CONSIP: RIVINCITA DELLE TOGHE CONTRO L’EX MINISTRO LOTTI E RENZI SENIOR

CONSIP: RIVINCITA DELLE TOGHE CONTRO L’EX MINISTRO LOTTI E RENZI SENIOR
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DOPO I TENTATIVI DI PILOTARE L’INCHIESTA
COL PM PALAMARA E ALTRI MAGISTRATI CSM
ARRIVA IL PUGNO DI FERRO DEL GIP DI ROMA:
RESPINTA L’ARCHIVIAZIONE PER IL DEPUTATO PD
E PER INFLUENZE ILLECITE DEL PADRE DELL’EX PREMIER.
ECCO TUTTI GLI INTRECCI TRA TOGATI E POLITICI

____Fabio Giuseppe Carlo Carisio____

Mentre tutta l’attenzione mediatica è concentrata sui fantasmatici rubli promessi da sedicenti oligarchi russi alla Lega, i miliardi veri degli appalti gestiti dal Consip e le conseguenti inchieste per corruzione conquistano a fatica le prima pagine. Capita solo quando nel tourbillon di un’indagine con mille rivoli e sfaccettare penali torna alla ribalta il nome di Tiziano Renzi, padre dell’ex premier e segretario Pd Matteo, che può vantare il sempre più triste primato di una pletora di parenti stretti nei guai (i cognati per il caso Unicef) con la giustizia ma anche di amici storici come l’ex ministro Luca Lotti, tra i pistilli del cosiddetto Giglio Magico ormai appassito…

Dopo le clamorose rivelazioni sul comportamento del deputato del Partito Democratico, iperattivo in serate galeotte romane tra magistrati e politici per pilotare le nomine dei Procuratori capo di Roma e Perugia, dove sono pendenti le inchieste Consip e quella sul pm romano Luca Palamara, sospeso da funzioni e stipendio per presunti episodi di corruzione in atti giudiziari, ecco la rivincita delle toghe: servita fredda dopo alcuni mesi di suspence per gli indagati Renzi, Lotti ed altri.

L’ex ministro Pd Luca Lotti, braccio destro del premier Matteo Renzi, insieme al padre di quest’ultimo Tiziano: una coppia di amiconi al centro di varie relazioni pericolose

Non sarà archiviata, almeno per il momento, la parte dell’inchiesta Consip che chiama in causa, tra gli altri, Tiziano Renzi e Luca Lotti. Il gip Gaspare Sturzo ha detto no alla richiesta di archiviazione sollecitata dalla procura di Roma (il 25 ottobre 2018 ed il 23 gennaio 2019) e ha fissato la Camera di consiglio al prossimo 14 ottobre. In quell’occasione gli avvocati del padre dell’ex premier dovranno dimostrare l’inconsistenza del traffico di influenze illecite per cui è indato il loro assistito, in uno dei filoni certamente più marginali dello scandalo Consip dove non si trattano bruscolini…

 

CONSIP: APPALTI MILIARDARI TRA LE TANGENTI DI NAPOLI

Consip è la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana; è una società per azioni il cui unico azionista è il Ministero dell’economia e delle finanze del governo italiano ed opera nell’esclusivo interesse dello Stato. È prima centrale di committenza in Italia e tra le prime in Europa a ricevere la certificazione di qualità ISO 9001:2008 per i processi d’acquisto di beni e servizi. Nel 2017 ha fatturato 26.9 milioni di euro con 5,2 di utile. Ma soprattutto ha indetto gare e bandi pubblici per 13,5 miliardi di euro.

A Napoli è in corso un processo che vede imputato l’imprenditore Alfredo Romeo, accusato di corruzione per avere consegnato tra il 2014 e il 2016 circa 100mila euro all’ex dirigente Consip Marco Gasparri (che ha già patteggiato una pena ad 1 anno e 8 mesi), in cambio di favori. Un rapporto tra i due, secondo la procura di Roma, iniziato nel 2012, pochi giorni prima di Natale, con un primo “pagamento” di cinquemila euro. Successivamente ci sono state dazioni «in più occasioni», e poi un vero e proprio stipendio mensile, di importo variabile, dal 2014 al 2016. In cambio, Gasparri avrebbe «venduto la sua funzione» di pubblico ufficiale a Romeo che puntava ad aggiudicarsi anche alcuni lotti della maxi-gara europea FM4 da 2,7 miliardi, finita anch’essa sotto la lente dei pm di piazzale Clodio a Roma.

L’imprenditore Alfredo Romeo, arrestato per corruzione negli appalti Consip

Non solo. La Romeo Gestioni, la società riconducibile a Romeo, non ha rispettato quanto definito dal decreto 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Per questo il gip di Roma, Bernadette Nicotra, ha disposto per la «Spa» il rinvio a giudizio così come sollecitato dal pm Mario Palazzi, unificando il procedimento al precedente, iniziato il 29 maggio 2018 con rito immediato davanti alla prima sezione penale presieduta da Francesco Pellecchia, con una sequela di questioni preliminari che lo stanno protraendo da oltre un anno. L’accusa è rappresentata dai pm Celeste Carrano, Francesco Raffaele e Henry John Woodcock che avevano chiesto ed ottenuto l’ordinanza di custodia cautelare per Romeo, arrestato il 17 marzo 2018 e liberato il 16 agosto su ordine del Riesame di Roma. Nel processo, si sono costituiti parti civili il Comune di Napoli, Assoconsum e l’Associazione nazionale contro Illegalità e Mafie “Antonio Caponnetto” patrocinata dall’avvocato Gerardo Tommasone.

«In origine i magistrati campani si erano concentrati sull’appalto per il servizio di pulizie del Cardarelli. L’indagine era stata poi estesa ai presunti rapporti tra alcuni dirigenti della Romeo gestione e pubblici ufficiali e si era arrivati alla Consip – riporta l’associazione Caponnetto citando un articolo de Il Fatto Quotidiano – L’inchiesta si è poi evoluta tre diversi filoni di ipotesi corruttive, relativi ad appalti riconducibili all’ospedale, al Comune e alla Soprintendenza per i beni culturali di. Dagli accertamenti svolti dai magistrati napoletani era emerso un presunto sistema di tangenti in riferimento sia all’appalto nell’ospedale Cardarelli che per altri lavori pubblici a Napoli. Gli sviluppi più importanti dell’indagine erano arrivati dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali ed altre attività, come sequestri e perquisizioni (a Roma furono trovati in una discarica dei pizzini sui quali secondo l’accusa Romeo avrebbe annotato importo e destinatari delle mazzette) che hanno portato all’apertura del filone sugli appalti della Consip».

 

IL PROCURATORE DI ROMA NEL MIRINO DI PALAMARA E LOTTI

Il sostituto procuratore Luca Palamara, ex consigliere del Csm e presidente dell’Anm

Ciò ha comportato una trasmissione, per competenza territoriale, di buona parte degli atti, alla procura di Roma che il 12 gennaio scorso ha chiesto sei mesi di proroga delle indagini al gip Gaspare Sturzo per 12 indagati. Tale inchiesta si è poi frammentata in due tronconi in relazione alle richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione formulate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo.

Proprio Ielo è il magistrato al centro degli sfoghi e delle conversazioni scottanti dell’ex ministro Lotti intercettati grazie al trojan inoculato nel telefono cellulare del pm Luca Palamara dai Gico della Guardia di Finanza su disposizione della Procura di Perugia (competente sui reati di magistrati romani). Palamara, ex consigliere del Csm e presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, era finito sotto controllo per presunte regalie e 40mila euro che gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore gli avrebbero versato per sostenere in seno al Csm la nomina alla Procura di Gela di Giancarlo Longo, magistrato condannato per corruzione a Siracusa dove gli stessi Amara e Calofiore hanno patteggiato.

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In questa girandola di interessi illeciti Palamara è rimasto invischiato per gli incontri carbonari con Lotti, che si è dimesso dal Partito Democratico ma non dalla Camera dei Deputati, con l’ex magistrato Cosimo Maria Ferri, sottosegretario alla Giustizia nei Governi Pd di Letta, Renzi e Gentiloni ed ora deputato Dem, ed altri togati tra cui Luigi Spina, consigliere del Csm dimessosi dopo lo scandalo per tornare a fare il pm. Le intercettazioni in merito alle rivelazioni a Palamara sulle inchieste nei suoi riguardi hanno coinvolto anche il procuratore generale di Cassazione Riccardo Fuzio, membro di diritto del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha optato subito per la via del prepensionamento.

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Ma era stato lo stesso Fuzio, a marcare il segno di un limite valicato, nell’atto di incolpazione a carico di cinque togati del Csm (dimissionari o autosospesi), criticando il renziano Lotti ed affermando che «si è determinato l’oggettivo risultato che la volontà di un imputato abbia contribuito alla scelta del futuro dirigente dell’ufficio di procura deputato a sostenere l’accusa nei suoi confronti».

Lotti nasce ad Empoli il 20 giugno 1982 e diventa subito un enfant prodige della politica: a 22 anni è consigliere comunale della Margherita a Montelupo fiorentino. A 23 è già al seguito di Renzi presidente della Provincia di Firenze. A 24 diventa capo del suo staff. A 27 è capo di gabinetto di Renzi sindaco di Firenze. A 30 è deputato ed un anno dopo viene nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio da Renzi premier. Ciò probabilmente ingenera un senso di onnipotenza ed impunità nel rampollo del Giglio Magico renziano…

SCANDALO UNICEF SOTTO IL SEGNO DEI DEMOCRATICI ITALIA-USA

 

LA SPIATA DELL’EX MINISTRO SULLE CIMICI AL CONSIP

Al centro dei colloqui tra Lotti e Palamara, come vedremo più avanti in alcuni stralci delle intercettazioni, c’è infatti proprio il caso Consip in cui l’ex ministro e braccio destro del premier Renzi è sotto inchiesta per favoreggiamento in seguito alla testimonianza dell’amministratore delegato di Consip. Il 29 marzo 2018, come riportato dall’Ansa, «ci fu un confronto di due ore davanti ai pm romani dell’inchiesta Consip tra l’ex ad della società pubblica Marroni e l’allora ancora ministro dello Sport. Marroni ha confermato le accuse: “Fu Lotti a dirmi dell’inchiesta e delle cimici nel mio ufficio”. Opposta la tesi del parlamentare del Pd che, a quanto si è appreso, si è dichiarato “estraneo” alle accuse».

La sede del Consip in via Isonzo a Roma

Ma questa linea difensiva non bastò a Lotti nei confronti del quale fu richiesto il rinvio a giudizio dal pm Paolo Ielo. In relazione a tale capo d’imputazione la Procura di Roma attende la pronuncia del gup Clementina Forleo sul rinvio a giudizio di altre sei persone per il filone di indagine relativo a questa fuga di notizie. Oltre a Lotti pende il rischio di processo sul generale dell’Arma in Toscana, Emanuele Saltalamacchia, tutti e due accusati di favoreggiamento.

La richiesta di rinvio a giudizio, come riporta RaiNews, era stata sollecitata anche nei confronti dell’uomo d’affari Carlo Russo (per millantato credito), dell’ex comandante generale dei Carabinieri, Tullio Del Sette, del presidente dell’azienda fiorentina Publiacqua, Filippo Vannoni, vicino alla famiglia Renzi, dell’ex maggiore del Noe, Gian Paolo Scafarto, e del colonnello dell’Arma, Alessandro Sessa. «Del Sette, secondo le conclusioni del procuratore aggiunto Ielo e del pm Mario Palazzi, è accusato di favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio. Di favoreggiamento risponde anche Vannoni. Invece, Scafarto, da un anno circa assessore alla legalità e alla sicurezza a Castellammare di Stabia, rischia il processo per rivelazione del segreto d’ufficio, alcuni episodi di falso e depistaggio, quest’ultimo reato attribuito dalla procura anche a Sessa» specifica RaiNews.

 

ARCHIVIAZIONE RIGETTATA PER RENZI SENIOR E ALTRI 9 INDAGATI

Ma non è finita. Perché proprio lo scorso 25 luglio si è appreso che il gip Gaspare Sturzo ha rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dai pm per Tiziano Renzi, che risponde del reato di influenze illecite e sarebbe così uscito indenne dal procedimento, fissando l’udienza di Camera di Consiglio per il prossimo 14 ottobre per lui e per altri 9 indagati, tra i quali lo stesso Lotti e Saltalamacchia per un episodio di rivelazione del segreto d’ufficio, l’affarista Russo, turbativa d’asta, l’imprenditore Romeo ed il suo ‘consigliere’, l’ex parlamentare del Pdl, Italo Bocchino, entrambi per corruzione e turbativa d’asta, e solo per turbativa d’asta l’allora ad di Grandi Stazioni, Silvio Gizzi, l’ex ad di Consip Domenico Casalino e il dirigente Francesco Licci.

Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo

Nel documento di richiesta di archiviazione gli inquirenti scrivevano che le ricostruzioni del padre dell’ex premier rese in Procura a Roma quando venne interrogato erano “largamente inattendibili“. Anche perché le risposte erano state fornite nella veste di indagato, quindi con la facoltà di non dire la verità – rammenta Il Fatto Quotidiano – Il 3 marzo 2017 papà Renzi dichiarò di non aver “mai preso soldi”, che si trattava “di un evidente caso abuso di cognome”, di non aver mai incontrato Romeo, l’imprenditore napoletano finito nei guai a Napoli per corruzione, né di aver “avuto rapporti con lui”. Totalmente esclusi, in quell’audizione a verbale, i passaggi di denaro dall’imprenditore campano a Renzi senior che rispondeva però del solo traffico di influenze».

Mentre è l’Ansa a ricordare le relazioni confideniali tra Tiziano Renzi e l’altro indagato Russo: «Il padre dell’ex presidente del Consiglio, “interrogato, ha sì dichiarato di conoscere Russo da prima del 2012, di avere condiviso con lui sia esperienze lavorative che esperienze personali come viaggi a Medjugorie, sì di avere instaurato un rapporto tale da avere fatto il padrino di battesimo del figlio, ma esclude di avere “parlato mai con lui di Consip”, né di avere mai “spinto con lui su Consip”» riferisce l’agenzia di stampa ricordando però che per i pm “queste ultime affermazioni non appaiono credibili confrontate con quanto dichiarato dal testimone, ex ad di Consip, Luigi Marroni in modo dettagliato, con alcuni puntuali riscontri su luoghi e tempi degli incontri avvenuti con Renzi considerato che tale teste non aveva interesse ad affermare il falso, ricostruendo circostanze che, semmai, potevano metterlo in difficoltà”».

Marroni ha riferito che “in due occasioni, nel settembre 2015 e nella primavera 2016, Tiziano Renzi lo avrebbe pregato di ricevere Russo per ‘dargli una mano’. Si sarebbe trattato, secondo quanto riferito da Marroni, di una generica raccomandazione che non avrebbe avuto alcun esito”. Ecco perché nella richiesta di archiviazione la Procura concludeva che “nonostante tutti gli approfondimenti possibili, non è dato rinvenire alcun elemento – aldilà si ribadisce di un giudizio di inattendibilità di quanto dichiarato da Renzi – che consenta di ritenere che la raccomandazione spesa in favore di Russo fosse conseguenza di un accordo con lo stesso, al fine di esercitare indebite pressioni su Marroni per alterare le gare d’appalto indette da Consip”. Ora però il Gip del Tribunale di Roma vuole vederci chiaro sui comportamenti del padre del premier e sulle sue dichiarazioni.

 

LE RELAZIONI PERICOLOSE DI LOTTI E TIZIANO RENZI

Non è la prima volta che il padre dell’ex premier si trova nella disagevole condizione di vedersi rigettata una richiesta di archiviazione: era già capitato a Genova quando il Gup del Tribunale aveva respinto il suo proscioglimento dall’accusa di bancarotta fraudolenta per la cessione ed il fallimento della Chil srl, l’azienda di famiglia dei Renzi da cui era stata scorporata la parte di attività sana della Eventi6 srl, poi coinvolta in altri fallimenti di cooperative fornitrici per i quali Renzi senior è oggi indagato insieme alla moglie Cristina Bovoli quali presunti amministratori di fatto.

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Non è la prima volta che i nomi di Tiziano Renzi e Luca Lotti si trovano menzionati, ma non indagati va rimarcato, in un procedimento penale assai scabroso. Era già accaduto in relazione all’inchiesta per corruzione in atti giudiziari che portò in carcere il giudice romano Antonio Savasta che, secondo l’accusa, quando era pm a Trani, aveva ricevuto parecchio denaro dal Re degli Outlet Luigi Dagostino per aggiustare alcuni processi. Lotti era stato interrogato in quanto sospettato di aver incontrato, su sollecitazione di Dagostino, il magistrato Savasta ambizioso di ottenere una promozione a Roma che poi effettivamente ricevette.

IL GIUDICE ARRESTATO PER L’AFFARISTA DEI RENZI

Tiziano Renzi, invece, risultava già legato a doppio filo con l’imprenditore degli Outlet: è infatti sotto processo a Firenze con la moglie per una maxi fattura ritenuta fasulla dalla Procura del capoluogo fiorentino. La stessa Procura che ottenne l’arresto dei due genitori dell’ex premier per il caso della bancarotta fraudolenta ed è guidata dal procuratore generale Giuseppe Creazzo, candidato alla Procura di Roma nel posto lasciato vacante dal pensionamento del procuratore Giuseppe Pignatone. Il pm Palamara, amicone di Lotti, avrebbe studiato le strategie per ostacolare la nomina di Creazzo discutendone addirittura il procuratore generale Fuzio nelle imbarazzanti intercettazioni che lo hanno indotto al prepensionamento.

TOGHE SPORCHE: IL PROCURATORE LASCIA, MATTARELLA LO ELOGIA

INTERCETTAZIONI SU CONSIP ED IL PM DA AFFOSSARE

Risale al 14 giugno scorso l’articolo con cui il settimanale L’Espresso riporta le registrazioni delle conversazioni scottanti tra il pm Palamara e l’ex ministro Lotti che, il 9 maggio, parla con Palamara di come «spingere» un dossier contro Paolo Ielo. Cioè il magistrato che lo ha rinviato a giudizio per favoreggiamento nel caso Consip. Ecco alcuni stralci ripresi dal testo pubblicato sul sito dell’Associazione Caponnetto

Lotti: «Va fatta». Palamara: «È quello che dico…» Lotti: «La roba che c’è in Prima (commissione del Csm, ndr), Luca…su Roma…è pesante. Sia il Quirinale, sia David (Ermini, ndr), lo vogliono affossare (l’ex ministro parla dell’esposto di Stefano Fava contro Ielo e Pignatone, in cui si ipotizza un conflitto d’interessi per le attività professionali di due fratelli dei magistrati, ndr). Palamara: «Certo. Ma è chiaro oh…».

Gli avvocati ed ex deputati del Partito Democratico David Ermini, eletto vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, e Sergio Mattarella, presidente del Csm di diritto in qualità di Presidente della Repubblica

Sia il Quirinale, con una nota, ufficiale, che il vicepresidente del Csm Ermini, hanno preso le distanze da quasiasi coinvolgimento in questo “dossieraggio” contro il procuratore “nemico” in quanto titolare dell’inchiesta Consip. Va però ricordato che quando Ermini era responsabile del dipartimento giustizia del Partito Democratico aveva ribadito in varie prese di posizione (ad esempio in tv a LA7) la totale fiducia in Lotti, prima di “scaricarlo”, nel giugno scorso, solo dopo che le gravissime intercettazioni divennero di dominio pubblico.

Ma ecco altre frasi inequivocabili del dialogo tra l’ex ministro Pd ed il magistrato ora sospeso dalle funzioni. Lotti: «A noi la decisione Luca…che si fa? Si spinge? Una volta che si è fatto anche gli Aggiunti…». Palamara: «Te lo spiego subito…». Lotti: «Eh però non si può mollare anche lì…perché è anche quello…Io non è che ce l’ho…non è che ce l’ho a morte perché…Però questa roba, nulla, nulla, nulla mi toglie dalla testa che è stato uno scambio sulla nostra pelle Luca». Palamara: «Sulla nostra pelle, io sono certo». Lotti: «La mia soprattutto…cioè la nostra, intesa come…».

Palamara: «Luca, ma devi capì che so entrato in mezzo pure io…perchè quello che cazzo m’hanno combinato a Perugia ancora nemmeno se sa e non è chiaro….». Lotti: «La vera storia è che…che Ielo ha detto a Pignatone…tu lasciami stare su questa roba, io te mando avanti Consip». Palamara: «Bravo» Lotti: «Questo è vero Luca…E che cazzo, ti pare poco?».

Palamara: «Tu sai…stamme a sentì…ma tu la bastonata…tu giustamente dici, a te t’hanno ammazzato sulla vicenda Consip… A me sai benissimo quello che ho sofferto con questa cosa… (l’inchiesta per corruzione che Ielo ha mandato a Perugia ndr)… Nel mio m’hanno ammazzato… non so come ho fatto a rimanè in piedi… quindi la fortuna che cosa ha voluto? Ha voluto che uscisse fuori Stefano (Fava, che farà l’esposto contro Ielo sui presunti conflitti d’interesse del fratello Domenico ndr)…». Lotti: «Si si, con la sua pazzia…»

L’ex ministro Luca Lotti ad un evento a Valdarno “scortato” dall’onorevole David Ermini

Palamara: «Però lui è un matto che ti dice… io ho capito… che cioè tu hai fatto… puoi aver fatto na… ma questi stanno a’ fa peggio… allora a sto punto io li ammazzo… perché siccome non mi frega un cazzo di nessuno, vado fino in fondo…». I due parlano poi di come gestire il caso Consip e indagati-testi come l’ex maggiore del Noe Gian Paolo Scafarto che, secodo la magistratura, avrebbe falsificato un rapporto di servizio e dpistato le indagini nel tentativo di arrivare ad incolpare i Renzi.

Palamara: «Supponiamo che (in procura a Roma, ndr) c’è Viola e c’è Luca Palamara…crediamo a Scafarto o non gli crediamo? Se io vado a fare l’aggiunto (la posizione a cui il pm indagato aspira, ndr) questo gli dico al mio procuratore Viola che si consulta con me: “Gli vogliamo credere? Rompiamogli il culo. Non gli vogliamo credere? Si chiude, e fine”». Lotti, sembra sperare che Viola prenda presto il posto di Pignatone e l’amico Palamara quello di Ielo, ribadisce: «Certo… Se il rapporto tra voi… vorrà farlo, lo farà».

Le intercettazioni dei Gico della Guardia di Finanza scattate per l’inchiesta di Perugia hanno fatto crollare il castello di congetture sulle nomine. Lotti s’era autosospeso dal Partito Democratico ma non dalla Camera dei Deputati. S’era anche detto innocente e, in una lettera al segretario del partito Nicola Zingaretti, ha contrattaccato parlando di «festival dell’ipocrisia», di «legittima amarezza» e «di moralisti senza morale. Io non ho nulla da nascondere».

Ma ora Lotti, come Renzi Senior, si trova a rispondere di un altro reato a suo carico per un’archiviazione che pareva cosa già fatta ed era stata avanzata da quello stesso pm Ielo che ad ottobre sarà in aula di fronte all’ex ministro a sostenere l’accusa. Come si suol dire: chi la fa l’aspetti. Chissà quanto dovrà aspettare il Popolo Italiano nel nome del quale le toghe esercitano autorità e giustizia perché affiorino tutti gli intrecci di un Giglio Magico, ormai appassito per non dire marcio.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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FONTI

TOGHE SPORCHE ALLA CORTE PD: I CORROTTI LIBERI, LA “SPIA” TORNA A FARE IL PM

CICLONE GIUDIZIARIO SUI PARENTI DI RENZI: FONDI UNICEF NEI CONTI ALLE SEYCHELLES

ARRESTATI I GENITORI DI MATTEO RENZI – I DOSSIER

MAFIE E INGIUSTIZIE

TOGA ROSSA LA’ TRIONFERÀ…

MASSONERIA – COSPIRAZIONI

“MAFIA-APPALTI-POTERI OCCULTI: FALCONE E BORSELLINO UCCISI PER L’INFORMATIVA CARONTE”

ASS. CAPONNETTO: INTERCETTAZIONI LOTTI PALAMARA

ANSA – LE CIMICI RIVELATE DA LOTTI

RAI NEWS – RIGETTATA ARCHIVIAZIONE PER RENZI E LOTTI

IL FATTO QUOTIDIANO – CONSIP NO ARCHIVIAZIONE

ANSA – LE DICHIARAZIONI CHE ACCUSANO TIZIANO RENZI

 

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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