SCOMPARSO BORRELLI, L’IMPERATORE DELLE TOGHE ROSSE

SCOMPARSO BORRELLI, L’IMPERATORE DELLE TOGHE ROSSE
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MORTO A 89 ANNI L’EX PROCURATORE DI MILANO
GRANDE CONDOTTIERO DI MANI PULITE:
PER I COLLEGHI BALUARDO DELLA MAGISTRATURA
PER BOBO CRAXI «FECE UN GOLPE DI STATO»

LASCIA IN EREDITA’ LA CASTA DEGLI INTOCCABILI

__di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

Se oggi i togati invischiati nel Palamara-Gate sugli incontri galeotti tra magistrati e politici del Partito Democratico per pilotare le nomine nelle Procure di Roma e Perugia e fare così affidamento su pubblici ministeri amici nel procedimento penale sugli appalti miliardari Consip, in cui è indagato l’ex ministro pd Luca Lotti, non hanno ancora sentito il tintinnare di manette nonostante la gravità dei reati, devono ringraziare lui.

Francesco Saverio Borrelli, fu paladino dell’indipendenza ad oltranza della magistratura, fu l’imperatore delle Toghe Rosse capace di aizzare una spedizione garibaldina dei pm di sinistra contro il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo aver eliminato il suo mentore politico Bettino Craxi «con un colpo di Stato» come rileva oggi Bobo Craxi.

L’ex procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borelli

Borrelli, ex procuratore generale di Milano, è morto ieri, sabato 20 luglio, all’età di 89 anni, nella sede milanese dell’Istituto Nazionale dei Tumori dove era ricoverato da un paio di settimane. Nato a Napoli il 12 aprile 1930 seguì le orme del padre Manlio, già presidente della Corte d’Appello di Milano, e sulla china di un classico nepotismo di casta fece la sua grande carriera proprio nel Palazzo di Giustizia meneghino, in sfregio a qualsiasi opportunità di evitare rischi di inquinamento ambientale-amicale.

“Resistere, resistere, resistere” fu il motto con cui invitò la magistratura a combattere la riforma della giustizia del Governo Berlusconi orientata verso quella separazione delle carriere tra magistrati pm e giudici che oggi qualcuno rievoca come panacea ed antidoto alle derive di corruzione in atti giudiziari che dai Tribunali del Meridione sono diventate epidemiche fino al Nord Italia insinuandosi persino tra i togati del Consiglio Superiore della Magitratura. Lo ha palesato in modo sconcertante lo scandalo delle toghe sporche che ruota intorno al sostituto procuratore romano Luca Palamara, sospeso dallle funzioni e dallo stipendio, che ha indotto alle dimissioni il consigliere di Csm Luigi Spina ed alla richiesta di prepensionamento del Procuratore Generale di Cassazione, Riccardo Fuzio, per aver aggiornato il collega sulle indagini a suo carico.

TOGHE SPORCHE: NEI GUAI ANCHE IL PROCURATORE GENERALE, MATTARELLA SI DIMETTA

Francesco Saverio Borrelli, figlio e nipote di magistrati, trasferitosi a Firenze, ha studiato al conservatorio (la musica, insieme alla montagna, è stata una delle sue passioni) e si è laureato in legge con una tesi su “Sentimento e sentenza” di cui fu relatore fu Piero Calamandrei. Vinto il concorso nel 1955, è entrato in magistratura come giudice civile a Milano, nel palazzo dove il padre era la più alta carica. Passato dal civile al penale, ha presieduto sezioni di tribunale e di Corte d’Assise, giudicando anche le Brigate Rosse. Negli anni Sessanta è stato tra i fondatori della corrente di Magistratura Democratica che portò l’ideologia di sinistra ed il conseguente attivismo politico a manifestarsi apertamente negli ambiti di gestione del pianeta giustizia.

Il 17 marzo 1988 Borrelli è succeduto a Mauro Gresti alla guida della Procura della Repubblica, dove dal 1983 era procuratore aggiunto. E’ diventato noto con Mani Pulite, la maxi-inchiesta che ha coordinato con il vice Gerardo D’Ambrosio, collega ed amico scomparso il 30 marzo 2014 e con il quale, peraltro, si è talvolta trovato in disaccordo sui temi di politica giudiziaria. Dal 1999 al 2002 come Procuratore Generale ha difeso con fermezza il principio costituzionale della indipendenza della magistratura.

I funerali di Francesco Saverio Borrelli si svolgeranno lunedì pomeriggio, a partire dalle ore 14.45 presso la chiesa di Santa Croce in via Sidoni, proprio a pochi passi dai luoghi in cui si è svolta gran parte della vita del capo del pool di Mani Pulite, ovvero il Conservatorio e il Palazzo di Giustizia. Sempre domani, nel Palazzo di Giustizia sarà aperta la camera ardente dalle 9.30 alle 12 per l’ultimo saluto al magistrato.

Il prcuratore capo milanese nel 1992 divenne la stella cometa dei giornalisti d’inchiesta che videro nella sua volontà di fare luce sulla corruzione nella politica e nell’amministrazione pubblica un faro irrinunciabile. Fu il miraggio della pulizia e trasparenza nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica ma si rivelò invece come il demiurgo di una rivoluzione etica faziosamente pilotata dalla quale uscirono distrutti gli esponenti del Partito Socialista, Repubblicano, Socialdemocratico e Liberale insieme ad una parte della Democrazia Cristiana.

Abbacinato dalla sua aura di condottiero nella lotta degli onesti, anch’io fui tra i cronisti piemontesi in trincea per la battaglia di Mani Pulite. Con le mie inchieste diedi un significativo contributo alle indagini della Guardia di Finanza di Vercelli che culminarono il 1° ottobre con il primo arresto di un’intera Giunta Municipale. Perciò conosco bene virtù e vizi di quell’era che pareva destinata ad una depurazione morale della Res Pubblica ma purtroppo si rivelò soltanto come uno strumento di epurazione di alcuni potentati politici, come quello del premier Bettino Craxi, ormai divenuti troppo ingombranti nella geopolitica del Deep International State e delle strategie USA-CIA nella penisola.

Il 17° presidente della epubblica Giorgio Napolitano con il suo successore Sergio Mattarella

Le forche caudine delle confessioni indotte con la carcerazione preventiva falcidiarono solo i “nemici” di una certa parte politica lasciando pressochè integri la nomenklatura di sinistra del Pci e della Dc, da cui nacque il Partito Democratico capace di portare al Quirinale proprio due esponenti di spicco della Prima Repubblica come l’ex comunista Giorgio Napolitano, ritenuto dallo stesso Craxi, durante le deposizioni ai processi, altrettanto consapevole del sistema del finanziamento illecito ai partiti, e l’ex democristiano Sergio Mattarella, erede della cultura politica siciliana del padre Bernardo, addidato da molteplici fonte storiche per le sue contiguità con ambienti mafiosi.

MATTARELLA: INTOCCABILI SICILIANI

L’attuale Capo dello Stato fu anche “graziato” dall’assoluzione dalle accuse per un’imbarazzante regalia di buoni carburanti ricevuti da un mafioso e quasi tutti democristiani trinacrii scamparono al rischio della Tangentopoli di Palermo, abortita sul nascere dell’inchiesta Mafia-Appalti, per la prematura scomparsa dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fatti saltare in aria insieme alla loro scorta ed alla loro sete di giustizia senza bandiera.

Proprio Mattarella ha espresso cordoglio per la morte di Borrelli “magistrato di altissimo valore, impegnato per l’affermazione della supremazia e del rispetto della legge, che ha servito con fedeltà la Repubblica”. “Un grande capo che ha saputo anche proteggerci, un grande magistrato che ha fatto la storia di questo Paese”. Sono le prime parole di Francesco Greco, capo della Procura di Milano e che faceva parte del pool Mani Pulite, mentre il procuratore generale di Milano Roberto Alfonso ha rimarcato che “scompare un baluardo resistente a difesa e a tutela dell’indipendenza della magistratura”.

Bobo Craxi, già sottosegretario nel Governo Prodi e deputato Psi, figlio dello statista Bettino Craxi

Di tutt’altra opinione Bobo Craxi, ex deputato Psi e figlio dello statista socialista Bettino, morto esule in Tunisia per sfuggire alle inchieste della Tangentopoli milanese: «Ebbe la funzione di guidare un sovvertimento istituzionale da parte di un corpo dello Stato nei confronti di un altro. Non è una mia opinione personale, i giuristi lo chiamano colpo di Stato. E’ stato protagonista della storia di questo Paese e ha saputo negli ultimi anni esprimere un secco revisionismo su quell’azione che ebbe risvolti politici a tutti noti. Seppe fare un’analisi obiettiva». In riferimento agli anni di Mani Pulite, Bobo Craxi ha aggiunto in una dichiarazione all’Ansa che quei magistrati «svolsero un’azione politica che loro stessi consideravano rivoluzionaria e i presupposti rivoluzionari non hanno il problema di dover applicare i manuali».

Il recentissimo e clamoroso scandalo che ha sconquassato anche il Consiglio Superiore della Magistratra con due dimissionari e quattro autosospesi per gli intrecci tra toghe ed esponenti del Partito Democratico, avvenuto sotto gli occhi del presidente del Csm Sergio Mattarella, conferma l’ennesima volta che gli agenti virali della Prima Repubblica si sono rafforzati nel tempo, anche grazie al senso d’impunità lasciato in eredità alla magistratura, sempre più casta degli intoccabili, ed alla politica di sinistra da Borelli e dai suoi adepti.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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