“COVID-19 SI CURA CON LA VITAMINA D”. 61 medici smentiscono il vademecum del ministro Speranza. Vitale studio dall’Accademia di Medicina di Torino

“COVID-19 SI CURA CON LA VITAMINA D”. 61 medici smentiscono il vademecum del ministro Speranza. Vitale studio dall’Accademia di Medicina di Torino
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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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«E’ stata largamente evidenziata l’utilità della somministrazione di Vitamina D (in prevalenza colecalciferolo) a pazienti COVID-19. A scopo propositivo, abbiamo selezionato alcuni dati, ottenuti con adeguata sperimentazione clinica, che a nostro parere, nonostante alcuni limiti metodologici, sono degni di attenzione da parte delle autorità sanitarie, al fine di considerare l’utilizzo della Vitamina D sia per la prevenzione che per il trattamento dei pazienti COVID-19».

E’ quanto sostiene un documento firmato da 61 illustri medici di varie città italiane e pubblicato sul sito ufficiale dell’Accademia di Medicina di Torino, organismo dell’Università degli Studi di Torino. A pochi giorni dalla sua diffusione la circolare del Ministero della Salute sulle cure a domicilio per contrastare l’infezione pandemica incappa in una clamorosa e colossale smentita “scientifica” che conferma la tesi avanzata in un precedente articolo da Gospa News. Il protocollo terapeutico elaborato dai consulenti governativi e divulgato dal ministro Roberto Speranza aveva infatti messo al bando l’utilizzo di vitamina D e C, nonostante la loro proverbiale efficacia nell’innalzamento delle difese immunitarie soprattutto contro le sindromi delle vie respiratorie.

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Ciò è avvenuto non solo mentre il suo omologo britannico ha regalato vitamina D a oltre 2 milioni di persone vulnerabili, come evidenziato da questo webmedia, ma dopo che un team di medici torinesi aveva sviluppato dei test clinici volti a dimostrare l’efficacia di questo benefico elemento naturale del corpo umano, purtroppo carente in alcuni individui che, proprio per questo, secondo la nuova e rivoluzionaria ricerca avviata dal professor Giancarlo Isaia, docente dell’Accademia di Medicina UniTo, sarebbero maggiormente esposte alle conseguenze più gravi del COVID-19. A dispetto di quanto sostenuto dal vademecun del Dicastero della Salute, infatti, ci sono già 300 ricerche scientifiche che evidenziano il ruolo primario della vitamina D.

Non può essere certo un alibi per il dottor Speranza, laureatosi in Scienze Politiche, la sua inesperienza ed ignoranza in campo sanitario, anzi… Nel momento storico del dilagare di un’infezione pandemica che può essere gravemente letale soprattutto se curata male la sua incompetenza specifica accreditata dal governo PD-M5Stelle del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte assume persino una valenza sospetta, come abbiamo evidenziato più volte…

Ma rimandiamo a dopo ogni riflessione sulle dietrologie politiche e sugli intrighi tra politici del Partito Democratico e Big Pharma dei vaccini oggetto di altre nostre inchieste e vediamo subito nel dettaglio le importanti rivelazioni mediche.

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«Con l’intento di fornire un utile contributo ed un supporto scientifico alle Istituzioni per contrastare la pandemia da COVID-19, l’Accademia di Medicina di Torino ha istituito un gruppo di lavoro, coordinato dal suo presidente Giancarlo Isaia, professore di Geriatria e da Antonio D’Avolio, professore di Farmacologia all’Università di Torino, e composto da 61 medici di molte città italiane; è stato elaborato un documento, inviato alle autorità sanitarie nazionali e regionali, che riporta sinteticamente le più recenti e convincenti evidenze scientifiche sugli effetti positivi della vitamina D, sia nella prevenzione che nelle complicanze del coronavirus» ha scritto in un comunicato Piergiacomo Oderda, responsabile dell’ufficio stampa dell’istituzione torinese.

«La pandemia da Coronavirus si è manifestata e diffusa con caratteristiche peculiari e, nonostante sia presente da circa un anno, la ricerca scientifica, orientata prevalentemente verso la sintesi di anticorpi specifici diretti sull’agente etiologico e la produzione di un vaccino, non ha fornito sufficienti conoscenze: poco si sa delle caratteristiche fisiopatologiche della malattia, dei meccanismi che ne favoriscono l’aggressione alla specie umana, dei target verso cui indirizzare un trattamento farmacologico, e, infine, neppure delle caratteristiche immunologiche del virus. Tutto ciò rende molto problematiche le strategie difensive, ad oggi di fatto limitate alle indiscutibili e fondamentali misure di distanziamento fisico e di igiene individuale» si legge nel documento firmato dai dottori che è corroborato da innumerevoli citazioni scientifiche ed è stato pubblicato oggi, 7 dicembre, sul sito ufficiale dell’Accademia di Medicina di Torino.

I docenti accademici Giancarlo Isaia (sx) e Antonio D’Avolio (dx)

«Sulla base di queste premesse, ci permettiamo di richiamare l’attenzione delle Istituzioni, del mondo scientifico e dell’opinione pubblica su un aspetto, già sollevato nei mesi scorsi (Isaia G & Medico E, https//doi:10.1007/s40520-020-01650-9) che si è via via accreditato con numerose evidenze scientifiche: ci riferiamo alla carenza di vitamina D, della quale sono noti da tempo gli effetti sulla risposta immunitaria, sia innata che adattiva (Charoenngam N & Holick M, https://doi.org/10.3390/nu12072097) e che si sviluppa nei pazienti affetti da COVID-19 in conseguenza di differenti meccanismi fisiopatologici (Aygun H et al., https://doi.org/10.1007/s00210-020-01911-4), ma forse anche a seguito di una ridotta disponibilità di 7-deidrocolesterolo e di conseguenza del suo metabolita colecalciferolo, per la marcata riduzione della colesterolemia osservata nei pazienti con forme moderate o severe di COVID-19 (Marcello A. et al., https://doi.org/10.1016/j.redox.2020.101682)».

La relazione sintetica che vede come primi firmatari i professori Isaia e D’Avolio è un florilegio di riferimenti medici: «Ad oggi è possibile reperire su PubMed circa 300 lavori, editi nel 2020, con oggetto il legame tra COVID-19 e vitamina D, condotti sia retrospettivamente (Meltzer D et al., https://doi:10.1001/jamanetworkopen.2020.19722), che con metanalisi (Pereira M et al., https://doi.org/10.1080/10408398.2020.1841090), che hanno confermato la presenza di ipovitaminosi D nella maggioranza dei pazienti affetti da COVID-19, soprattutto se in forma severa (Kohlmeier M et al., https://doi:10.1136/bmjnph-2020-000096) e di una più elevata mortalità (OR 3,87) ad essa associata (De Smet D et al., https://doi:10.1093/ajcp/aqaa252): tutti questi dati forniscono a nostro giudizio interessanti elementi di riflessione e di ripensamento su un intervento potenzialmente utile a tutta la popolazione anziana, che in Italia è in larga misura carente di vitamina D (Isaia G et al., https://doi.org/10.1007/s00198-003-1390-7).»

COVID-19 GRAVE PER CHI MANCA DI VITAMINA D

Fatte queste premesse il documento fornisce una serie di dati ottenuti con adeguata sperimentazione clinica al fine di considerare l’utilizzo della Vitamina D sia per la prevenzione che per il trattamento dei pazienti COVID-19.

1) In uno studio osservazionale di 6 settimane su 154 pazienti, la prevalenza di soggetti ipovitaminosici D (<20 ng/mL) è risultata del 31,86% negli asintomatici e del 96,82% in quelli che sono stati poi ricoverati in terapia intensiva (Jain A et al., https://doi.org/10.1038/s41598-020-77093-z)

2) In uno studio randomizzato su 76 pazienti oligosintomatici, la percentuale di soggetti per i quali è stato necessario, successivamente, il ricovero in terapia intensiva, è stata del 2% (1/50) se trattati con dosi elevate di calcifediolo e del 50% (13/26) nei pazienti non trattati (Castillo ME et al., https://doi.org/10.1016/j.jsbmb.2020.105751).

3) Uno studio retrospettivo su oltre 190.000 pazienti ha evidenziato la presenza di una significativa correlazione fra la bassa percentuale dei soggetti positivi alla malattia e più elevati livelli circolanti di 25OHD (Kaufman HW et al., https://doi.org/10.1371/journal.pone.0239252)

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4) In 77 soggetti anziani ospedalizzati per COVID-19, la probabilità di sopravvivenza alla malattia, stimata con la curva di Kaplan–Meier, è risultata significativamente correlata con la somministrazione di colecalciferolo, assunto nell’anno precedente alla dose di 50.000 UI al mese, oppure di 80.000-100.000 UI per 2-3 mesi, oppure ancora di 80.000 UI al momento della diagnosi. (Annweiler G. et al., GERIA-COVID Study https://doi.org/10.3390/nu12113377)

5) Nei pazienti PCR-positivi per SARS-CoV-2, i livelli di vitamina D sono risultati significativamente minori (p=0.004) rispetto a quelli dei pazienti PCR-negativi (dato poi confermato da altri lavori in termini di maggiore velocità di clearance virale e guarigione per coloro che hanno livelli ematici più elevati di vitamina D) (D’Avolio et al., https://doi.org/10.3390/nu12051359).

6) In una sperimentazione clinica su 40 pazienti asintomatici o paucisintomatici è stata osservata la negativizzazione della malattia nel 62,5% (10/16) dei pazienti trattati con alte dosi di colecalciferolo (60.000 UI/die per 7 giorni), contro il 20,8% (5/24) dei pazienti del gruppo di controllo. Nei pazienti trattati è stata inoltre riscontrata una riduzione significativa dei livelli plasmatici di fibrinogeno (Rastogi A. et al., SHADE Study http://dx.doi.org/10.1136/postgradmedj-2020-139065)

Sulla base dei risultati di questi e di altri studi i 61 medici sostengono quindi che «la vitamina D sembra più efficace contro il COVID-19 (sia per la velocità di negativizzazione, sia per l’evoluzione benigna della malattia in caso di infezione) se somministrata con obiettivi di prevenzione (Balla M et al., https://doi.org/10.1080/20009666.2020.1811074), soprattutto nei soggetti anziani, fragili e istituzionalizzati». In aggiunta a ciò specificano le dosi di 25 (OH)D da raggiungere di sia in ambito preventivo (40 ng/mL) che terapeutico  (50 ng/mL).

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Ma terminano la relazione con una recriminazione: «Nonostante questi ed altri dati, l’impiego della Vitamina D nella prevenzione e nella terapia del COVID-19 non è stato preso in considerazione, con la giustificazione dell’assenza di un’evidenza scientifica sufficiente, che invece, a differenza di altre vitamine o integratori, nei lavori più recenti sta a poco a poco emergendo». E citano, proprio come fece Gospa News nel precedente articolo, quanto avvenuto a Londra.

«In Gran Bretagna invece, e prima ancora in Scozia, con disposizione governativa, è stata recentemente disposta la supplementazione di vitamina D a 2,7 milioni di soggetti a rischio di COVID-19 (gli anziani, la popolazione di colore e i residenti nelle RSA) con un’operazione che alla Camera dei Comuni è stata definita “low-cost, zero-risk, potentially highly effective action”: ne è seguito un vivace dibattito scientifico, con qualche riserva espressa dal NICE ma con il sostegno della Royal Society of London che la definisce “…seems nothing to lose and potentially much to gain”». Ovvero niente da perdere ma potenzialmente molto da guadagnare!

Alla luce di tutto ciò i 61 medici guidati dal presidente dell’Accademia di Medicina di Torino ausopicano «l’attivazione di una consensus conference e/o di uno studio clinico randomizzato e controllato, promosso e supportato dallo Stato, sull’efficacia terapeutica della Vitamina D, a pazienti sintomatici o oligosintomatici» e la «la somministrazione preventiva di Colecalciferolo orale (fino a 4000 UI/die) a soggetti a rischio di contagio (anziani, fragili, obesi, operatori sanitari, congiunti di pazienti infetti, soggetti in comunità chiuse).

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A questo punto bisogna sperare che la lettera dei dottori a sostegno della terapia vitaminica non faccia la fine di quella inviata lo scorso 24 aprile al Ministero della Salute dalla neurologa Roberta Ricciardi e 33 suoi colleghi in relazione alle evidenze sull’efficacia della terapia con i cortisonici, messi al bando dall’Organizzazione Mondiale della Sanità un mese prima per uno studio poi rivelatosi fasullo poubblicato su The Lancet. L’appello per l’utilizzo di quel semplice ed economico antinfiammatorio tradizionalmente usato nelle sindromi gravi delle vie respiratorie e nelle bronchiti e polmoniti acute rimase inascoltato fino a giugno dal ministro Speranza.

Ciò ha inevitabilmente alimentato il sospetto che le uniche vie terapeutiche contro il COVID-19 sostenute ed incoraggiate dal governo PD-M5Stelle siano quelle che innescano il business delle Big Pharma coi vaccini. Se anche questa lettera di 61 medici dovesse restare ignorata sarebbe la conferma di un orientamento che da ignorante potrebbe assumere un connotato criminale…

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
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MAIN SOURCES

GOSPA NEWS – WUHAN.GATES REPORTAGE

GOSPA NEWS – INCHIESTE CORONA VIRUS


I 61 FIRMATARI DEL DOCUMENTO

Nota: Le sottoscrizioni sono a titolo personale, senza coinvolgimento delle rispettive Istituzioni di riferimento
Torino, 03 Dicembre 2020 accademia.medicina@unito.it

1) Giancarlo Isaia Professore di Geriatria, Università di Torino e Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino 2) Antonio D’Avolio Professore di Farmacologia, Università di Torino 3) Donato Agnusdei Endocrinologo, Siena 4) Paolo Arese Professore Emerito di Biochimica, Università di Torino 5) Marco Astegiano Responsabile ambulatori Gastroenterologia, Città della salute e della scienza di Torino 6) Mario Barbagallo Professore Ordinario di Geriatria, Università di Palermo 7) Alessandro Bargoni Professore di Storia della Medicina, Università di Torino 8) Ettore Bologna Direttore Medico-scientifico della Fondazione Piera, Pietro e Giovanni Ferrero, Alba (CN) 9) Amalia Bosia Professoressa Emerita di Biochimica, Università di Torino 10) Teresa Cammarota Primario Emerito di Radiologia AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, Vice Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino 11) Mario Campogrande Primario Emerito di Ostetrica e Ginecologia, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino 12) Rossana Cavallo Professoressa di Microbiologia, Università di Torino 13) Paolo Cavallo Perin Professore di Medicina Interna, Università di Torino 14) Carlo Ceruti Professore di Urologia, Università di Torino 15) Alessandro Comandone Primario di Oncologia, ASL Città di Torino 16) Fausto Crapanzano Responsabile UOC di Riabilitazione, ASP di Agrigento 17) Flora D’Ambrosio Fisiatra, INRCA-IRCCS, Ancona 18) Giuseppe De Renzi Responsabile Microbiologia Laboratorio Analisi, AOU San Luigi Orbassano (TO). 19) Umberto Dianzani Professore di Immunologia, Università del Piemonte Orientale 20) Francesco Di Carlo Professore Emerito di Farmacologia, Università di Torino, 21) Ombretta Di Munno Professoressa di Reumatologia, Università di Pisa 22) Marco Di Stefano Dirigente Medico di I livello di Geriatria, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino 23) Ligia Dominguez Professoressa di Geriatria, Università di Palermo 24) Pier Paolo Donadio già Direttore del Dip. di Anestesia, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino 25) Roberto Fantozzi Professore di Farmacologia, Università di Torino 26) Etta Finocchiaro Dirigente Medico Dietetica e Nutrizione Clinica, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino 27) Guido Forni Immunologo, Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei 28) Cristiano Maria Francucci Endocrinologo, INRCA-IRCCS Ancona 29) Gianluca Isaia Dirigente Medico di I livello di Geriatria, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino 30) Maurizio Maggiorotti Segretario Generale della Federazione Italiana Ossigeno-Ozono 31) Fabio Malavasi Professore Emerito di Genetica Medica, Università di Torino 32) Patrizia Mecocci Professoressa di Gerontologia e Geriatria, Università d Perugia 33) Enzo Medico Professore di Istologia, Università di Torino, 34) Sivia Migliaccio Professoressa di Scienze Tecniche Applicate, Università Foro Italico di Roma 35) Marco Alessandro Minetto Professore di Medicina Fisica e Riabilitazione, Università di Torino 36) Giovanni Minisola Reumatologo, Presidente emerito SIR e Direttore Scientifico Fondazione “San Camillo-Forlanini” – Roma 37) Mario Nano Professore di Chirurgia Generale, Università di Torino 38) Fabio Orlandi Professore di Endocrinologia, Università di Torino 39) Luca Pietrogrande Professore di Ortopedia, Università di Milano 40) Giuseppe Poli Professore di Patologia Generale, Università di Torino 41) Patrizia Presbitero Primario d Cardiologia interventistica, Istituto clinico Humanitas di Rozzano (MI) 42) Pietro Quaglino, Professore di Dermatologia, Università di Torino 43) Giovanni Renato Riccardi Fisiatra, INRCA-IRCCS Ancona 44) Giovanni Ricevuti Professore di Geriatria, Università di Pavia 45) Dario Roccatello Professore di Nefrologia, Università di Torino 46) Floriano Rosina Gastroenterologo, Torino 47) Carmelinda Ruggiero Professoressa di Geriatria, Università di Perugia 48) Giuseppe Saglio Professore di Ematologia, Università di Torino 49) Sergio Salomone Ortopedico, Direttore Sanitario Centro Medico polispecialistico, Palermo 50) Anna Sapino Professoressa di Anatomia e Istologia Patologica, Università di Torino 51) Francesco Scarnati Ortopedico, Centro Medilab, Taverna di Montalto (CS) 52) Francesco Scaroina Primario Emerito di Medicina Generale, AOU Città di Torino 53) Giuseppe Segoloni Professore di Nefrologia, Università di Torino 54) Luigi Massimino Sena Professore di Patologia Generale, Università di Torino 55) Umberto Senin Professore Emerito di Gerontologia e Geriatria, Università di Perugia 56) Endrit Shahini Gastroenterologo-endoscopista, IRCCS Cancer Institute di Candiolo (TO) 57) Alberto Silvestri Dirigente medico di I livello di Medicina Interna, ASO Santa Croce e Carle di Cuneo 58) Piero Stratta Professore di Nefrologia, Università del Piemonte Orientale 59) Gabriella Tanturri Otorinolaringoiatra, già Direttrice SS day Surgery, Città della Salute e della Scienza di Torino 60) Alessandro Vercelli Professore di Anatomia Umana, Università di Torino 61) Elsa Viora Direttrice SS Ecografia e diagnosi prenatale, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino

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