ALLARME DA MOSCA: Jihadisti Siriani inviati dalla Turchia contro i Cristiani Armeni in aiuto dell’Azerbaijan

ALLARME DA MOSCA: Jihadisti Siriani inviati dalla Turchia contro i Cristiani Armeni in aiuto dell’Azerbaijan
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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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Aggiornamento giovedì 1 ottobre ore 2

«Secondo i rapporti in arrivo, militanti di unità armate illegali sarebbero stati trasferiti nella zona di conflitto del Nagorno-Karabakh dalla Siria e dalla Libia per prendere parte direttamente alle ostilità». Il comunicato è stato diffuso nella serata di ieri, mercoledì 30 settembre, dal ministero degli Affari esteri della Federazione Russa sul proprio sito ufficiale.

Questa frase conferma ufficialmente le anticipazioni giornalistiche di Gospa News, South Front, Veterans Today, The Guardian e Russia Today in relazione all’invio di jihadisti reclutati dalla Turchia per sostenere gli alleati musulmani dell’Azerbaigian

«Siamo seriamente preoccupati per questo sviluppo che non solo inasprisce le tensioni nella zona di conflitto, ma crea anche minacce alla sicurezza a lungo termine per tutti i paesi della regione», ha affermato il Dipartimento di informazione e stampa.

«Esortiamo i leader degli Stati interessati ad adottare misure efficaci per prevenire l’uso di terroristi e mercenari stranieri nel conflitto, e chiediamo il loro ritiro immediato dalla regione» ha concluso il Ministero degli Affari Esteri russo.

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«Mentre i media occidentali si sono assicurati di notare che non potevano verificare in modo indipendente le affermazioni dei militanti che hanno intervistato, un giornalista investigativo francese sembra essere riuscito a farlo. Circa 1.000 combattenti delle divisioni di militanti Al Hamza e Sultan Murad di Idlib sono stati reclutati e portati in Azerbaigian da metà settembre, secondo Guillaume Perrier, che ha fornito i dettagli sui loro salari, che ammontano a circa 1.000 dollari al mese» ha scritto Russia Today.

Almeno due di questi militanti sono stati uccisi da domenica, ha detto Perrier. Fu allora che l’esercito azero aprì il fuoco contro le forze armene etniche nel Nagorno-Karabakh, sostenendo che stavano rispondendo alle “provocazioni”.

Sul campo di battaglia, nel frattempo, l’Azerbaigian sostiene di aver ucciso o ferito più di 2.000 soldati armeni durante quattro giorni di aspri combattimenti nella regione contesa del Nagorno-Karabakh. La stima di Yerevan delle perdite subite finora è notevolmente inferiore.

Circa 2.300 “membri del personale nemico” sono stati uccisi o feriti da quando sono scoppiati i combattimenti nel fine settimana, ha riferito mercoledì il ministero della Difesa dell’Azerbaigian. I funzionari hanno aggiunto che un sistema missilistico di difesa aerea S-300 armeno è stato distrutto in prima linea in Karabakh, insieme a circa 130 carri armati e più di 200 pezzi di artiglieria.

Yerevan aveva precedentemente negato le affermazioni di Baku di aver ucciso centinaia dei suoi soldati. Il portavoce del ministero della Difesa armeno, Shushan Stepanyan, ha detto che 16 militari sono stati uccisi.

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La Turchia, grazie alla regia del suo potente servizio di controspionaggio MIT specializzato nel trasformare i jihadisti di Al Qaeda e ISIS in preziosi mercenari accuratamente addestrati, si propone sullo scenario mondiale come una “fabbrica di contractors’ a disposizione per gettare fuoco sui conflitti. Soprattutto in quelli più aspri dove, come in Armenia ed Azerbajan, si contrappongono paesi di differente maggioranza etnica: i Cristiani armeni, già sterminati dall’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1916 in uno dei più gravi genocidi della storia, e gli Islamici.

Ciò determina un’escalation degli scontri militari con una spirale di violenze in grado di durare anni come in Siria e in Libia, alimentando quella Lobby delle Armi che vede i Fratelli Musulmani di Turchia e Qatar in affari con l’Occidente e in particolare con Regno Unito e Italia, come dimostrato nel precedente dossier.

Secondo l’autorevole media britannico The Guardian, ripreso con risalto dal network Russia Today (link sotto), come già anticipato dal sito web specializzato sui conflitti in Medio Oriente South Front, Ankara non solo avrebbe già dato la sua disponibilità agli Azeri per un appoggio politico e militare ma da settimane avrebbe iniziato in via preventiva il reclutamento e l’infiltrazione di mercenari Jihadisti pronti a schierarsi contro gli Armeni Cristiani nella zona incandescente del Nagorno Karabakh.

Si tratta dell’altopiano del Caucaso Meridionale occupato dall’Armenia al termine della sanguinosa guerra tra le due nazioni che ebbe luogo  tra il gennaio 1992 e il maggio 1994. 

Come riferito da Russia Today, l’invio dei ribelli siriani a sostegno del governo di Baku è stato però smentito dall’ambasciatore azero a Mosca, che sta cercando di evitare una degenerazione degli scontri. Ma appare un’inevitabile presa di posizione diplomatica visto che l’impiego di miliziani stranieri di qualsiasi PMC (Private Military Company) è comunque formalmente vietato dalle leggi internazionali che nei fatti nessuno rispetta.

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Il Nagorno Karabakh è diventato una repubblica autoproclamata dei separatisti armeni che, dopo la cruenta guerra degli anni Novanta, non hanno mai voluto restituirla all’Azerbajan nonostante le risoluzioni ONU, come ben spiega l’Internazionale in un dettagliato articolo storico.

«È stato probabilmente l’Azerbaigian a dare il via alla nuova fase di ostilità con la vicina Armenia. Il che non significa che sia tutta colpa di Baku – scrive l’Internazionale  – Gli scontri cominciati domenica 27 settembre sono i più gravi dal cessate il fuoco del 1994: ci sono elicotteri abbattuti, carri armati distrutti e decine di morti. La cosa potrebbe andare per le lunghe – la guerra combattuta tra il 1992 e il 1994 provocò trentamila vittime e un milione di profughi – o potrebbe concludersi in pochi giorni. Ma non risolverà nulla».

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Nel Caucaso i paesi confinanti possono essere estremamente diversi: l’Azerbaigian è un paese musulmano Sciita e parla quello che è in realtà un dialetto orientale del turco, mentre l’Armenia è Cristiano Ortodossa e parla una lingua che non ha parenti noti nella famiglia indoeuropea. Entrambe le parti hanno segnalato vittime militari e civili

A conferma del ruolo di Ankara nel conflitto il ministero della Difesa dell’Armenia sostiene che un suo aereo militare Su-25 è stato abbattuto da un F-16 turco: lo ha riportato oggi l’agenzia di stampa statale russa Ria Novosti. A Yerevan affermano che l’incidente è avvenuto nello spazio aereo armeno e che il pilota è morto.

Qui il reportage integrale di Russia Today in inglese sui mercenari jihadisti reclutati dalla Turchia per questo nuovo fronte di battaglia

Moscow confirmed (update): Turkey recruited Syrian Jihadists to fight Christian Armenians for Azerbaijan

 

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