Iraq: menzogne e stragi di Trump contro i nemici dell’Isis. Plauso idiota di Salvini. 3mila soldati Usa in Kuwait

Iraq: menzogne e stragi di Trump contro i nemici dell’Isis. Plauso idiota di Salvini. 3mila soldati Usa in Kuwait
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Il Pentagono: «Saranno ridotte
le azioni contro i jihadisti Daesh»

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

Le stragi ordinate dal presidente americano Donald Trump grondano non solo di sangue, quello già sparso e quello che l’inevitabile vendetta di Teheran e Baghdad farà scorrere, ma anche di menzogne come tutta la politica in Medio Oriente della Casa Bianca, cui soltanto gli ignoranti totali di geopolitica o gli idioti possono credere.

Non mi è ancora chiaro a quale di queste due categorie appartenga il leader del centrodestra e della Lega, Matteo Salvini, che per fortuna non è più ministro perché altrimenti il suo plauso all’assassinio criminale del generale Qassem Soleimani, il comandante iraniano delle milizie al-Quds dei Guardiani della Rivoluzione, e dell’iracheno Abu Mahdi al-Muhandis, vicecomandante di Hashid, le truppe paramilitari delle Forze di Mobilitazione Popolare nate per combattere lo Stato Islamico, avrebbe potuto scatenare gravi ritorsioni contro l’Italia.

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Ora il Ministro degli Esteri è Luigi Di Maio messo lì apposta dal premier Giuseppe Conte e dal presidente Sergio Mattarella perché totalmente ignaro di politiche internazionali e pertanto in condizione di non poter decidere alcunché.

Se ciò è preoccupante per l’escalation della guerra in Libia dove la Turchia ha già inviato milizie jihadiste ed armi in sfregio ad ogni embargo, rende Roma di fatto neutrale nell’ormai imminente conflitto in Iraq, meticolosamente pianificato da mesi dall’intelligence americana ed israeliana per stroncare sul nascere la rinascita di un popolo con la grandissima colpa di essere a maggioranza Islamico Sciita, pertanto alleato naturale dell’Iran nonostante le guerre del passato, e visto come nemico giurato dei Sunniti, tanto dei Fratelli Musulmani di Turchia e Qatar quanto dei Salafiti e Wahabiti della penisola araba, le confessioni più radicali dell’Islam, nonchè dai Sionisti Israeliani da sempre loro sodali.

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In questi giorni le opinioni si sono sprecate e ne voglio rammentare tre interessanti prima di svelare tutte le menzogne dietro cui Trump ha celato la sua azione criminale e anticostituzionale, come l’ha definita l’ex ufficiale Tulsi Gabbard, candidata alle primarie presidenziali per i Democratici.

E’ davvero singolare che un intervento militare venga censurato negli stessi Usa dove il Congresso si è quasi sempre trovato unito nell’appoggiare. Ma il problema è proprio questo: l’attacco coi droni a Baghdad in cui è stato ucciso il più importante stratega bellico del Medio Oriente è avvenuto senza una dichiarazione di guerra e senza essere votato dal Congresso.

L’uccisione di Soleimani è stato paragonata da qualcuno all’assassinio di Francesco Ferdinando, Arciduca degli Asburgo, il 28 giugno 1914 a Sarajevo che innescò la Prima Guerra Mondiale. L’analogia sulle conseguenze di un’eventuale III Guerra Mondiale è abbastanza centrata ma i presupposti sono differenti.

Allora l’aristocratico erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico fu ammazzato da terroristi della società segreta militare “Crna Ruka” (Mano Nera) appartenenti all’organizzazione “Mlada Bosna” (Giovane Bosnia), e pertanto affiliati al movimento dell’allora cospiratore fuorilegge Giuseppe Mazzini. Si trattò quindi di un atto terroristico in piena regola contro uno statista.

Nel caso di Baghdad, invece, Soleimani e Muhandis sono stati eliminati, insieme ad altri quattro militari iraniani ed altrettanti iracheni, senza alcun processo, per vendetta contro l’assedio all’ambasciata Usa della capitale irachena. Ma è proprio qui che s’innesta la prima gigantesca menzogna di Trump. La reazione della folla è avvenuta in seguito alla strage compiuta da altri attacchi aerei con droni dell’esercito Usa nei confronti di 9 miliziani di Kataib Hezbollah come rappresaglia per l’uccisione di un contractor americano in Iraq.

 

LE FALSE MOTIVAZIONI DEGLI USA

La falsità di questa motivazione è stata svelata sul sito statunitense Veterans Today dal senior editor Gordon Duff, ex marines in Vietnam e consulente di intelligence militare in tutto il mondo.

«L’attacco contro il quale Trump annuncia ritorsioni è stato contro una base irachena, non una base americana, un attacco dell’ISIS in cui un lavoratore petrolifero americano è stato ucciso in un impianto petrolifero di Exxon… dove il petrolio è stato rubato dall’Iraq per anni» ha scritto Duff prima degli attacchi droni degli Usa

«Non vi è assolutamente alcun motivo per cui gli americani si trovino a Kirkuk. L’Iraq ha sequestrato la base K1 che è stata prelevata dall’ISIS e dai suoi alleati curdi nel 2017. Da allora i curdi hanno minacciato la base e molto probabilmente sono stati complici nella messa in scena del recente attacco – si legge sancora su Veterans Today – La BBC ammette che la base del K1 ospitava le milizie PMU che erano lì per proteggere il K1 dai curdi… e dall’ISIS. È più che possibile che, se l’ISIS e le forze curde hanno attaccato il K1, sono state aiutate dai commando israeliani che ora addestrano le truppe curde e che hanno ampiamente sostituito gli Stati Uniti come forza che sostiene il governo di Erbil».

Ecco quindi che il “casus belli” che ha originato gli attacchi è assolutamente privo di riscontri oggettivi. Ma le prove di un complotto grondante di sangue e menzogne possono essere individuate anche in ulteriori elementi.

Nel febbraio scorso Gospa News è stato tra i pochi media occidentali a riferire la notizia dei gruppi di comandanti dell’Isis liberati dagli Usa dalle prigioni in Siria e in Afghanistan in cambio di tonnellate d’oro. I miliziani dello Stato Islamico che si erano arresi alle truppe Usa sono stati quindi trasportati con gli elicotteri in Iraq, forse già con lo scopo di preparare un’armata clandestina pronta ad intervenire in caso di necessità.

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Come hanno invece rilevato molti colleghi il merito della vittoria contro il Daesh più che alla coalizione internazionale a guida americana va tributato in Siria ai militari a maggioranza curda di SDF (Syrian Democratic Forces) e in Iraq all’esercito di mobilitazione popolare PMF denonimato in arabo Hashd al-Shaabi, milizie paramilitari in prevalenza di religione Sciita ma anche Cristiana, nate in risposta all’appello del 13 giugno 2014 dell’Ayatollah Ali al-Sistani al jihad contro lo Stato Islamico.

Queste truppe irachene sono state addestrate e supportate proprio da Al Quds Forces, il raggruppamento speciale per missioni all’estero di Teheran guidato dal’assassinato Soleimani, che ha avuto un ruolo cruciale anche nella sconfitta dell’Isis in Siria.

Il generale Qassem Soleimani, già comandante delle Forze Quds iraniane, ucciso da un attacco dei droni Usa

Se a Damasco come a Baghdad sono state riaperte le chiese dei Cristiani Caldei e Maroniti una gran parte del merito è proprio degli Sciiti che sono certamente più tolleranti dei tagliagole del Daesh o degli estremisti islamici di confessione Sunnita.

Ecco quindi perché definire terroristiche le componenti di Al Quds ed Kataib Hezbollah, frangia di Hashid in Iraq, è una menzogna che possono cercare di propinare Trump ed il suo degno alleato Benjamin Netanyahu ma soltanto chi è in malafede o completamente incompetente di geopolitica può trangugiarla e sostenerla come fatto pubblicamente dal leader leghista Salvini.

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Le ultime azioni militari americane a Baghdad sono state condannate come una grave violazione delle leggi internazionali non solo ovviamente dall’ayatollah dell’Iran Ali Khamenei che ha promesso una perentoria vendetta ma anche dai governi di Russia, Cina e Francia, sempre più vicina a Mosca nel quadrante mediorientale per gli interessi sulle risorse energetiche in Libia.

 

LE PROTESTE PILOTATE DA ESPERTI

Esse però arrivano al culmine di alcuni mesi di protesta nelle piazze che hanno indotto il primo ministro Adel Abdul Mahdi a rassegnare le dimissioni senza peraltro ottenere una tregua da parte dei manifestanti. Il motivo è semplice: esattamente come in Libano si tratta di proteste organizzate dall’intelligence Usa e da quella di Israele, il famigerato Mossad, che secondo InsideOver avrebbero avuto un ruolo fondamentale nell’attentato a Soleimani.

Per avere una conferma di questa circostanza basta leggere i rapporti settimanali del sito del sedicente centro anti-violenza CANVAS, l’organizzazione creata da analisti serbi a Belgrado e divenuta famosa per le Rivoluzioni Colorate tra cui quella di Kiev del 2014.

Gli esperti di Canvas hanno importanti legami con gli Stati Uniti d’America dove insegnano addirittura nelle università, collaborano con le agenzie americane per le missioni all’estero, spesso paravento della CIA, e da tempo seguono con grande attenzione quanto sta avvenendo in Iraq. Nei loro aggiornamenti settimanli si possono leggere notizie di prima mano difficili da trovare anche sui media specializzati.

«Due potenti tribù irachene del sud dell’Iraq hanno deciso di colmare il vuoto di sicurezza e di governo lasciato negli ultimi due mesi di violenza e disordini. Secondo il leader tribale Oday Sharshaab al Badour, le persone nel sud dell’Iraq hanno completamente “perso la fiducia nel governo”. Visto che i membri del parlamento della provincia meridionale dell’Iraq si sono dimessi e i consigli locali si sono dissolti, i leader locali non vedono altra scelta che assumere la leadership» si lgge nel sito Canvas in merito alla situazione in Iraq.

«I leader hanno formulato una dichiarazione congiunta chiedendo le dimissioni del parlamento e le elezioni anticipate. Nella dichiarazione, i leader hanno scritto: “Stiamo con i manifestanti e le loro legittime richieste. Denunciamo chiunque delle forze di sicurezza che hanno avuto una mano nello spargimento di sangue ”. Sebbene le forze di sicurezza abbiano recentemente rivendicato un nuovo stato più calmo, i manifestanti intervistati in tutto il paese condividono ancora notizie di violenze e scontri» aggiunge ancora l’organizzazione.

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In tutta risposta dopo l’assalto all’ambasciata e le reazioni all’uccisione di Soleimani, gli Usa hanno già inviato in Medio Oriente un massiccio contingente di soldati. Altre 3.000 truppe aviotrasportate statunitensi sono state dispiegate in Kuwait per unirsi alle 750 già lì, mentre Washington ha avvertito gli americani di lasciare l’Iraq dopo l’attacco aereo che assassinò un alto generale iraniano.

 

RINFORZI IN KUWAIT MA SOSPESA LA LOTTA ALL’ISIS

L’intero 1 ° gruppo di combattimento di Brigata dell’82a Divisione Aviotrasportata è ora diretto alla base americana in Kuwait, hanno riferito funzionari anonimi del Pentagono, secondo quanto riportato da Russia Today.

«Dozzine di Boeing C-17 Globemaster – ne sono stati contati 27 – stanno facendo la spola dagli States: ognuno può caricare 102 soldati completamente equipaggiati o 72 tonnellate di merci. Da questa mattina sono comparsi anche i pesi massimi del Pentagono, diretti verso l’installazione spagnola di Rota: sono i colossali Lockheed C-5 Galaxy, tra i più grandi velivoli mai costruiti. Nella stiva lunga più di 43 metri entra di tutto, fino al limite di 129 tonnellate: due carri armati M-1, batterie di missili Patriot, tre cingolati Bradley. Intensi anche i sorvoli di Lockheed C-130J Hercules, l’ultima variante dello storico quadrimotore. Sono stati notati soprattutto velivoli della versione utilizzata dalle forze speciali,» ha riportato invece l’inviata di Repubblica in Medio Oriente

Questo dispiegamento massiccio non ha potuto essere organizzato in poche ore ma rientra in una precisa strategia a lungo premeditata. Come anche l’ultimo annuncio della International Coalition Against Daesh…

La coalizione anti-Isis in Iraq ridimensionerà la portata delle sue operazioni per “ragioni di sicurezza”. Lo ha detto un funzionario della Difesa Usa che guida la forza militare, secondo quanto riferito dall’Ansa. “Condurremo limitate azioni contro lo Stato islamico assieme ai nostri partner laddove possano a loro volta sostenere i nostri sforzi”, ha dichiarato il funzionario spiegando che gli Stati Uniti “hanno rafforzato le misure di sicurezza nelle basi della coalizione in Iraq”.

Proprio nel momento in cui diventa imminente uno scontro sul campo i miliziani Isis avranno quindi più libertà di azione. Esattamente come avvenuto nel Rojava siriano dove l’invasione dell’esercito della Turchia, supportato da mercenari jihadisti di Al Nusra, Al Qaeda e Isis, ha consentito ai terroristi dello Stato Islamico di rialzare la testa. Soltanto Salvini può credere che tutto ciò sia buono e giusto…

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – ALL INVESTIGATIONS ON JIHADISTS

TOP SECRET FILES: “L’ISIS MANDA TERRORISTI IN EUROPA CON L’AIUTO DEGLI 007 TURCHI”. Sotto il naso della Nato

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