TERRORISMO ECONOMICO USA: ORA TOCCA A SIRIA E ITALIA

TERRORISMO ECONOMICO USA: ORA TOCCA A SIRIA E ITALIA
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L’OLIGARCHIA BANCARIA CONTRO I GOVERNI SOVRANISTI:
SANZIONI CONTRO DAMASCO DAL SENATO AMERICANO
NELLO STESSO GIORNO DELL’ATTACCO FMI A ROMA.
L’ALLEANZA CON PUTIN E’ L’UNICA VIA D’USCITA
MA SALVINI E MELONI SE LA GIOCANO PER GUAIDO’
DI MAIO: «L’AUSTERITA’ NON HA RIDOTTO IL DEBITO»

___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___

Proprio nei giorni in cui l’Occidente sembra fare a gara a chi picchia più duro contro Nicolas Maduro ecco l’inevitabile nemesi che preannuncia, alla vista degli analisi più esperti di politica internazionale, il dilagare del “terrorismo economico” nel mondo. Purtroppo a Roma i veggenti anti-mondialismo di sempre, Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia e Matteo Salvini della Lega, hanno gli occhi annebbiati da allucinazioni comuniste nel guardare il Socialismo Bolivariano che è molto più Cristiano e meno Sinistro della tecnocrazia Ue e del Regime rosso Mattarelliano che orienta politica estera e magistratura in Italia, e non si accorgono – o forse peggio fanno finta di non accorgersi – di quanto sta accadendo. In assenza di immediate alleanze internazionali l’attacco del sovrasistema finanziario potrebbe portare il nostro paese al collasso politico-sociale della Grecia, se accetteremo la schiavitù dell’eurotrojka, o del Venezuela, se cercheremo di ribellarci alla plutocrazia del dollaro. Nella stessa giornata di martedì 5 febbraio sono capitati due eventi abbastanza clamorosi che confermano per l’ennesima volta quanto le sorti di una nazione sono ormai in mano all’oligarchia bancaria, perlopiù espressione del massoneria ebrea: uno strapotere finanziario che sembra essere stato capace di chetare e rimbambire persino il presidente degli Usa Donald Trump, riportandolo sulla retta via della politica estera del democratico Barack Obama contro Venezuela, Iran e ora nuovamente sulla Siria: da cui sta cercando il disimpegno militare ma ha già incontrato l’arcigna opposizione del Pentagono ed ora del Congresso.

 

IL MONDO CONTROLLATO DALLE BANCHE DELLA FED

Il palazzo del Campidoglio sede del Congresso degli Stati Uniti d’America

Come ho scritto in un precedente articolo il tentativo di golpe a Caracas (vedi link a fondo pagina) è determinato sì dall’avidità degli smisurati giacimenti di petrolio dell’Orinoco ma anche dalla volontà di recidere sul nascere la proliferazione del progetto Petrocoin, la prima criptovaluta di stato associata ad una risorsa energetica nazionale che potrebbe rivoluzionare la politica finanziaria di tutti i paesi in via di sviluppo del mondo. In attesa che la Ndb (New Development Bank), la banca internazionale creatadai paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) capisca cosa vuole fare da grande, anche alla luce della nuova politica filo-americana del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, il pianeta terra non è orientato dall’Onu, nel cui Consiglio di Sicurezza i veti dei paesi membri permanenti pesano sfortunatamente o fortunatamente come macigni d’inciampo ad ogni seria azione umanitaria mondiale, e nemmeno dai paesi industrializzati del G20 e G8, o G7 a seconda di come si comporti quel cattivone del presidente russo Vladimir Putin, ma esclusivamente dal Fondo Monetario Internazionale, controllato dal sistema bancario anglo-ebreo-americano. Ebbene nella stessa giornata di martedì lo Fmi, guidato dagli Usa a loro volta controllati dalla Federal Reserve (consorzio di banche private come la Bce, l’elenco nel penultimo paragrafo), ha rivisto le stime di crescita del Pil italiano censurando le operazioni sociali del Reddito di Cittadinanza e delle pensioni Quota 100, e facendo aleggiare sfiducia sul sistema finanziario italico che suona come allerta per la spada di Damocle di un ulteriore declassamento del rating sul debito pubblico: ovvero ciò che ha fatto schizzare alle stelle l’inflazione in Venezuela mettendo il paese in ginocchio per mancanza di liquidità nonostante possegga i più vasti giacimenti petroliferi del mondo. Nella stessa giornata di martedì 5 febbraio il Senato del Congresso degli Stati Uniti, ha approvato con 77 voti contro 23 un’ulteriore estensione delle sanzioni finanziarie sulla martoriata Siria di Bashar Al Assad e la bocciatura del ritiro dal paese come dall’Afghanistan.

Il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov definisce le sanzioni statunitensi «terrorismo economico»

«Le sanzioni statunitensi sono il terrorismo economico» ha dichiarato all’agenzia internazionale SputnikNews il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov annunciando contatti sempre più stretti con Siria e Iran. Lo scorso novembre, un secondo pacchetto di sanzioni statunitensi è entrato in vigore anche contro Teheran dopo il ritiro degli Stati Uniti dal piano d’azione congiunta congiunto (JCPOA) – l’accordo nucleare iraniano – nel maggio 2018. Le sanzioni mirano a esercitare la massima pressione sull’Iran e costringendolo a negoziare un nuovo più vincolante accordo. «Dobbiamo completare il processo di transizione di interazione economica nella valuta nazionale come il modo migliore per proteggerci dagli abusi degli Usa sul ruolo del dollaro» ha aggiunto il viceministro di Mosca. Esattamente ciò che sta cercando di fare Maduro con il Petrocoin in risposta alle pesantissime sanzioni imposte da Donald Trump all’azienda petrolifera statale Pdvsa che nel 2017 inasprirono quelle di Barack Obama contro il Governo venezuelano: una criptovaluta ancorata al Bolivar Soberano da utilizzare sul mercato internazionale dell’oro nero in alternativa alla cartamoneta americana come già fatto dalla Cina a Shangai dove le transazione avvengono solo in yuan. Ma per comprendere bene cosa sta accadendo è meglio sapere come opera e chi gestisce il Fondo Montario Internazionale che ha già messo nel mirino l’Italia ma non la Francia di Emmanuel Macron: libera di sforare tutti i rapporti deficit-pil che desidera e di massacrare di botte tutti i Gilet Gialli che vuole nell’indifferenza degli stessi occidentali che si scandalizzano per le proteste venezuelane condotte con estrema violenza dai guerriglieri professionisti dell’opposizione (vedi video qui). Una conferma che l’oligarchia bancaria massonica applica le regole finanziarie con favore verso gli amici mondialisti, con rigore verso i neutrali come gli italiani in questo momento e con austerità asfissiante verso i nemici sovranisti cui vuole rubare risorse energetiche (Iran, Siria, Venezuela).

 

IL FONDO DI PRESTITI CHE RUBA AI POVERI PER DARE AI RICCHI

Il saggista e analista statunitense Noam Chomsky

Il Fondo Monetario Internazionale fu costituito nel 1945 per dare le risposte alle esigenze di ricostruzione e finanziamento in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, al pari dell’invenzione del Cfa, già Fcfa ovvero Franco delle Colonie Francesi d’Africa, con cui la Banca di Francia da allora controlla la moneta di 14 nazioni del Continente Nero, più che uno strumento di aiuto economico si è rivelato uno strumento perverso di indebitamento. «Il risultato finale di decenni di prestiti per lo sviluppo è che i paesi poveri hanno recentemente trasferito più di 21 miliardi di dollari all’anno nei forzieri dei ricchi, osserva l’ Economist riassumendo questo triste scenario» cita l’esperto geopolitico americano Noam Chomsky, tra i più aggueriti contestatori del Fmi nel suo libro Anno 501: «Secondo questo schema, la costruzione di un nuovo sistema mondiale è coordinata dal gruppo dei 7 (paesi più industrializzati – ndr) dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dal “Gatt” (General Agreement on Tariffs and Trade); da ricordare anche la valutazione della Banca Mondiale, secondo la quale il 31% delle esportazioni manifatturiere del Sud sono soggette a barriere non tariffarie contro il 18% di quelle del Nord, o la relazione del 1992 dello Human Development Program dell’ONU, che riesamina il divario crescente tra ricchi e poveri – aggiunge l’analista statunitense – Attualmente, l’83% della ricchezza mondiale è nelle mani del miliardo di uomini più benestante, mentre il miliardo dei più indigenti, alla base della scala, ne possiede solamente l’1,4%; il raddoppio di tale divario dal 1960 è attribuito alle direttive del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, e al fatto che ben 20 su 24 paesi industrializzati sono più protezionisti oggi di quanto lo fossero un decennio fa, compresi gli Usa che celebrarono la rivoluzione reaganiana raddoppiando in proporzione il numero dei prodotti importati sottoposti a misure restrittive». Il libro di Chomsky risale al 1992 ma un’analisi contenuta nel rapporto 2018 dell’Human Development Index Onu conferma la sostanziale e invariata drammaticità del fenomeno: «Gran parte del recente dibattito sulla disuguaglianza dei redditi all’interno paesi si concentra sul reddito e ricchezza del l’1% più ricco della popolazione e anche il più ricco 0,1 percento rispetto al resto. I recenti rapporti internazionali Oxfam mostrano che “otto uomini possiedono la stessa ricchezza dei 3,6 miliardi di persone che compongono la metà più povera dell’umanità (2017, p.1)” e “l’82% di tutta la ricchezza globale nell’ultimo anno è andato all’1% superiore, mentre la metà inferiore dell’umanità non ha visto alcun aumento (2018, p.10)”. Mentre la condivisione dell’1% più ricco e lo 0,1% è appariscente, la concentrazione su questi gruppi rischia di oscurare un altro dato di preoccupazione in crescita nella disuguaglianza: il declino e la stagnazione in le condizioni di sussistenza delle famiglie a reddito medio».

Un grafico delle ricchezze mondiali suddivise per aree geografiche

 

L’ALLARME INTIMIDATORIO DELLO FMI SUL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

Un grafico della primavera 2018 sulla distribuzione del debito pubblico in Italia

Le frasi sopracitate sul divario tra poveri e ricchi nel mondo non giungono da un antieuropeista o da un antagonista marxista bensì dalle Nazioni Unite che hanno stilato il rapporto. Occasionalmente rimbalzano su qualche titolo di effetto dei media ma regolarmente spariscono quando c’è una crisi economica reale come in Venezuela, in Grecia o in Italia, essendo ormai giornali e tv callidamente controllati da imprenditori filomondialisti. Proprio dal Fondo Monentario Internazionale è arrivata ieri la doccia fredda per il Governo gialloverede di Lega-M5S: la crescita del Pil sarà inferiore all’1% annuo almeno fino al 2023. Lo stima lo Fmi nel suo rapporto ‘Article IV’ sull’economia italiana, che prevede una «crescita dell’Italia dello 0,6% nel 2019 e dello 0,9% nel 2020, non modificando quanto contenuto nell’ultimo aggiornamento del World Economic Outlook, diffuso solo pochi giorni fa a gennaio. Tuttavia, l’aumento del Pil non toccherebbe nemmeno il punto percentuale nei prossimi cinque anni. Il Fondo vede una crescita dello 0,7% nel 2021, dello 0,6% nel 2022 e dello 0,6% nel 2023». Queste stime di per sé non determinano conseguenze immediate sotto il profilo politico od economico ma sono assai pericolose perché le agenzie di rating potrebbero operare un declassamento del debito pubblico italiano, ingenerando una spirale di sfiducia negli investimenti finanziari e sulle obbligazioni Btp che ovviamente porterebbe alla contrazione della liquidità. In realtà si tratta di un gioco virtuale poiché l’affidabilità nella potenziale restituzione del debito pubblico, che è il senso delle valutazioni di rischio, è una mera chimera per gli stessi Stati Uniti d’America dove l’esposizione debitoria è pari a dieci volte quella dell’Italia ovvero 21.210 miliardi di dollari contro i 2.345 miliardi di euro (2650 miliardi di dollari circa). Ma ciò che conta per gli analisti finanziari non è la quantità di debiti bensì il rapporto con il Pil che mette l’Italia purtroppo al terzo peggiore posto mondiale dietro al Giappone e Grecia, due paesi però ormai liberi di fare ciò che vogliono essendo il primo detentore del 90% del proprio debito e la seconda sempre più controllata dalla filo-americana Ue. Al fine di capire cosa c’è dietro l’enorme inganno del debito pubblico generato dai prestiti finanziari internazionali viziato dal signoraggio bancario bisogna sapere che il 70 % di quello americano è nelle mani della Federal Reserve che non è altro un’associazione, molti esperti di economia politica ritengono per delinquere, di banche private. Orbene il Fondo Monetario Internazionale è controllato soprattutto dagli Usa attraverso 82,994 di Dps, i Diritti Speciali di Prelievo, una sorta di valuta internazionale equiparabile ad azioni, che consentono agli americani di esprimere il 16 % dei voti, poco meno della somma degli altri tre principali azionisti Giappone, Cina e Germania. Ma come abbiamo poc’anzi evidenziato il debito Usa per circa 14mila miliardi è nelle mani della Federal Reserve che è controllata da banche private di matrice massonico-ebraica: Banca Rothschild di Londra, Banca Warburg di Amburg, Banca Rothschild di Berlino, Lehman Brothers di New York, Lazard Brothers di Parigi, Banca Kuhln Loeb di New York, Banche Israel Moses Seif in Italia, Goldman, Sachs di New York, Banca Warburg di Amsterdam, Chase Manhattam Bank di New York.

 

I BANCHIERI MONDIALISTI ALL’ATTACCO DELL’ ITALIA

Ecco le banche che controllano la Federal Reserve americana che a sua volta detiene il 70 % del debito pubblico di 21mila miliardi di dollari degli Usa, socio di maggioranza relativa con il 16 % del Fondo Monetario Internazionale che ha sede a Washington

Questa egemonia finanziaria e politica in virtù del controllo del Fmi (e della Banca Mondiale con sede a Washington anch’essa controlata dalla Fed e da Banche Centrali nelle quali ritornano i nomi degli istituti di credito azionisti della stessa Fed) non lascia scampo ai bersagli economici tra i quali l’Italia figura, come da me sempre ribadito, per le ricchezze artistiche e paesaggistiche immense e per la posizione di portaerei nel Mediteraneo dal punto di vista della geopolitica militare. Per far capire la fragilità del sistema finanziario italiano bisogna analizzare non tanto l’entità del debito pubblico ma la sua strutturazione: se infatti in Giappone l’esposizione è controllata al 90 % da soggetti nipponici e gli consente di mantenere rating alto A+ che equivale ricevere finanziamenti internazionali a tassi di interesse bassi, in Italia è al 32 % in mano a investitori stranieri,  al 27 % alle banche, 19 % fondi assicurativi, ciò determina un rating medio-basso di Bbb appena sopra all’area di “non investimento speculativo Bb”.  Ma c’è una considerazione importantissima da fare: il bazooka di sostegno economico del presidente della Banca Centrale Europea (società per azione di banche private) Mario Draghi che ha consentito ai precedenti governi europeisti Pd ogni sforamento di deficit si è sviluppato coi Quantitative Easing, ovvero l’acquisto di obblicagioni italiane Btp che hanno spostato ulteriormente il debito pubblico dall’Italia (Poste, Generali e Unicredit su tutte) alla stessa Bce, esponendo la nazione ancor di più alle logiche intimidatorie/ricattatorie di Bruxelles. In questo scenario sconcerta la posizione sempre meno euroscettica-antimondialista di Salvini e della Lega, convertiti sulla via di Strasburgo come Silvio Berlusconi, premiato con la nomina di Antonio Tajani a presidente dell’Europarlamento, come di Meloni e Fratelli d’Italia che pur con tuti i distinguo si trovano anche a sostenere la battaglia golpista americana pro Juan Guaidò e contro Nicolas Maduro a Caracas, senza comprendere – o volerlo fare – che potrebbe essere il destino dell’Italia se mai sarà davvero animata da un autentico spirito di risorgimento sovranista. Fa tenerezza l’ingenuintà con cui il vicepremier Luigi Di Maio del M5S replica alle stime del calo del Pil: «Abbiamo già smentito tante voci in soli sette mesi e nel corso del 2019 smentiremo anche il Fondo Monetario Internazionale. Chi ha affamato popoli per decenni, appoggiando politiche di austerità che non hanno ridotto il debito, ma hanno solo accentuato divari, non ha la credibilità per criticare una misura come il Reddito di cittadinanza, un progetto economico espansivo di equità sociale e un incentivo al lavoro».

Il premier Giuseppe Conte e il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio mostrano la carta postepay per il Reddito di Cittadinanza

Una circostanza confermata dallo stesso rapporto dello Fmi dopo 7 anni di inutile rigore perpetrato dai premieri Mario Monti, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni imposti dall’accoppiata presidenziale Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella: «il tasso di povertà in Italia non solo è più alto della media europea ma è soprattutto fra le famiglie più giovani. I redditi reali dei dipendenti restano sotto i livelli per accesso all’euro. Oltre il 20% delle famiglie è a rischio povertà e l’emigrazione dei cittadini italiani è vicino ai massimi degli ultimi cinquanta anni». Ma nonostante ciò lo stesso Fondo internazionale boccia la manovra antipovertà del Reddito di Cittadinanza (presente in tutti i paesi Ue ad eccezione della Grecia) voluta da Di Maio; il quale, se da una parte fa tenerezza per l’ingenuità con cui indugia a commentare la trappola ordita dallo Fmi, è anche rimasto purtroppo l’unico a difendere l’ormai vecchia linea dell’economista Paolo Savona per un confronto con l’Unione Europea e la Bce sulla rinegoziazione del debito pubblico: unica via politica d’uscita per la rinascita economica dell’Italia, ultima via diplomatica prima di finire nella schiavitù finanziaria come in Grecia o nella guerriglia urbana come in Venezuela. Un tunnel tenebroso al fondo del quale lo spiraglio di luce reca soltanto una scritta con un nome: Vladimir Putin, l’unico possibile alleato economico che può aiutare Roma a non fare la fine di Atene e Caracas. Purtroppo però, proprio a causa di un’assurda posizione anti-sovranista contro Maduro sia Meloni che Salvini, si stanno giocando l’unico interlocutore possibile nella lotta contro il progetto mondialista ideato nel 1772 da un Rothschild  con gli Illuminati di Baviera, la massoneria internazionale e attuato tramite i regimi comunisti atei (vedi l’articolo L’Olocasuto dei massoni comunisti al link sotto): ben diversi dai socialisti bolivariani cristiani.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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FONTI

https://sputniknews.com/world/201902071072204476-us-sanctions-terrorism/

https://sputniknews.com/us/201902061072159332-usa-senate-sanctions-syria-opposes-troops-withdrawal/

 

 

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