TRAPPOLA DI TRUMP SUL LOSCO CONTA-VOTI “DOMINION”. Appello alla Corte Suprema (dei giudici Barrett e Thomas vessati da Biden), sul “software di Clinton”. Bocciato dal Texas

TRAPPOLA DI TRUMP SUL LOSCO CONTA-VOTI “DOMINION”. Appello alla Corte Suprema (dei giudici Barrett e Thomas vessati da Biden), sul “software di Clinton”. Bocciato dal Texas
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Sommario

1 – Una trappola chiamata Dominion
2 – Elezioni Usa in Mano a Deep State & Nwo
3 – Il giallo sui server sequestrati
4 – Il sistema Dominion pagato da Clinton
5 – Dalla Pennsylvania alla Corte Suprema
6 – Il Giudice della Nemesi per Biden

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

ENGLISH VERSION HERE

“WE APPEAL”. E’ il lapidario tweet del presidente in carica Donald Trump in risposta al rifiuto del giudice distrettuale della Pennsylvania, Matthew Brann, di accogliere il ricorso per l’invalidazione di milioni di voti alle elezioni presidenziali dello scorso 3 novembre dopo ripetute segnalazioni di errori del software e presunti brogli nei conteggi.

In una dichiarazione firmata dall’avvocato Rudy Giuliani e dal consulente legale della campagna Jenna Ellis, la campagna di Trump si è impegnata a presentare ricorso contro la sentenza Brann, aggiungendo: «La decisione di oggi si rivela aiutarci nella nostra strategia per arrivare rapidamente alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Anche se siamo completamente in disaccordo con questo opinione, siamo grati al giudice nominato da Obama per aver preso questa decisione anticipata rapidamente, piuttosto che semplicemente cercare di far scadere il tempo».

Alea iacta est! Il dado è stato lanciato. Nessuna frase è pià adeguata di quella attribuita a Caio Giulio Cesare quando nel 49 a.C., in violazione alle leggi del Senato, passò col suo esercito il Rubicone, il piccolo fiume al confine tra l’Italia e la Gallia Cisalpina, per muovere alla conquista di Roma.

L’azione di Trump può diventare diromente perché, come vedremo, si può reggere sull’inaffidabilità del sofware di conteggio dei voti Dominion, addottato da numerosi stati durante l’amministrazione di Barack Obama e promosso in altre nazioni dalla Fondazione di Bill Clinton tanto da indurre i più sospettosi a ritenerlo un sistema manipolabile da parte degli stessi Democratici. Anche in virtù del fatto che fu bocciato dal Texas proprio per la sua scarsa affidabilità.

Donald Trump durante la cerimonia di investitura del giudice Amy Barrett nominata alla Corte Suprema

«Se conti i voti legali, vinco facilmente. Se conti i voti illegali, possono provare a rubarci le elezioni» aveva dichiarato il presidente in carica nel famoso discorso censurato dai media mainstream di NBC, CNN, NPR e MSNBC con una mossa senza precedenti. Perché dunque la Casa Bianca non era corsa ai ripari prima dell’elezione? Semplice.

Perché l’utilizzo fraudolento di qual macchinario o anche soltanto il suo impiego, essendo ritenuto poco affidabile, avrebbero offerto al candidato repubblicano, nel caso estremo di un invalidamento delle elezioni, la possibilità di riconferma per brogli elettorali o di un’eccezionale proroga temporanea del suo incarico (mai avvenuta nella storia Usa), in deroga al 20° emendamento che ne prescrive la decadenza alle 12 del 20 gennaio successivo ai 4 anni di mandato.

Toccherà infatti alla Corte Suprema il compito di entrare nel merito della causa legale ma di certo peseranno come macigni i pronunciamenti di Amy Coney Barrett e Clarence Thomas, due giudici non soltanto conservatori ma fortemente osteggiati dal Democratic Party. Nel caso del secondo magistrato, persino portato sotto processo dallo stesso Biden per accuse di molestie sessuali poi rivelatesi infondate.

 

 1 – UNA TRAPPOLA CHIAMATA DOMINION

“Anche supponendo che possano stabilire che il loro diritto di voto è stato negato, cosa che non possono, i querelanti cercano di porre rimedio alla negazione dei loro voti invalidando i voti di milioni di altri. Piuttosto che richiedere il conteggio dei loro voti, cercano di screditare decine di altri voti, ma solo per una razza. Semplicemente non è così che funziona la Costituzione ”, ha scritto il giudice Brann della Pennsylvania rigettando la causa della campagna di Trump.

«Trump contava sulla presenza di Giuliani per ribaltare la narrativa pubblica secondo cui la spinta legale della campagna a salvare le elezioni stava fallendo. Giuliani, invece, è stato deriso dai commentatori legali per essere impreparato, non avere familiarità con gli standard legali di base applicabili al caso e persino per aver dimenticato il nome del giudice» scrive il giornale online Politico che ha apertamente sostenuto Joseph Biden, il candidato dei Democratici alla Casa Bianca, fin dalla campagna elettorale.

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Ride bene chi ride ultimo. Viene da dire citando un più popolare proverbio. Perché da un’attenta analisi di questa ed altre cause appare chiaro che lo staff legale di Trump non attendeva altro che un “casu belli” per portare la questione davanti alla Corte Suprema e spalancare una gigantesca contestazione massiva delle intere elezioni americane confutando non i voti di questa o quella contea indebitamente attribuiti, come fatto nelle sei azioni legali in altrettanti stati, ma con ogni probabilità il famigerato sistema Dominion finito nell’occhio del ciclone su tutti i media di contro-informazione ma anche alcuni internazionali di mainstream.

Ciò potrebbe comportare il rischio di annullamento dell’intera consultazione elettorale con la riconferma temporanea dell’incarico all’attuale POTUS (President of the United States) in attesa di nuove elezioni da programmare con una tecnologia differente. Ecco perché in Pennsylvania c’è stata una sconfitta giuridica di Trump bensì è scattata la trappola che lui ed i suoi fedelissimi avevano preparato con due dirompenti mosse anche interne all’Amministrazione.

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Prima ha infatti rimosso Mark Esper dal Dipartimento di Stato, avendo appurato la sua “fragilità” condizionabile dai media già in occasione dei tremendi scontri tra Black Lives Matter e Polizia a Minneapolis quando si rifiutò di mandare l’esercito, ed ha nominato alla guida del Pentagono Cristopher Miller, esperto di intelligence in qualità di direttore del National Counterterrorism Center, ma soprattutto un ufficiale dei Berretti Verdi che ha lasciato la divisa soltanto 6 anni fa e può quindi contare su una buona fedeltà del reparto speciale dell’US Army.Poi ha silurato con tanto di nota di disonore Chris Krebs da Direttore della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency del Dipatimento di Stato.

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“La recente dichiarazione di Chris Krebs sulla sicurezza delle elezioni del 2020 era altamente imprecisa, in quanto c’erano massicce irregolarità e frodi – comprese le persone morte che votavano, gli osservatori del sondaggio non consentivano ai seggi elettorali, “glitch” nelle macchine per il voto che hanno cambiato i voti da Trump a Biden, voto in ritardo e molti altri”, ha twittato Trump.

Alla luce di alcune dettagliate e importanti inchieste giornalistiche non si può fare a meno di condividere i dubbi del POTUS tanto da sospettare addirittura che la dichiarazione così superficiale di Krebs faccia parte di una sceneggiata creata ad arte per attirare l’attenzione di quei numerosi media di mainstream che a colpi di articoli altisonanti sembrano voler imporre Biden alla Casa Bianca in ossequio al cosiddetto Deep State.

 

2 – ELEZIONI USA IN MANO A DEEP STATE E NWO

In realtà, da quando l’OMS ha dichiarato la pandemia da Covid-19, argomento di scontro di ieri e di oggi tra i due candidati americani alla presidenza, sta già dilangando in molti stati più permeabili alle imposizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, un vero Nuovo Ordine Mondiale che in parte è nelle mani di Tedros Adenhamon Ghebreyesus.

Dr. Tedros è passato da leader politico dei guerriglieri comunisti-islamici del TPLF in Etiopia (in questi giorni in guerra con il governo federale) a direttore generale OMS, in qualità di “pupazzo” di Bill Gates, tra i principali finanziatori dell’OMS ma anche del Democratic Party negli Usa, insieme a George Soros, guarda caso socio di un britannico che controlla un’altra multinazionale dei voti ancora più potente di Dominion, di cui per questioni di sintesi scriveremo in altri reportage.

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Oggi mi preme svelare quello che ha riportato per primo il collega Matthew Ehret, abile giornalista d’inchiesta, autore sul sito di geopolitica e intelligence militare Veterans Today (come il sottoscritto) ma soprattutto fondatore del media Canadian Patriot Review che lo pone in una posizione privilegiata in merito al presunto scandalo Dominion essendo la società Vendor, che ne detiene il brand, proprio canadese.

La manipolazione informatica del voto non è fantascienza come scrive il giornalista canadese: «La tecnica più importante utilizzata in questo intero business di frode elettorale è venuta alla luce sotto forma di grandi macchine per il voto controllate dalla tecnologia e il relativo software di conteggio dei voti che è arrivato a dominare la maggior parte delle elezioni in tutto il mondo negli ultimi 20 anni che sono state smascherate già 14 anni fa nel documentario del 2006 Hacking Democracy».

Il webmedia del giornalista canadese d’inchiesta Matthew Ehret

«Il miglior punto di ingresso nel mondo corrotto delle elezioni fasulle gestite dal Deep State di oggi può essere trovato nel caso di studio di Dominion voting Systems, una società di proprietà canadese con sede in Colorado che domina il panorama delle elezioni americane. Attualmente, il software di Dominion è utilizzato in 30 stati e si vanta di aver servito 71 milioni di elettori in 1635 giurisdizioni negli Stati Uniti nel 2016» riporta ancora Canadian Patriot.

Tra gli stati in cui questo software esegue la lettura e il conteggio dei voti, è incluso ogni singolo stato oscillante ora soggetto a riconteggi e indagini giudiziarie come Nevada, Arizona, Minnesota, Michigan, Wisconsin, Georgia e Pennsylvania.

«Il 2-3 ottobre 2019, Dominion Voting Systems (“Dominion” o “Vendor”) ha presentato il sistema Democracy Suite 5.5-A per l’esame e la certificazione. L’esame è stato condotto ad Austin, in Texas. (…) Di seguito sono riportati i risultati, basati su prove scritte presentate da Vendor a sostegno della sua domanda di certificazione, prove orali presentate all’esame e le conclusioni degli esaminatori del sistema di voto come indicato nelle loro relazioni scritte» ha scritto lo scorso 24 gennaio il Segretario di Stato del Texas. Saltiamo le pagine di analisi ed arriviamo alle conclusioni.

Il rifuto di adozione del sistema Dominion da parte del Texas

«I rapporti dell’esaminatore hanno identificato molteplici problemi hardware e software che impediscono all’Office of the Texas Secretary of State di determinare che il sistema Democracy Suite 5.5-A soddisfa ciascuno dei requisiti del sistema di voto stabiliti nel Texas Election Code. Nello specifico, i rapporti dell’esaminatore sollevano dubbi sull’idoneità del sistema Democracy Suite 5.5-A allo scopo previsto; opera in modo efficiente e preciso; ed è al sicuro da manipolazioni fraudolente o non autorizzate».

«Pertanto, il sistema Democracy Suite 5.5-A e i dispositivi hardware corrispondenti non soddisfano gli standard per la certificazione prescritti dalla Sezione 122.001 del Texas Election Code. Di conseguenza, sulla base di quanto precede, con la presente rifiuto la certificazione del sistema Democracy Suite 5.5-A di Dominion Voting Systems da utilizzare nelle elezioni in Texas».

Bocciato senza appello! E’ quanto emerge dal prezioso documento citato nell’inchiesta di Canadian Patriot Review che non insegue le sirene dei fantomatici sequestri di server effettuati dai militari americani in Spagna e Germania, ma si basa su fatti concreti.

 

3 – IL GIALLO SUI SERVER SEQUESTRATI

Ad attirare l’attenzione sui software taroccati, in una pantomima mediatica proporzionata a quella dei social faziosi come Facebook e Twitter che avrebbero oscurato account e 300mila messaggi favorevoli a Trump, ci aveva pensato il deputato repubblicano Louie Gohmert del Texas dichiarando che “forze dell’esercito americano” avevano sequestrato i server da un ufficio di Francoforte della società di software Scytl.

Scytl è azienda con sede a Barcellona (dichiarata fallita nel giugno 2020!) che fornisce sistemi di voto elettronico in tutto il mondo, molti dei quali si sono dimostrati vulnerabili alla manipolazione elettronica. Come riporta il blog del giornalista Maurizio Blondet a compagnia avrebbe avuto legami tra Soros e il partito Democratico. Vulcan Capital, cofondatore di Microsoft, Paul Allen, avrebbe investito 40 milioni di dollari in Scytl. E anche Bill Gates possiederebbe azioni in Scytl.

La notizia è stata smentita da Associated Press, da responsabili dell’azienda stessa e anche dal Pentagono che, comunque, per operare in una nazione straniera che non è teatro di guerra, ai sensi delle leggi internazionali, dovrebbe appoggiarsi prima all’Interopol o all’Europol e infine alle locali autorità di polizia. Pertanto il gossip appariva poco credibile fin dal suo primo spunto.

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Nelle sue osservazioni, ampiamente condivise sui social media, Gohmert ha riconosciuto che le informazioni sul presunto raid provenivano solo da un “tweet tedesco in tedesco” e ha detto: “Non so la verità”. Poi però si è rifiutato di rispondere ai reporter di AP.

L’assai probabile bufala era stata servita e data in pasto a quegli stessi social che avevano censurato l’entoruage di Trump cercando di favorire Biden, come se fosse lui il prescelto per tenere le redini della più importante potenza militare del mondo dinnanzi agli scenari spettrali di una crisi economica devastante, ma diretta conseguenza del terrorismo mediatico e politico creato sul virus SARS-Cov-2 anche grazie alle indicazioni errate sulle terapie date dall’OMS e dal leader dei guerriglieri etiopi Tedros, già sul libro paga di Gates.

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Il boccone, per quanto avvelenato dall’assenza di ogni minimo riscontro, è stato inghiottito dalla rete e risputato con violenza e disprezzo ovunque. Ciò ha fatto inciampare i blogger dilettanti ma non i giornalisti professionali. Per questo fino ad oggi, quando le trame si sono ormai svelate, Gospa News a rinunciato ad inseguire le quotidiane polemiche su questo o quell’altro voto contestato.

 

4 – IL SISTEMA DOMINION PAGATO DA CLINTON

Il presunto e al momento infondato scandalo Scytl è quindi servito a puntare anche il faro dei social sulle falle del sistema Dominion che sono assolutamente credibili in virtù di alcuni macroscopici errori di conteggio come nella Contea di Antrim nel Michigan dove 6.000 voti furono inizialmente attribuiti ai Democratici anziché ai Repubblicani. Un’inezia nell’oceano di 70 milioni di preferenze per parte e del marchingegno dei Grandi Elettori, ma una prova che quel software non è affidabile come sostenuto dal Texas.

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Ciò nonostante la Fondazione Bill Clinton, con la solita scusa americana di promuovere la democrazia nel mondo da cui sono poi esplose le guerre civili in Siria, Libia e Ucraina, nel 2014 spese oltre $2 milioni per il prgetto Delian: Democracy through Technology!

«Nel 2014, Dominion Voting si è impegnata a fornire alle democrazie emergenti e postbelliche l’accesso alla tecnologia di voto attraverso il suo sostegno filantropico al Progetto DELIAN, poiché molte democrazie emergenti soffrono di violenza post-elettorale a causa del ritardo nella pubblicazione dei risultati elettorali» riportava il sito ufficiale Clinton Global Initiative.

Il Delian project “Democracy through Technology” finanziato dalla Clinton Global Initiative

«Nel corso dei prossimi tre anni, Dominion Voting supporterà i piloti della tecnologia elettorale con macchine automatiche di voto (AVM) donate, fornendo un processo elettorale migliorato e quindi elezioni più sicure. Poiché un gran numero di membri del personale elettorale è composto da donne, verrà posto l’accento sulla formazione delle donne, che saranno le prime a beneficiare della formazione sul trasferimento delle competenze e dell’uso degli AVM. Si stima che 100 donne beneficeranno direttamente della formazione sulle competenze tecnologiche elettorali per elezione pilota».

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Se avessero voluto intraprendere un progetto realmente democratico avrebbero dovuto quantomeno non chiamarlo Dominion! Visto che rievoca il termine del British North America Act del 1867 per indicare la confederazione canadese (Dominion of Canada) istituita da tale atto e la sua condizione di autogoverno nell’ambito dell’impero britannico. Ma anche tutti i territori dell’Impero Britannico dotati di semi-autonomia politica prima del 1948; e ancor peggio gli angeli vendicatori contro l’umanità di una macabra serie tv inaugurata proprio nel 2014 negli Usa…

Entreremo nello specifico degli intrighi connessi a Dominion, che s’intrecciano in parte con i retroscena complessi della pandemia da SARS-Cov-2, in altre occasione. Al momento ci basti rilevare che quanto finora scritto è quanto meno sufficiente per giustificare un’effettiva inchiesta seria della Corte Suprema che potrebbe occuparsi del caso entro pochi giorni e dovrebbe comunque pronunciarsi entro 10 dal ricevimento della causa.

 

5 – DALLA PENNSYLVANIA ALLA CORTE SUPREMA

Ecco perché l’avvocato Rudy Giuliani che tutela la campagna elettorale di Trump ringrazia il giudice della Pennsylvania per essersi pronunciato così rapidamento. Perché la certificazione del voto, già avvenuta in Georgia dopo un riconteggio manuale e favorevole a Biden, in molti stati è prevista con scadenze variabili tra il 30 ed il 1° di dicembre.

Una cosa che molti forse ignorano, infatti, è che fino a ieri sera il tycoon repubblicano era infatti in vantaggio nel computo dei Grandi Elettori come fotografato in un grafico dal New York Times. Cosa significa questo? Che a dispetto del presidente-eletto Biden, così definito dai media, il Comitato Elettorale dei 538 Grandi Elettori proclamerà il vincitore solo quanto tutti gli stati avranno certificato i loro risultati.

Ciò significa che la Corte Suprema potrebbe esprimersi, almeno in via provvisoria, prima che i dati vengano certificati e ci sia una proclamazione ufficiale del vincitore consentendo così a Biden, fortemente avvantagiatto secondo gli exit poll e i dati parziali non ancora validati, di influenzare l’opinione pubblica e gli stessi giudici dinanzi al fatto compiuto.

Nel grafido del New York Times basato solo sugli stati coi voti già cetificati Trump è in vantaggio nel Grandi Elettori

Quali sono dunque gli scenari possibili? 1) la Corte Suprema rigetta l’istanza, onde evitare minare la credibilità stessa della Democrazia, e spiana la strada all’apparente successo di Biden. 2) la Corte accoglie l’istanza, ordina i riconteggi sotto la supervisione di autorità indipendenti e le prefenrenze ribaltino il risultato a favore di Trump. 3) i giudici rilevano anomali così gravi nel sistema di conteggio connesse al software da invalidare le elezioni disponendo che sia il presidente della Camera ad assumere poteri presidenziali in attesa delle nuove votazioni. 4) i giudici, pur approdando alle medesime conclusioni, prorogano in via temporanea il mandato presidenziale in deroga al 20º emendamento qualora emergano anche anomalie apertamente riconducibili ad un’ingerenza dei Democratici che controllano la Camera del Congresso.

Si tratta di scenari da incubo poiché non si sono mai verificati nella storia degli Stati Uniti d’America. Perché nel caso in cui si seguisse il dettato costituzionale ed il potere passasse nelle mani di Nancy Pelosi, presidente della Camera nonché promotrice dell’impeachment sul fumoso caso UkraineGate contro Trump, quest’ultimo potrebbe reagire con forza appigliandosi ad un ordine esecutivo del 12 settembre 2018 sull’interferenza straniera nelle elezioni contestando proprio la circostanza che la società Dominion è canadese.

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«Il Direttore dell’Intelligence Nazionale (DNI) Dan Coats affermò che dopo che la comunità dell’intelligence avrà riscontrato interferenze, ci sarà un periodo di 45 giorni durante i quali effettuerà una valutazione e consegnerà i suoi risultati al Dipartimento per la sicurezza interna e al Dipartimento di giustizia. Se concordano sull’interferenza, verranno imposte le sanzioni – scrisse allora ABCNews – Coats ha detto che l’amministrazione Trump vuole prevenire, riferire e avere una valutazione completa dopo le elezioni “per garantire al popolo americano esattamente ciò che può essere accaduto o meno, e se vediamo qualcosa, allora ci sarà una risposta automatica”».

Coats nel maggio scorso, al termine dell’interminabile saga dell’UkraineGate voluto dal Deep State (per ammissione esplicita dell’ex direttore della Central Intelligence Agency John Brennan). Fu sostituito da John Ratcliffe quale DNI.

 

6 – IL GIUDICE DELLA NEMESI PER BIDEN

E’ pertanto evidente che un’inchiesta dell’Inteligence potrebbe coinvolgere anche esponenti Democratici e pertanto scatenare uno scontro di poteri mai visto con il rischio che le violente contestazioni di piazza perpetrate nei giorni scorsi da Black Lives Matter e Antifà soprattutto quando i fans di Trump MAGA (Make America Great Again) hanno invaso pacificamente le strade di Washington, si trasformino in guerriglia vera e propria tanto da rendere necessario l’intervento dell’esercito col rischio di inescare la miccia di una guerra civile.

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Tutto dipenderà quindi dalla Corte Suprema formata di 7 componenti tra cui tre conservatori. Tra loro avrà grande influenza di Amy Conney Barrett, nominata dal POTUS di recente nonostante le forti resistenze dei Blue, che è una fervente cristiana anti-abortista a differenza del candidato Dem che è progressista cattolico e pertanto sostiene l’aborto quanto la comunità LGBT di cui appoggia non solo i legittimi diritti civili ma pure la propaganda no-gender e transgender, anche per i bambini

Poi c’è il giudice Clarence Thomas, 72 anni, che rischiò di vedere la sua nomina compromessa per un’accusa di molestie sessuali risultata poi infondata. Nato in Georgia ha completato la sua formazione in una delle più prestigiose università della Ivy League, Yale.

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Nel 1991 fu il Repubblicano George Bush a nominarlo giudice associato dell’Alta Corte. L’udienza che precedette la sua nomina, tuttavia, aprì un ampio dibattito negli Stati Uniti sulle irrisolte questioni legate al genere e alla razza.

Joe Biden, all’epoca dei fatti senatore del Delaware, era a capo della Commissione giustizia del Senato. Punto cruciale della questione furono le accuse di molestie sessuali avanzate contro il giudice da Anita Hill, docente di legge che aveva lavorato per un breve periodo con la toga. Il Presidente in pectore cavalcò le accuse mosse dalla presunta vittima ma il dibattimento si concluse in un nulla di fatto a causa dell’impossibilità, per Biden, di rintracciare ulteriori testimoni che potessero corroborare le affermazioni di Anita Hill e provare, dunque, la condotta illecita del giudice.

Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas

«Il caso, che venne in seguito archiviato – permettendo a Thomas di divenire un giudice dell’Alta Corte – sollevò molte polemiche negli Stati Uniti. Secondo i sostenitori della toga, infatti, l’orientamento dato da Joe Biden alle udienze – eccessivamente appiattito sulle accuse senza riscontri di Anita Hill – era teso ad impedire che un giudice nero accedesse alla Corte Suprema americana. Ventinove anni dopo, infatti, la toga è ancora al suo posto, segno tangibile della brillante carriera che il giudice ha saputo costruirsi»» scrive il sito Money.it che poi però avanza dubbi sull’imparzialità del giudice.

«Le circostanze attuali, tuttavia, impongono una seria riflessione sull’opportunità di un coinvolgimento del giudice Thomas nella contesa Trump-Biden. Sebbene siano passati ventinove anni, infatti, la vicenda segnò umanamente la toga che, tempo dopo, espresse il suo risentimento verso il Democratico in un libro autobiografico, Il figlio di mio nonno» aggiunge il sito.

E’ pacifico che dovranno pronunciarsi su fatti oggettivi ma è altresì palese che in casi spinosi come le accuse di frodi elettorali ogni cavillo può essere sviscerato giuridicamente con maggiore o minore attenzione. Nessuno può comunque avere titolo per contestare a priori l’imparzialità di questi giudici altrimenti in qualsiasi circostanza potrebbero essere individuati motivi vicini o lontani di ricusazione.

E’ invece un segno del destino come rammenta un passo biblico “Poiché costoro seminano vento e raccoglieranno tempesta” (Osea 8,7). Non si chiama rischio di imparzialità. Si chiama semplicemente: NEMESI!

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – GEOPOLITICA

GOSPA NEWS – WUHAN.GATES REPORTAGE

GOSPA NEWS – INCHIESTE CORONA VIRUS

GOSPA NEWS – INCHIESTE LOBBY ARMI

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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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