MEDICI CONTRO TERRORISTI PANDEMISTI – 2. “Paura più virulenta del COVID-19: ora meno letale. Lockdown sarebbe fatale all’Italia”

MEDICI CONTRO TERRORISTI PANDEMISTI – 2. “Paura più virulenta del COVID-19: ora meno letale. Lockdown sarebbe fatale all’Italia”
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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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«La letalità del SARS-Cov-2 oscilla tra lo 0,3 e lo 0,6 % mentre per la SARS (2003 – ndr) era del 10 % e della MERS del 36 %, due Coronavirus che si sono estinti nel giro di un anno. Questo ci dovrebbe un po’ rasserenare invece questa “Infodemia”, cioè questa informazione che è diventata pandemica, questa paura del contagio, paura della morte: questa sì è divenuta virulenta e contagiosa. Si è perso il buonsenso, la ragionevolezza, la capacità critica di valutare i dati per quello che sono. Siamo nell’autunnno della ragione».

In oltre un’ora di intervista su TV7 un luminare mondiale della virologia ha scardinato le fondamenta logiche dei politici e medici terroristi della pandemia, di quei promotori del coprifuoco attuato in varie regioni d’Italia e già evocatori di un lockdown nazionale immediato, come il governatore della Campania Vincenzo De Luca.

E’ il professor Giorgio Palù, docente emerito dell’Università di Padova e poi direttore del Dipartimento di Medicina Molecolare dello stesso ateneo dal 2012, professore aggiunto al Department of Neurosciences, Temple University Medical School di Philadelphia (dal 2007) che non usa giri di parole per sostenere che quanto già detto da altri suoi illustri colleghi: contro il Covid-19 le cure ora ci sono. Mentre «l’Italia non può permettersi altri lockdown generalizzati» secondo l’esperto scienziato che è stato anche fondatore della Società Italiana di Virologia e per 7 anni presidente di quella Europea.

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Si è guadagnato varie citazioni sui cosiddetti organi di contro-informazione anche per aver rilanciato la teoria, fortemente documentata da Gospa News, del SARS-Cov-2 creato in laboratorio, come sostenuto anche dall’ex direttore del controspionaggio britannico MI6 Rchard Dearlove e da autorevoli scienziati tra cui il vincitore del Premio Nobel per la Medicina, Luc Montagnier.

«Ci sono al momento due ipotesi sulla genesi del virus: la prima che derivi dal laboratorio BL-4 di Wuhan dove venivano effettuati esperimenti sul coronavirus del pipistrello, l’altra è che sia naturale. Se il virus fosse naturale, ci dovrebbe essere un ospite intermedio che non abbiamo ancora trovato – ha infatti dichiarato Palù come riportato dal Gazzettino – L’ipotesi del laboratorio è al vaglio di un consorzio di virologi internazionali che sta valutando tutte le sequenze depositate di coronavirus animali e umane. Va detto che il virus umano ha alcune sequenze genomiche che non si trovano nel virus del pipistrello né in quello del pangolino».

L’INCUBO DEL LOCKDOWN NAZIONALE

Purtroppo sui media di mainstream è diventato popolare nei giorni scorsi solo per una polemica innescata contro un altro docente padovano, Andrea Crisanti, indicato come un microbiologo-entomologo che «non ha mai pubblicato un lavoro di virologia. Si tratta di un esperto di zanzare – ha commentato Palù – Però quando una persona fa queste predizioni da pseudovirologi sul lockdown mi chiedo a che titolo e su che base».

Alcuni media, come Open di Enrico Mentana, in qualche modo hanno preso le difese del professor Crisanti, il primo scienziato a rievocare la serrata nazionale dopo la recente impennata dei contagi (molto più elevata rispetto a ricoverati e morti come dimostrato nel precedente reportage). Si sono però scordati che nel mese di agosto lo stesso Crisanti aveva contestato il lockdown totale imposto dal premier Conte ricordando che dai verbali del Comitato tecnico-scientifico (purtroppo ancora secretati) fosse emerso come gli scienziati avessero chiesto la sola chiusura delle zone più a rischio. E’ pertanto evidente una contraddittoria visione nelle strategie sociali per il controllo dei contagi…

L’articolo di Blasting News che cita l’intervista contro il lockdown di Conte

Più ponderata e articolata la posizione del professor Palù: «La politica ha avuto i suoi meriti quando ha imposto il lockdown in una situazione di criticità poi si è preoccupata di imporre lo stato di emergenza che non è previsto neanche dalla Costituzione Repubblicana. E’ una procedura amministrativa che fa riferimento a una legge a cui accolla tutta una serie di decisioni bypassando il Parlamento. Questo è lo stato di emergenza che adesso al 31 gennaio».

«C’è uno stato di emergenza che riguarda la politica che è un approccio autoconservativo, poi c’è lo stato di emergenza che riguarda la cittadinanza. Io credo che se non prendiamo atto della situazione soprattutto quella economica il vero impatto che subiremo sarà l’indigenza, la fame, la perdita del posto di lavoro, i danni psicologici. Chi andrà in emergenza saremo noi cittadini, non i governanti. La politica poteva fare di più per sveltire la burocrazia» ha detto riferendosi ovviamente all’ambito sanitario e ospedaliero in riferimento all’organizzazione logistica e alle dotazioni strutturali (posti letto) e materiali (mascherine, ventilatori, medicinali ecc).

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«Saremo costretti lockdown ristretti nello spazio-tempo ma un lockdown generalizzato questo paese non se lo può permettere: avevamo una previsione di – 17 % del PIL e adesso abbiamo un 10 % certificato. Va fatta una valutazione costo-beneficio: posso permettermi di bloccare il paese per questa malattia che ha questa letalità?» è una delle considerazioni espresse dal luminare mondiale della virologia nella sua lunga intervista televisiva di cui riporteremo gli stralci essenziali

 

IL VIRUS NON SI COMBATTE COI TAMPONI MOLECOLARI

Poiché in Italia continuano a salire i contagi (19.143 nelle ultime 24 ore individuati con 182.032 tamponi, record dall’inizio della pandemia) abbiamo anche contattato direttamente l’esperto per sapere se aveva rettifiche da fare rispetto a quanto già dichiarato a TV7: «Assolutamente no. La curva esponenziale sta aumentando come previsto e ci deve allertare ma il 95 % dei positivi ai tamponi restano asintomatici. I tamponi molecolari sono uno strumento essenziale di diagnosi ma non può essere l’unico metoto per contenere la pandemia perché è irrazionale dinnanzi a tanta diffusione del virus».

Il parere di Palù è identico a quello impietoso certificato ieri dalla Fondazione Gimbe: «Il dato più allarmante – spiega il presidente Nino Carabellotta – è la brusca impennata del rapporto positivi/casi testati dal 7% al 10,9%, che certifica il fallimento del sistema di testing & tracing per arginare la diffusione dei contagi».

Il luminare della virologia, professor Giorgio Palù – clicca sull’immagine per il video dell’intervista

Addirittura negli ultimi giorni è stato evidenziato il rischio di contagi da Covid-19 durante le lunghe soste negli ospedali per i test. Ne ho avuto anche testimonianza diretta: ieri la mia nipotina di 12 anni, inviata a fare il prelievo dal pediatra dopo due giorni di lievi sintomi influenzali, ha dovuto attendere ben 3 ore all’interno di una sruttura sanitaria milanese insieme a numerose persone…

«L’eccessiva fiducia nel tampone provoca dei paradossi. Le persone si fanno il tampone e poi continuano a uscire prima dell’esito, le persone paradossalmente si contaminano facendo la coda per avere il tampone». Lo ha sottolineato Vittorio De Micheli, direttore dell’Ats di Milano, alla trasmissione Prisma di Radio Popolare. «La prevenzione è stata espletata al massimo della sua potenzialità ma le attività che sono riprese evidentemente sono state più importanti di questo tentativo di contenimento» ha evidenziato in sintonia con quanto ci rimarca anche Palù.

«La causa di questo incremento di contagi va individuata nella riapertura delle scuole e nella capacità di trasporto che non è stata ridotta e non è nemmeno stata menzionata nei DPCM (Decreto Presidenza Consiglio dei Ministri). L’unica strategia efficace è il distanziamento insieme all’utilizzo di tamponi rapidi che costano poco e su larga possono prevenire cluster di focolai nelle scuole, nelle fabbriche e negli aeroporti» aggiunge il virologo affermando però di «non appartenere alla elite scientifica che vuole fare drammatico allarmismo».

«La letalità risulta oggi essere inferiore allo 0,3 %. Abbiamo a che fare con un parassita intracellulare obbligato a ridurre la sua letalità per adattarsi e quindi può darsi che aumenterà la sua contagiosità. Essendo molto contagioso ce lo dobbiamo prendere prima o poi, finché non sarà disponibile un vaccino! I casi Rianimazione aumentano ma gradualmente: sono arrivati a 990 perciò rappresentano solo lo 0,5 % dei contagiati» ci spiega il professore che su TV7 aveva ben individuato uno degli strumenti più efficaci per combattere l’infezione Covid-19.

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«Avremmo dovuto apprendere che un elemento critico è la disponibilità di letti in Rianimazione perché questo ci permette di bloccare la mortalità. Regioni oculate hanno provveduto ad aumentare i posti letto sia nel territorio che in terapia intensiva. Il Veneto l’ha incrementata. Vedo che la disponibilità della Campania è di soli 120 posti…».

Ciò nonostante, osserviamo noi, si siano spesi 8 milioni di euro per 72 nuovi posti in un prefabbricato all’Ospedale del Mare a seguito di un appalto assai sospetto di cui parleremo in un altro reportage.

Con 6.628 posti di terapia intensiva oggi disponibili in Italia il 15% è occupato da pazienti Covid, percentuale che scende all’11% se si considerano anche gli ulteriori 1.660 posti letto attivabili con i ventilatori che sono già stati distribuiti alle regioni, precisa l’Ansa che nei titoli però continua a strepitare terrorismo pandemico.

GLI ASINTOMATICI NON CONTAGIOSI

Per comprendere bene questa situazione preoccupante ma non tragica bisogna leggere con attenzione quando evidenziato ancora dal virologo Palù di Padova.

«Il 95 % di questi positivi sono asintomatici. Io farei una premessa semantica: il termine sintomatico è un termine molto chiaro e mostra una persona che ha i sintomi, dal mal di gola, mal di testa, congiuntivite, febbre, diarrea, perdita di olfatto e di gusto ci può essere qualche sindrome neurologica. Questi sono i sintomi che per larga misura sono simili a quelli dell’influenza almeno nei prodromi e nelle prime manifestazioni. Quando noi parliamo di contagiati usiamo un termine improprio: noi dovremmo parlare di soggetti positivi al test. Oggi il test fa ancora riferimento al cosiddetto tampone molecolare ma presto avremo a che fare con altri test, direi dal punto di vista clinico più efficaci, quelli di ricerca antigienica, quelli rapidi, quelli salivari».

I tamponi rapidi prodotti in Veneto dal network di laboratori biologici Centro di Medicina Spa

Il test rapido immunologico (IgG e IgM) per Covid-19 serve per la determinazione degli anticorpi SARS-COV-2 IgM/IgG nel sangue umano sviluppati dal sistema immunitario in caso di infezione da nuovo Coronavirus. Il test SARS-CoV-2 ANTIBODY TEST è un test rapido che consiste in un prelievo di una goccia di sangue tramite dispositivo pungi-dito: Sono già stati validati ed usati in Veneto grazie a una produzione italiana (Abbott – Centro di Medicina Spa) e già acquistati in dosi massicce dal Piemonte. Ma il sito di uno dei laboratori specifica che i test immunologici «non rivelano la contagiosità dell’individuo».

Ma nemmeno i tamponi molecolari rino-faringei, più accurati e costosi (tra 50 e 100 euro), per ora, sono in grado di appurarla con successo, come spiega sempre il professor Palù evidenziando qual è il nocciolo della questione.

«Ci sono i positivi che contagiano e i positivi che non contagiano. Positivo non vuol dire malato. Questi termini la gente deve comprenderli bene. Trovare un positivo vuol dire che io dopo tanti cicli di amplificazioni con la tecnica PCR che si fa in laboratorio, prendo la materia che c’è sul tampone, estraendola e amplificandola per milioni di volte. Se io trovo un segnale positivo vuol dire che io ho un po’ di acido nucleico del virus. Ma non è detto che quell’acido nucleico rappresenti una particella in grado di infettare: può essere un residuo, un virus»

«Non è detto che quell’acido nucleico sia rappresentante di una concentrazione di virus sufficiente ad infettare. Sappiamo da almeno due lavori dell’Università di Berlino, Christian Drosten e di Marsiglia, Didier Raoult (il difensore della cura con l’antimalarico idrossiclorichina al centro di un sabotaggio internazionale – ndr), che hanno dimostrato con studi in vitro che l’infezione è possibile quando troviamo in un campione clinico almeno un milione di genomi equivalenti» aggiunge il virologo.

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«Oggi non abbiamo ancora un test che dosi precisamente la carica virale, come l’abbiamo per altri virus; ricordo l’HIV, l’Epatite C e B. Perché non l’abbiamo? Perché non abbiamo ancora un farmaco: per i virus che ho appena citato abbiamo i farmaci. Sappiamo che dobbiamo dosare il farmaco fino ad azzerare oppure rendere minuscola questa concentrazione perché sappiamo, per esempio, che un soggetto che ha 20 genomi equivalenti di HIV nel sangue non è infettivo e non ha neanche i sintomi».

 

LA CARICA VIRALE E I FALSI POSITIVI

«Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non sit. Ovvero: Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto. La carica virale è il principio fondamentale che determina la patogenità e trasmissibilità n tutti gli agenti: virus, funghi e protozoi» afferma Palù citando ciò che scrisse Paracelso nel XVI secolo.

«E’ indubbio che oggi le cariche virali siano più alte perché non siamo più all’aria aperta come quest’estate, non siamo esposti ai raggi ultravioletti e siamo in ambienti chiusi. Ma non c’è un test validato che misuri la carica virale: un laboratorio può farlo a livello sperimentale. Ci sono strumenti aperti in grado di misurare i CT (Cycles test) i Cicli di amplificazione genica. Un’amplificazione sopra 32 cicli può evidenziare una concentrazione positiva che in realtà è negativa: perché amplificare troppo le sequenze può individuare quelle solo lontanamente imparentate producendo i cosiddetti “falsi positivi”. Molto dipende poi dal numero di geni di SARS-Cov-2 che vengono amplificati: se se ne amplifica uno solo aumenta il rischio di una confusione con altri geni microbici» precisa il virologo padovano.

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Questa spiegazione è sufficiente per dimostrare i motivi per cui, nelle ultime settimane, in Italia ci sono stati più positivi che in Germania, come evidenziato anche da Maurizio Blondet sul suo sito di contro-informazione: «Il mistero è rapidamente svelato dall’ospedaliero francese Léopold Durocher: dipende, sostiene, dai cicli di amplificazione del test PCR adottato nei vari paesi. Con 40 cicli di amplificazione si trovano 20 mila positivi. Con 45 cicli di amplificazione, i positivi diventano 30 mila. La Germania usa 25 cicli di amplificazione, e i suoi positivi sono 7 mila».

Ma il professor Palù rileva un’ulteriore fonte di ingiustificato allarmismo in relazione alle condizioni degli ospedalizzati: «Sono circa il 6 % dei contagiati mentre ricordo che a marzo-aprile erano il 25 %. Molti di questi ricoverati hanno sintomi lievi, alcuni sono ricoverati per ragioni sociali: perché non hanno a casa nessuno, sono anziani, hanno paura, non hanno chi li assiste o perché vivono in una casa con figlioli giovani e nipotini che dicono “meglio che ti ricoveri perché hai un po’ di febbre” oppure “meglio che ti ricoveri perché non sei abbiente”. E’ una situazione diversa».

 

VIRUS MUTATO: LETALITA’ E IMPATTO CLINICO MINORI

E’ una situazione diversa anche per quanto concerne il rischio di letalità, come ben spiega ancora l’accademico di virologia. «A Padova abbiamo fatto uno studio con l’Azienda Zero per vedere qual’era la circolazione del virus nel Veneto. Gli studi ci dicono che la letalità oscilla tra lo 0,3 e lo 0,6 %. Vuol dire una letalità relativamente bassa: più bassa di altra di altre malattie, sicuramente più degli incidenti stradali, dei suicidi e delle patologie respiratori per cause nanopolveri. Il che ci dovrebbe far dire: “Non moriremo tutti” come qualcuno evocava. Non è la Spagnola che ha fatto 50-100 milioni nel 1918: ma allora non avevamo pennicilina, né cortisone, né eparina, né rianimazioni, né antibiotici».

«E’ la prima volta che un Coronavirus diventa pandemico: quindi è un virus che può colpire tutta la popolazione globale. Noi non abbiamo mai incontrato nella storia della nostra evoluzione e quindi giustamente bisogna allertare le persone soprattutto all’inizio perché non conoscevamo le conseguenze Questa narrazione è stata a volte isterica, allarmistica, anche da parte dei media, tesa a suscitare clamore e scoop» aggiunge Palù che ha anche scritto il libro “La comunicazione al tempo del COVID-19”.

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«Uno che si occupa di scienza deve dare dei dati oggettivi e cercare di spiegarli. Ci sono due risvolti della medaglia: oggi siamo in una fase esponenziale, il virus sta aumentando con un’impennata e questo ci deve giustamente preoccupare perché più aumenta l’incidenza e più possono aumentare i ricoveri, i casi gravi e la letalità. C’è l’altra faccia che ci tranquillizza: fortunatamente abbiamo poche persone in Rianimazione e la letalità è relativamente bassa. E soprattutto ci sono molti asintomatici».

«Dal punto di vista della virulenza non è cambiato molto. Ma rispetto al virus orginario sequenziato a gennaio – che ricordo viene dalla Cina, da Wuhan, lo hanno detto loro e non sappiamo se naturale o artificiale e forse non lo sapremo mai – è cambiato: ci sono state molte mutazioni, una che la reso addirittura più replicante, è la mutazione 614 nel gene per la proteina Spike che ne è recettore. Sembra che lo abbia reso più replicante in grado di trasmettersi meglio, ma non è detto che lo abbia reso più aggressivo, più virulento o più letale» afferma il virologo padovano.

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«Ci sono altre centinaia di mutazioni di cui non conosciamo esattamente l’impatto. Faccio parte di un gruppo di virologi, matematici e fisici che sta analizzando tutti i tipi di sequenze Coronavirus del pipistrello, del pangolino, del visone e ovviamente dell’uomo. Stiamo concentrando la nostra attenzione non solo sull’origine del virus ma anche sulla sua patogenità. Ma i dati sono difficili perché le mutazioni sono tante. Per studiarle bene ci vuole un anno o due anni per un virologo perché bisogna vedere cosa fa con ogni singola mutazione. Non possiamo dire che il virus abbia perso virulenza, in termini filosofici, ma qualcosa è cambiato nell’impatto clinico».

Il professor Palù si sofferma poi a spiegare che il criterio di archiviazione dei dati ai fini statistici-epidemiologici impone di considerare quali vittime dell’infezione tutti i contagiati deceduti.

«In Italia ci sono dai 10 ai 20milioni casi di influenza all’anno con 10mila morti: di questi saranno 300-400 quelli morti per polmonite virale da influenza, il resto sono complicanze batteriche e comorbosità (diabete, ipertensione ecc). E’ giusto quindi attribuire al SARS-Cov-2 i 36mila morti, dovremmo però dire che nel 90 % questi eventi letali sono avvenuti tra gli ottantenni in su con altre patologie (respiratorie, cardiovascolari, metaboliche, diatesi) cioè tutto quello che produce infiammazione nel nostro corpo. Molti dei morti per Covid-19 erano ricoverati per un aneurisma, per una trombosi di altra natura, un infarto o un tumore terminale».

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Ecco quindi la conclusione: «Al momento non è la stessa situazione di marzo, abbiamo mezzi per diagnosticare con tamponi rapidi che possono impattare nel contenimento del contagio ed abbiamo farmaci che sappiamo usare meglio per curarlo. Consiglio comunque anche ai 50enni la vaccinazione non solo contro l’influenza stagionale ma anche contro lo pneumococco: esse fortificano contro qualsiasi invasione patogena».

Ma molti politici aspiranti podestà si stanno concentrando più sulle politiche del terrorismo pandemista facendo aleggiare lo spettro di un nuovo devastante lockdown natalizio anziché impegnarsi sull’ottimizzazione terapeutica nella rete sanitaria tra medici di base e ospedali. Come se un’ulteriore serrata fose l’obiettivo strategico per suicidare l’economia dell’Italia e per costringere tutti a vaccinarsi contro il SARS-COV-2…

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – WUHAN.GATES REPORTAGE

GOSPA NEWS – INCHIESTE CORONA VIRUS

 


ANSA – LA MAPPA DEI COPRIFUOCHI

CALABRIA- Il presidente facente funzioni della Regione Calabria Nino Spirlì ha firmato l’ordinanza che sancisce, per 15 giorni, a partire da lunedì e fino al 13 novembre, la sospensione delle attività scolastiche per le scuole medie e superiori, e il “coprifuoco” dalla mezzanotte alle 5 in tutta la regione per la prevenzione e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Il provvedimento era atteso da ieri, da quando si è diffusa la notizia di norme più stringenti in materia di prevenzione della pandemia. Nel provvedimento sono contemplate anche misure che riguardano strutture sanitarie e Rsa.

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LOMBARDIA: Scattato il coprifuoco dalle 23 alle 5 sino al 13 novembre. Chiusi i centri commerciali nei fine settimana. L’ordinanza prevede anche la didattica a distanza per le scuole secondarie superiori.

CAMPANIA – scattato per l’intero arco della giornata il divieto di spostamento dalla provincia di residenza verso altre province del territorio regionale. Da oggi obbigo di chiusura di tutte le attività commerciali, sociali e ricreative dalle ore 23.00 alle ore 5.00 del giorno successivo.

LAZIO: da stasera avvio del coprifuoco dalle 24 fino alle 5, mentre da lunedì didattica a distanza per le scuole secondarie superiori e Università. L’ordinanza avrà una durata di 30 giorni. Sempre da venerdì a Roma alcune piazze della movida dalle 21 alle 24 saranno transennate per evitare gli assembramenti: piazza Campo dei Fiori, via del Pigneto, piazza Madonna dei Monti e piazza Trilussa a Trastevere.

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SARDEGNA: verso il lockdown. Entro 24, massimo 48 ore, il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas dovrebbe adottare uno “Stop&Go” di 15 giorni per le principali attività, con contestuale chiusura di porti e aeroporti.

VENETO: Contrario a provvedimenti di stop il Governatore Luca Zaia: “Pensare di fermare i passaggi tra regioni vuol dire fare il lockdown. Meglio la mascherina per i cittadini, anzichè pensare ai confini delle regioni o ai mini-lockdown per mettersi il cuore in pace”.

PIEMONTE: Via libera al coprifuoco notturno anche in Piemonte. La decisione è stata presa nell’incontro del presidente della Regione Alberto Cirio con le istituzioni e le associazioni di categoria. Il coprifuoco, dalle 23 alle 5 del mattino, secondo quanto si apprende, verrà introdotto a partire da lunedì 26 ottobre. Nei fine settimana chiusi tutti i centri commerciali non alimentari in tutta la Regione. Rimangono aperti solo alimentari e farmacie, i generi di prima necessità. A Torino stretta sulla movida: accesso consentito, dalle 22.30 alle 5, solo a residenti e a chi si reca a far loro visita o nei locali pubblici e solo per il tempo della consumazione al tavolo e a chi fa consegne a domicilio. Chiusura anticipata alle 22.30 per le attività di vendita da asporto, diverse dagli esercizi pubblici. Per Asti è prossimo il coprifuoco.

LIGURIA: a Genova da ieri sera in alcune zone della città è stata disposta la “chiusura al pubblico” dalle 21 alle 6, fatta salva la possibilità di spostamenti legati alla frequentazione di esercizi commerciali legittimamente aperti e di abitazioni private.

SICILIA: A Palermo divieto di stazionamento per le persone, dalle 21 e fino alle 5 del giorno successivo esclusivamente nelle giornate di venerdì, sabato e domenica in una vasta area del centro cittadino dove si concentra in particolare la movida.

EMILIA ROMAGNA: a Rimini è in vigore fino al 13 novembre una ordinanza che vieta la vendita di alcolici dalle 21 alle 5 da parte di minimarket e distributori automatici. Il sindaco di Bologna Virginio Merola oggi ha chiesto ai suoi concittadini: “di restare in casa se non è proprio necessario uscire. Vi chiedo di evitare le feste private, di evitare le feste di laurea, qualsiasi tipo di assembramento”.

UMBRIA- A causa dell’aumento dei contagi chiude al pubblico una parte del centro storico di Perugia. Lo prevede un’ordinanza del Comune per le giornate di venerdì 23 e sabato 24 ottobre, con possibilità di reiterazione fino al 13 novembre, dalle 21 alle ore una del giorno successivo.

VALLE D’AOSTA: da mezzanotte è decaduta la zona rossa per i comuni di Saint-Denis, Verrayes e Chambave, adottate lo scorso 15 ottobre.

 

 

 

 

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