I BAMBINI MARTIRI IN SIRIA. Cristiani tra due fuochi. Rojava senz’acqua. Autobomba Isis

I BAMBINI MARTIRI IN SIRIA. Cristiani tra due fuochi. Rojava senz’acqua. Autobomba Isis
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Migliaia di assiri in fuga dal Rojava
per la guerra dei Turchi contro i Curdi
Il criminale islamico Erdogan come Stalin
bombarda anche le dighe sull’Eufrate:
senz’acqua potabile milioni di siriani
Folle missione Nato con soldati italiani
in difesa dei confini della Turchia

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio 

ENGLISH VERSION HERE

Sara aveva solo 10 anni. Sara era insieme alla sua famiglia nella città ad alta densità cristiana di Qamishli, in quella frangia di terra del Nord Est della Siria chiamata Rojava dal 2012. Così denominata da quando è controllata dalle milizie SDF, comandate dai curdi dell’YPG, dopo lo scoppio della guerra civile contro Bashar Al Assad per il regime-change finanziato dagli Usa (pianificato dalla Cia già contro suo padre fin dal 1983), e sostenuto da altri paesi Nato, in primis Francia e Gran Bretagna.

CIA TOP SECRET FILE: la guerra USA in Siria pianificata fin dal 1983

Sara era con i suoi genitori, probabilmente aveva tanta paura ma si sentiva un po’ protetta da loro. Forse stava pregando dopo che in tutto il centro abitato avevano cominciato a sentirsi forti esplosioni, a vedersi alte nuvole di fumo che confermavano l’inizio dell’operazione “Peace Spring”, ovvero Fonte di Pace, avviata mercoledì 9 ottobre dal presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, prima con i raid di bombardamento dei jet cacciabombardieri e poi con le bocche di fuoco di carriarmati e artiglieria terrestre.

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IL BOMBARDAMENTO DELLA CITTA’ CRISTIANA

Una raffica di 15 razzi ha colpito Qamishli, importante insediamento urbano di circa 80mila abitanti in gran parte cristiani dove ha sede anche un simbolo curdo: l’University of Rojava. Sara, mercoledì 9 ottobre 2019, è stata ferita in modo gravissimo ad una gamba che ha dovuto essere amputata. Dopo alcune ore di agonia, è fallito il tentativo dei medici di salvarla: è morta!

La piccola Sara di soli 10 anni morta in Rojava per i razzi dell’esercito di Erdogan sulla città cristiana di Qamishli

E’ morta in uno degli ospedali visitati dal vescovo ortodosso della Fondazione Cristiana Irachena che ha cercato di portare conforto ai feriti ed ai familiari delle vittime. Non esistono bilanci certi del massacro ma sommando le molteplici fonti i civili morti sarebbero già una ventina ed un centinaio i feriti. Centomila gli sfollati dal Nord Est della Siria, in maggioranza curdi ma anche decine di migliaia assiri cristiani.

Il suo corpicino di Sara non ha retto. Le sue braccia spalancate della foto postata su Twitter rievocano il sacrificio in croce di Gesù Cristo, Il Messia del Dio di Abramo in cui papà e mamma, devoti alla Chiesa assira d’Oriente, le avevano insegnato a credere. E’ lei la prima martire cristiana di una strage impietosa, feroce e malvagia proprio perché a lungo meditata dallo Stalin del Terzo Millennio.

L’altro bambino ucciso dai razzi turchi a Qashmil

Ci piacerebbe che anche i media del mainstream, tanto prodighi di foto di bimbi migranti sofferenti, onorassero questa fanciulla come martire di una guerra turpe ed assurda in cui un tiranno assassino intende ripetere in larga scala l’esperimento di Afrin, dove torture, stupri ed assassini anche di bambini sono la truce quotidianità ignorata da oltre un anno dagli alleati Nato della Turchia. Ad onore del vero, è stato un altro bimbo della comunità assira a morire per primo, rimanendo purtroppo nell’anonimato anche sui social…

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ERDOGAN STERMINATORE COME STALIN

In precedenti reportage avevo paragonato il premier israeliano Benjamin Nethanyahu ad Adolf Hitler per la sua furia iraconda nel perseguitare “peventivamente” gli Sciiti siriani, libanesi ed iraniani in ossequio al consenso dei suoi amici Sunniti Waabiti dell’Arabia Saudita. Proprio perché indemoniato e folle il sionista Bibi non si è mai curato troppo della diplomazia, potendosi avvalere per ogni necessità dell’intelligence più assassina del mondo, il Mossad israeliano.

NETANYAHU EMULA HITLER NELLA GUERRA RELIGIOSA ALLA SIRIA

Ciò gli ha fatto perdere consensi e credibilità all’estero ed in patria dove è stato sconfitto alle recenti elezioni (ottenendo un mandato per costruire un’allenza di governo ben difficile da adempiere). Erdogan ricorda invece la subdola malizia diplomatica di Josif Stalin, il tremendo segretario dell’Unione Sovietica, che dopo essersi accordato con la Germania del Reich col patto Molotov-Ribbentrop per non combattersi e dividersi la Polonia appoggiò gli alleati anglo-americani e con essi andò a spartirsi i territori polacchi devastati da due sanguinarie occupazione: quella Nazista e quella Comunista, come sempre ricordò Karol Wojtyla, il minatore divenuto prima Papa e poi Santo Giovanni Paolo II. Ma poiché Stalin fu consacrato anch’egli vincitore alla Conferenza di Jalta nessuno si curò più dei suoi spietati crimini e delle sue purghe che seppe nascondere in Siberia molto meglio di quanto Hitler fece nei campi di concentramento.

Il presidente turco Recep Erdogan che finanzia ed arma i terroristi jihadisti di Al Nusra-Al Qaeda in Siria

Grazie a questa malvagia astuzia politica oggi il Nazismo è maledetto dal mondo intero mentre ancora qualcuno indugia a teorizzare e scrivere che nel Comunismo ci fu e c’è qualcosa di buono, dimenticandosi che tale termine fu coniato ad arte dai massoni di Londra per sterminare l’aristocrazia europea (Asburgo e Romanov) ed instaurare la plutocrazia. Scordandosi che ancora oggi in ossequio al Comunismo ci sono due regimi (Cina e Corea del Nord) che torturano e giustiziano i loro popoli.

L’OLOCAUSTO DEI MASSONI COMUNISTI

Erdogan è molto simile Stalin perché fonda la sua forza in un credo politico radicalizzato su una fede religiosa. Se lo Stalinismo si fondava sull’Ateismo, a tutti gli effetti una sorta di agnostica religione, I Fratelli Musulmani, grazie ai quali il presidente della Turchia può permettersi di incutere terrore al mondo, costituiscono una delle più importanti organizzazioni islamiste internazionali con un approccio di tipo politico all’Islam. Furono fondati nel 1928 da al-Ḥasan al-Bannāʾ a Isma’iliyya, poco più d’un decennio dopo il collasso dell’Impero Ottomano.

A ciò va aggiunto il fatto che i Fratelli Musulmani sono di confessione Sunnita fondamentalista ed hanno uno storico motto aluanto esplicito: “Dio è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihād è la nostra via. Morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza”.

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SCUDO NATO ITALIANO PER LA TURCHIA

Ma Erdogan non è teocrate e nemmeno vuole esserlo. E’ un politico capace di far azzuffare gli Usa e la Russia mentre valuta se acquistare i sistemi missilistici di difesa anti-aerea Patriot o S-400. E’ soprattutto un abile stratega militare capace di costruire patti segreti all’interno della Nato in modo da rendere impossibile un’eventuale azione del Patto Atlantico nei suoi confronti. Basti pensare che in questo momento persino la neutrale Italia è impegnata in una missione sul confine rovente.

«Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha convocato l’ambasciatore turco alla Farnesina perché condanna e considera inaccettabile l’iniziativa militare della Turchia in Siria che avrebbe già fatto una decina di morti, metà dei quali civili, e provocato la fuga di decine di migliaia di persone – svela un interessante articolo de L’Inkiesta – C’è un però, un piccolo ma significativo dettaglio che rende grottesca la posizione italiana. Il piccolo dettaglio si chiama Operazione Active Fence. In questo momento, l’Italia schiera un contingente di centotrenta uomini, una batteria di missili terra aria Aster SAMP/T e alcuni veicoli logistici proprio al confine tra la Turchia e la Siria, ma attenzione: a difesa dello spazio aereo turco, cioè a protezione di chi sta sistematicamente uccidendo i curdi». Fino a dicembre saranno italiani e spagnoli a gestire Active Fence in questo terribile monento

ANKARA VUOLE RUBARE UNO “STATO” CON L’AIUTO DEI JIHADISTI

Nel precedente reportage sull’aggressione della Turchia al Rojava controllato dall’esercito SDF (o QSD in arabo) abbiamo spiegato lo scopo che va ben oltre alla creazione di una immensa “safe-zone” di 30 km di profondità dal confine turco e lunga 460 km, dalle cittadine di Afrin e Kobane, già controllate dall’esercito di Ankara attraverso l’operazione Olive Branch, raoscello d’ulivo, e Euphrate Shield.

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Si tratta di due operazioni  militari del 2018 affidate a degli insoliti contractors: i jihadisti di vari gruppi terroristici islamici tra cui il più famoso è Ahrar al-Sharqiya. In questa organizzazione terroristica di matrice qaedista, secondo molteplici prove rivelate dai curdi del Rojava Information e citate nell’articolo, hanno assunto il ruolo di comandanti alcuni leader dell’Isis provenienti dal Govrnorato di Deir Ezzor, la provincia della valle dell’Eufrate ricca di petrolio che è probabilmente la “terra promessa” nei miraggi dei Fratelli Musulmani turchi. A costoro, però, come obiettivo primario pare sufficiente rubarsi 13.800 km di territorio siriano: un’area più grande della superficie di nazioni quali Qatar, Libano, Palestina, Cipro e Lussemburgo.

La mappa dell’attacco in Siria disegnata dal sito specializzato di geopolitica e zone di guerra INSIDE OVER – clicca per leggere i reportages

Per farlo Erdogan deve spazzare via gli atavici nemici turchi e, da radicale islamista, non si pone certo problemi a sterminare i devoti alla Chiesa Cristiana d’Oriente.

 

L’ESODO DEI CRISTIANI PERSEGUITATI ANCHE DAI CURDI

«Qui ognuno ha i propri interessi e i cristiani ne pagano le conseguenze. Ho invitato i curdi a desistere dai loro piani di creare una regione autonoma, cui non hanno alcun diritto. Ora il conflitto è divenuto ancor più grave di prima e temo che saranno in tanti ad emigrare. Dall’inizio della guerra in Siria il 25 per cento dei cattolici di Qamishli ed il 50 per cento dei fedeli di Hassaké hanno lasciato il Paese assieme al 50 per cento degli ortodossi. Temo un simile esodo se non maggiore. L’Europa dovrebbe fare mea culpa».

Queste frasi sono di monsignor Jacques Behnam Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, che da anni ripete che «i curdi vogliono sradicare la presenza cristiana da questa regione della Siria». Le ha dichiarate alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) come riporta un articolo di Tempi in cui si rammenta che l’anno scorso i curdi hanno chiuso quattro scuole cristiane nel Nord-est del paese perché si erano rifiutate di adottare i provvedimenti di politica dell’educazione emanati dal governo locale, che prevede testi ispirati al nazionalismo curdo.

Il vescovo ortodosso della Fondazione Cristiana Irachena in visita negli ospedali del Rojava

«I cristiani in Siria sono spaventati, non sanno dove andare o dove nascondersi. I turchi hanno attaccato i loro quartieri di Qamishli, ma lo hanno fatto per rispondere al fuoco curdo, che sta usando i cristiani per combattere una guerra mediatica» afferma invece Afram Yakoub, 39 anni, direttore generale della Confederazione assira che vive in Svezia daglli anni Novanta ma è originario di Qamishli, dove vivono ancora molti suoi parenti.

L’espatriato Afram probabilmente non ricorda che se nel 2012 non ci fossero stati i Curdi a guidare le Syrian Democratic Forces grazie alla loro esperienza militare nelll’organizzazione YPG, alleata ai movimenti di identica etnia del Kurdistan (PKK turco ed UPK iracheno) e sostenuta dai combattenti Peshmerga, l’esercito jihadista dell’Isis di Al Baghdadi, avrebbe sterminato da tempo tutti i Cristiani, gli Sciiti e i Curdi del Rojava.

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EUFRATE: BOMBE SULLE DIGHE, MILIONI DI SIRIANI SENZ’ACQUA

Inoltre, come riportato già nel precedente articolo grazie alle dettagliate informazione di Syrian Arab New Agency, il media finanziato dal Governo di Damasco, l’attacco turco con raid aerei, invasione di colonne di blindati e carriarmati, e bombardamenti terrestri ha preso di mira 26 postazioni SDF ma anche la linea elettrica della stazione idrica della diga di Alouk che alimenta la città capoluogo Hasaka (188mila abitanti) e la centrale della diga di al-Mansour che garantisce l’acqua potabile ad altri 2 milioni di siriani sunniti, assiri e curdi. Risulta pertanto una polemica faziosa quella sulle rappreseglie turche dato che se civili e bambini non saranno uccisi dalle bombe potrebbero morire di sete nel giro di pochi giorni…

«La diga di Alouk che fornisce acqua a 1,5 milioni di persone è stata colpita dal bombardamento turco e ora è ampiamente danneggiata. Le persone di Hasakah, Til Temir, Til Baydar e Shadadi non saranno in grado di accedere presto all’acqua potabile» ha scritto su Twitter Mustafa Bali, portavoce delle Syrian Democratic Forces. Ma l’emergenza c’è anche nel Governorato di Raqqa come conferma pure l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani: «il SOHR ha ricevuto informazioni sul fatto che la diga di al-Mansour nella zona di Malkiyyeh è andata fuori servizio, dopo essere stata presa di mira dalle forze turche».

La diga di Al-Hurriya nella città di Tabqa, a 20 km a ovest del capoluogo Raqqa

La diga di Al-Hurriya è stata fondata nel 1986, nella città di Tabqa, a 20 km a ovest del capoluogo Raqqa, vicino alla città di Mansoura, con l’obiettivo di regolare il flusso del fiume Eufrate per la generazione di energia elettrica ed un allevamento ittico. Durante gli anni della guerra subì ingenti danni a causa dei combattimenti ed era quasi completamente fuori servizio a causa dei tunnel scavati da Daesh nelle sue vicinanze. Le strutture erano state infatti anche inondate dall’acqua.

Dopo che SDF ha liberato la regione dall’Isis e ha formato consigli e istituzioni civili è iniziato il suo recupero. Nel luglio scorso si sono conclusi i primi lavori di manutenzione mettendo in funzione un primo gruppo di trasformazione dell’elettricità prodotta dalla diga sulla rete locale. La diga sta generando 50 MW / s perché ogni turbina con capacità della diga è di 25 MW / h. Si sa che ora la centrale idroelettrica non è più in funzione tanto da creare un’emergenza luce ed acqua potabile per 2milioni di persone nel Governorato di Raqqa ed aree vicine.

 

GIA’ 11 VILLAGGI CONQUISTATI DAI TURCHI

I soldati di Ankara, dotati di mezzi militari molto più potenti di quelli dei Curdi, avanzano di nuovo a est di Eufrate ed aumentano a 11, il numero di villaggi che hanno preso nelle aree di Tal Abyad e Ras al-Ayn dalla mattina, e civili muoiono per i cecchini dell’esercito turco a Darbasiyah.

«L’esercito turco sta effettuando un intenso attacco di artiglieria su Kobanî da Eufrate a Tel Abyad. Una nuova ondata di crisi umanitaria è in atto a meno che non venga fermata» ha twittato Mustafa Bali, portavoce dell’SDF che fu il primo ad annunciare la conquista di Bagouz, ultima roccaforte dell’Isis, ad eccezione di Idlib dove prevalgono gruppi jihadisti vicini ad Al Qaeda (come Fronte Al Nusra) nei quali si sono infiltrati i capi fuggiaschi del Daesh.

Un’eloquente mappa dei giacimenti di petrolio del Rojava controllati da americani e curdi

Dove il Califfo Nero di Mosul ha fallito, per la resistenza dell’SDF sostenuto dagli Usa interessati al petrolio dei giacimenti di El Isba ed Al Jafra (dove lo rubano con la complicità di terroristi), ora Erdogan, l’erede degli Ottomani sconfitti a Vienna in quel fatidico 11 settembre 1683 che ispirò la vendetta dell’attentato alle Twin Towers di New York nel 2001, vuole riuscire nell’impresa forte del peso internazionale della Turchia, paese Nato dal 1952, e partner commerciale di Israele e della Russia, soprattutto per le forniture militari.

SIRIA: TERRORISTI RECLUTATI DAGLI USA PER CONTRABBANDO DI PETROLIO

Le reazioni, mondiali, però, si stanno facendo sempre più decise. Per prima è intervenuta la Norvegia ad annunciare l’interruzione di ogni commercio di armi con la Turchia. Lo stesso ha fatto l’Olanda. Ma, mentre i bambini muoiono Usa e Ue annunciano di valutare sanzioni. La Commissaria Ue per gli Affari Esteri Federica Morgherini è intervenuta davanti al Parlamento Europeo invitando la Turchia a interrompere l’azione unilaterale. In tutta risposta Erdogan, reduce di un incontro diplomatico già fissato con Il Segretario Nato Jens Stoltenberg ovviamente inconcludente perchè non può lanciare intimdazioni all’esercito più potente dell’Alleanza Atlantica, ha replicato in un discorso pubblico di essere pronto a riversare 3 milioni di rifugiati da lui accolti nell’Unione Europea.

Una deputata americana ha invece guidato la protesta e la richiesta di un immediato intervento di Washington che, dopo aver ritirato le truppe dalle zone siriane del Nord Est confinanti con la Turchia, ha di fatto lasciato libera azione ai killer di Erdogan.

 

LE REAZIONI NEGLI USA E LA MINACCIA ISIS

Liz Cheney del Wyoming, presidente della Conferenza GOP della Camera, alla guida di un gruppo di 29 deputati repubblicani ha annunciato l’imposizione di nuove sanzioni ad Ankara. «Il presidente Erdogan e il suo regime devono affrontare gravi conseguenze per aver attaccato senza pietà i nostri alleati curdi nella Siria settentrionale, che hanno subito migliaia di vittime nella lotta contro l’ISIS e ci hanno aiutato a proteggere la patria – ha affermato Cheney in un comunicato – Se la Turchia vuole essere trattato come un alleato, deve iniziare a comportarsi come tale». Lo rIporta Russia Today segnalando anche una reazione rabbiosa bipartisan a Washington.

SIRIA: ERDOGAN ATTACCA IL ROJAVA PER DARLO AI JIHADISTI. Allarme prigionieri ISIS nel dossier Usa

Il presidente Usa Donald Trump ha confermato che saranno varate sanzioni contro la Turchia, ma non immediatamente. Una decisione che, sommata a quella del ritiro dei Marines dal confine nord-orientale della Siria, sembra suonare come la decisione di Pilato di lavarsi le mani dal sangue innocente.

Intanto il ministro degli Esteri svedese Ann Linde ha sostenuto oggi la necessità di un embargo sulle forniture di armi contro la Turchia da parte dell’Unione Europea. Ma nel Rojava è cominciato l’esodo dei cristiani e dei curdi. Un’emergenza sfollati che si aggiunge alla pericolosità di Camp Al Hol, il centro profughi con 70mila persone tra cui moli familiari dell’Isis, ed alla minaccia di Erdogan di spedire in Europa i migranti, ospitati in Turchia in virtù dei lucrosi accordi stipulati da Ankara con Bruxelles.

Nella giornata un’autobomba è esplosa sempre nella città di Qamishli, come riportano fonti curde riferendo che l’Isis ha rivendicato l’attentato. Secondo l’agenzia siriana Sana ci sono state gravi conseguenze: «Alcuni civili sono stati martirizzati e altri sono rimasti feriti venerdì a causa di un’esplosione di un’autobomba nella parte occidentale della città di Qamishli. Il reporter di SANA ha dichiarato che un furgone è esploso venerdì pomeriggio in Munir Habib Street vicino al ristorante al-Omari a Qamishli, martirizzando un numero di civili, ferendo altri e causando danni considerevoli alle proprietà».

BOMBE TURCHE SUL CAMPO DI PRIGIONIA, 859 TERRORISTI ISIS IN FUGA: TRA I PROFUGHI

I jihadisti della bandiera nera hanno approfittato dell’invasione turca per sferrare i primi attacchi militari come se fossero ben sincronizzati con Ankara, come sostiene il Royava Information Center che li ritiene coordinati dal MIT, il servizio segreto di Erdogan.

Ed è proprio l’Isis la preoccupazione più grande dell’intelligence internazionale. Non solo per la sua recrudescenza nell’area ma per il rischio che i terroristi islamici si confondano con i profughi per raggiungere in massa l’Europa. Ma di questa emergenza parleremo nel prossimo reportage: con i nomi ed i volti dei più feroci Foreign Fighters che potrebbero scappare o aver già lasciato le prigioni curde.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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