMBI

VENEZUELA: PER LE SANZIONI DI TRUMP 40MILA MORTI, MOLTI BIMBI
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IL DOSSIER DI DUE ECONOMISTI AMERICANI:
«PROVVEDIMENTI ILLEGALI DEGLI USA
UNA PUNIZIONE COLLETTIVA AI PIU’ POVERI
DECESSI PREMATURI PER CURE CARENTI E FAME
CON IL 22 % DI BAMBINI RACHITICI  TRA GLI UNDER 5»

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

Quarantamila morti tra cui anche tanti neonati e bambini per cure carenti e fame. E’ questo il devastante danno collaterale conseguente alle sanzioni imposte dagli Usa al Venezuela. A sostenerlo sono due economisti americani. Ad accusare soprattutto il presidente Donald Trump, che ha inasprito sempre più le sanzioni applicate dal suo predecessore Barack Obama, è il Center for Economic and Policy Research (CEPR) che ha sede a Washington. Il dossier ”Economic Sanctions as Collective Punishment: The Case of Venezuela” pubblicato nel mese di aprile non ha trovato minimo spazio sui grandi media statunitensi ed occidentali con una piccola eccezione da parte di Fox News che ha liquidato la ricerca in pochissime righe per denigrarla come spuria. La narrazione dei giornalisti asserviti alle politiche aggressive Usa-Nato ha totalmente occultato l’analisi firmata da Mark Weisbrot, codirettore del CEPR, e da Jeffrey Sachs, professore di Economia e Direttore del Centro per uno Sviluppo Sostenibile alla prestigiosa Columbia University: un occultamento identico a quello dei circa 150 sabotaggi avvenuti nel paese bolivariano cibernetici e fisici, con incendi ed esplosioni alle stazioni elettriche e persino attentati alle condotte idriche contaminate con petrolio.

 

DALLE GUARIMBAS ALLE SANZIONI USA

Orlando Figuera bruciato vivo in piazza nel 2014 dai golpisti di Leopoldo Lopez

Prima di riportare i passi salienti del rapporto da brividi scritto dagli economisti americani va fatta una brevissima sintesi del motivo delle sanzioni. Nel dicembre 2014 esplodono con inaudita violenza le Guarimbas. Tale termine, inventato da un sociologo americano, nasce da un innocente gioco infantile simile al nascondino e perciò estremamente popolare nei Caraibi.

Le Guarimbas sono le proteste di piazza organizzate. Cominciarono già nel 2010 da parte di Leopoldo Lopez, leader del partito Voluntad Popular, fondato a Caracas pochi mesi dopo l’elezione del presidente Barack Obama. Molti esperti ritengono che Lopez sia stato reclutato dalla Cia anche perché ha compiuto suoi studi ad Harward, una delle fucine culturali degli agenti dell’intelligence americana. Nel 2014 gli scontri di piazza provocano 43 morti e circa 3000 feriti: Lopez viene così arrestato e poi sarà condannato a 14 anni di carcere (poi convertiti in arresti domiciliari) per incitazione alla violenza.

Un amichevole incontro pubblico tra Leopoldo Lopez, leader dell’opposizione condannato a 13 anni di carcere in Venezuela per incitazione alla violenza, e il presidente Usa Barack Obama

E’ quella la motivazione per cui Obama applica le prime sanzioni economiche per violazione dei diritti umani sebbene, come sostiene il CEPR, essendo state emanate in modo unilaterale dagli Usa non abbiano fondamento giuridico e siano pertanto illegali. Le sanzioni innescano una spirale perversa che odora di complotto quando l’agenzia di rating Moody’s declassa il forte debito sovrano del Venezuela di due gradini a “Caa3”, il livello più basso assegnato ai paesi non in default. Fitch e S&P seguono a ruota.

Nel 2016 l’ex presidente americano, una settimana prima di lasciare la Casa Bianca, riconferma le sanzioni, sfidando le proteste della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac) che sostenevano il Venezuela. Appena dopo il suo insediamento Trump nel 2017 inasprisce le sanzioni tanto da far schizzare alle stelle l’inflazione e rendere inutile il successivo progetto della nuova moneta Bolivar Soberano e della prima valuta nazionale digitale al mondo il Petrocoin, garantita dalle risorse petrolifere del paese.

Juan Guaido, il presidente dell’Assemblea Costituente di Caracas e leader dell’opposizione che si è autoproclamato presidente ad interim ottenendo il riconoscimento degli Usa e di altre nazioni EPA/Cristian Hernandez

Nel 2019 le azioni di destabilizzazione del paese si trasformano in un vero golpe con passaggi ben orchestrati dagli Usa. Il 23 gennaio Juan Guaidò, presidente dell’Assemblea Nacional (cui è stata di recente revocata l’immunità parlamentare per incitazione alla violenza e perché sotto inchiesta da parte della Procura generale in quanto ritenuto mandante dei sabotaggi alla rete eletrica che nel mese di marzo ha colpito con continui e lunghi blackout l’intera nazione), si autoproclama presidente ad interim in quanto contesta la legittimità dell’elezione del presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, riconfermato nel maggio 2018 dopo la rinuncia dello stesso Guaidò a partecipare alle elezioni presidenziali.

GUAIDO’: L’OBAMA SBIANCATO AGENTE USA A CARACAS

Gli Usa, insieme al Brasile ed a molti paesi occidentali riconoscono subito Guaidò come legittimo presidente e invitano alle dimissioni Maduro che risponde con fermezza alle manifestazioni violente di piazza organizzate dai golpisti venezuelai anche con l’uso di molotov ed il lancio di razzi pirotecnici usati come armi incendiarie.

Scattano così le nuove sanzioni Usa che vietano a tutti i paesi alleati l’importazione del petrolio venezuelano, ignorate invece da Cina, Russia e Turchia, e sequestrano i conti correnti della Citgo, filiale statunitense dell’azienda petrolifera statale PDVSA, che insieme ai blackout per sabotaggi attribuiti dal governo bolivariano alla Casa Bianca hanno causato danni per oltre 150milioni di dollari e, come riporta il dossier del CEPR di Washington, la morte di circa 40mila persone.

BLACKOUT VENEZUELA: GUAIDO’ SOTTO INCHIESTA PER SABOTAGGIO ELETTRICO

 

I DANNI AI VENEZUELANI PIU’ POVERI

«Questo documento esamina alcuni degli impatti più importanti delle sanzioni economiche imposte al governo venezuelano dall’agosto del 2017. Si scopre che la maggior parte dell’impatto di queste sanzioni non è stato per il governo ma per la popolazione civile – scrivono Mark Weisbrot and Jeffrey Sachs nella loro ricerca sul Caso Venezuela – Le sanzioni hanno ridotto l’apporto calorico della gente, aumentato le malattie e la mortalità (sia per gli adulti che per i bambini), e hanno spostato milioni di venezuelani che sono fuggiti dal paese a causa del peggioramento della depressione economica e dell’iperinflazione. Hanno esacerbato la crisi economica del Venezuela e reso quasi impossibile stabilizzare l’economia, contribuendo ulteriormente a morti in eccesso».

Jeffrey Sachs, professore di Economia della Columbia University

«Tutti questi impatti hanno danneggiato in modo sproporzionato i venezuelani più poveri e vulnerabili – si legge nell’analisi del CEPR condotta con la collaborazione di vari studiosi – Ancora più severe e distruttive delle sanzioni economiche generali dell’agosto 2017 sono state le sanzioni imposte dall’ordine esecutivo il 28 gennaio 2019 e gli ordini esecutivi successivi di quest’anno. Il riconoscimento di un governo parallelo ha creato un intero nuovo insieme di sanzioni finanziarie e commerciali che sono ancora più restrittive rispetto agli stessi ordini esecutivi».

Il parere del docente della Columbia University e del co-autore è analogo a quello del dottor Idriss Jazairy, relatore delle Nazioni Unite sulle sanzioni e i diritti umani, citato dalla giornalista Danielle Ryan su Russia Today in merito al complotto dei media occidentali per la censura delle opinioni sul Venezuela. Ha denunciato il «cambio di regime americano attraverso misure economiche». Tale strangolamento economico, ha avvertito, porta direttamente alla «negazione dei diritti umani fondamentali» e «non è mai stata una pratica accettata delle relazioni internazionali».

 

UNA PUNIZIONE COLLETTIVA CON 40MILA MORTI

La cover dello studio sul Venezuela del Center for Economics and Policy Research (CEPR) – clicca sull’immagine per leggere il dossier originale in inglese

«Scopriamo che le sanzioni hanno inflitto sempre più gravemente danni alla vita e alla salute umana, tra cui una stima di oltre 40.000 morti nel 2017-2018; queste sanzioni corrisponderebbero alla definizione di punizione collettiva della popolazione civile, come descritto nelle convenzioni internazionali di Ginevra e dell’Aja, di cui gli Stati Uniti sono firmatari. Sono anche illegali secondo il diritto e i trattati internazionali che gli Stati Uniti hanno firmato e sembrerebbero violare la legge statunitense» evidenzia sempre lo studio del CEPR.

Affermazioni in linea con la lettera aperta firmata da 70 studiosi, tra cui Noam Chomsky, che condanna le sanzioni e con le conclusioni dell’Ong Fundalatin per i diritti umani, che ritiene le misure statunitensi “una delle cause fondamentali” del peggioramento della crisi economica del paese. Il perché lo spiegano nel dettaglio Weisbrot e Sachs.

«Le sanzioni del 2017 hanno vietato al governo venezuelano di indebitarsi nei mercati finanziari statunitensi». Ciò ha impedito al governo di ristrutturare il suo debito estero e l’emissione di nuove obbligazioni in cambio del debito esistente. Pertanto, queste sanzioni hanno impedito all’economia di riprendersi da una profonda recessione dato che «il PIL reale era già diminuito del 24,7% circa dal 2013 al 2016». Questa è stata una conseguenza evidente – anche se il CEPR non la riferisce – delle sanzioni Obama del 2015 e del discredito delle agenzie di rating. Come evidenziato da Gospa News, infatti, il Venezuela prima di quell’anno si era guadagnato una buona posizione tra le nazioni ad Alto Sviluppo Umano dell’Onu. Lo Human Development Index è un indicatore di sviluppo macroeconomico utilizzato dal 1993 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite definito come la media matematica di tre indici di base, legati rispettivamente alla speranza di vita, al livello di istruzione e al reddito.

Ebbene sosprenderà tanti detrattori del bolivarismo chavista leggere che il Venezuela nel 2017 è attestato al 78° con un indice dello 0,761 che lo include tra i paesi con Alto Sviluppo Umano: appena prima del Brasile e sopra a Thailandia, Cina, Ucraina, Colombia, Giordania, Tunisia, Giamaica, Maldive, Filippine, SudAfrica e Egitto. E’ vero che il paese ha perso ben 16 posizioni in cinque anni tra il 2012 e il 2017, ma analizzando la tabella dei coefficienti si può notare che il dato è balzato dal 0,759 del 2010 al 0,774 del 2012 per poi crescere fino al picco dello 0,778 del 2014, declinare allo 0,775 del 2015 e cadere bruscamente allo 0,766 del 2016 per perdere ancora 5 millesimi l’anno dopo. Ovvero proprio negli anni delle sanzioni americane.

MADURO: L’ASSAD LATINO FA PAURA COL PETROCOIN

Tornando allo studio CEPR si legge che «l’inflazione dei prezzi al consumo da gennaio ad agosto 2017 era tra il 758% e il 1350% del tasso annuale». Secondo i ricercatori americani «le sanzioni dell’agosto 2017 hanno avuto un impatto negativo sulla produzione petrolifera in Venezuela. Ma, in seguito all’ordine esecutivo di agosto 2017, la produzione petrolifera si è schiantata, scendendo a più del triplo del tasso dei precedenti venti mesi. Questa accelerazione del tasso di declino della produzione petrolifera avrebbe comportato una perdita di $ 6 miliardi di entrate petrolifere nell’anno successivo».

 

LA CRISI PETROLIFERA E FINANZIARIA CAUSATA DALLE SANZIONI

Uno dei depositi di petrolio della Pdvsa

«È importante sottolineare che quasi tutta la valuta estera necessaria per importare medicine, cibo, attrezzature mediche, pezzi di ricambio e attrezzature necessarie per la produzione di elettricità, sistemi idrici o trasporti, è ottenuta dall’economia venezuelana attraverso le entrate del governo da l’esportazione di petrolio. Pertanto, eventuali sanzioni che riducono i proventi delle esportazioni e quindi le entrate pubbliche, riducono in tal modo le importazioni di questi beni essenziali e, in molti casi, salvavita – aggiungono Weisbrot e Sachs – Le importazioni di cibo e medicine per il 2018 erano appena $ 2,6 miliardi. Le importazioni totali di beni per il 2018 sono state di circa $ 10 miliardi»Ma il colpo fatale è giunto con le sanzioni del 2019.

«L’impatto più immediato delle sanzioni di gennaio è stato quello di tagliare il Venezuela dal suo più grande mercato petrolifero, gli Stati Uniti, che avevano acquistato il 35,6% delle esportazioni di petrolio del Venezuela nel 2018, o circa 586.000 barili al giorno in media. Nella settimana del 15 marzo, le importazioni statunitensi di petrolio venezuelano sono scese a zero per la prima volta, e sono rimaste a zero per altre due settimane prima di rimbalzare a una frazione della media del 2018».

Un effetto devastante lo hanno avuto anche le minacce del Governo degli Stati Uniti di sanzionare  gli altri paesi importatori. «Come risultato di questi e altri sforzi, la produzione di petrolio del Venezuela è diminuita di 130.000 barili al giorno da gennaio a febbraio. Nei sei mesi precedenti, era in calo di una media di 20.500 barili al giorno. Poi a marzo sono caduti altri 289.000 barili al giorno, per un totale di 431.000 barili al giorno. Questo è stato economicamente devastante perché rappresenta il 36,4 percento della produzione di petrolio a partire dalle sanzioni di gennaio – riferisce lo studio del Centro di Ricerca di Washington – Questo calo, se mantenuto nel corso del prossimo anno, taglierebbe altri 6,8 miliardi di dollari dai guadagni in valuta estera del Venezuela. Si tratta di circa il 21% dei proventi delle esportazioni dal 2018. I ricavi delle esportazioni di petrolio nel 2019 dovrebbero diminuire di un catastrofico e senza precedenti 67,2% rispetto dal 2018, a seguito dell’impatto delle sanzioni restrittive».

«Le sanzioni di gennaio hanno anche congelato molti miliardi di dollari di beni venezuelani che avrebbero potuto essere venduti per mantenere le importazioni essenziali e salvavita, o per stabilizzare l’economia. Questi includevano la maggior parte dei 9 miliardi di dollari di riserve governative in oro; crediti commerciali per un valore stimato di $ 3,4 miliardi; e CITGO, con un patrimonio netto stimato di $ 5,2 miliardi» sottolinea il CEPR.

Le restrizioni economiche hanno anche causato il congelamento dell’accesso «del Venezuela alle banche corrispondenti per le transazioni internazionali» e quindi «ai crediti necessari per le importazioni di medicine, cibo e altri beni essenziali.

«Le sanzioni hanno anche contribuito in modo sostanziale alla lunghezza e al danno economico delle interruzioni di corrente, comprese le gravi crisi dell’elettricità a marzo» riducendo la disponibilità di gasolio necessario per i generatori energetici di riserva e creando problemi coi fonitori di energia come General Electric «aumentando così la dipendenza dalla generazione di energia idroelettrica» risultata fatale quando a marzo è avventuto il sabotaggio cibernetico alla centrale Simon Bolivar della diga di Guri.

BLACKOUT VENEZUELA: SABOTAGGI, ESPLOSIONI E 30 MORTI

 

MORTI PREMATURE, MALATI A GRAVE RISCHIO, BAMBINI RACHITICI

Un bimbo del Venezuela morto di fame – clicca sull’immagine per leggere l’articolo su Dorsogna Blogspot

Tremendo è stato quindi l’impatto sulla vita e sulla salute umana per tutte queste problematiche economiche e finanziarie che hanno posto fine a gran parte dell’accesso del paese a importazioni essenziali, tra cui medicine e cibo. «Secondo l’Indagine Nazionale sulle Condizioni di Vita (ENCOVI nel suo acronimo in spagnolo), un sondaggio annuale gestito da tre università venezuelane, c’è stato un aumento del 31 per cento della mortalità generale dal 2017 al 2018. Ciò avrebbe comportato più di 40.000 morti in eccesso – riferiscono il professore della Columbia University ed il coautore – Si stima che oltre 300.000 persone siano a rischio a causa della mancanza di accesso a medicinali o cure. Questo include circa 80.000 persone con HIV che non hanno avuto un trattamento antiretrovirale dal 2017, 16.000 persone che hanno bisogno di dialisi, 16.000 persone con cancro e 4 milioni con diabete e ipertensione (molte delle quali non possono ottenere l’insulina o le medicine cardiovascolari)».

«Questi numeri da soli attestano virtualmente che le attuali sanzioni, molto più severe di quelle attuate prima, sono una condanna a morte per decine di migliaia di venezuelani. Ciò è particolarmente vero se il previsto calo del 67% delle entrate petrolifere si materializza nel 2019».

«L’accelerazione del collasso economico che le attuali sanzioni hanno bloccato per assicurare ulteriori impatti sulla salute e morti premature. Ad esempio, il crescente crollo dei proventi delle esportazioni – e quindi delle importazioni – ha anche creato enormi problemi di salute pubblica nei settori dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari» precisa il CEPR.

Tra le vittime ci sono anche i bambini malati di leucemia che non hanno potuto essere sottoposti a trapianto di midollo e vengono ormai curati solo in Italia e in pochi altri paesi nonostante il governo venezuelano abbia accumulato milioni di dollari di debito per il loro mantenimento e le loro cure.

Un neonato venezuelano in cura per gravissima malnutrizione

«Le importazioni alimentari sono diminuite drasticamente insieme alle importazioni complessive; nel 2018 sono stati stimati in soli 2,46 miliardi di dollari, rispetto agli 11,2 miliardi di dollari del 2013. Si prevede che si verificheranno ulteriori crolli nel 2019 che contribuiscono alla malnutrizione e al rallentamento della crescita nei bambini – aggiunge l’analisi del Cepr – Le Nazioni Unite attestano che i gruppi più vulnerabili alla crisi accelerata includono bambini e adolescenti (compresi molti che non possono più frequentare la scuola); persone che sono in condizioni di povertà o povertà estrema; donne incinte e che allattano; persone anziane; popolazioni indigene; persone bisognose di protezione; donne e adolescenti a rischio».

«Secondo la Federazione medica venezuelana, circa 22.000 medici – un terzo del totale – hanno lasciato il paese. Poiché la migrazione accelera nel 2019 a causa delle inasprimenti sanzioni, gran parte di questi professionisti della salute, nonché altri con le necessarie competenze tecniche, lascerà il Venezuela. Secondo il rapporto dell’ONU del marzo 2019 “Venezuela: panoramica dei bisogni umanitari prioritari”, le ricerche dell’ENCOVI hanno rivelato che a causa della malnutrizione circa il 22% dei bambini sotto i cinque anni sono rachitici».

 

LE VIOLAZIONI USA ALLE LEGGI SUI DIRITTI UMANI

Il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump che ha inasprito le sanzioni contro il Venezuela

La circostanza più sconcertante è che le restrizioni finanziarie ed conomiche applicate dagli Usa (ma anche dalla Banca d’Inghilterra che non ha voluto restituire 14 tonnellate di oro al Banco Central de Venezuela) sono state adottate senza alcuna risoluzione Onu. «Le sanzioni unilaterali imposte dall’amministrazione Trump sono illegali ai sensi della Carta dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS), in particolare degli articoli 19 e 20 del Capitolo IV. Sono anche illegali secondo la legge internazionale sui diritti umani, così come i trattati firmati dagli Stati Uniti» riporta il dossier CEPR.

«Le sanzioni violano anche la legge degli Stati Uniti. Ogni ordine esecutivo da marzo 2015 dichiara che gli Stati Uniti soffrono di “emergenza nazionale” a causa della situazione in Venezuela. Ciò è richiesto dalla legge degli Stati Uniti per imporre tali sanzioni e l’emergenza nazionale è invocata ai sensi della legge nazionale sulle emergenze del 1976 – scrivono Weisbrot e Sachs – L’ordine esecutivo afferma anche, come richiesto dalla legge, che il Venezuela presenta “una insolita e straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale” degli Stati Uniti. Non c’è però alcun fondamento per nessuna di queste dichiarazioni».

Una delle tante proteste degli attivisti americani davanti alla Casa Bianca per il golpe in Venezuela

L’infame, impietoso e brutale paradosso è quindi palese: per condannare presunte violazioni dei diritti umani nell’arresto di manifestanti golpisti, sostenuti e finanziati dagli Usa, che dal 2014 scendono in piazza per le Guarimbas, molti armati di bombe molotov con cui hanno ucciso civili e poliziotti bruciandoli vivi, la Casa Bianca ha imposto sanzoni totalmente illegali in palaese violazione delle stesse leggi americane sui diritti umani.

La deputata democratica del Congresso statunitense Ilhan Omar ha definito questo comportamento di Trump contro Caracas “bullismo”. Ma dopo aver letto questo dossier del Center for Economic and Policy Research di Washington si è portati a dare ragione al presidente Maduro che insieme ai suoi ministri accusa gli «imperialisti degli Stati Uniti» di terrorismo.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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VENEZUELA SOTTO ATTACCO

 

FONTI

VENEZUELA – DOSSIER CEPR

RUSSIA TODAY – DANIELLE RYAN

L’ANTIDIPLOMATICO

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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